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Teodori Massimo, Spadaccia Gianfranco - 14 marzo 1984
Il coperchio della P2 sul regime dei partiti
di Massimo Teodori e Gianfranco Spadaccia

SOMMARIO: La questione P2 non può essere chiusa a livello di "polli" o di "ladri di polli". In commissione Massimo Teodori, con un intervento di otto ore, ha messo allo scoperto le mistificazioni della pre-relazione Anselmi: i burattinai di Gelli non erano solo all'estero; la partitocrazia, tutta la partitocrazia, ne era protagonista o complice. L'assalto della P2 alla stampa italiana. Dalla strategia della tensione alla "Rosa dei venti", all'alleanza fra P2 e P38 i poteri occulti hanno per 15 anni, con gli attentati e il terrorismo, creato emergenza nel paese per giustificare leggi e governi di emergenza. Dal 1976 il Pci è diventato protagonista e alfiere della politica dell'emergenza. L'alleanza fra Pci, P2 e P-Scalfari durante il "caso D'Urso".

(NOTIZIE RADICALI N. 66, 14 marzo 1984)

LA TESTA DI LONGO PER SALVARE I "GRANDI VECCHI"?

Come ieri Tanassi, oggi è Pietro Longo ad essere gettato in pasto all'opinione pubblica e all'elettorato. Come ieri per la Locheed, volano gli stracci per meglio coprire le responsabilità gravi e criminali che hanno agito e agiscono contro la democrazia e la Repubblica.

Ancora una volta, dietro la cortina di fumo delle campagne moralizzatrici, delle intransigenze improvvisate, delle guerriglie pre-elettorali, si tenta criminosamente di coprire e nascondere il centro politico del potere occulto. Lo stesso che da vent'anni - dal Sifar alle stragi, dal terrorismo alla lunga serie di omicidi politici, dalla Rosa dei venti alla P2 - ha costituito la vera direzione politica dell'associazione per delinquere partitocratica, occupato e svuotato le istituzioni, massacrato la democrazia e Costituzione, impedito ogni possibilità di alternativa e di buongoverno.

Questo potere occulto è tutto interno della partitocrazia. E' questa la semplice spiegazione del perché alle sue responsabilità, ed a questi crimini, non si arriva mai. Perché si arriverebbe al cuore e al vertice della partitocrazia.

Di tutto questo documento Anselmi non dice nulla. Tranne Longo, tutti gli uomini del regime ne escono assolti. La cosiddetta piramide rovesciata della P2 - rimasta ignota - affonderebbe le sue radici nella fantapolitica, e insondabili e misteriose responsabilità internazionali. Per forza: questi partiti difendono se stessi.

P2, PCI...

Alla Commissione P2, come Andreotti, come Piccoli, come tutti i dirigenti democristiani, Berlinguer ha detto che "non sapeva nulla", non si era accorto di nulla, ignorava l'esistenza di una Loggia P2 fino al momento della scoperta delle liste di Gelli.

Berlinguer è dunque un imbecille? L'intero gruppo dirigente del Pci è composto da incapaci? E' grave che il Pci debba rifugiarsi dietro questa tesi. Deve farlo, evidentemente, per nascondere le sue responsabilità, all'interno della partitocrazia.

Pecchioli ha fatto parte per più legislature della Commissione parlamentare di controllo dei servizi segreti (riservati fino alla scorsa legislatura alla Dc, al Pci e al Psi, e nella quale sono stati ora cooptati repubblicani e missini). In questa veste Pecchioli ha trattato durante i governi di unità nazionale la nomina dei generali piduisti al vertice delle forze armate e dei servizi di sicurezza. Pecchioli fa tuttora parte della stessa commissione ed è stato promosso, è il numero due del Pci, dopo Berlinguer.

Uno dei grandi misteri della politica italiana è costituito dei prestiti della banche di Calvi ai partiti: il Pci vi figura al secondo posto, dopo la Dc, per decine di miliardi. Per Berlinguer si trattava di "un normale prestito bancario". Ma se era normale, perché proprio con la banca della P2? E perché in coincidenza con i prestiti di Calvi agli altri partiti?

Anche del controllo P2 sull'impero Rizzoli, Berlinguer non sapeva nulla. Lo sapeva tutta Italia, Berlinguer no, il Pci no. Eppure la scalata piduista al "Corriere" non sarebbe stata possibile senza l'accordo sindacale e politico con il Pci, non solo con i gruppi redazionali comunisti e con il sindacato dei tipografi, ma con il dirigente comunista Minucci, poi promosso alla segreteria del Pci: un accordo, una alleanza preseguiti anche dopo la scoperta delle liste di Gelli, fino alla nomina da parte di Tassan Din del direttore del "Corriere della Sera" destinato a sostituire il piduista Di Bella.

