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Notizie Radicali - 14 marzo 1984
NON VEDEVO, NON SENTIVO, NON PARLO...
Le dichiarazioni dei capipartito alla Commissione d'inchiesta

SOMMARIO: Alcuni stralci delle incredibili dichiarazioni dei segretari dei partiti alla Commissione P2. All'inizio del 1977 Marco Pannella rivolse un'interpellanza ad Andreotti: chiedeva come mai il capo della Loggia P2 era stato ricevuto a Palazzo Chigi. Andreotti non rispose. Gli altri mostrarono di non accorgersene. Non si accorsero delle denunce di Santillo, dell'impossessamento dell'impero Rizzoli, delle nomine di generali piduisti ai vertici dei servizi segreti e delle Forze armate. Non si accorsero neppure di trattare con gli uomini di Gelli la sistemazione dei loro giornali e di ricevere prestiti per decine di miliardi dalla Banca della P2. Se fosse vero, sarebbe solo per questo una classe dirigente da interdire subito. Ma non è vero: sono come le famose tre scimmiette...

(NOTIZIE RADICALI N. 66, 14 marzo 1984)

"Andreotti". "Nel periodo fino a che sono stato presidente del Consiglio questo tema della massoneria e della loggia specifica P2 non era emerso, e non obbligava a dare tutta l'attenzione che forse era necessaria".

"Prima che emergesse questo fenomeno, attraverso le carte che sono venute dopo, certamente io non ho mai avuto l'occasione di portare l'attenzione, o di avere qualche elemento che mi inducesse a portare l'attenzione su questo fenomeno".

"Io proprio non credo, anche ripensando, che ci sia stato un elemento, a mia conoscenza, che potesse darmi la spinta a dire: guardiamo bene che cosa c'è dietro a queste persone o che cos'è questo movimento che si sta sviluppando. Questo, per la verità, è emerso soltanto in un momento successivo".

"L'esistenza della loggia P2 l'ho appresa solo negli ultimi anni, cioè quando sono insorte polemiche e quindi si è cominciato a parlare di questa loggia, il che vuol dire che nel periodo successivo ai miei incarichi di governo. Prima, che esistesse una loggia particolare della massoneria per persone di un certo rilievo o comunque non appartenenti a logge ordinarie, non ho avuto mai occasione di saperlo o di averne anche indirettamente notizia".

"Berlinguer". "Gli elementi di conoscenza sono quelli che risultano dalle notizie pubblicate dai giornali".

"Le mie conoscenze, derivano, così come è nella generalità degli italiani e come naturalmente in gran parte dei politici italiani, derivano da quella che era l'informazione della stampa e la vita politica".

"Devo dire, per rispondere a quando io sia venuto a conoscenza dei fatti riguardanti la P2, che ne sono venuto a conoscenza dai giornali nel momento in cui si è cominciato a parlare degli elenchi consegnati dai magistrati all'onorevole Forlani, allora Presidente del Consiglio. Credo fossimo nella primavera-estate del 1981".

"Craxi". "Devo dire che della P2 nel corso di quegli anni io, francamente, a parte quello che apparve sulla stampa ed a parte, diciamo, un argomento che ogni tanto cadeva, ma puramente in modo incidentale ed in forma scherzosa, dell'esistenza di questa P2, io francamente non sapevo nulla di preciso, né mi sono mai preoccupato, né ho mai pensato che, insomma, esistesse questa realtà sommersa così complessa piduistico-massonica".

"Piccoli". "Io sarò un ingenuo, ma gli ingenui sono molti nella Repubblica perché gli uomini della P2 a posti di grande responsabilità convissero con uomini straordinari fortissimi ed esemplari per anni senza che questi se ne fossero accorti. Amici di uomini esemplari convissero e frequentarono per anni e, quando se ne accorsero, dovettero reagire. Cioè l'ingenuità non è soltanto di Flaminio Piccoli; sento il dovere di protestare che sia io il... un giorno mi dissero: il palazzo del villaggio! Io protesto; certo che mi ricresce di non aver capito che Pazienza era questo personaggio e che andava a spendere il mio nome".

Dall'Ambrosiano ai partiti

"Berlinguer". "So in termini molto generali che vi erano rapporti tra il partito comunista e diversi istituti di credito, tra cui anche il Banco Ambrosiano".

"Erano dei rapporti, credo, cominciati prima che si sapesse dell'organizzazione della P2, rapporti intrattenuti con il Banco Ambrosiano in quanto tale; ci sono state anche numerose altre banche italiane i cui esponenti sono stati coinvolti in vari scandali, tuttavia noi li consideriamo come istituti di credito con i quali fare normali operazioni e la stessa cosa fanno tutti gli altri partiti. Mi pare di avere letto che anche tutti o quasi, tutti gli altri partiti politici italiani avevano dei crediti con il Banco Ambrosiano, così come li aveva il partito comunista".

