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Pannella Marco - 21 marzo 1986
C'è ancora qualcuno che vuole ingessare il sistema politico?
di Marco Pannella

SOMMARIO: Replica a Stefano Rodotà che oppone alla riforma in senso maggioritario del sistema elettorale la riduzione ad uno del voto di preferenza ai candidati. Una tale riforma rafforzerebbe la partitocrazia consentento alle grandi lobbies nazionali e internazionali un controllo totale degli eletti.

(REPORTER, 21 marzo 1986)

Non mi aspettavo da Stefano Rodotà una "summa" degli argomenti antimaggioritari e antibipolari che venivano opposti negli anni '50 a Maurice Duverger dai difensori della IV Repubblica.

Ma resto francamente stupito dal fatto che - dopo anni di dibattito - egli resti ancorato a proposte di ingessamento partitocratico del sistema politico, di sostanziale difesa del monopartitismo imperfetto che caratterizza l'attuale regime, con l'aggiunta di un monocameralismo che non mi sembra proprio essere esente dal sospetto di quel vizio di semplificazione contro cui giustamente egli mette in guardia gli altri.

Anche Rodotà, come gli altri, propone di imbellettare in senso uninominale la proporzionale vigente, proponendo a modello - mi pare - il sistema elettorale del Senato e delle Provincie attuali, che non mi sembra diano risultati migliori; se non quelli di penalizzare le correnti esterne ai grandi partiti, oltreché quelle interne. E' vero: al Senato Pr e Dp, Pli e, ieri, Pdup sono esclusi, o quasi. E la Sinistra Indipendente, no; anzi ...E' un pò poco.

Anzi, è un pò troppo. La verità è che - a volte, culturalmente, antropologicamente, per chi è eletto nel Pci per essere presente in Parlamento come "Sinistra Indipendente", per decreto dei massimi organi burocratici del partito - il sistema partitocratico va bene: il solo problema è che assicuri un'effettiva possibilità di interna "alternanza", o quanto meno - per altri - di "maggioranze istituzionali" che vivano anche nell'istituzione esecutiva e non più solamente in quelle rappresentative e quelle di lottizzazione degli enti locali, assistenziali, sanitari, dell'imprenditoria editoriale o edilizia...

Così la bestia nera diventa il "voto preferenziale", come fonte di "corruzione", e non di correzione della volontà oligarchica dei partiti con una maggiore possibilità di incidenza dell'elettorato e dell'opinione pubblica. Così, in realtà le grandi forze di corruzione e la forza oligarchica dei vertici dei partiti contro la loro vita più o meno democratica, sarebbero incontrastate. Basterebbe che le forze di pressione, - le grandi lobbies nazionali e internazionali, assicurassero ai soli vertici dei partiti, in occasione delle campagne elettorali, somme ingenti per conquistare matematicamente la certezza di poter disporre di loro uomini, nella quantità desiderata. E costoro potrebbero, durante la campagna elettorale, andarsene alle Bahamas o alle Maldive: per tornare riposati e pronti a ubbidire, al momento dell'apertura della (unica) Camera, per di più "fortemente ri dimensionata" nel numero - oltre che nella qualità. Per qualsiasi formazione piccola o medio-piccola diverrebbe praticamente impossibile trova

re candidati, matematicamente certi di non riuscire, impossibilitati a far nulla per assicurarsi e assicurare alle proprie liste nuovi elettori. Comprendo che gli Indipendenti di Sinistra di un certo tipo (non tutti, certo; ma molti) non abbiano da dolersi di questa prospettiva: più di qualsiasi altro essi sono designati piuttosto che eletti (e sono il primo a dare atto al Pci di saper scegliere i propri "indipendenti").

Sono d'accordo, per contro, con Rodotà che il problema resta essenzialmente politico: ma proprio per questo ritengo che una riforma elettorale debba avere una sua forte e diretta influenza per riformare i partiti e il loro attuale sistema: senza di che avremo certo, ogni tre anni, o due, molti "emendamenti" Castellina o Bassolino, o Ingrao, nel Pci o nella Dc o ovunque, perchè gli altri, i Natta, gli Occhetto, i Macaluso meglio possano suonare e ballare il Tango democomunista con qualche arrangiamento dei vecchi spartiti, così come De Mita e i suoi ballano e fanno ballare la tarantella napoletana, con l'aggiunta di alcune note di "requiem" e alcuni passi da marcia funebre.

 
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