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Teodori Massimo - 1 dicembre 1985
P2: la controstoria (1) IL BLITZ DI CASTIGLION FIBOCCHI
Fatti e misfatti, uomini, banche e giornali, generali e terroristi, furti e assassinî, ricatti e potere, secondo i documenti dell'inchiesta parlamentare sulla loggia di Gelli

di Massimo Teodori

SOMMARIO: "Molto si è scritto della P2 e di Gelli ma la verità sulla loggia e sul suo impossessamento del potere nell'Italia d'oggi è stata tenuta nascosta. Contrariamente a quanto afferma la relazione Anselmi votata a maggioranza a conclusione dell'attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2, la Loggia non è stata un'organizzazione per delinquere esterna ai partiti ma interna alla classe dirigente. La posta in gioco per la P2 è stata il potere e il suo esercizio illegittimo e occulto con l'uso di ricatti, di rapine su larga scala, di attività eversive e di giganteschi imbrogli finanziari fino al ricorso alla eliminazione fisica."

La "controstoria" di Teodori e una ricostruzione di fatti e delle responsabilità sulla base di migliaia di documenti; è la rielaborazione e riscrittura della relazione di minoranza presentata dall'autore al Parlamento al termine dei lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta. Sono illustrati i contorni dell'associazione per delinquere Gelli-P2; si fornisce l'interpretazione dell'attività eversiva dei servizi segreti e quella dei Cefis, dei Sindona e dei Calvi; si chiarisce il ruolo della P2 nel "caso Moro" e nel "caso d'Urso", nella Rizzoli e nell'ENI, nelle forze Armate e nella Pubblica Amministrazione. Sono svelati gli intrecci con il Vaticano, il malaffare dei Pazienza, dei Carboni e il torbido del "caso Cirillo".

(SUGARCO EDIZIONI - Dicembre 1985)

CAPITOLO I - IL BLITZ DI CASTIGLION FIBOCCHI

Il 17 marzo 1981 dovrebbe essere ricordato come una data storica: funesta per alcuni, fausta per altri. Come, per esempio il 20 settembre 1870 o l'8 settembre 1943. E' il giorno del sequestro della documentazione sulla loggia massonica P2 effettuato a Castiglion Fibocchi. Quell'operazione di polizia giudiziaria, apparentemente analoga a tante altre, in realtà segna lo scompaginamento della più potente organizzazione per delinquere dell'intera storia della nostra Repubblica. Castiglion Fibocchi è un colpo decisivo a una rete di potere effettivo, che si era sviluppata per oltre un decennio e che nella primavera 1981 era in piena espansione. La finanza, l'editoria, la stampa, la magistratura, le forze armate, i servizi segreti vengono scossi ai livelli più alti. Il terremoto si ripercuote a ondate successive fino a investire il governo che dopo tre mesi deve rassegnare le dimissioni. Nuove e complesse vicende politiche e giudiziarie prendono avvio: indagini, processi, una commissione parlamentare d'inchiesta.

Erano stati i magistrati milanesi Giuliano Turone e Gherardo Colombo a ordinare la perquisizione domiciliare nei confronti di Licio Gelli nell'ambito del procedimento contro Michele Sindona. Avevano inviato un fidatissimo commando della Guardia di Finanza a perquisire tutti i possibili luoghi frequentati da Licio Gelli: la sua residenza, Villa Wanda ad Arezzo, le sedi delle società GIOLE e SOCAM a Castiglion Fibocchi, un altro recapito a Frosinone, l'appartamento usualmente occupato dal Gran Maestro all'Hotel Excelsior di Roma, e »qualsiasi altro domicilio o recapito, anche d'ufficio anche presso società, che dovesse risultare nel corso dell'esecuzione del presente decreto . I giudici milanesi non sapevano che cosa avrebbero trovato, ma erano convinti che Gelli aveva svolto e svolgeva un ruolo centrale nella rete di sostegno, di pressioni e di ricatti che si era formata intorno al bancarottiere Sindona da quando era fuggito dall'Italia nel settembre 1974 inseguito da mandati di cattura per numerosi e gravis

simi reati di criminalità finanziaria e comune.

