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Mercenaro Andrea, Pannella Marco - 15 novembre 1986
O lo scegli o lo sciogli ma Pannella non lo togli
GRANDI SCENEGGIATE/IL PENULTIMO ATTO DEL PARTITO RADICALE

di Andrea Mercenaro

SOMMARIO: "Da tre ore di appunti forsennati, ecco un tentativo di intervista ordinata" a Marco Pannella: se entro il 31 dicembre il Pr non raccoglierà diecimila iscrizioni sarà automaticamente sciolto. Perché diecimila? abbiamo bisogno di diecimila azionisti per fare breccia in partiti divenuti apparati parastatali. E' necessario passare al sistema elettorale maggioritario per sostituire al "pluralismo" libanese una democrazia dove si possa votare il governo delle cose concrete. Avevo proposto ai partiti laici di vederci periodicamente ogni due mesi, con la convinzione che dopo quattro o cinque volte la foto di famiglia sarebbe diventata un fatto compiuto.

(L'EUROPEO, 15 novembre 1986)

(Tessere. Polo laico. Gli otto referendum. La scadenza del 31 gennaio. Dopo l'ennesima piroetta il gran capo detta le condizioni per sopravvivere e annuncia le prossime battaglie)

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"Solo uno stronzo potrebbe rispondere a questa domanda. E mi consenta di dire che io non mi considero tale". La domanda era stata abbastanza ovvia, dopotutto: voleva sapere cosa avrebbe fatto Marco Pannella nel caso in cui i diecimila iscritti, indicati dal congresso radicale come condizione per la continuità del partito, non fossero stati raggiunti. Niente da fare, siccome ora l'obiettivo è quello, fino al 31 dicembre si lavorerà a quel fine. Poi chi vivrà vedrà.

Se un'impressione è consentita, tuttavia, toglietevi dalla testa anche solo l'immagine di un'Italia politica orfana di Pannella. Non succederà. Un tipo così non scompare e non si arrende. Ma guardatelo, in quella sua poltrona: voi gli fate una domanda e lui vi risponde con un torrente, che dico, un oceano di ragionamenti, con Rabelais, con la Lega fabiana, con Dostoievskj e con Dio e Ciro Menotti e Mussolini e Maradona. Gli lanciate un osso e si divora, sotto i vostri occhi, un cane. Per cui non siete nemmeno sicuri, alla fine, su che cosa gli abbiate chiesto voi e su cosa, invece, si sia risposto lui. Da tre ore di appunti forsennati ecco dunque un tentativo di intervista ordinata.

"Onorevole Pannella è difficile credere che lei non avesse in mente fin dall'inizio di andare ai tempi supplementari."

"Lo so, lo so che la trivialità di attribuirmi una perduta passione per i giochetti e le prese in giro è dura a morire. Ma io sono davvero stufo di rispondere a delle insinuazioni".

"Aveva detto: sciogliamo il Partito radicale. Poi ha deciso: rinviamo. Perché?"

"Ma io sono andato a discutere in un congresso vivo, non a vendere pacchetti di sigarette già confezionati: suvvia aprite gli occhi: forse, se avessi deciso di andare avanti a testa bassa e di dar comunque battaglia per lo scioglimento, avrei vinto, non lo nego".

"Perché non lo ha fatto?"

"Perché un eventuale 51 per cento sarebbe stato un prezzo troppo alto, un prezzo inaccettabile".

"Quale?"

"Quello di lasciare una scia di rancori in gran parte dei militanti radicali, di lasciare amarezza in molti, addirittura di rischiare la devastazione del piccolo popolo radicale e del suo gruppo dirigente".

"Lei invece è arrivato al congresso suscitando l'unanimità degli interessi e se né è uscito con l'unanimità degli iscritti"

"Bisogna semplicemente capovolgere la sua battuta: i radicali sono stati unanimi nel decidere che se entro il 31 dicembre il partito non raccoglierà diecimila iscrizioni sarà automaticamente sciolto. E che se entro il 31 gennaio 1987 gli iscritti nuovi non saranno almeno cinquemila sempre scioglimento sarà. Le sembra un giochetto? Provi lei a raccogliere le iscrizioni".

"No, onorevole, per fortuna, o per disgrazia, io non sono Pannella."

"Già, e io invece, che lo sono, le dico che nel 1982, in occasione della lotta contro la fame nel mondo, con uno sciopero della sete in televisione, con il Papa che non nascondeva le sua simpatie, e con l'appoggio dei premi Nobel il Pr fece in tutto un migliaio di tessere".

"Ora c'è molta attenzione intorno a voi."

"Ora sì, ma da qui a Natale? La stampa smetterà di occuparsi di noi e d'altra parte ha già lanciato il suo messaggio: quello di Pannella è un giochetto. Con queste premesse le assicuro che la chiusura è e resta l'ipotesi più probabile".

"Perché questa insistenza sulla necessità che i radicali iscritti devono diventare diecimila?"

"Per un semplice ragionamento di mercato la ditta radicale per svolgere il suo mestiere ha assoluto bisogno che i suoi azionisti raggiungano una cifra significativa".

