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Teodori Massimo - 1 dicembre 1985
P2: la controstoria (8) DA MICELI MALETTI ALLA »RIFORMA DEL 1977 - NEI SERVIZI SEGRETI IL TUTTO P2 - ANDREOTTI MORO PECCHIOLI
Fatti e misfatti, uomini, banche e giornali, generali e terroristi, furti e assassinî, ricatti e potere, secondo i documenti dell'inchiesta parlamentare sulla loggia di Gelli

di Massimo Teodori

SOMMARIO: "Molto si è scritto della P2 e di Gelli ma la verità sulla loggia e sul suo impossessamento del potere nell'Italia d'oggi è stata tenuta nascosta. Contrariamente a quanto afferma la relazione Anselmi votata a maggioranza a conclusione dell'attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2, la Loggia non è stata un'organizzazione per delinquere esterna ai partiti ma interna alla classe dirigente. La posta in gioco per la P2 è stata il potere e il suo esercizio illegittimo e occulto con l'uso di ricatti, di rapine su larga scala, di attività eversive e di giganteschi imbrogli finanziari fino al ricorso alla eliminazione fisica."

La "controstoria" di Teodori e una ricostruzione di fatti e delle responsabilità sulla base di migliaia di documenti; è la rielaborazione e riscrittura della relazione di minoranza presentata dall'autore al Parlamento al termine dei lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta. Sono illustrati i contorni dell'associazione per delinquere Gelli-P2; si fornisce l'interpretazione dell'attività eversiva dei servizi segreti e quella dei Cefis, dei Sindona e dei Calvi; si chiarisce il ruolo della P2 nel "caso Moro" e nel "caso d'Urso", nella Rizzoli e nell'ENI, nelle forze Armate e nella Pubblica Amministrazione. Sono svelati gli intrecci con il Vaticano, il malaffare dei Pazienza, dei Carboni e il torbido del "caso Cirillo".

(SUGARCO EDIZIONI - Dicembre 1985)

CAPITOLO VIII - DA MICELI MALETTI ALLA »RIFORMA DEL 1977

NEI SERVIZI SEGRETI IL TUTTO P2

ANDREOTTI MORO PECCHIOLI

La faida Miceli Maletti e il suo uso nello scontro politico fra Moro e Andreotti

Nel capitolo precedente si è esaminato come tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta il SID si rese responsabile di una continua e grave serie di trame, i cui maggiori protagonisti furono proprio gli uomini del suo vertice e cioè il capo del servizio, generale Vito Miceli, e il capo dal 1971 del più importante settore operativo, il Reparto D, generale Gianadelio Maletti. Entrambi appartenevano alla P2, il primo entratovi nel 1969 e il secondo verso il 1974, nel momento in cui erano divenute più acute le faide interne fra i due generali che si contrapponevano alla testa di vere e proprie bande militari politico personali. L'aspro contrasto fra i due generali piduisti era segno certo dell'esistenza nel servizio segreto non solo di rivalità personali ma anche di due correnti nell'appoggio o nella passiva connivenza con le forze eversive e nei punti di riferimento internazionali.

Quella tra Miceli e Maletti è una tipica guerra per bande, con una sua autonomia da »governo invisibile che vuole influenzare l'evoluzione del corso politico del paese. Semplificando si può attribuire a Miceli un'ipotesi favorevole a svolte autoritarie provocate da operazioni anche direttamente golpiste (in tal senso la sua inquisizione per il golpe Borghese e il SuperSID). Maletti invece può essere ricondotto a settori meno rozzi e più sottilmente tecnocratico autoritari anche in ragione della sua colleganza con i servizi segreti israeliani, tedeschi e americani. Tuttavia questa faida, con i relativi collegamenti con le varie manodopere eversive e con le diverse reti internazionali, assume la sua reale portata di scontro di potere soltanto in relazione al contesto politico italiano.

