Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
gio 25 lug. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Partito radicale
Cicciomessere Roberto, Spadaccia Gianfranco, Melega Gianluigi, Negri Giovanni, Mellini Mauro, Aglietta Adelaide - 25 marzo 1984
LA MOZIONE RADICALE SUL CASO MORO
di Cicciomessere, Spadaccia, Melega, Giovanni Negri, Mellini, Aglietta

SOMMARIO: La linea della cosiddetta fermezza adottata dal governo nei cinquantacinque giorni del sequestro Moro si è tradotta da una parte in un vero e proprio sequestro di competenze istituzionali da parte di ristrettissimi vertici politici, impedendo perfino ogni reale dibattito parlamentare, e dall'altra in una politica di paralisi di ogni iniziativa e di ogni seria indagine rivolta a salvare la vita dell'onorevole Moro.

(NOTIZIE RADICALI N. 67, 25 marzo 1984)

La camera,

preso l'atto della relazione di maggioranza e delle relazioni di minoranza della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e l'assassinio dell'onorevole Aldo Moro, e sul terrorismo in Italia;

rilevato:

che da tutte le relazioni viene denunciato lo smantellamento nei mesi immediatamente precedenti il sequestro dell'onorevole Moro degli apparati dell'Amministrazione preposti alla lotta al terrorismo, e in particolare del "Servizio di sicurezza", già Ispettorato antiterrorismo diretto dal questore Santillo;

che contemporaneamente si procedeva alla riforma del Sid, sdoppiandolo in due servizi - Sismi e Sisde - a capo dei quali venivano posti generali appartenenti alla P2, i quali unitamente ad altri vertici amministrativi risultati appartenenti ale liste di Gelli ebbero un ruolo determinante nel fronteggiare la situazione che si era creata e nel dirigere le indagini;

che, a differenza della relazione di maggioranza sul caso Moro, la quale non sembra aver dato rilievo eccessivo a questi fatti, la Commissione d'inchiesta sulla P2 sottolinea invece un ruolo eversivo non solo della loggia in quanto associazione ma addirittura dei suoi singoli componenti, e che presidente-relatore, in più occasioni e soprattutto nel testo preliminare della propria relazione, ha denunciato tale ruolo in materia di terrorismo, ed anche con riferimento al sequestro e all'assassinio dell'onorevole Moro;

che sono emerse nelle indagini inspiegabili comportamenti, incomprensibili ritardi, piste non seguite e addirittura lasciate cadere, lacune, contraddizioni;

che elementi fondamentali d'indagine non sono stati ancora accertati, il più importante dei quali il luogo o i luoghi dove fu tenuto prigioniero l'onorevole Aldo Moro;

considerato altresì

che la linea della cosiddetta fermezza adottata dal governo in quei cinquantacinque giorni si è tradotta da una parte in un vero e proprio sequestro di competenze istituzionali da parte di ristrettissimi vertici politici, impedendo perfino ogni reale dibattito parlamentare, e dall'altra in una politica di paralisi di ogni iniziativa e di ogni seria indagine rivolta a salvare la vita dell'onorevole Moro:

impegna il governo

ad accertare e a riferire entro tre mesi al Parlamento sui seguenti punti:

1) come si arrivò, in seguito a quali consultazioni, alla decisione di sciogliere il servizio di sicurezza guidato da Santillo;

2) come si arrivò, in seguito a quali consultazioni, e in base a quali criteri, alla scelta dei nuovi capi dei servizi riformati;

3) quali furono il ruolo dei dirigenti amministrativi risultati appartenenti alla loggia P2 e le loro decisioni della direzione delle indagini;

4) quali furono le responsabilità del Presidente del Consiglio e del ministro dell'Interno nelle decisioni, nei comandi, negli indirizzi impartiti agli organi amministrativi e nei rapporti con essi; in particolare per quanto riguarda il mancato controllo e la rimozione di chi - per incapacità o dolo - impediva il funzionamento di organi e settori dello Stato;

5) le responsabilità specifiche negli incomprensibili ritardi e nelle lacune denunciate dalle relazioni, in particolare alla strage di via Fani;

"a)" le anticipazioni del sequestro a Roma e Siena in date antecedenti alla strage di via Fani;

"b)" gli episodi relativi al "covo" di via Gradoli;

"c)" la vicenda della stamperia di via Foà;

"d)" il mancato pedinamento e controllo di persone della Autonomia che ebbero comunicazioni con appartenenti alle Brigate rosse;

impegna altresì il governo

ad assumere tutte le iniziative penali e amministrative nei confronti di tutti coloro - politici o amministratori - di cui si accertino specifiche responsabilità.

 
Argomenti correlati:
mozione
terrorismo
sismi
stampa questo documento invia questa pagina per mail