"Duemila radicali sono bastati a promuovere nientemeno che il divorzio, qualche anno fa. Non è piuttosto una crisi di idee, la vostra?"

"Non è passato qualche anno, ma un secolo, dai tempi del divorzio. Per un motivo soprattutto: i partiti italiani hanno cambiato profondamente la loro natura".

"Si spieghi meglio".

"Prima erano associazioni che in qualche misura rispondevano allo spirito con cui la Costituzione li aveva previsti. Col tempo sono diventati apparati parastatali immobili. Apparati dove non circolano più idee, ma clienti; dove gli ideali hanno lasciato il posto alla distribuzione e alla regalia del posto di lavoro, o alla difesa di interessi corporativistici".

"E per fare breccia in questi partiti occorrono più iscritti di un tempo?"

"Esattamente".

"Ma per fare che cosa? Nonostante il congresso, questo non è chiaro."

"Mi lasci fare una premessa significativa: io credo che la combinazione tra le necessità ideali che pulsano dovunque, frustrate, e 20 mila persone organizzate consentirebbero ogni speranza".

"Cioè?"

"Ricordate che purtroppo l'Italia degli anni Venti ispirò e orientò la politica di tutta l'Europa? Bene, oggi, e su contenuti completamente diversi, l'Italietta periferica, potrebbe svolgere una funzione identica, di esempio e di traino".

"Questo è troppo e troppo poco insieme. Veniamo all'Italia. E al polo laico."

"Il polo laico? Detto così non mi interessa, non è per questo che i radicali si battono".

"E per che cosa si battono?"

"Per fare le riforme, per cambiare questo paese. E a questo fine, francamente, non mi interessa l'unità delle forze laiche, ma piuttosto l'unità laica delle forze".

"Pannella, non mi faccia venire il mal di testa. Non vi interessa un rapporto con i partiti laici?"

"Certo, i partiti laici esistono e anche con loro bisogna fare i conti. Ma avvisandoli prima di tutto su una cosa semplice e decisiva insieme".

"Quale?"

"Come fanno a proporre i loro partitini alle generazioni del futuro? A proporre quei loro piccoli fantasmi ai giovani del duemila? Sono dei cadaveri organizzativi e ideologici consentiti dalla legge elettorale proporzionale e dallo Stato assistenziale. Da nient'altro".

"Il sistema proporzionale, però, garantisce il pluralismo politico. Lei vuole eliminare il pluralismo politico?"

"Sì, il pluralismo, secondo noi, è profondamente antidemocratico. Rimanda ad una concezione libanese dello stato, alla difesa di interessi neanche corporativistici".

"Il contrario della concezione anglosassone?"

"Proprio così: il sistema elettorale uninominale consente di votare il governo delle cose concrete, giorno per giorno. La sua superiorità democratica è fuori discussione":

"Beh, fuori discussione non direi, visto che proprio i partiti laici sono quelli con maggiori perplessità."

"E' vero che c'è qualcuno timoroso di perdere il proprio piccolo orto. Ma basta fotografare la situazione di oggi per vedere con chiarezza che i laici, nelle circoscrizioni elettorali, non sono davvero la terza forza, ma quasi sempre la seconda o la prima".

"Ma a che punto sono i vostri rapporti? La cosiddetta famiglia laica ha davvero trovato la voglia di stare insieme?"

"Le voglio rilevare una cosa: dopo la nostra assemblea nazionale del luglio scorso ho mandato una lettera privata ai segretari e ai presidenti del Psi, Psdi, Pri, Pli e Pr. Ho chiesto loro: incaricatemi di convocare voi dieci, discretamente, ogni due mesi, in casa ora dell'uno ora dell'altro. Per discutere".

"E che risposte ha avuto?"

"In quattro hanno aderito con entusiasmo".

"Chi ha detto di no?"

"Giovanni Spadolini".

"Per quale motivo?"

"Mi ha detto: Marco, se accetto e il mio partito lo sa mi lincia".

"Aveva proposto un ordine del giorno, per quelle riunioni?"

"Nessun ordine del giorno. volevo solo che si riprendesse l'abitudine a vederci, magari con le mogli, le famiglie. Con la convinzione che dopo quattro o cinque volte la foto di famiglia sarebbe diventata un fatto compiuto".

"E Spadolini ha mandato tutto all'aria. A proposito, non è neanche venuto al congresso."

"Già. Si è incazzato per la mia comparsa a "Drive in" e ha fatto venire Aristide Gunnella".

"Non l'avete apprezzato?"

"A prescindere da Gunnella non apprezziamo il fatto che in Sicilia, attraverso il Partito Repubblicano siano transitati numerosi mafiosi e uomini di malaffare".

"Con Piromalli in casa bisognerebbe dirvi: chi è senza peccato scagli la prima pietra."

"Dobbiamo ancora ripetere la differenza che passa tra un detenuto condannato all'ergastolo e uomini liberi che usano i partiti per i loro loschi affari?"

"Torniamo alla proposta di riforma elettorale col sistema uninominale all'inglese. Qual è il suo vero obiettivo?"

