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Calderisi Giuseppe - 28 marzo 1984
Ma a chi ruba questo Robin Hood?
di Giuseppe Calderisi

SOMMARIO: Il governo non ha adempiuto all'impegno parlamentare di di effettuare una rivelazione per individuare i pensionati privi di altri mezzi di sussistenza al di fuore del minimo di pensione o della pensione sociale. "Che alcune centinaia di migliaia di pensionati ultrasessantacinquenni siano costretti a sopravvivere con la sola pensione sociale di 190 mila lire il mese non sembra interessare molto i partiti. Si tratta dei cittadini più deboli e indifesi, i più colpiti dalla stessa riduzione della scala mobile, ma assolutamente privi di peso elettorale, incapaci di farsi sentire, non rappresentati corporativamente da alcun sindacato".

(NOTIZIE RADICALI n. 64, 28 marzo 1984)

Dopo aver inserito tra gli impegni programmatici l'elevazione dei minimi di pensione "a livello di effettiva sussistenza ad esclusivo beneficio di coloro che non percepiscono altri redditi", il governo aveva accolto, durante la discussione della legge finanziaria, sotto la spinta dell'iniziativa radicale, un ordine del giorno con il quale si impegnava ad effettuare entro il 31 maggio una rilevazione finalizzata all'individuazione dei pensionati privi di altri mezzi di sussistenza al di fuori del minimo di pensione o della pensione sociale. Tale scadenza era stata stabilita con riferimento a quella di presentazione del bilancio di assestamento ritenuto dal ministro De Michelis lo strumento e l'occasione più appropriata per individuare le risorse finanziarie necessarie.

Nonostante le ripetute sollecitazioni e pressioni, però, il ministero del Lavoro e della Previdenza sociale, con l'alibi di essere totalmente assorbito dalla trattativa sul costo del lavoro, ha perso quasi la metà dei cinque mesi a disposizione. Solo a metà marzo la questione è stata posta allo studio e sono state impartite le prime direttive all'Inps. Le difficoltà da affrontare sono enormi e non casuali. La mancanza di questi dati e informazioni è un elemento determinante, un fattore costitutivo della giungla pensionistica in quanto impedisce di spezzare la commistione tra sistema e previdenza. Basta pensare che, nonostante un potentissimo e costosissimo sistema informativo in funzione più di quindici anni, l'Inps non è neppure in grado di individuare i titolari di più pensioni: conosce il numero complesso delle pensioni, non quello dei pensionati!

Il tempo perduto rende più che problematico il rispetto della scadenza fissata all'ordine del giorno. Dall'analisi approfondita della questione, sta inoltre emergendo con chiarezza, anche agli occhi dell'Inps e del ministero del Lavoro, che l'individuazione dei pensionati privi di altri redditi potrà essere realmente effettuato solo se sarà ancorata al varo immediato un provvedimento legislativo che disponga l'aumento e stabilisca le condizioni e le modalità per averne diritto. Insomma, o ci sarà, subito, il provvedimento e con esso la rilevazione e l'individuazione dei pensionati al di sotto del minimo vitale, oppure è quasi certo che non verrà né l'uno né l'altro.

Che alcune centinaia di migliaia di pensionati ultrasessantacinquenni siano costretti a sopravvivere con la sola pensione sociale di 190 mila lire il mese non sembra interessare molto i partiti. Si tratta dei cittadini più deboli e indifesi, i più colpiti dalla stessa riduzione della scala mobile, ma assolutamente privi di peso elettorale, incapaci di farsi sentire, non rappresentati corporativamente da alcun sindacato.

L'intollerabilità di questa situazione non fa scandalo. I mezzi di informazione, soprattutto quelli pubblici, sono anzi preposti all'espulsione di questi soggetti sociali dall'attenzione dell'opinione pubblica. Né fa scandalo che dal bilancio di previsione dell'Inps per l'84 risulti che il Fondo sociale (quello su cui dovrebbe gravare l'onere dell'aumento) è tra i pochissimi in attivo (per l'esattezza di 967 miliardi) ma che tali somme siano utilizzate, con un'operazione alla Robin Hood alla rovescia, per tappare le falle e i buchi degli altri fondi e gestioni deficitarie dell'Inps.

Nel frattempo, mentre il governo ha via via fatto slittare la presentazione del proprio disegno di legge di riforma delle pensioni, tutti i partiti stanno presentando le loro proposte di riforma. Dopo 1127 provvedimenti in materia pensionistica degli ultimi cinque anni, siamo finalmente vicini all'approvazione del tanto promesso riordino del sistema previdenziale? C'è purtroppo da temere che si tratti soltanto di una mossa preelettorale con la quale i partiti cercano di correre ai ripari nei confronti dei pensionati dopo il successo ottenuto dal Pnp il 26 giugno scorso.

Nella proposta di legge del Pci è inserita anche la questione del minimo vitale ritenuto, addirittura, "il punto di maggiore impegno culturale, politico e sociale" con il quale i comunisti "affrontano concretamente il problema della separazione tra assistenza e previdenza". E' la tesi che sosteniamo ormai da due anni e sulla quale abbiamo registrato la convergenza dello stesso ministro del Lavoro.

Se non possiamo non valutare positivamente la presentazione della proposta per il minimo vitale da parte del Pci, decisamente inaccettabile è però il meccanismo da essa previsto: ai comuni spetta il compito non solo di fornire i servizi sociali necessari agli anziani (che è giustissimo), ma anche quello di erogare le prestazioni in danaro. Fissato il minimo vitale in 480 mila lire il mese, non si stabilisce per legge quale quota parte di tale importo debba essere assicurata in servizi e quale in danaro. Rimangono del tutto nel vago i criteri e le condizioni per avere diritto alle prestazioni. L'accertamento della titolarità del diritto al minimo vitale è rimesso ai consigli circoscrizionali integrati dai rappresentanti di non meglio precisati sindacati dei pensionati e organizzazioni territoriali "piú rappresentative". Dulcis in fundo: il controllo degli atti di concessione dei benefici è affidato ai consiglieri comunali. Come dire, dopo la sanità e le Usl, la lottizzazione partitocratica anche della povertà

e della assistenza agli anziani.

 
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