Non si comprende cioè come il conflitto nei servizi abbia potuto occupare una parte rilevante della scena politica italiana nel biennio 1974 75 ed oltre se non lo si mette in relazione con lo scontro fra Aldo Moro e Giulio Andreotti. Sono i leader DC che finiscono per elevare la faida nei servizi a scontro politico al tempo stesso utilizzando le sue diverse fazioni nella guerra reciproca e fornendo la copertura agli stessi alti ufficiali nel momento in cui sono inquisiti dalla magistratura.

Il momento traumatico di svolta della vita politica italiana è il referendum sul divorzio che si tiene il 12 maggio 1974 con la clamorosa sconfitta della Democrazia cristiana per la prima volta nella storia repubblicana. Il referendum segna una rottura nella continuità della gestione del potere attraverso pratiche trasformiste e determina la rimessa in movimento degli equilibri all'interno della stessa DC. Andreotti, che aveva diretto governi centristi e di centro destra durante il 1972, era stato di fatto messo in disparte nella leadership del partito. Con il congresso del giugno 1973 la guida della DC passa al duo Moro Fanfani, quest'ultimo eletto segretario del partito (Patto di Palazzo Giustiniani) nel momento in cui si ritorna con Rumor a governi fondati su logore formule di centro sinistra.

Con il referendum, Fanfani risulta il grande battuto sicché Moro rimane al centro della leadership democristiana come gestore di quella nuova fase politica che si annuncia con la sconfitta democristiana. In questo quadro si colloca l'offensiva di Andreotti che sceglie l'uso dei servizi segreti come strumento per rafforzare la propria posizione e per colpire quella dei concorrenti, nel caso specifico di Aldo Moro. Il 12 marzo 1974 Andreotti rientra al governo nell'importante ministero della Difesa in coincidenza con un avvertimento lanciato a Fanfani a proposito del vecchio caso Montesi. L'8 giugno lo stesso ministro della Difesa annuncia alla stampa l'intenzione di destituire il direttore del SID, Miceli, collegato da un rapporto di fiducia con Moro. Il 16 settembre Miceli, trasferito dai servizi segreti all'esercito per ordine di Andreotti, viene collocato in aspettativa, quindi sospeso e poi arrestato. La liquidazione di Miceli è effettuata da Andreotti attraverso il gen. Maletti, capo del Reparto D, il qu

ale prende l'iniziativa di fornire alla magistratura la documentazione sulle implicazioni golpiste di Miceli. Di contro Moro sostiene pubblicamente Miceli fin dal momento della preannunciata sospensione, con una lettera in cui lo si ringrazia »per i servizi resi da leale servitore dello Stato .

Nel novembre 1974 Rumor viene rimpiazzato, dopo una lunga e travagliata crisi, dal governo Moro di coalizione DC-PRI con Ugo La Malfa vicepresidente. I ministri dell'Interno e della Difesa, Taviani e Andreotti, sono sostituiti con Gui e Forlani. L'insediamento di Moro a presidente del Consiglio il 24 novembre e il declassamento di Andreotti che passa dalla Difesa al Bilancio, hanno l'effetto di ribaltare la situazione di Miceli e di cominciare a far precipitare quella di Maletti. Nel corso dei mesi successivi lo scontro fra Moro Miceli e Andreotti Maletti progressivamente si sviluppa in favore della prima coppia. La testimonianza di Moro nell'aprile '75 fa decadere l'accusa più grave rivolta a Miceli che viene subito scarcerato, auspice il capo dell'ufficio istruzione del Tribunale di Roma Achille Gallucci e contrario il sostituto procuratore Claudio Vitalone. Di converso lo stesso Gallucci accusa Maletti di aver manipolato le prove sul coinvolgimento di Miceli nell'eversione mentre Claudio Vitalone, notoria

mente legato ad Andreotti, opera intensamente in difesa di Maletti. Dopo un periodo di progressivo declino del potere del gruppo facente capo a Maletti, il generale viene rimosso nell'ottobre 1975 dalla direzione del Reparto D, trasferito improvvisamente al comando della Divisione granatieri di Sardegna, successivamente incriminato in relazione alla strage di piazza Fontana e, infine, arrestato.