"Quello di costringere Dc e Pci abbandonare le proprie spoglie parastatali e tornare a fare politica".

"E perché mai dovrebbero?"

"Sono convinto che se partecipassero ad una competizione elettorale candidato contro candidato andrebbero a dar la caccia ai vari personaggi dell'area laica per metterli sotto i loro simboli. Convinti, che se no, perderebbero".

"Non candiderebbero Comunisti, i comunisti?"

"Non più funzionari di partito, comunque. E credo proprio che dovrebbero scegliere un Giuseppe De Vittorio, piuttosto che un Enrico Berlinguer. O quantomeno, che Enrico Berlinguer dovrebbero candidarlo in Sardegna invece che in Abruzzo".

"Per adesso, però, siete voi quelli che vanno a caccia di personaggi di altri partiti e proponete loro la doppia tessera."

"Noi non siamo andata a caccia, come dice lei. Abbiamo fatto una proposta politica che uomini di altri partiti hanno ritenuto utile a loro stessi appoggiare. Utile a loro stessi prima di tutto badi bene".

"Perché?"

"Credo che la tessera radicale presa da iscritti del Psi, del Psdi, del Pli e del Pri, ma anche da parte del comunista o del democristiano sia anche il mezzo che quel militante può usare per far rinascere, dentro il proprio partito, le ragioni ideali costitutive scomparse da tempo".

"Eppure, per ora, la foto di famiglia laica è lontana dall'esser sviluppata. E i repubblicani si sono chiamati fuori."

"Io non escludo che se gli altri quattro partiti andassero avanti nel loro rapporto lo stesso Pri non verrebbe aiutato a cambiare posizione".

"A che punto stanno ora?"

"Buono. Intanto non si può sottovalutare che le profferte di amicizia contano, e contano parecchio. E che in 12 mesi, passando per i nostri ultimi due congressi e per l'assemblea nazionale di luglio, è la terza volta che queste profferte avvengono, calorosamente".

"Psi, Psdi, e Pr: l'intesa maggiore sembra rinchiusa in questo ambito."

"So bene che questo è lo schemino che circola. Ma per noi, lo diciamo ben chiaro, non si prescinde dai liberali. Siamo assolutamente determinati a mandare avanti l'intero discorso anche con loro".

"E questo dunque il panorama politico che lei prefigura per l'Italia? Tre famiglie, quella democristiana, quella comunista e quella laica in concorrenza tra loro?"

"No, tutte e tre sarebbero comunque vecchie, inadeguate. Il varo della riforma elettorale e del sistema uninominale servirà proprio a mescolarle, a farle diventare due, in alternativa l'una all'altra".

"E per Marco Pannella, senza Partito radicale, con i suoi diecimila iscritti tutto ciò diventerebbe impossibile."

"Proprio così. Senza Pr questo processo si bloccherebbe. Non solo, le assicuro che senza di noi gli otto referendum che dovrebbero tenersi nel giugno del 1987 sarebbero messi in un cassetto e abbandonati".

"E neanche la riforma elettorale vedrebbe la luce."

"Passerebbe, senza di noi, quella vera e propria controriforma che è la proposta Pasquino. Una riforma contro il cambiamento, sopratutto del Pci".

"E i suoi cugini laici la farebbero passare?"

"Credo di sì. I partiti laici per ora hanno messo la questione nelle mani dei cosiddetti specialisti. E sono tutti, diciamo così, abbastanza pasquinati".

"Mi dica una differenza importante, se esiste, tra il suo modio di vedere le cose e quello di Claudio Martelli."

"Martelli pensa che noi dobbiamo migliorare le nostre proposte, che dobbiamo renderle più popolari, per farle diventare vere e proprie parole d'ordine di maggioranza".

"E lei cosa risponde?"

"Che non è la chiarezza a mancare, al contrario. E che il problema principale consiste nella difficoltà di comunicare con l'opinione pubblica. Non è un caso che, se scoppia l'affaire Tortora, compaia, certo, sulla stampa, ma che la Rai-Tv tenda ad ignorare e a non dire che i radicali e Tortora si sono battuti insieme".

"Voi stessi avete sostenuto che con l'arrivo di Antonio Ghirelli al Tg2 e di Enrico Manca alla presidenza della Rai la situazione è migliorata."

"Così ci sembra, ma bisognerà verificare se alle attese corrisponderanno i fatti".

"Insomma, Pannella, se il Pr il 31 gennaio prossimo non dovesse farcela?"

"La coerenza astratta vorrebbe che ogni radicale, ciascuno per suo conto, si desse da fare per promuovere il più grande sciopero del voto dell'Italia repubblicana. Ripeto la coerenza astratta vorrebbe così. E aggiungo che il dolore per la perdita del nostro partito non potrebbe che rafforzare la vivezza intellettuale di ciascuno di noi".

"E' un caloroso invito affinché le doppie tessere socialiste, liberali e laiche si moltiplichino da qui al momento fatidico?"

"Mi auguro seriamente e lavoro, in questi giorni, perché questo succeda".

 
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