La strategia del compromesso storico, che portava ai compromessi con tutti poteri reali, e quindi in primo luogo con i poteri occulti, ha costituito la condizione, l'opportunità di queste collusioni; l'ideologia della fermezza e delle leggi eccezionali ha fornito una omogeneità: ma l'insieme dei fatti ci porta ben al di là delle semplici coincidenze e delle convergenze oggettive. Ci sono responsabilità soggettive, anche comuniste.

...P. SCALFARI

E' stata l'altra grande alleata della P2, insieme al Pci, durante il caso D'Urso. L'altra grande componente del "partito della fermezza". Oggi Scalfari veste i panni del grande moralizzatore, denuncia la illegalità partitocratiche, predice catastrofi da guerra di Spagna, fa pressioni sul Quirinale.

Ma negli atti della P2 figura il patto di alleanze e di spartizione del mercato editoriale fra l'impero Caracciolo-Scalfari e l'impero Rizzoli-Gelli-Calvi-Tassan Din-Ortolani-P2. I due grandi potentati si mettevano inoltre d'accordo per far pressioni sul governo e sui partiti e ottenere la legge sull'editoria, una bella pioggia di miliardi. In qualsiasi democrazia si tratterebbe di un patto da perseguire penalmente. Non una semplice violazione di leggi antimonopolio, ma qualcosa di più e di peggio: avevano fatto un patto liberticida.

L'ASSALTO ALLA STAMPA

La stampa e l'editoria rappresentano il settore nel quale l'asservimento ed il controllo della P2 sono risultati maggiori, più articolati e profondi, segno certamente di una modernità di visione degli strumenti per la gestione autoritaria del potere. Nel 1976-77 la direzione strategica piduista inizia la penetrazione del gruppo Rizzoli che si conclude nel 1979 con il controllo generale della proprietà. Uomini stretti della P2 sono Tassan Din a capo della gestione, Ortolani nel consiglio di amministrazione, Di Bella nominato da Gelli alla direzione del "Corriere della Sera". Ma il controllo della Rizzoli non è che il punto di partenza di una operazione più vasta nella quale operano strettamente intrecciati gli uomini di partito, Dc, Pci, Psi, e gli uomini della P2: Gelli (strategia), Ortolani (finanza), Tassan Din (gestione). L'intreccio con la Dc è sancito con un patto firmato da Piccoli e Tassan Din il 17 aprile 1979, due mesi prima delle elezioni politiche. Rizzoli finanzia la Dc con 40 miliardi per il "Ga

zzettino" di Venezia, interviene per l'"Adige" di Trento, per il "Mattino" di Napoli e per altri giornali assegnati al controllo democristiano offrendo in cambio al gruppo Rizzoli "il suo appoggio e la sua intermediazione al fine di giungere a soluzioni vantaggiose per il gruppo" e "assicurando il proprio interessamento al fine di giungere a sollecite definizioni nel comune interesse". Ciò significa l'impegno a far approvare rapidamente una legge dell'editoria con una clausola che regala a Rizzoli alcune centinaia di miliardi (che alla fine non passerà solo grazie all'ostruzionismo radicale). Per questo si battono decisamente in Parlamento Dc, Pci e Psi.

La ragione del comportamento parlamentare pro Rizzoli della Dc è quindi chiaro. Dal canto suo il Psi intreccia i suoi affari editoriali con la Rizzoli attraverso il salvataggio ed il finanziamento del "Lavoro" di Genova. Ma gli interessi ancor più grossi in campo editoriale sono quelli del Pci che è con l'acqua alla gola con il "Paese Sera". L'editrice del giornale, Rinnovamento, riceve dal 1979 in avanti oltre venti miliardi da parte di Calvi, lo sportello bancario della P2 e della Rizzoli, e probabilmente viene anche comperata per una parte (la verifica di questo complesso intreccio societario è in corso) dalla società lussemburghese Logos International Holding e allo Ior. L'intreccio, per Rizzoli e Pci, del resto, passa anche attraverso l'appoggio attivo dell'incaricato stampa del Pci, Adalberto Minucci, a Tassan Din ed alla sua politica ripetutamente esplicitato con pubbliche dichiarazioni. Nel corso del 1979, il 5 luglio, viene anche stipulato un accordo di spartizione del mercato tra, da una parte, Riz

zoli e Tassan Din e, dall'altra, Caracciolo e Scalfari per una comune e concordata politica editoriale.