L'esito della lunga faida è l'avocazione generale di tutti i procedimenti e la sostanziale messa fuori gioco di quei magistrati che, come Giovanni Tamburino a Padova, intendevano procedere per l'accertamento della verità sulla drammatica stagione dell'eversione. Proprio nel momento in cui le inchieste stavano arrivando alla soglia delle responsabilità politiche, fu posta in atto una manovra di copertura e insabbiamento grazie ad un accordo generale di quei vertici politici che pur avevano usato nei loro scontri le incriminazioni effettuate da alcuni settori della magistratura. Piazza Fontana, la strategia della tensione, le vicende del golpe Borghese, del SuperSID, della Rosa dei Venti e del golpe Sogno rimarranno misteriose senza alcun accertamento di responsabilità, e manterranno così un'ipoteca sullo sviluppo della vita della Repubblica.

Potrebbe sembrare contraddittorio che i protagonisti degli scontri fra diverse bande nei servizi segreti, Miceli e Maletti, appartengano alla medesima loggia P2. Ma così non è. Al contrario il loro contemporaneo legame con una superorganizzazione come quella gelliana conferma il ruolo svolto dalla Loggia. In questo caso essa non agisce come centro occulto in difesa degli interessi di un particolare gruppo di potere bensì funge da camera di compensazione e da momento di collegamento fra tutti coloro che nei servizi e nel mondo militare si muovono in quegli anni, pur da diverse prospettive, verso obiettivi di destabilizzazione come premessa per una restaurazione. E' infatti vero che i massimi capi dei servizi segreti, Miceli e Maletti, sono inquisiti in inchieste giudiziarie per gravissimi fatti di eversione e di deviazione fuori del quadro dello Stato democratico e delle funzioni da loro ufficialmente ricoperte. Ma è altrettanto evidente che contestualmente essi sono protetti e difesi dai vertici del governo

e della classe politica dominante.

Questa contraddizione mette a nudo il significato ultimo della strategia eversiva e il ruolo giocato dai servizi con l'uso costante che ne fu fatto dagli alti livelli politici e governativi. E' in questo quadro ambiguo che la P2 viene utilizzata per ricomporre in sedi extraistituzionali e attraverso procedure segrete quei conflitti fra bande partitiche o infrapartitiche con rispettivi reparti nei servizi segreti che apparentemente appaiono irriducibili. Miceli e Maletti si scontrano sì in proprio e servono opposte fazioni politiche: ma in definitiva appartengono entrambi allo stesso mondo della gestione del potere su terreni extraistituzionali e secondo modalità occulte, di cui appunto la P2 è la massima rappresentazione.

Durante questi mesi la loggia P2 attraversa una fase di transizione dopo che era stata decretata la sua »demolizione da parte dei maestri venerabili riuniti nella Gran Loggia di Napoli del dicembre 1974. Questo atto interno massonico è in relazione anche con la vicenda Miceli Maletti e, più in generale, con i coinvolgimenti massonici nei vari episodi della strategia della tensione, dal »golpe Borghese al »golpe Sogno . All'interno del popolo massonico si fa strada la sensazione che la P2 sia divenuta ricettacolo di elementi degli ambienti eversivi di tutte le varie componenti e sfumature.

Questa consapevolezza interna alla massoneria corrisponde alle iniziative che alcune magistrature stavano assumendo nei confronti di singoli massoni e della stessa P2. Per la prima volta Licio Gelli viene convocato nei palazzi di giustizia e così molti altri piduisti per i quali vengono riscontrate connivenze e partecipazioni alle manovre eversive e alle stragi del 1974. La bomba di piazza della Loggia a Brescia è del 28 maggio e la strage dell'Italicus del 4 agosto. Per quest'ultima la P2 è ufficialmente inquisita dai magistrati che ordinano a Gelli di depositare l'elenco degli iscritti mentre

promuovono un'inchiesta sui contatti fra il maestro venerabile e i gruppi missini e della destra eversiva aretina, alcuni dei quali, finanziati dallo stesso Gelli, sono chiamati in causa per la strage del treno.