L'ombra di Gelli, come del resto la presenza di Giulio Andreotti, aleggiava su tanti episodi della vicenda sindoniana. Il maestro venerabile della P2 era accreditato come uno della famosa »lista dei 500 esportatori di capitali eccellenti che furono rimborsati privilegiatamente nel momento della bancarotta. Numerose telefonate erano intercorse fra don Michele a New York e i vari recapiti di Gelli in Italia. Nel rapporto continuativo fra Sindona e Calvi compariva frequentemente Gelli come mediatore di conflitti di interesse. Fra le interferenze per impedire l'estradizione del banchiere, figuravano al primo posto quegli affidavit (o dichiarazioni giurate) che eminenti personalità, tra cui Carmelo Spagnuolo, Edgardo Sogno, Anna Bonomi, avevano firmato nell'autunno 1976 e che erano stati organizzati proprio dal maestro venerabile, per la prima volta allo scoperto come capo massone. Era insomma chiaro non solo che Gelli aveva a che fare con Sindona ma che, dal 1974 fino al viaggio fuga in Sicilia (autunno 1979) p

resentato come sequestro ed oltre, il capo della P2 era un collaboratore padrino della strategia sindoniana di attacco alla giustizia e di ricatto al mondo politico italiano .

La perquisizione del 17 marzo 1981 (1) era stata affidata ad uomini integerrimi della Guardia di Finanza al comando del colonnello Vincenzo Bianchi senza darne preventiva notizia né al comando generale del corpo né alle autorità locali di Arezzo e degli altri luoghi . Era noto che gli uomini di Gelli e la sua rete di informazione si estendevano ovunque e che c'era da aspettarsi manovre, tentativi di ostruzionismo e minacce. E così avvenne. Mentre il commando della Finanza del colonnello Bianchi e del tenente colonnello Lombardo si accingeva a mettere le mani sui segreti gelliani nascosti presso gli uffici della GIOLE a Castiglion Fibocchi, giunse loro una telefonata del comandante generale della Finanza, generale Orazio Giannini, che metteva in guardia dal compiere un sequestro che avrebbe rivelato i nomi di una organizzazione la P2 comprendente tutti i massimi vertici sia della Guardia di Finanza che di altri corpi armati dello Stato. Nonostante l'autorevole avvertimento, gli uomini del colonnello Bianchi

non si fecero intimorire. Si seppe poi che l'avvertimento del

generale Giannini era fondato e che lo stesso capo dei finanzieri figurava nella lista.(2)

Le carte sequestrate dai finanzieri rappresentavano una vera e propria santabarbara in grado di far saltare in aria l'intero mondo politico e i più importanti e delicati apparati istituzionali dello Stato. A Castiglion Fibocchi furono ritrovati i registri della loggia massonica P2, con i membri e le posizioni di ciascuno. Di più, accanto alla ampia e analitica documentazione massonica riguardante la Superloggia e i suoi rapporti con la massoneria nazionale e internazionale, fu rinvenuto molto altro materiale che a ragione può essere definito l'archivio segreto del regime. Organizzati in buste e cartelle, classificati con pedanteria, i documenti e le fotocopie ammassate nell'archivio gelliano spaziavano in tutto l'orizzonte dei grandi affari economici, finanziari, politici e militari del paese e riguardavano un arco di tempo di un quindicennio. Che si trattasse di appunti confidenziali o di contratti, di accordi di vario tipo o di documenti dei servizi segreti, di intercettazioni telefoniche o di atti riserva

ti di giustizia, un tratto comune legava tutto il materiale: il carattere segreto dei documenti e il riferimento a operazioni illegittime o illecite, o comunque non ufficiali e non note. Alcuni titoli di quel materiale offrono un significativo spaccato del carattere dell'archivio gelliano: Calvi Roberto vertenza con Banca d'Italia; Rizzoli lettera Brigate Rosse; on.le Claudio Martelli; Tassan Din movimento fondi Ortolani, Gelli Licio fascicolo personale riservata; accordo finanziamento Flaminio Piccoli Rizzoli; Rizzoli Calvi; contratto ENI-Petromin; gen. Alexander Haig; Ambasciata argentina; accordo gruppo Rizzoli Caracciolo Scalfari...(3)

Aperti i plichi e le buste in cui i finanzieri avevano riposto le carte sequestrate, i giudici milanesi si resero ben presto conto di essere incappati in un vero e proprio affare di Stato, anzi nell'affare degli affari di Stato. Fu perciò che dopo pochissimi giorni trasmisero tutto il materiale al presidente del Consiglio on. Arnaldo Forlani e ne informarono la Presidenza della Repubblica retta in quel momento dal senatore Fanfani. Mentre i giornali cominciavano a pubblicare indiscrezioni sulla loggia e sui personaggi che vi appartenevano, nella commissione parlamentare d'inchiesta Sindona si apriva uno scontro.

