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Negri Giovanni - 10 dicembre 1984
PERCHE' POSSANO VIVERE
di Giovanni Negri

SOMMARIO: Mentre scrivo sono già oltre 50 le persone che stanno conducendo un'azione nonviolenta, il digiuno, affinchè entro la fine del 1984 sia approvata la legge per l'intervento straordinario dell'Italia contro lo sterminio della fame. Con questo giornale vogliamo chiedere a tutti non solo la partecipazione alla Marcia di Natale, ma l'impegno perchè a Natale si possa festeggiare la legge che in questi giorni può essere approvata.

(NOTIZIE RADICALI N. 73, 10 maggio 1984)

Non credo ad un Natale di testimonianza: tanto meno alla testimonianza di rito, di ripetitiva festa del superfluo a cui il "normale" e l'"ordinario" Natale è stato ridotto. Non so se anche chi legge, come a me da tempo accade, le nostre città e le nostre televisioni nel periodo di Natale non riescono a regalare che angoscia, noia e sconforto, con il loro carosello capace di smuovere miliardi di lire, ma non un millimetro di intelligenza. Ma se c'è un Natale che vale la pena di vivere, creare, trascorrere insieme, sarà questo Natale del 1984, un giorno nel quale il nostro paese - e forse non solo il nostro - potrà sapere che c'è chi non si rassegna, chi non si dispera e non si ripiega in se stesso, chi ha compreso che i problemi del proprio egoismo personale e collettivo, i drammi della propria esistenza e la ricerca della propria "pace", della propria "tranquillità" non si affrontano né si risolvono chiudendo gli occhi dinnanzi a ciò che accade, ci circonda, ci incalza.

Sono già oltre cinquanta, mentre scrivo, le persone che stanno conducendo un'iniziativa nonviolenta affinché entro la fine del 1984 sia approvata la legge per l'intervento straordinario dell'Italia, per la sopravvivenza di vite umane, contro lo sterminio per fame. Molti e altri di più, ragionevolmente, saranno, per Natale, coloro che attraverso questa o altre forme di impegno personale e nonviolento sceglieranno di mettere in causa loro stessi, per ottenere che siano rispettate le solenni parole che troppo spesso sono state pronunciate in Parlamento, in consessi internazionali, in dichiarazioni programmatiche costitutive di governi della Repubblica, per poi essere subito dopo cinicamente e irresponsabilmente abbandonate e disattese.

Il mio digiuno, il nostro digiuno; l'attività quotidiana verso i partiti che debbono e possono decidere che nel 1985 il nostro paese tenterà di fabbricare un mattone di vita e di pace; la pressione sui mezzi di informazione senza i quali questa scelta sarà vanificata ed impossibile, tutte le forme necessarie e rigorose di un comune sostegno alle parole via via sempre più ferme di Giovanni Paolo II e dello stesso capo dello Stato: perché esse prendano corpo e forma, si tramutino in volontà legislativa, non siano esposte al rischio di cadere nel vuoto o di suonare addirittura come litania impotente destinata ad accompagnare di anno in anno e forse di "decennio dello sviluppo" in "decennio dello sviluppo" le cifre agghiaccianti di un olocausto eretto a cultura e ideologia dell'"umanità" del 2000, nell'abbrutimento delle coscienze, del pensiero, di una vita e di una politica nelle quali si sarà fatta definitivamente strada la violenza divenuta norma, la ragion di Stato fattasi sterminismo, la volontà di potenza

ingigantita in irresponsabile utilizzo dei "giochi di guerra".

Queste le ragioni - assai poco "politiche", assai poco "elettorali", assai poco "di bottega" - in nome delle quali da anni andiamo mendicando tempo e attenzione alla classe politica, ai più prestigiosi nomi della cultura internazionale.

Allora con questo giornale, - che forse alcuni ricevono per la prima volta - vogliamo chiedere anche a te non solo di partecipare alla grande Marcia di Natale, ma qualcosa di più. Ti chiediamo un impegno. L'impegno perché questo appuntamento possa di giù festeggiare e sostenere la legge che in questi giorni e comunque entro quella data "può" essere approvata.

Laico o credente, credente solo nell'uomo e nella sua ragione o in ciò che invece lo trascende e lo domina, a te chiediamo di unirti alle iniziative che ora - e solo ora - possono concorrere ad una scelta che deve superare gli steccati ideologici, politici e religiosi che ci fanno diversi. Proprio perché arricchite da questa diversità, tali iniziative possono rendere più forte la nostra voce nel chiedere che Parlamento e governo trasformino in legge dello Stato, in diritto positivo quella che non può più limitarsi ad essere vista come "nobile" istanza morale e umanitaria.

In Parlamento si discute su progetti di legge per l'intervento straordinario, mentre le televisioni conducono in milioni di case, ormai inarrestabili, le immagini, i volti, la lenta agonia della morte per fame destinati altrimenti a costituire l'enorme cifra dello sterminio.

Occorre subito agire, subito indirizzarsi alle forze politiche, alla commissione esteri, al governo affinché la legge sia approvata entro la fine dell'anno, si affermi il metodo nuovo attraverso il quale decine di milioni di esseri umani non vengono più sacrificati oggi sull'altare di un ipotetico e mai raggiunto sviluppo, bensì sono nell'immediato salvati; e a partire dalla loro sopravvivenza e vita sia possibile avviare i primi passi verso lo sviluppo. La cruna d'ago attraverso la quale passa la vittoria di questa battaglia di vita è l'impegno personale, la nonviolenza, l'informazione che coinvolga l'intera opinione pubblica, il suo sostegno. Anche finanziario: gli affamati del terzo e quarto mondo non sono una categoria tutelata e protetta dal potere. Se non obbligata a fare i conti con un forte schieramento di "uomini di buona volontà", la classe politica continuerà a produrre silenzio e indifferenza, i primi avversari della lotta alla fame, alla miseria, al sottosviluppo. Sappiamo, con queste parole, di

chiedere non poco ma molto. Anzi, moltissimo. Ma è necessario.

 
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