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Spadaccia Gianfranco - 20 agosto 1986
Cessazione delle attività: un estremo tentativo di dialogo
di Gianfranco Spadaccia

SOMMARIO: La consapevolezza della "mancanza" di forza radicale, della inadeguatezza a battere l'assenza di democrazia è diventata, negli interventi all'Assemblea nazionale che di questo ha discusso, determinazione a progettare la propria cessazione come annuncio rivolto agli altri. Una analisi del dibattito e degli interventi esterni che hanno caratterizzato l'Assemblea del 25/27 luglio.

(Notizie Radicali n· 192 del 20 agosto 1986)

La risoluzione del congresso, che impegnava gli organi esecutivi a predisporre un progetto di cessazione delle attività del Partito radicale, è stata a lungo vissuta come una minaccia incombente, e come un incubo minaccioso è stata a lungo rimossa e allontanata per non affrontarla.

L'assemblea del 25, 26, 27 luglio ha interrotto la rimozione. Il dibattito sulla cessazione delle attività è divenuto tema di dibattito politico interno al Partito radicale, ed ha cominciato ad essere tema di riflessione e di confronto per le altre forze politiche e per la stampa.

Si poteva temere che i radicali disertassero l'assemblea: se si doveva discutere di cessazione, di autoscioglimento o di chiusura, perché affrontare un lungo viaggio, spostarsi con il caldo di fine luglio, partecipare ad un'assemblea faticosa e triste? Invece alle ore 16 del 25 luglio, quando Pannella ha cominciato la sua relazione, la vasta sala dell'Hotel Jolly era gremita, e molta gente era costretta a seguire i lavori in piedi. E il clima dell'assemblea non è mai stato in quei tre giorni quello di un funerale. Non era il clima di un partito in liquidazione.

Si poteva temere un dibattito tutto emotivo e conflittuale, superficiale e rancoroso, come a volte sono stati i dibattiti radicali. Invece è stato un dibattito teso e approfondito, con molti interventi belli e suggestivi: un dibattito né triste né disperato, ma al contrario aperto alla speranza, dibattito che ha avuto la capacità di guardare all'esterno, allo spessore dei fatti e dei processi reali, ed anche alla realtà della propria interna capacità e inadeguatezza ma pur sempre in relazione alla gravità di quei condizionamenti oggettivi (gravi nel senso di »gravare , come ostacoli che gravano sul terreno e che è difficile rimuovere per mancanza di forze).

Non tenteremo neppure di ricostruire qui, pretendendo di riassumerli in maniera necessariamente grossolana e sommaria, i diversi contributi, le diverse voci, i diversi accenti di questo dibattito. Possiamo forse tentarne una impressione conclusiva, una sintesi davvero essenziale (e perciò forse incompleta e sfocata). Questa consapevolezza della »mancanza di forza radicale, della propria incapacità e inadeguatezza a battere l'assenza di democrazia, diventa determinazione collettiva a non subire passivamente la sconfitta e il fallimento, a non farsi »cessare dagli avvenimenti. Diventa determinazione a progettare la propria cessazione, come annuncio rivolto agli altri: denuncia certo delle condizioni che la rendono inevitabile e obbligata, ma anche estremo tentativo di dialogo con le altre forze politiche, con i non radicali, perché si adoperino lì dove i radicali non sono riusciti, o perché insieme, finche si è in tempo, si provino a rimuovere con i radicali, divenendo radicali anch'essi, gli ostacoli che d

a soli gli iscritti al Pr, questi iscritti al Pr, non sono in grado di rimuovere.

E' questa consapevolezza, la consapevolezza di questo compito, che ha fatto dell'Assemblea un convegno di gente non rassegnata. Proprio per questo, Pannella e Negri hanno potuto dare un appuntamento a tutti al congresso di fine ottobre, rivolgendo un appello perché sia un congresso numeroso come mai sono stati i congressi radicali.

E il dopo? E dopo la cessazione? A queste domande nessuno è stato in grado di rispondere, nessuno ha la risposta. Con il progetto di cessazione si apre un processo che non ha sbocchi preventivi, che non consente sicurezza, può avere diversi esiti, e fra questi e in primo luogo la scomparsa del Partito radicale. Ma intanto il progetto di cessazione è un impegno di lotta, di dialogo e di speranza, non un progetto di liquidazione. Ne può derivare la chiusura, ma potrebbe derivarne invece una nuova straordinaria aggregazione di energie e forze intellettuali e politiche, fino ad oggi insospettate, e certamente impreviste e imprevedibili: questa aggregazione potrebbe trovare forme nuove e diverse dal Partito radicale, o potrebbe portare invece ad una rifondazione del Partito radicale come motore essenziale del rinnovamento laico e della riforma democratica della società e dello Stato.