La questione, per i parlamentari che stavano indagando sul »caso Sindona , era se la commissione dovesse o non acquisire il materiale sequestrato a Gelli. Infatti, a mano a mano che trapelavano notizie e informazioni sul contenuto esplosivo di quelle carte, si andavano formando due schieramenti: da una parte coloro che intendevano difendere ad ogni costo la segretezza del materiale e tenerne occultato il contenuto, e dall'altra chi era consapevole che soltanto rendendo pubblico tutto il materiale che in una qualche maniera poteva riguardare i misteri del potere si sarebbe reso un servizio alla verità e alla democrazia.

Per due mesi, aprile e maggio, il governo tenne chiuse nei suoi armadi le carte consegnate dai giudici milanesi con il pretesto di dover compiere ulteriori accertamenti. Ancora il 19 maggio, rispondendo alla Camera ad interrogazioni, il presidente Forlani sostenne la necessità e l'opportunità di non rivelare la documentazione della loggia coprendola con varie motivazioni.(4) Contemporaneamente, nella commissione Sindona, dopo defatiganti dibattiti, si riuscì a far deliberare una richiesta di acquisizione del materiale sequestrato per connessione con la vicenda Sindona. I giudici milanesi presero a quel punto l'intelligente decisione di trasmettere alla commissione gran parte del materiale gelliano assicurando così a una sede istituzionale una documentazione che altrimenti sarebbe rimasta coperta dal segreto istruttorio con le possibili utilizzazioni improprie.

Dopo mesi di tensione in cui l'atmosfera si era surriscaldata, la pressione della pubblica opinione attraverso la stampa e, soprattutto, l'acquisizione del materiale da parte della commissione Sindona, che lo esaminò il 20 maggio, indussero infine la notte successiva il presidente del Consiglio a rendere pubblico tutto il materiale contraddicendo così lo stesso suo operato precedente, ispirato alla tattica dilatoria e all'incertezza.

Con la scoperta degli incunaboli della P2 e degli archivi gelliani in cui erano contenute tracce di tanti affari sporchi, o comunque segreti del regime, esplodeva un terremoto. Il governo da lì a poco doveva dimettersi, sia per la presenza di ministri e sottosegretari piduisti democristiani, socialisti e repubblicani, (5) sia per l'atteggiamento irresoluto o peggio connivente dimostrato nella gestione delle liste. Si apriva in tal modo una crisi ai vertici dello Stato e in diverse sedi cominciava la verifica delle posizioni che gli aderenti alla P2 occupavano in tanti settori vitali dello Stato e della società.

In giugno veniva incaricato di formare il governo il senatore Giovanni Spadolini e, per la prima volta nella storia della Repubblica, un governo presieduto da un non democristiano otteneva dal Parlamento la fiducia. La cosiddetta »questione morale diveniva il nodo centrale della Repubblica.

Il ritrovamento di Castiglion Fibocchi portava alla luce un'organizzazione vasta, ramificata, ben strutturata e completamente occulta, almeno nei suoi reali lineamenti. Gli elenchi sequestrati comprendevano 962 nomi, incluso un gruppetto dl affiliandi che si sarebbero dovuti presentare di fronte al maestro venerabile il successivo 26 marzo.(6) La documentazione caduta in mano ai giudici era completa e analitica, tenuta in ordine in una forma quasi maniacale di perfezione ragionieristica e comprensiva del periodo di affiliazione della strutturazione in gruppi, del versamento dei contributi e di tutto quanto occorreva per una buona catalogazione. Quella che ne risultava era un'organizzazione operante nel momento di massima espansione e potenza.

Ben sappiamo oggi che il blitz di Castiglion Fibocchi interruppe un'attività a pieno ritmo che si propagava come le cellule di una materia cancerogena lungo i canali ed i crocevia del potere. Fino al 17 marzo la locomotiva Gelli con il treno P2 marciava a tutto vapore e per rendersene conto basta ripercorrere alcune vicende piduistiche del periodo immediatamente precedente. Il 5 ottobre 1980 Gelli fa pubblicare con grande rilievo la sua unica intervista al »Corriere della Sera (7) mentre sono in corso una serie di importanti operazioni piduistiche. Il progetto di completo asservimento anche proprietario della Rizzoli era stato messo a punto nel settembre 1980 e si stava realizzando nei primi mesi del 1981. Fra l'estate e l'autunno 1980 l'influenza del maestro venerabile si manifesta con l'intervento presso il vertice della magistratura (Ugo Zilletti, vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura) per far restituire il passaporto a Roberto Calvi cui era stato ritirato in seguito alla scoperta di