Quest'intreccio molteplice fra Pci, Dc, Psi da una parte, e gli uomini della P2, dall'altra, con l'allargamento dell'accordo al gruppo Caracciolo-Scalfari trova la conferma e la sanzione in due altri importanti eventi dello stesso periodo. Il primo è il grande "affaire" Eni-Petronim, sostenuto forsennatamente da tutto questo schieramento di stampa, che avrebbe dovuto fruttare una tangente di 200 miliardi. Questo denaro, secondo la più coerente e verosimile interpretazione, avrebbe dovuto servire per sistemare oltre che questioni politiche anche una gran parte della stampa schierata in favore del ritorno, anche formale, all'unità nazionale con il Pci sotto la guida di Andreotti. Il secondo è la concessione da parte della Sipra a Rizzoli di un contratto pubblicitario di molti miliardi, concluso da parte dell'ente di Stato della pubblicità sotto la direzione del presidente Pci, del vicepresidente Psi e dell'amministratore delegato Dc.

M. T.

VI RICORDATE L'EMERGENZA?

E' stato Achille Occhetto a lanciare l'accusa di "agente della Cia" ai radicali per la difficile opera di ricerca della verità operata da Massimo Teodori alla commissione d'inchiesta della P2. Il giorno dopo in aula a Montecitorio - si discuteva di minimi di pensione - l'accusa di "servi della Cia" è volata dai banchi comunisti all'indirizzo dei deputati radicali.

Abbiamo detto sulla vicenda P2 alcune verità che scottano al Pci. E la vecchia abitudine stalinista di rispondere all'interlocutore con l'insulto e la criminalizzazione si è riproposta ancora una volta secondo un vecchio metodo mai abbandonato. Del resto non eravamo "radical fascisti" e "radical brigatisti" quando, da soli, ci opponevamo alla distruzione del diritto e della giustizia realizzata attraverso le leggi speciali? Non eravamo sabotatori delle istituzioni e pericolosi eversori quando sostenevamo i referendum, avversati dal Pci? Ora siamo addirittura "agenti della Cia".

Forse converrà dare qualche scossa alla memoria offuscata e sclerotizzata di Achille Occhetto e dei suoi esagitati e smemorati compagni. Per anni ed anni siamo stati gli unici a denunciare, a ricercare, a divulgare, a tentare di combattere il ruolo che potenze straniere - non esclusa, ma al contrario in primo luogo, quella americana - avevano svolto e svolgevano nei tentativi di destabilizzazione dell'Italia. Siamo stati i primi e siamo rimasti gli unici a voler sapere la verità sulla "Rosa dei venti" un organizzazione che nasceva all'interno delle Forze armate come una diramazione dei servizi di sicurezza e sulla quale è calato non a caso il più ermetico dei silenzi. Era un'organizzazione che operava nella prima metà degli anni Settanta, scoperta e sconfitta durante le indagini sul terrorismo nero, ma su cui non si è saputa mai la verità, ed è emerso solo qualche nome.

Siamo stati gli unici ad occuparci quasi ossessivamente della divisione verificatasi nei servizi segreti fra il partito cosiddetto filo-arabo che faceva capo al gen. Miceli e quello filo-israeliano che faceva capo al gen. Maletti: erano semplificazioni di comodo e giornalistiche, tant'è vero che - pur nelle loro lotte - entrambi quei generali si sono ritrovati nelle liste della P2. Ma quelle lotte rivelavano soltanto come i servizi fossero intrecciati solidamente alle lotte per bande che dividevano gli uomini politici del regime, e rivelavano, anche, quanto le nostre politiche estere ufficiali e occulte avessero aperto il nostro paese e le nostre istituzioni all'infiltrazione di altri servizi e di altre potenze.

Siamo stati gli unici a voler sapere tutto su una frase pronunciata dal gen. Miceli in uno dei tanti processi in cui era imputato o testimone: Miceli disse che esistevano all'interno dei servizi strutture parallele che rispondevano direttamente alla Nato.

Siamo stati i primi (oggi ne parla perfino l'on. Anselmi) a parlare di alleanza fra P2 e P38, di emergenza provocata nel paese con gli attentati e il terrorismo per poter giustificare leggi e governi di emergenza. E siamo stati fra coloro che ossessivamente hanno inquadrato ciò che avveniva in Italia con i tentativi di destabilizzazione dei più deboli Stati del Mediterraneo (Grecia, Turchia, Spagna).

Fino al '75-'76 il Pci non ci ha mai dato una mano in questa opera di ricerca della verità. Dopo il '75-'76 è stato uno dei nostri più feroci avversari, perché nel frattempo era divenuto uno dei protagonisti delle leggi e dei governi di emergenza.