Si poteva temere che il mondo politico reagisse tutto con sordità e cinismo, o con interessata aspettativa, all'annuncio della cessazione delle attività del Partito radicale. Si poteva legittimamente ritenere che attraverso la stampa passasse solo un messaggio negativo: un messaggio di fallimento e di chiusura. Invece abbiamo avuto segni di presenza e anche di »partecipazione da parte dei massimi dirigenti dei partiti laici e socialisti, segni di attenzione e di confronto da essi e anche da appartenenti ad altri partiti, inusitati »per e »con il Partito radicale. Non davano insomma l'impressione di essere lì, come qualcuno li ha descritti, forse proiettando sugli altri proprie malsane e illusorie aspettative, al capezzale del malato, pronti a spolpare l'osso dell'eredità elettorale del Partito radicale.

Se qualcuno si fosse fatto queste illusioni, Marco Pannella si è del resto adoperato per dissuaderlo subito, che l'eredità elettorale radicale non andrebbe ai più vicini, ma ai più lontani, ad alimentare la protesta comunque agitata, o ad alimentare il partito del rifiuto e dell'astensione. Al contrario, fra la relazione di Pannella, tutta tesa a farsi comprendere da questi »altri , e gli interventi di Spadolini, di Martelli, di Ciocia, di Patuelli, di De Luca e di Gunnella ma anche di Baldassarre Armato, si intreccia uno scambio di valutazioni politiche, di proposte e risposte che lasciano intravvedere la possibilità di rapporti diversi, la speranza forse di nuove unità, comunque almeno la promessa della crescita di un dialogo comune.

Pannella ha lanciato una provocazione ai »laici e ai socialisti: ma davvero ritenete che fra voi, e fra voi e noi, ci siano differenze e distanze più gravi di quelle che non hanno impedito a Ingrao e Amendola di stare insieme nello stesso partito comunista, o che non impediscono a De Mita, a Donat Cattin, a Forlani di militare nella stessa Democrazia Cristiana? E ha fatto seguire una proposta appena accennata, quasi sussurrata: è davvero possibile pensare che i segretari del Psi e Pli, Pri e Psdi, e Partito radicale possano convenire di trovarsi periodicamente, senza agende prefissate, senza pubblicità, per discutere della situazione politica e delle prospettive comuni?

Abbiamo visto Spadolini, che pure non ha raccolto questa proposta, abbandonare il testo di un intervento già scritto per rispondere alle sollecitazioni e alle analisi di Pannella. E abbiamo ascoltato le risposte positive a questa proposta di Martelli e Ciocia per il Psi e il Psdi, di Patuelli e di De Luca per il Pli, in interventi di cui riportiamo ampli stralci e che appaiono attenti ai problemi istituzionali e politici, ai problemi di democrazia e di diritto, »rivelati dalla questione della »cessazione radicale.

Dall'assemblea di questo partito »cessante è stata anche riproposta l'idea di una radicale riforma istituzionale ed elettorale del sistema politico, attraverso il passaggio radicale dalla proporzionale al sistema uninominale anglosassone.

Un altro segno anche questo di volontà democratica e riformatrice. Ma abbiamo la capacità di avvertire noi stessi e gli altri che questo segno di vitalità corre il rischio che hanno già corso le altre nostre battaglie per la vita e per il diritto: di essere cioè smorzato prima dalla disinformazione, e soffocato poi dalla mancanza di confronto democratico.

E tuttavia proprio dalla stampa c'è venuta proprio nei giorni dell'assemblea e in quelli immediatamente successivi, un'attenzione critica incoraggiante: non tanto e non sempre dagli articoli di cronaca del dibattito, quanto da una serie di articoli e di editoriali di commentatori e di politologi, dedicati alla questione della cessazione delle attività del Partito radicale (come gli altri dedicati alla chiusura di Radio radicale). Alcuni di questi articoli, i più interessanti, sono riportati in questo numero di »Notizie Radicali . Anche da questo è possibile sperare che una questione che apparirebbe solo del Partito radicale diventi una questione della democrazia italiana; la questione della riforma democratica della società e dello Stato.

 
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