gravi irregolarità.(8) Dalle casse dell'Ambrosiano sportello bancario della P2, affluiscono copiosamente denari a DC, PCI e PSI e ai loro giornali (l'apertura del finanziamento al PCI è del 31 luglio 1980 e la proroga del fido è del 27 gennaio 1981), segno questo dell'estensione dell'area di coinvolgimento e condizionamento dell'intero sistema partitico. Il 28 ottobre e il 21 novembre affluiscono sul conto »protezione dell'Unione delle Banche Svizzere di Lugano (certa l'esistenza del conto corrente, ipotesi sull'accreditamento e sulla titolarità del conto di personaggi socialisti non comprovata) 7 milioni di dollari, segno ulteriore della potente influenza finanziaria della P2.(9) L'erogazione in successive tranches di decine di miliardi da parte dell'ENI all'Ambrosiano è in pieno svolgimento, auspici quei Leonardo Di Donna e Florio Fiorini che tentarono fino all'ultimo nel giugno 1982 di correre in soccorso, con un progetto di subentro, all'Ambrosiano in crisi.

Inoltre i servizi segreti sono in mani piduiste con i generali Giuseppe Santovito e Giulio Grassini e con il prefetto Walter Pelosi, e così pure la Guardia di Finanza con il generale Orazio Giannini. Sotto controllo della P2 sono il ministero degli Esteri (Malfatti di Montetretto), il ministero dell'Industria (Eugenio Carbone), il ministero del Commercio estero (Ruggiero Firrao), il ministero del Tesoro (Felice Ruggiero), il ministero della Difesa (Michele Pizzullo), il ministero dell'Interno (Federico U. D'Amato), la Rai Tv (Giampaolo Cresci, Franco Colombo, Luigi Nebiolo), la Finsider (Capanna), le Condotte (Loris Corbi), I'ENI (Mazzanti e Di Donna), la Selenia (Michele Principe) l'Italimpianti (Sicourì), la CIGA (Cosentino). Nella stampa, per limitarsi ai casi in cui il potere della P2 passa attraverso i direttori, »L'Occhio (Maurizio Costanzo), il »Corriere della Sera (Di Bella), »Il Settimanale (Tosti e Dall'Ongaro) »La Domenica del Corriere (Paolo Mosca), »Il Mattino (Ciuni), »Il Borghese (Tedesc

hi) e »Radiocorriere (Nebiolo). Nelle banche il credito è largamente orientato attraverso l'Ambrosiano (Calvi), il Monte dei Paschi di Siena (Scricciolo e Cresti), l'ICCREA (Badioli e Buscarini), la BNL (Ferrari e Graziadei), l'Interbanca (Aillaud), le Banche del Monte di Milano (Peduzzi) e di Bologna (Bellei), il Credito Agrario (Parasassi) il Banco di Roma (Guidi e Alessandrini), il Banco di Napoli (Liccardo). A capo dello stato maggiore della Difesa è stato posto l'ammiraglio Giovanni Torrisi, intimo del vertice P2.(10)

Anche il reclutamento nella loggia, sia che si trattasse di adesioni spontanee o invece di inserimenti di persone con cui Gelli veniva a contatto, procede a pieno ritmo: nel corso del 1980 figurano iscritti il colonnello dei servizi segreti Antonio Cornacchia (28 marzo); il ministro Enrico Manca, PSI (30 aprile); l'on. Vito Napoli, DC (13 giugno); Ennio Campironi della segreteria amministrativa del PSI (13 giugno); I'on. Renato Massari, PSDI (13 giugno); Massimiliano Cencelli, segretario di molti esponenti DC e da ultimo del sottosegretario addetto ai servizi segreti on. Mazzola (13 giugno); l'on. Giulio Caradonna, MSI (21 luglio); Gioacchino Albanese, boiardo dell'ENI (30 ottobre); l'on. Pietro Longo, PSDI (30 ottobre); Aladino Minciaroni, presidente della finanziaria Sparfin (30 ottobre) e l'on. Fabrizio Cicchitto, PSI (12 dicembre); tra gli iniziandi del 26 marzo 1981 dovevano esserci il prof. Augusto Sinagra, il magistrato della corrente di sinistra e candidato PCI al Senato nel 1979 Giovanni Placco, l'e

mergente del PSI ligure Michele Fossa, aspirante deputato, e il dott. Duilio Poggiolini, direttore generale del ministero della Sanità.(11)

E proprio nei primi giorni del 1981 con un intervento importante e grave, la P2 si inserisce attivamente nel »caso D'Urso per tentare la svolta anche formalmente autoritaria magari con un qualche »governo diverso come quello per cui, parallelamente, operavano forze disparate per assegnare un ruolo di primo piano al PCI. Il »Corriere e »L'Occhio scendono a loro volta in campo su impulso di Gelli, Tassan Din e con Maurizio Costanzo, per proclamare la fermezza con il blackout sull'informazione, la sospensione delle garanzie costituzionali e l'instaurazione della pena di morte.(12)