Oggi diventiamo "agenti della Cia" perché ci rifiutiamo di avvallare la manovra comunista e in parte democristiana rivolta a spiegare con la Cia e solo con la Cia tutto il fenomeno P2. Posta in questi termini la questione è soltanto un'operazione di falsificazione e di non verità. Ha tutta l'apparenza di una trovata per impedire di arrivare alle responsabilità tutte nazionali, in primo luogo nazionali, che hanno permesso l'insediamento della P2 nelle nostre istituzioni. Serve anche ad avvallare la tesi dell'Anselmi di una P2 che lavorava contro i partiti di questo regime partitocratico. Serve ottimamente per non dover fornire risposte sulle responsabilità del Pci, sull'alleanza che si è verificata in momenti e settori essenziali della nostra vita e organizzazione pubblica fra Pci e P2.

Gianfranco Spadaccia

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(Dopo un'anno di denunce radicali, il Pci è costretto a rispondere, cioè a interrogarsi sulle sue responsabilità. Ci accusa di essere "agenti della CIA", ma intanto deve difendersi. E lo fa come Andreotti, come Piccoli, come Craxi: non sapevamo, non c'eravamo accorti di nulla. Una classe dirigente tutta di imbecilli? Pecchioli nasconde le sue responsabilità dietro questa difesa. Petruccioli riconosce che esisteva una componente "eversiva" all'interno della politica della "fermezza". Il caso Santillo: un funzionario che dal 1974 denunciò il ruolo della P2 nelle istituzioni dello Stato e nei servizi di sicurezza e per questo fu fatto fuori dal Governo di unità nazionale al momento della riforma dei servizi. La risposta di Teodori e Pecchioli. Sette domande senza risposta.)

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QUANDO CACCIARONO SANTILLO

L'intera vita nazionale, gli equilibri politici, le maggioranze di governo negli anni di unità nazionale 1976-1979 sono stati pesantemente condizionati dal terrorismo rosso e nero e dalla situazione di emergenza su di esso fatta crescere. La P2 ha avuto certamente una parte molto importante nella gestione di questi anni attraverso molti canali e strumenti tra i quali il primo e forse più importante è stato il controllo dei servizi segreti. Alla fine del 1977 viene votata dalla maggioranza di unità nazionale una legge che istituisce i servizi segreti "riformati". Fino ad allora, oltre al servizio segreto Sid, aveva operato l'"Ispettorato antiterrorismo" facente capo al ministero dell'interno, diretto da Santillo. Attraverso l'indagine P2 sappiamo che in quegli anni, dal 1973 al 1977, quell'organismo era l'unico ad avere individuato la loggia P2 come aggregazione eversiva e ad aver comunicato questa realtà alle autorità inquirenti con tre relazioni del 1974, 1975 e 1976. Oltre che sulla P2 l'organismo di Santi

llo aveva negli stessi anni indagato attivamente sul terrorismo rosso e nero individuando uomini, strutture e trame eversive. Allorché i servizi riformati furono istituiti, era naturale che Santillo divenisse il capo della branca civile, Sisde, che si affiancava alla branca militare Sismi. Invece Santillo fu in 24 ore liquidato, i suoi uomini furono dispersi nelle questure di tutt'Italia, gli archivi non passarono al Sisde.

Così nel gennaio 1978 fu fatto fuori chi si occupava di terrorismo e di P2. Due mesi dopo Moro venne rapito e assassinato. I servizi non fecero nulla e, tra essi, il servizio segreto civile, Sisde, fu completamente assente con neppure 10 uomini in forza. A capo dei servizi erano stati messi i piduisti generale Santovito (Sismi), generale Grassini (Sisde) e, al coordinamento Cesis, ben presto il P2 prefetto Pelosi sostituì il prefetto Napolitano costretto ad andarsene. Presidente del Consiglio era Andreotti, ministro dell'interno Cossiga e le nomine avvenivano con il placet preventivo dei partiti dell'unità nazionale. Né Andreotti né Cossiga, né altri partner dell'unità nazionale sono mai riusciti a dare una spiegazione convincente del perché Santillo, scopritore della P2, osteggiato dal Sid di Miceli, Maletti e Casardi, sia stato liquidato e perché mai furono nominati tutti uomini che si ritrovano nelle liste P2. Non è possibile comprendere l'inerzia dei servizi nel caso Moro, lo sviluppo del potere della P2

proprio negli anni 1978-1980, l'esplodere del partito armato e la crescita dell'emergenza senza comprendere perché fu liquidato Santillo e come mai il sistema P2 agì per imporre i suoi uomini alla testa dei servizi segreti, al posto di coloro che avevano tutte le carte in regola per contrastare piduismo e terrorismo.

