Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
ven 23 feb. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Partito radicale
Spinelli Altiero - 4 giugno 1986
Se altri giovani, come te...
Lettera di Altiero Spinelli a Olivier Dupuis

SOMMARIO: Scrivendo a Olivier Dupuis detenuto nel carcere di Bruxelles, Altiero Spinelli, presidente della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo, propone una iniziativa di obiezione al servizio militare dei cittadini europei, motivata con il rifiuto di una difesa apparentemente nazionale, concepita in realtà come forza ausiliaria di una difesa assicurata da un potere imperiale esterno

(Notizie Radicali n· 130 del 4 giugno 1986)

Caro Olivier Dupuis,

hai ragione: la fame nel Sud del mondo, l'assenza di diritti nei paesi dell'Est del mondo, l'egoismo dei privilegiati della libertà e del benessere dell'Ovest, sono i tre grandi problemi di civilizzazione della nostra epoca. Aggiungerei la distruzione progressiva che Nord, Sud, Ovest ed Est stanno compiendo dell'ambiente (la desertificazione, la polluzione dei mari e dell'atmosfera).

Le strutture di decisione in tutti questi campi sono disperatamente anacronistiche, il che implica la necessità di un'azione politica di tipo radicale, perché non si tratta di realizzare una certa forma di società (liberale, socialista, cattolica, islamica) ma di cercare soluzioni appropriate a una serie di mali della nostra epoca.

La più pericolosa di queste strutture pericolanti e tuttavia ancora forti è quella della sovranità illimitata dello Stato, la possibilità di guerra e quindi l'armamento progressivo per aggredire o difendersi, discende da ciò.

Finché il mondo sarà diviso in Stati sovrani, la difesa, e quindi i soldati, gli eserciti, saranno un dato inevitabile? Se in un paese esiste un esercito mercenario, tutti hanno il diritto di non voler fare il soldato; se c'è un esercito di coscritti, il diritto di rifiutare il servizio militare non può essere definito e limitato dalla legge.

Sono convinto che c'è, per ogni legge, e quindi anche per questa, il dovere più ancora che il diritto di contestare la legge esistente e di chiederne la modificazione o l'abolizione; i meccanismi politici democratici esistono, tra le altre cose, anche per questo. E tra gli strumenti possibili al fine di suscitare cattiva coscienza nei difensori della legge esistente e di organizzare consenso intorno agli innovatori, c'è lo strumento della disobbedienza civile. L'impiegare o no questo metodo è sempre frutto di una valutazione politica.

Perché la disobbedienza civile suscita sempre, in un uomo normale, una sana reazione di rigetto, colui che disobbedisce deve saper ben calcolare che, in un lasso di tempo ragionevole, la cattiva coscienza generata nell'uomo normale dalla punizione del disobbediente diventerà predominante sulla reazione di rigetto.

Io credo che l'obiezione di coscienza contro il servizio militare per ragioni personali possa creare una cattiva coscienza molto limitata. Posso infatti dire: non voglio trovarmi nelle condizioni di potere essere ucciso, o meglio: le mie convinzioni mi impediscono di uccidere. Nel primo caso, non credo che molte persone ne sarebbero commosse. Nel secondo caso, il diritto a non uccidere in assoluto potrebbe essere riconosciuto da una società molto rispettosa delle convinzioni profonde di ciascuno, in un numero di casi molto limitato, ove la profondità e sincerità di questa convinzione siano chiaramente riconoscibili.

La cattiva coscienza può al contrario crescere e divenire una forza politica, se l'obiezione di coscienza non è diretta contro il dovere in sé di partecipare alla difesa della propria comunità, ma contro il fatto che questa difesa è assurda, ingiusta e che dovrebbe essere rimpiazzata da un'altra forma di difesa, più razionale, più giusta...

Se, per esempio, un numero crescente di giovani reclute cominciasse a farsi mettere in prigione, perché rifiuta una difesa apparentemente nazionale, concepita in realtà come forza ausiliaria di una difesa assicurata da un potere imperiale esterno, e quindi una difesa in apparenza senza significato, ma in realtà umiliante per un popolo libero; se si rivendicasse una difesa comune europea, gestita da un potere democratico europeo, inscritta in una politica estera europea davvero comune, che voglia a breve e medio termine porsi come partner dell'alleato americano, e non come forza ausiliaria -come era la cavalleria numida per i romani o i gourka per gli inglesi-; una politica che a lungo termine si batta con autorità e peso politico reale per la creazione progressiva di un governo mondiale, solo detentore delle armi convenzionali e non convenzionali, e maestro esclusivo dell'impiego o non impiego delle scoperte scientifiche per la creazione di nuove armi -in questo caso, una campagna di disobbedienza civile pot

rebbe avere un peso politico crescente. Ma dovrebbe essere preparata e lanciata in momenti ben scelti.

Ti sottopongo queste riflessioni perché sei in carcere per rifiuto del servizio militare, e spero che ti aiuteranno nelle tue meditazioni. In fin dei conti, bisogna ad un certo punto scegliere se seguire l'esempio di Socrate, che diceva: obbedisco fino a morire alle leggi della città, anche se sono ingiuste, o invece se seguire l'esempio di Antigone, che diceva: disobbedisco, fino a morire, alle leggi della città, perché devo obbedire a una legge superiore. Talvolta l'una, talvolta l'altra, sono la parte della ragione.

 
Argomenti correlati:
obiezione di coscienza
europa
riforme
fame e sottosviluppo
sovranita' nazionale
stampa questo documento invia questa pagina per mail