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Pannella Marco - 21 febbraio 1987
"Noi radicali così liberi e così tragici proporremo alle Camere un grande Patto Laico"
di Marco Pannella

SOMMARIO: Alcune proposte per l'imminente Congresso del Partito radicale (Roma, 26, 27, 28 febbraio 1987): costituzione del partito trasnazionale; destabilizzazione nonviolenta dei regimi totalitari; adozione di un nuovo emblema che non possa più essere usato nelle competizioni elettorali; proposta per la presentazione alle elezioni santoriali di liste di "Fronte per la Riforma, federalista e repubblicano" impegnate per l'adozione del sistema elettorale uninominale.

(CORRIERE DELLA SERA, 21 febbraio 1987)

Il Partito radicale attraversa un inedito momento di grazia. La qualità dei quasi diecimila iscritti per il 1987 s'intreccia con quella dei cento più "significativi" non-italiani, le cui storie complessive costituiscono uno spaccato delle tragedie e delle nobiltà del nostro tempo, senza confronti possibili con qualsiasi attuale formazione politica esistente.

Trent'anni si saldano per vie inimmaginate: da Ernesto Rossi e Leonid Pljusce, da Mario Pannunzio a Eugene Jonesco, da Vittorini a Marck Halter, da Ursula Spinelli a Rita Levi Montalcini, da Elena Croce ad Avital Sharanskj e Vassilj Leontieff, da Mario Ferrara a Emanuele Gazzo, e taccio degli straordinari colleghi giornalisti e parlamentari, politici che hanno pagato l'obolo della speranza e della forza, della tolleranza e dell'impegno civile, degli artisti d'ogni Musa, coloro che, a centinaia e centinaia, onorando se stessi, la propria e altrui tragedia, hanno dato e danno fraternità al Pr, dal profondo di condanne e di pene, di carceri e di vicende allucinanti, "per riconoscenza" verso gli avversari più intimi e pericolosi di ieri.

I simboli hanno importanza, negativa o positiva, ma l'hanno; e grande. Per restare all'Italia, Mimmo Modugno che vuole venire a cantare, a sillabare, in apertura di Congresso, "Volare!", lui così schivo, così ancora ferito, così esigente da sé e generoso, come segnale di vittoria della libertà, della persona contro le avversità e le disperazioni, che gli riesca o no, è atto di poesia civile, della quale s'è perso il ricordo, letteralmente d'altri tempi. Futuri, perchè restituiti al presente. Almeno diecimila degli iscritti da ottobre, mille dei quali di piena terza età, non sono mai stati iscritti ad alcun partito. Fu Loris Fortuna, nel 1967, che rispose a dei giornalisti: "I radicali? Non avete compreso nulla: sono i più incredibili attivatori di democrazia e di impegno istituzionale e civile della gente". Bukowskj, al nostro Congresso, ci scaglia contro una sorta di invettiva: "Sciogliervi? Non ne avete il diritto. In Italia la gente non potrebbe adeguatamente conoscervi? Non lo credo. Ma se anche così

fosse io vi dico che non avete questo diritto perchè in URSS e nei Paesi e nei cuori oppressi voi siete conosciuti e giudicati, e non potete tradirli...".

E il capitano Sankara, il "dittatore" militare, quanto onesto e mite, integerrimo e datato mazziniano ("La Patrie ou la mort: on vaincra!") del Burkina Faso, che ci benedice e lascia iscrivere al Partito della nonviolenza il suo ministro degli Esteri, Basil Guissou, e recupera "il sogno di Novalis" per parlare delle attese della sua terra... E i teologi, i preti e religiosi cattolici.

Non abbiamo ora altra scelta che costituire quel partito del diritto alla vita e della vita del diritto, laico, tollerante, nonviolento che il manifesto-appello di cento premi Nobel invoca. Ma è fattibile? Il problema è essere attrezzati allo scopo sul filo dei giorni, passando per la cruna d'ago della nostra vita.