Il dibattito e gli scontri nella massoneria fino alla decisione di scioglimento della loggia P2 riflettono il coinvolgimento di quel centro massonico in tanti gravi avvenimenti. L'uso da parte di uomini, correnti e partiti dei servizi segreti e contestualmente dei canali massonici per sviluppare le guerre per bande produce l'effetto non secondario di rafforzare l'autonomia e il potere dei corpi separati e delle organizzazioni occulte sempre più in grado di ricattare a proprio vantaggio il ceto politico, soprattutto certi suoi esponenti, quando non addirittura interi partiti.

La continuità delle deviazioni dei servizi e la necessità di una riforma. Il via libera ai terrorismi rosso e nero

Nello stesso periodo l'organizzazione dei servizi segreti subisce un vero e proprio sconquasso. Implicati in tutta una serie di trame con i capi destituiti, inquisiti e talvolta arrestati, come nel caso di Miceli nel 1974 e di Maletti nel 1975, i servizi di sicurezza mostrano quella continuità nella »deviazione che era cominciata con Tambroni (1960), era proseguita con De Lorenzo (1964), aveva investito il SID di Henke ( 1966) e di Miceli ( 1970) e si era allargata al ministero dell'Interno con l'Ufficio Affari Riservati di Federico U. D'Amato. Ai vertici di gran parte di questi diversi settori sedevano uomini della P2 nel senso che erano iscritti al momento della nomina o vi si iscrivevano subito dopo. Mentre la crisi dei servizi tocca il punto di massima acutezza, nel paese si sviluppano i terrorismi »rosso e »nero , facilitati dalla mano libera lasciata loro dalle forze dell'ordine occupate a dilaniarsi al loro interno piuttosto che a perseguire i fini istituzionali.

Episodi importanti e significativi di un terrorismo a cui si era lasciata massima libertà di movimento sono due assassinî del '76: quello del procuratore generale della Repubblica di Genova, Francesco Coco, e della sua scorta, effettuato l'8 giugno dalle Brigate Rosse, e quello del giudice di Roma Vittorio Occorsio il 10 luglio ad opera di un commando di Ordine Nuovo che rivendicava collegamenti con la massoneria.

L'esigenza di un profondo rinnovamento degli apparati di sicurezza è largamente avvertita in un paese divenuto la patria del terrorismo, delle stragi e degli assassinî cosiddetti »politici . L'Ufficio Affari Riservati del ministero dell'Interno, diretto da Federico Umberto D'Amato (P2), viene sciolto e al suo posto è creato nel giugno 1974 un Ispettorato generale per la lotta contro il terrorismo (»Antiterrorismo ) affidato al questore Emilio Santillo, trasformato due anni dopo in »Servizio di Sicurezza con compiti anche di supplenza dei servizi segreti. Parallelamente anche nell'ambito dell'arma dei carabinieri viene costituito uno speciale nucleo investigativo operante nel Nord affidato al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ma il punto centrale della invocata bonifica resta il SID, il servizio segreto per eccellenza, affidato ai militari del ministero della Difesa. E' per questa ragione che la »riforma del SID occupa un posto rilevante nel dibattito politico del tempo ed impegna a lungo il Parlamento s

ia alla fine della VI legislatura, che si conclude anticipatamente nel 1976, sia nella VII legislatura quando, dopo un lungo e travagliato itinerario, viene approvata il 24 ottobre 1977 una legge di riforma dell'antica struttura unitaria del servizio di sicurezza con lo sdoppiamento in due branche, il SISMI per il settore militare e il SISDE per il settore civile.

La direzione dei nuovi servizi segreti cosiddetti »riformati assume a quel punto una particolare importanza dati i precedenti di inquinamenti, coinvolgimenti e deviazioni. Alla testa dei due servizi sono nominati, alla fine del 1977, i generali Giuseppe Santovito, proveniente dall'esercito, al SISMI e il generale Giulio Grassini, proveniente dai carabinieri, al SISDE. Entrambi sono iscritti alla P2 ed è probabile che proprio questa loro appartenenza faciliti la loro designazione.

