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Pannella Marco - 4 luglio 1984
Quindici anni di politica del PCI ovvero la falsificazione della storia
di Marco Pannella

SOMMARIO: A chi, a cosa serve la falsificazione della storia e della politica comunista? Serve a quanti nel Pci avvertono la necessità del rinnovamento? Un elenco di alcune posizioni politiche comuniste: la formula del compromesso storico, deprecata da Longo, Gullo, Terracini; l'ostilità comunista e sindacale al referendum sul divorzio; l'assenza sulle tematiche dei diritti civili; la politica di unità nazionale; l'opposizione ai referendum abrogativi della legge Reale e del finanziamento pubblico dei partiti, le attività volte a chiudere lo scandalo Lochkeed in modo da non coinvolgere i servizi di sicurezza e il Presidente Leone; il corporativismo; in politica estera, l'irresponsabile pratica della distensione disarmista a Occidente, riarmista a Oriente. La politica del Pci, doppia, tripla, con punte di paranoica violenza quando l'elettorato rischiava di essere sfiorato dalle proposte diverse del Partito radicale.

(TRIBUNA POLITICA ED ECONOMICA, 4 luglio 1984)

Inutilmente cui chiediamo a chi e a cosa serva la smaccata falsificazione della storia della politica comunista dell'ultimo quindicennio, operata da ogni parte e da ogni parte avallata, non fosse che con il silenzio.

Ci chiediamo, sopratutto, se serva a quanti nel Pci avvertono la necessità di un rinnovamento radicale, a quanti - ai suoi margini, a cominciare dal prestigioso Manifesto, o dalla maggior parte della sua redazione - durante questo periodo ne hanno contrastato a lungo la scelta strategica e le azioni concrete per anni.

Poiché la storia di un Partito è anche - come per tutto - la sua natura, una spiegazione è certo quella che ritiene di aver ormai fallito cercando nuove vie non trova nulla di meglio che di tornare a casa, decantandone le lodi o quanto meno prestandole un »passato inesistente ma utile a avallarne il presente, presunto decoro.

Ma ciò non basta. Ci troviamo allora a ricordare, per limitarci all'ultimo decennio, il lancio della formula del »compromesso storico (deprecata da Longo, da Fausto Gullo, da Terracini) proprio mentre altri erano mobilitati per ottenere la convocazione del referendum sul divorzio, contro cui fino al marzo 1974 il Pci e »il sindacato furono mobilitati allo stremo delle forze accusato d'essere foriero dell'attacco all'»unificazione sindacale che era già convocata (illusione!) per giugno a Firenze.

E' di quello stesso periodo ogni liquidazione della volontà di attuare la costituzione in tema di codici e di diritti civili; il Partito Comunista fu l'unico a non presentare nemmeno un suo progetto di legge per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza. Contro l'»emendamento Valpreda caldeggiato da Umberto Terracini; contro il rifiuto della legge Reale, deliberato dal Psi in un primo momento, nel quadro di una visione riformista del centrosinistra; contro le battaglie sull'aborto, già avviate nel 1972.

La Direzione del Pci non credette fino alla fine alla vittoria nel referendum sul divorzio, e di conseguenza non credette nemmeno, non previde minimamente la conseguente vittoria nelle regionali del 1975.

Si preparò a usare, e usò, la più prevedibile vittoria del 1976 per portare alla Dc e a Giulio Andreotti la massa di suffragi andata alla sinistra (il 47.3% sommato da Pci, Psi, Democrazia Proletaria e Partito Radicale) nel quadro di una politica di »unità nazionale che già conteneva in sé, evidente, l'alleanza fra P2 e P38.

Sciupò un momento e una forza immensi, maggioritari, in nome dei rischi cileni di qualsiasi alternativa basata sul 51%.

Alzò la bandiera di testa, con violenza e con settarietà infinita, contro i referendum abrogativi della legge Reale e del finanziamento pubblico dei partiti; avendo già operato per chiudere lo scandalo Lockheed in modo da non coinvolgere i servizi di sicurezza e il Presidente della Repubblica Leone.

Spinse alla revisione del Concordato, anche di fronte a »bozze poi ritirate per decenza della stessa Dc e da Giulio Andreotti.

Pose »l'eurocomunismo sotto l'adesione alla Nato, al suo »ombrello nucleare, e fu all'origine delle scelte riarmiste poi tradottesi nell'esecuzione di Lagorio e dell'instalazione dei missili in Nord Italia e in Sicilia.

Ha collaborato nei gangli vitali della vita istituzionale e sociale con la genia dei Cefis e dei Rovelli, ha spinto a scelte energetiche folli e sospette come il »quasi-tutto nucleare (1977 e seguenti), ha convissuto collaborando all'opera nei settori militari e dei mass-media della P2 (sostiene oggi senza accorgersene), ha animato e rese possibili le più aberranti degradazioni delle giustizia come risposta a un »terrorismo montato e difeso dagli stessi Servizi di Sicurezza dei quali erano responsabili gli Andreotti e i Cossiga, i suoi più stretti alleati. Ha assicurato la »normalizzazione del Parlamento con le Presidenze Ingrao e Iotti, mobilitato a Corte Costituzionale, i mass-media di Stato, la Camera e il Senato contro referendum come quelli per l'abrogazione dei tribunali militari, l'Inquirente, il Codice Rocco, il Concordato e Codici Militari, assicurando la »direzione strategica e la »Segreteria soggettiva dello schie

ramento partitocratico di »unità nazionale altrimenti attestato su posizioni moderate di risposta alle opposizioni d'opinione e parlamentari.

Ha continuato ed esasperato il carattere corporativista dell'assetto di fatto del regime, con le sue giungle di leggi e leggine, di retribuzioni, di categorie, e l'incontrollato meccanismo di spese clientelari, assistenziali, pubbliche e para-pubbliche.

In politica estera basti ricordare che durante gli anni dell'»unità nazionale l'intervento nel Terzo Mondo scese a livelli ignobili, ad esempio lo 0.023% del prodotto nazionale lordo, che ci si appiattì sulla politica americana come non mai, e l'irresponsabile pratica della »distensione disarmista a lungo per l'Occidente riarmista per l'Oriente. Continuò a sostenere una politica di decretazione parossistica, malgrado la personale sensibilità dimostrata da Ingrao.

La politica del Pci, in tutti questi anni, fu di massima settarietà e violenza contro ogni dissenso a sinistra, di »pas d'enemis à droite poiché aveva piazzato a »sinistra la vecchia destra Dc di Andreotti e dei peggiori ambienti ad essa legati.

Poi, cacciati dalla maggioranza di governo, ma installati sempre più saldamenti in quella »istituzionale i comunisti imposero nei settori della giustizia, della stampa, del sindacato le politiche più violente e irresponsabili, sul piano culturale oltre che su quello pratico.

Alla fine, la sgangherata sequela di ordini e contrordini strategici, tattici, operativi, ideologici: alternanza, alternativa, governi »diversi degli »onesti e dei capaci con il Psi, contro il Psi...

Politica costretta ad esser doppia, tripla, con punte di paranoica violenza quando l'elettorato rischiava di essere sfiorato dalle denunce e dalle proposte diverse dal Partito Radicale..

Questa una »grande politica? Una politica coerente leale, secondo la definizione di Giorgio Almirante? Questo il »grande lasciato da far tremare le vene e i polsi ad Alessandro Natta? Ma via.

 
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