Ecco alcune prime proposte, che getto alla rinfusa, per l'imminente congresso del Pr:

1) Il Partito radicale deve puntare su altre migliaia di iscritti fuori di Italia, entro novembre, per creare un Partito Internazionale, accanto alle superate Internazionali dei Partiti, per una campagna e un progetto di assalto gandhiano, nonviolento, di massa, per costituire gli Stati Uniti della democrazia politica, in Europa e d'Europa, nell'area mediorientale (partendo da Israele) e in quella africana. Per la salvezza dell'ecosistema, per la sicurezza e la difesa, per la rivoluzione tecnologica fondata sulle regole della libertà e del diritto, occorre un "governo delle cose" e delle istituzioni, del mercato e delle autonomie, a dimensione di continente: Unione Europea, subito, quale proposta dal progetto di Trattato approvato dal Parlamento Europeo, dopo tre anni di lavoro e di lotte, con l'animazione di Altiero Spinelli.

2) Il Partito radicale deve mobilitarsi, e incessantemente ricostituirsi usando a fondo e in modo aggressivo le armi della nonviolenza, della democrazia, dell'affermazione prioritaria, "politica", dei diritti umani e politici, dando l'esempio del più intransigente garantismo all'interno dell'area "occidentale" nella quale opera, per meglio determinare una politica di destabilizzazione dei regimi inclusi nel sistema imperiale totalitario e assolutistico sovietico, difendendo, convincendo e proponendo cioè ogni spinta di liberazione e di rivolta responsabile;

3) Il Partito radicale deve quindi affermarsi, sempre più, come "transazionale" e "transpartitico", mirante all'obiettivo di un grande Stato federale e federalista e a quello di un assetto "anglosassone" della democrazia continentale, volto al buon governo democratico e non più all' istituzionalizzazione "libanese" del pluralismo ideologico. Per far questo deve escludere che il proprio emblema (da adottare ex novo) venga più usato, con l'eccezione probabile delle elezioni politiche prossime in Italia, in sedi elettorali nazionali. Deve quindi porsi sempre più, e solamente, quale "secondo partito", nel senso in cui si parla di "secondo giornale". Con conferma di esclusione di qualsiasi disciplina, continuando a riformarsi, annualmente, su obiettivi puntuali, con quanti attorno a loro esprimano, iscrivendosi, "consenso".

Per finire: a) alle prossime elezioni senatoriali, liste di "Fronte per la Riforma, federalista e repubblicano", con l'annuncio che gli eletti proporranno l'adozione di un sistema elettorale uninominale se il Fronte ottenesse più del 30% dei voti (attualmente dovrebbero contare sul 26%), come primo gesto della legislatura; b) a quelle per la Camera, per l'ultima volta, liste del Partito radicale, con la ragionevole speranza di raggiungere e superare il Msi come primo partito "minore", per dissolversi poi in un unico gruppo parlamentare con gli altri partiti laici. Preparare scientificamente, per il Congresso di fine anno, il rilancio transnazionale della grande lotta per il diritto alla vita (nuova campagna d'Africa, per unificare politicamente Europa e parte dell'Africa attraverso la "fioritura del Sahara", la sconfitta dello sterminio per fame attraverso la ricostituzione dell'ecosistema mediante il lavoro e l'integrazione di centinaia di migliaia di europei nelle popolazioni di quella terra), per la v

ita del diritto e una "giustizia giusta", per un'informazione leale e democratica, condizione assoluta di democrazia.

In Italia dovremo poi subito accingerci a convertire e dissolvere Dc, Pci e la stessa "prima forza riformatrice" che avremo costituito, per ridistribuirci secondo il bipartitismo anglosassone, nelle varie realtà istituzionali, sociali, regionali.

Per procedere nella direzione di queste e altre "nuove bestialità" radicali, se il Congresso (e chi ci legge) le condividerà, mi candiderò per sette mesi, fino ad ottobre, a primo segretario del Pr, chiedendo a tutti di darci la forza per queste speranze con la gioia del loro iscriversi.

 
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