Nel decennio precedente l'influenza della P2 era di tipo massonico tradizionale, data la caratteristica che la Loggia aveva fin verso la svolta del 1974 1975. Come De Lorenzo, anche il suo successore Giovanni Allavena era massone, così come lo erano Miceli e Maletti e molti dei loro collaboratori. Ma dopo il 1975 la P2 cresce di dimensioni e in potenza: Gelli viene nominato »maestro venerabile e dominus assoluto della Loggia, mentre le nuove affiliazioni si moltiplicano in molti settori della vita pubblica. Il potere di Gelli aveva forse rappresentato per Miceli nel 1970 un elemento concorrente nelle decisioni di responsabili politici mentre alla fine del 1977 la subordinazione dei servizi segreti alla P2 ha carattere ben altrimenti sistematico.

Oltre a Santovito e Grassini anche il coordinatore dei servizi, il prefetto Walter Pelosi, posto a capo del CESIS, è un aderente alla Loggia. Scrive Gelli nel memoriale n. 2, con il proposito di ridimensionare il suo ruolo: »Sono del tutto estraneo anche ai fatti tra il generale Santovito e il SID che non riguardano minimamente né me né la loggia P2... Ho conosciuto il generale Grassini: è stato mio ospite ed invitato da alcune ambasciate, ma durante i nostri incontri non gli ho mai posto domande sul lavoro che svolgeva .(1)

La nomina dei due piduisti, che avrà conseguenze così nefaste per tutt'e due le branche dei servizi, non si fondava su un giudizio tecnico ineccepibile. I trascorsi del generale Santovito non erano affatto rassicuranti in quanto era stato uno stretto collaboratore del generale De Lorenzo e più tardi era rimasto coinvolto nel tentativo golpista del 1974, quando ministro della Difesa era lo stesso Giulio Andreotti che nel 1977 è presidente del Consiglio. Anche la promozione del generale Giulio Grassini era tutt'altro che cristallina: al candidato naturale Santillo, allora a capo dell'»Antiterrorismo predecessore del SISDE, era stato preferito un candidato che si era addirittura impegnato con una memoria scritta nella difesa del comandante dell'Arma De Lorenzo nell'ambito dell'inchiesta militare interna per i fatti del 1964.

Anche ai livelli immediatamente sottostanti quelli di direzione permanevano o venivano nominati elementi piduisti in ruoli di particolare rilievo: il generale Pietro Musumeci, capo dell'ufficio controllo e sicurezza, e il colonnello Sergio Di Donato nell'ufficio amministrativo, al SISMI; il commissario di P.S. Elio Cioppa, responsabile del coordinamento dell'Italia centro meridionale che si avvaleva della consulenza e della collaborazione di Licio Gelli come una importante e attendibile fonte informativa, e il maggiore Vincenzo Rizzuti, direttore della divisione affari generali e capo della segreteria di Grassini, al SISDE.

L'assenso comunista alle nomine piduiste.

Il Comitato parlamentare di controllo come organo di integrazione

Della natura profondamente inquinata dei servizi cosiddetti riformati e del loro completo infeudamento alla P2 attraverso membri della Loggia ci si accorgerà solo all'indomani del ritrovamento delle liste e a mano a mano che si riesamineranno con inchieste giudiziarie e parlamentari i casi clamorosi delle »inefficienze o dei tradimenti, dal caso Moro al caso Cirillo, ai depistaggi negli attentati a treni fino alla strage della stazione di Bologna (agosto 1980). Di chi era stata dunque la responsabilità di quelle nomine tra la fine del '77 e l'inizio del '78 e su chi aveva potuto avere influenza la pressione gelliana e del gruppo di potere coagulato nella P2?