"Ripeto, di queste operazioni non conoscevo i particolari, ma soltanto la necessità in cui si trovava la nostra amministrazione di ricorrere a dei prestiti. Evidentemente i nostri amministratori hanno trovato conveniente contrarre anche un rapporto di credito con il Banco Ambrosiano, conveniente dal punto di vista puramente finanziario".

"In generale mi occupo poco di di queste questioni, quindi non so esattamente quali possano essere stati i rapporti del "Paese Sera" e della società che ne era proprietaria col Banco Ambrosiano. Posso escludere che vi siano state garanzie del partito comunista per ciò che si riferisce a questi rapporti".

"Craxi". "Il partito, così mi fu spiegato dall'amministrazione, si indebitò con il Banco Ambrosiano in quanto questa banca privata era la sola che aveva dichiarato una certa disponibilità a concedere prestiti".

A chi il "Corriere"

"Craxi". "Per quanto riguarda le questioni del "Corriere", c'è un punto fermo nel ragionamento di Calvi, c'è sempre un punto fermo: che ogni soluzione che si possa prospettare definitiva per la sistemazione futura dell'assetto del gruppo deve ottenere un vasto consenso politico e ripetutamente, questo è un punto fermo in tutto il ragionamento fatto nelle occasioni in cui parlammo di questo: di democristiani, di socialisti e di comunisti. E ho ragione ben fondata e ben informata di ritenere che tenesse su questo tema - poi si è visto anche su altri, cioè sui finanziamenti che il Banco Ambrosiano erogava - rapporti diretti con persone responsabili ed autorevoli di questi tre partiti, di altri partiti".

"Piccoli". "Mi si potrebbe dire: ma Calvi era l'uomo del "Corriere della sera"! A tale proposito lo dico: mi occupai del "Corriere della sera" come segretario della Democrazia cristiana, così come se ne occuparono i segretari di tutti gli altri partiti, perché tutti intervennero"...

"Fui quello che non disdegnò il colloquio con Tassan Din. Tassan Din fu l'uomo che aveva avuto dei contatti con il partito comunista, mentre c'erano delle forze che volevano conquistare il "Corriere della sera" purché non ci fosse alcuna presenza comunista".

Editoria e Sipra

"Berlinguer". "Non ho mai concepito la mia attività di responsabile del partito comunista in modo tale che mi portasse ad occuparmi anche di questioni del genere, che, tra l'altro, non riguardavano direttamente il partito comunista, ma un ente (Sipra) nel quale figurava come dirigente anche un iscritto al partito comunista. Quindi, non ho mai saputo di questi contatti, che, d'altra parte, mi sembra che potessero essere considerati anche abbastanza normali, tra un rappresentante di una società di pubblicità e il rappresentante di una casa editrice".

I servizi segreti

"Berlinguer". "Non avevamo assolutamente conoscenza che quelli che poi risultarono essere affiliati alla P2 come capi dei servizi e come responsabili di certi settori delle forze armate potessero essere indicati come responsabili di attività occulte e contrarie agli interessi fondamentali dello Stato".

"Ritengo che certamente l'assunzione di questi personaggi ai vertici dei servizi di sicurezza fu determinata anche dalla loro appartenenza alla P2".

"Berlinguer". (Incontri Maletti-Pecchioli). "Niente so in particolare di questi contatti, ma non posso escludere che in quel periodo vi siano stati contatti tra membri comunisti delle commissione difesa della Camera e del Senato ed elementi dei servizi segreti; si trattava di rapporti normali date le funzioni che ricoprivano questi parlamentari".

"Per quanto riguarda la questione di nostre interferenze relativamente alle nomine di dirigenti dei servizi segreti e, più in generale, delle forze armate, posso ricordare che durante il periodo dei governi fondati sulla maggioranza di solidarietà nazionale noi non indicammo mai dei nomi, come nomi da noi proposti per le nomine degli alti gradi dei servizi segreti e delle forze armate. Vigeva invece una prassi (durante l'unità nazionale) sulla base della quale il presidente del consiglio manifestava le sue intenzioni ai rappresentanti dei partiti della maggioranza, che potevano sollevare obiezioni".

"Andreotti". "A me non è risultata affatto questa presenza di Gelli nelle questioni Sindona... sia nei rapporti con Stammati, sia nei rapporti con la Banca d'Italia. Quindi, una presenza di Gelli nella questione Sindona, qui in Italia, non mi risulta. Se l'abbia avuta negli Stati Uniti - poi, questo è un problema diverso: cioè i suoi rapporti con Philip Guarino e con altri personaggi. Ma, qui in Italia, che lui abbia preso parte alla predisposizione di eventuali atti con cui potesse risanarsi la situazione, in modo particolare dell'azionario della Banca privata, di cui si tratta, a me questo non è mai risultato".

 
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