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Spadaccia Gianfranco - 14 aprile 1984
IL SILENZIO DI RICCARDO LOMBARDI
Dalla nascita della Repubblica alla crisi della democrazia

di Giancarlo Spadaccia

SOMMARIO: Con Riccardo Lombardi è scomparso uno degli ultimi padri della Repubblica, una delle ultime personalità democratiche disomogenee all'attuale sistema di gestione del potere. Lui, che veniva dal nostro stesso passato politico - Giustizia e Libertà e Partito d'Azione - ha finito la sua vita in uno di quei partiti che stanno portando alla rovina la nostra democrazia. Perché meravigliarsi del suo silenzio di questi anni?

(NOTIZIE RADICALI n. 69, 14 aprile 1984)

Nel 1975, quando ero in carcere come segretario del Partito radicale, un giorno mi avvertirono che c'erano tre parlamentari socialisti che erano venuti a trovarmi: erano Giacomo Mancini, Riccardo Lombardi e Giovanni Mosca che avevano voluto far parte della delegazione che il Psi aveva deciso di inviare per dare il massimo risalto alla solidarietà nei confronti della disubbidienza civile organizzata dal Partito radicale per sollevare il problema legislativo della depenalizzazione dell'aborto.

E' stata una lunga amicizia, fatta di rispetto e d'affetto, e anche di dissensi profondi. Ci divideva profondamente il suo economicismo, che tanta influenza ha avuto per trent'anni sulla sinistra italiana e che - nella differenza stridente delle posizioni e delle strategie - lo accomunava in questo a Ugo La Malfa. Non condividevamo - fino a rimproverargli - l'illusione da lui coltivata, dopo il fallimento del Partito d'Azione, di poter condizionare dall'interno i partiti della sinistra italiana e di poter rinnovare il partito socialista, anziché tentare una costruzione autonoma, un'esperienza riformatrice che cercasse dall'esterno le possibilità di quel rinnovamento e di un'alternativa culturale e politica.

Era una persona schiva e silenziosa. Negli ultimi tempi quando lo incontravo c'era molta amarezza, anche se temperata da suo sarcasmo e dalla sua ironia distaccata. Il suo silenzio non dipendeva solo dalla sua malattia, né solo dalla sua umiltà orgogliosa. Ho la sensazione che ci fosse in lui un giudizio impetuoso sui risultati della sua azione politica, sulla contraddizione fra la sua vita privata e le sue scelte personali e l'avallo dato, l'accettazione di un sistema politico negatorio dei valori d'onestà, di disinteresse, di distacco dal potere di cui con la sua vita aveva dato testimonianza. Aveva sufficiente onestà intellettuale per rendersi conto che il suo partito e la stessa corrente che lui aveva creato e di cui era stato leader partecipava dello stesso sistema di potere che sta portando al disastro la Repubblica.

Erano le dispute, e anche le divisioni con persone che si sanno simili a noi, anche se nelle loro scelte non ci riconosciamo. D'ora in poi ci mancherà il Riccardo Lombardi che si schierò contro l'emergenza e contro le leggi speciali. Ci mancherà un altro di quei padri della Repubblica, la cui personalità si stagliava sulla mediocrità di un mondo politico attento solo alla spartizione delle spoglie del potere.

 
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