Gli uomini di governo a cui spettavano in ultima analisi le scelte erano il presidente del Consiglio Giulio Andreotti, il ministro dell'Interno Francesco Cossiga e il ministro della Difesa Attilio Ruffini. Loro quindi le responsabilità governative formali e sostanziali su cui si era potuta esercitare per vie dirette o traverse l'opera di pressione messa in atto dalla P2. Ma accanto all'occupazione democristiana dei posti di comando governativi, la situazione politica e istituzionale del tempo presenta tratti diversi dal passato. Dal 1976 era entrato sostanzialmente a far parte dell'area di gestione del potere, se pure con successive gradazioni di collaborazione parlamentare, il Partito comunista con tutta la forza derivatagli dal grande avanzamento ottenuto nelle ultime elezioni politiche. Alla fine del 1977 è pienamente operante quella »solidarietà nazionale che vede per la prima volta fortemente impegnati i comunisti nel sostegno al governo Andreotti. Anche nel settore specifico il PCI aveva già da tempo

imboccato la strada della collaborazione con le alte gerarchie militari e dei servizi segreti decidendo di stabilire buoni rapporti nonostante che i vertici e le strutture di questi ultimi fossero in piena »deviazione .(2)

Dal 1975 al 1978 furono stabiliti e mantenuti rapporti continuativi tra i capi del SID e i dirigenti del PCI, il senatore Ugo Pecchioli, responsabile dei problemi dello Stato, e il senatore Arrigo Boldrini, esperto delle questioni militari. Di questi assidui contatti vi sono le testimonianze degli uomini dei servizi, nei documenti giudiziari e in notizie di stampa. Depone l'agente del SID capitano Antonio Labruna (P2): »Alla fine del 1974 venni per pura coincidenza a conoscenza del contatto avvenuto con l'on. Boldrini: azione iniziata dal tenente colonnello Viezzer (P2) in Ravenna e conclusasi a Roma in successivi incontri avvenuti in un nostro ufficio di via Rasella. Il mio compito era il servizio di sicurezza all'esterno della strada... .(3) Boldrini stesso in una intervista resa nel settembre 1981 e dedicata ai rapporti di Maletti con il PCI dichiara: »Alcuni elementi dei servizi [presero l'iniziativa degli incontri]. Si rendevano conto che una riforma era necessaria... .(4) Anche il colonnello Nicola Fal

de, un ex ufficiale del SID, in un suo pubblico memoriale ricorda che una certa interrogazione parlamentare di deputati comunisti è »il frutto dell'intesa stabilita in quell'epoca tra Maletti, che riesce ad accreditare una sua affidabilità democratica a sinistra, e gli onorevoli Boldrini e Pecchioli, gli esperti nei rispettivi settori di competenza del PCI .(5)

Quando si trattò dunque di procedere alla nomina dei nuovi direttori dei servizi »riformati , Santovito e Grassini, vi fu il sostanziale gradimento delle forze che componevano lo schieramento di solidarietà nazionale essendo la prassi di quel periodo che il governo proponesse ai partiti le nomine e che questi potessero obiettare ponendo una specie di veto. Del resto erano passati tre anni da quando il PCI aveva rotto gli indugi stabilendo rapporti con i servizi prima con Maletti, arrestato nel 1975, e poi con altri elementi di vertice. Allorché la nuova legge entra in vigore, quella cogestione delle informazioni che si era realizzata informalmente fino alla riforma prosegue in maniera istituzionalizzata.

Con l'istituzione nel dicembre 1977 del »Comitato parlamentare per il controllo sui servizi di sicurezza si perfeziona l'integrazione istituzionale del PCI nell'ambito dell'intesa di solidarietà nazionale. Dal 1977 al 1979 e poi ancora negli anni più recenti, accanto alla presidenza di un democristiano, Erminio Pennacchini, occupa con continuità la vicepresidenza il comunista Ugo Pecchioli, senza tuttavia riuscire in nessun modo a modificare l'attività antistituzionale dei servizi segreti . Tutte le più gravi »deviazioni dei servizi segreti si realizzano proprio in questo periodo. Di più, quelle che dovrebbero essere soltanto funzioni di »controllo, di proposta e di iniziativa del Comitato parlamentare, hanno di fatto finito per allargarsi a una sorta di cogestione degli indirizzi dei servizi segreti sicché l'organo parlamentare ha sostanzialmente coperto dal momento della sua istituzione le malefatte piduiste per mancanza di informazioni o per deliberata connivenza.