I SILENZI DI PECCHIOLI

Il senatore Pecchioli ha scritto alla commissione d'inchiesta P2 smentendo i rapporti fra i servizi segreti piduisti ed il Pci e sostenendo che vi sarebbe "un tentativo di taluni esponenti radicali di adombrare responsabilità del Pci, attraverso la mia persona, nella nomina a direttori dei servizi di sicurezza, avvenuta nel 1978, di ufficiali risultati successivamente iscritti nelle liste della loggia massonica P2".

Con la sua iniziativa giustificazionista, il sen. Pecchioli non smentisce una serie inequivocabile di atti e vicende che provano i rapporti fa servizi segreti e Pci, in tutto il periodo in cui, prima e dopo la cosiddetta "riforma" del 1977, i servizi furono diretti e guidati da uomini della P2.

1) Da Pecchioli viene confermato il fatto che il Pci aveva il diritto di approvare le nomine nel periodo di unità nazionale. Berlinguer ha affermato in commissione P2 che il governo proponeva le nomine ai partiti ed i partiti potevano opporsi. Così è avvenuto per Santovito e Grassini tra la fine del 1977 e l'inizio del 1978. Senza l'approvazione dei responsabili del Pci, in particolare di Pecchioli, responsabile dei problemi dello Stato, quelle nomine non sarebbero avvenute.

2) Pecchioli sostiene che "il Pci si sarebbe opposto alle nomine solo se vi fossero stati fondati e noti motivi" della loro inopportunità. Certamente Pecchioli non poteva ignorare che nei riguardi di Grassini esistevano dei passati coinvolgimenti nelle questioni Sifar, venute in luce appunto durante l'inchiesta. Come vice direttore del Sisde fu nominato Russomanno, singolarmente l'unico dirigente salvato dalla liquidazione della struttura antiterrorismo di Santillo, un personaggio coinvolto in una numerosa serie di "deviazioni" nell'Ufficio affari riservati. Il Pci nulla disse né allora né in seguito su Grassini e Russomanno.

Il giornalista Fabiani in un articolo sull'"Espresso" del 20 aprile 1980 scriveva che "il Pci è pronto a battersi contro l'eventualità di un servizio unico perché Ugo Pecchioli ha stabilito con il Sisde e il suo capo, Grassini, un rapporto strettissimo che si spinge fino allo scambio di informazioni". Ciò non è stato mai smentito.

3) Dal 1974 al 1978 avvennero incontri costanti e vennero tenuti rapporti continuativi fra i capi del Sid e i responsabili comunisti, Pecchioli e Boldrini pubblicata su "Panorama" del 14 settembre 1981. I contatti, anche in luoghi di copertura del Sid, furono tenuti da Maletti e Labruna, entrambi P2, allorché da parte dei servizi si ritenne necessario prendere contatti con il Pci, e da parte del Pci fu deciso di arrivare ad una cogestione di fatto dei servizi in vista dell'unità nazionale che si andava profilando per iniziativa di Andreotti. Il punto di arrivo fu appunto la cosiddetta riforma dei servizi segreti approvata con legge, a partecipazione comunista, del 24 ottobre 1977.

4) Dal 13 dicembre 1977 ha cominciato ad operare il "comitato parlamentare per il controllo sui servizi di sicurezza", istituito in seguito alla "riforma", di cui il sen. Pecchioli è divenuto vice-presidente. Di fatto il comitato è divenuto l'organismo che, attraverso le funzioni di "controllo, di proposta e di iniziativa" ha cogestito gli indirizzi dei servizi segreti. I contatti fra Sid e Pci che fino ad allora erano stati informali, passano poi ufficialmente attraverso il comitato. Non risulta che mai il sen. Pecchioli abbia denunciato attività devianti dei vertici e delle strutture piduistiche del Sisdi, Sismi e Cesis, a cominciare dal "caso Moro" e dalla sua gestione prima della scoperta delle liste di Gelli.

Questi sono solo alcuni punti documentati che dimostrano come il rapporto tra servizi segreti, diretti da uomini della P2, e Pci, nelle sue massime e più autorevoli espressioni, è stato costante ed intenso negli ultimi otto anni. Questi fatti, del resto, non fanno altro che confermare - se pure ce ne fosse stato bisogno - la profonda cogestione della "politica dell'emergenza" su cui si è basata tutta l'unità nazionale con il Pci come asse portante.

Massimo Teodori

 
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