NOTE

1. Le operazioni di perquisizione delle diverse sedi di Gelli sono state oggetto di attenta analisi. I giudici Colombo e Turone che ordinarono la perquisizione e gli esecutori dell'operazione, colonnello Vincenzo Bianchi e maresciallo Orlando Gotelli, hanno redatto non solo verbali, ma anche memoriali inviati alla Commissione P2 per documentare il carattere genuino di quell'azione di polizia giudiziaria. Devono essere ricordati anche i marescialli della Guardia di Finanza Novembre (a lungo impegnato nel caso Sindona accanto ad Ambrosoli), Francesco Carluccio e De Gennaro e il tenente colonnello Vincenzo Lombardo. Tutti i documenti sono contenuti in Allegati alla relazione (Teodori) alla Commissione P2, Parlamento, 1984 [d'ora in poi abbreviato in All. (T.)], vol. III, tomo XI.

2. Lettera del generale (già colonnello) V. Bianchi ai giudici Turone e Viola del 16 maggio 1984, in risposta alle illazioni avanzate nella prerelazione Anselmi . Vedi All. (T.), vol . III, tomo XI. Il generale Orazio Giannini figura nelle liste di Castiglion Fibocchi con la tessera n. 2116.

3. Tutto il materiale sequestrato a Castiglion Fibocchi è stato pubblicato dalla Commissione P2 negli Atti a cura della Camera e del Senato con l'identificazione DOC XXIII, n. 2 quater, vol. I, tomi I,II,III e IV.

4. Vedi Resoconto stenografico della seduta della Camera dei deputati del 19 maggio 1981 (interrogazioni e interpellanze sulla loggia massonica P2), anche in Relazione (Teodori) alla Commissione P2, per quel che riguarda l'intervento del deputato radicale, Parlamento, 1984.

5. Nelle liste figuravano i ministri in carica Enrico Manca (PSI), Adolfo Sarti (DC) con la »domanda in sospeso , Franco Foschi (DC). Il sottosegretario Pasquale Bandiera (PRI) si dimise dal governo in un periodo precedente agli altri membri del governo.

6. Le liste trovate a Castiglion Fibocchi erano aggiornatissime. Comprendevano anche un gruppo di aspiranti alla P2 che avrebbero dovuto giurare il 26 marzo 1981.

7 . L'intervista a Licio Gelli a cura di Maurizio Costanzo occupava l'intera terza pagina del »Corriere della Sera del 5 Ottobre 1980 (Parla per la prima volta il »signor P2 ).

8. Documento rinvenuto a Castiglion Fibocchi pubblicato in Atti della Commissione P2, DOC XXIII, n. 2 quater, vol. 1.

9. Documento rinvenuto a Castiglion Fibocchi pubblicato in Atti, cit., DOC XXIII n. 2 quater, vol. 1.

10. I nominativi qui elencati appaiono nelle liste di Castiglion Fibocchi (pubblicate in DOC XXIII n. 2 quater, vol. I, tomo 1, degli Allegati alla relazione della Commissione P2) con i numeri delle relative tessere: Santovito (1630), Grassini (1620), Pelosi (solo codice E 1979), Giannini (2116), Malfatti (2099), Carbone (7606), Firrao (1609), Ruggiero (2126), Pizzullo (1676), D'Amato (1643) Cresci (1628), Nebiolo (2097), Capanna (1642) Corbi (1649), Mazzanti (2115), Di Donna (2086), Principe (2111), Sicourì (1742), Cosentino (1608), Costanzo (1818), Di Bella (1887) Tosti (2209), Dall'Ongaro (1996), Mosca (2100), Ciuni (2101), Tedeschi (2127), Calvi (1624), Scricciolo (solo codice E 16.17), Cresti (1626), Badioli (1743), Buscarini (2131),Ferrari (2174), Graziadei (1912), Aillaud (1648) Peduzzi (1665), Bellei (1601), Parasassi (1744), Guidi (2087), Alessandrini (1999), Liccardo (1646), Torrisi (1825).

11. Questi i nominativi con relativi numeri di tessera: Manca (2148), Cornacchia (2154), Napoli (2i70), Campironi (2171), Massari (2172), Cencelli (2180), Caradonna (2192) Albanese (2210), Pietro Longo (1833), Minciaroni (2224), Cicchitto (2232), Sinagra (2234), Placco (2249), Fossa (2240), Poggiolini (2247).

12. Vedi capitolo XVI.

 
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