E così i »servizi riformati , che avrebbero dovuto interrompere una lunga vicenda di »deviazioni , nascono con un tasso di infiltrazione piduista superiore a quello, già molto alto, degli anni precedenti. Per la prima volta tutte e tre le direzioni degli organi più delicati dello Stato, SISMI, SISDE e CESIS, sono occupate da membri della P2. Grazie alla gestione della riforma effettuata dai partiti della solidarietà nazionale nei servizi segreti hanno potuto continuare a imperversare uomini non affidabili legati alla P2, che hanno condotto a termine nel periodo 1978 1981 un'attività altamente sospetta rispetto ai compiti istituzionali. Questa libertà di »deviare è derivata loro anche dai rapporti che hanno stabilito con uomini politici e partiti, allargando l'arco dei coinvolgimenti indispensabile per rafforzare quell'autonomia di intervento su cui ha potuto prosperare la P2.

NOTE

1. "Memoriale Gelli", seconda parte, cit.

2. Un articolo "Il PCI e i servizi segreti" apparso in »Panorama del 7 settembre 1981 ricostruisce i tempi e i modi della svolta del PCI nei confronti delle Forze Armate e dei servizi di informazione. Scrivono i giornalisti Carlucci e Incerti: »... Il primo clamoroso segno del mutamento dei rapporti PCI Forze armate venne da un convegno che i comunisti organizzarono a Roma nel febbraio del 1974. La nuova linea fu: le Forze armate non possono più essere un corpo separato dallo Stato per "impedire che vengano aperti varchi a manovre eversive e a tentativi reazionari"; non è più in discussione la presenza dell'Italia nella Nato; la politica militare non deve più essere una esclusiva degli alti gradi; la vita democratica deve entrare nelle caserme a tutti i livelli .

»A firmare il nuovo corso furono i due massimi esperti militari del PCI: oltre a Boldrini, Ugo Pecchioli, responsabile della sezione problemi dello Stato del partito".

»I vertici militari rimasero colpiti dalle nuove tesi. Ma non mossero un passo. Fu invece una parte dei servizi segreti, compromessa con i settori più reazionari dei corpi separati, a intravvedere subito la strada per rifarsi una faccia a sinistra. Ma la guerra interna (lo scontro tra il generale Vito Miceli, allora capo del SID, e il generale Maletti) bloccò ogni iniziativa immediata. Solo quando Maletti restò padrone del campo i servizi si mossero. Tanto più che, negli uomini del reparto D, c'era la netta sensazione che il PCI potesse entrare molto presto nell'area del potere (già sapevano che Giulio Andreotti si muoveva per favorire questo progetto).

»Nella primavera del 1975 diventò dunque vitale per il SID prendere contatti con i comunisti; il reparto aveva ordinato un sondaggio segreto, svolto attraverso le stazioni dei carabinieri di tutta Italia, sulle vicine elezioni amministrative. Le previsioni erano clamorose: il PCI avrebbe raggiunto il 34 35 per cento dei voti. Un balzo senza precedenti. Maletti riunì i suoi e disse che era arrivato il momento di muoversi: quel dossier sulle elezioni poteva essere la chiave giusta per aprire la porta delle Botteghe Oscure .

3. Memoria inviata dal capitano Antonio Labruna alla magistratura nell'aprile 1981 nell'ambito del procedimento sul fascicolo M.Fo.Biali, pubblicata in All. (T.), vol. III, tomo XII, pp. 197 sgg.

Vedi anche la lettera inviata dal cap. Labruna alla Commissione P2 il 5 giugno 1984, pubblicata in Au. (T.), vol. III, tomo XII, pp. 215 sgg.

4. "Il PCI e i servizi segreti", »Panorama , cit.

5. Dall'Esposto denuncia di Nicola Falde alla Commissione P2 del 19 ottobre 1982, pubblicato in All. (T.), vol. III, tomo XII, p. 184.

 
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