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Teodori Massimo - 22 febbraio 1987
FONDI NERI IRI: UNA BATTAGLIA RADICALE
1984-1987

a cura di Massimo Teodori

SOMMARIO: Una raccolta di documenti sulle iniziative del deputato radicale Massimo Teodori in merito allo scandalo dei cosiddetti "fondi neri" dell'IRI, cioè delle ingenti somme sottratte ai bilanci dell'Ente per essere utilizzate a fini di corruzione.

- La proposta d'inchiesta parlamentare

- Il dibattito parlamentare sulla proposta d'inchiesta

- Le denunce dei tentativi d'insabbiamento dello scandalo da parte della maggioranza

- Gli articoli e le dichiarazioni di Massimo Teodori

- L'approvazione da parte della Camera dei deputati della proposta di istituzione di una Commissione bicamerale d'inchiesta

- L'ostruzionismo della maggioranza per impedire la costituzione della Commissione

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PROPOSTA D'INCHIESTA PARLAMENTARE

d'iniziativa dei deputati

TEODORI, AGLIETTA, CALDERISI, CRIVELLINI, MELEGA, PANNELLA, ROCCELLA, RUTELLI, STANZANI GHEDINI, SPADACCIA

"Presentata il 18 dicembre 1984"

Istituzione di una commissione monocamerale d'inchiesta sui "fondi neri" dell'IRI e delle società collegate, le responsabilità amministrative e politiche ad esso connesse

(Atti parlamentari - IX Legislatura - Disegni di legge e relazioni - Documenti - CAMERA DEI DEPUTATI Doc. XXII n. 4)

COLLEGHI DEPUTATI! - Lo scandalo dei "fondi neri" accantonati dall'IRI e dalle società ad esso collegate, Italstrade e SCAI, si sta configurando come il maggiore, per entità e per il livello istituzionale, verificatosi nell'ultimo decennio, un periodo che pure è stato contrassegnato dalla costante non tanto del malcostume quanto della rapina e della truffa ai danni della intera comunità nazionale.

I fatti sono ormai noti almeno per quel che riguarda l'entità del furto commesso ed i meccanismi attraverso cui per oltre un decennio dalle casse di enti pubblici sono usciti ingenti fondi per essere avviati a destinazioni per ora parzialmente ignote. "Allo stato degli atti - è scritto nella comunicazione giudiziaria contro il senatore Giuseppe Petrilli inoltrata dal Procuratore della Repubblica di Milano, dottor Mauro Gesti, al Senato della Repubblica - e fatte salve le indagini in corso per la identificazione degli altri importi distratti, risulta che siano uscite senza alcun titolo dei ``fondi'' neri in questione le somme specificate nell'imputazione per un ammontare complessivo di oltre 240 milioni di lire". Si tratta dunque di alcune centinaia di miliardi che sono stati sottratti ai bilanci di enti pubblici, gestiti discrezionalmente dai responsabili di società di natura pubblica ed usati in maniera truffaldina, evidentemente per mettere in atto una gigantesca opera di corruzione.

Di già la magistratura, almeno quella milanese, sta procedendo per quanto di sua competenza relativamente alle ipotesi di reato ravvisabili in questi misfatti. Autorevolissimi "managers" pubblici investiti di responsabilità fiduciarie da parte degli organi politici e di governo hanno ricevuto comunicazioni giudiziarie o sono stati arrestati: Giuseppe Petrilli, già presidente dell'IRI per un quindicennio; Ettore Bernabei, Fausto Calabria, Alberto Boyer e Sergio De Amicis.

Su questa strada i procedimenti penali seguiranno le rispettive strade, o almeno c'è da augurarsi che così avvenga, nonostante che si intravvedano di già conflitti di competenza e avocazioni che fanno sorgere il dubbio che la giustizia compia speditamente, efficacemente ed equamente il suo corso.

Ma al Parlamento deve interessare, e subito, qualcosa che va al di là della integrazione dei reati penali connessi con il "caso". Ed è la risposta a due domande di carattere più generale.

a) come è potuto accadere tutto ciò e con quali responsabilità?

b) dove sono finiti i fondi ed a beneficio di chi?

Il Parlamento ha il dovere di indagare e di accertare come mai sia potuto accadere che il massimo responsabile della più grande e potente "holding" pubblica, l'IRI, e i responsabili ad altissimo livello di società collegate alla "holding", abbiamo potuto impunemente sottrarre pubblico danaro per centinaia di miliardi disponendone fuori bilancio a proprio piacimento e mettendo in atto un meccanismo truffaldino che ha operato per oltre un decennio sì da divenire per così dire "istituzionalizzato". Di fronte a questa constatazione le ipotesi possibili sono due: o i Petrilli, i Bernabei, i Calabria e gli altri hanno operato in proprio costituendo così ai vertici del settore pubblico una vera e propria associazione per delinquere coincidente con i vertici ufficiali dell'IRI e di alcune società ad esso collegate; oppure i suddetti "managers" pubblici hanno operato per conto di gruppi, uomini e partiti politici istituzionalizzando e mettendo in atto una truffa direttamente o indirettamente a favore di mandanti poli

tici.

In entrambi i casi, le responsabilità sono gravissime non solo nei confronti del codice penale ma dello Stato, della comunità nazionale, in definitiva delle regole stesse democratiche che dovrebbero essere alla base delle istituzioni.

A questo punto si pone la questione della destinazione dei fondi. Già dall'indagine penale traspaiono nomi di giornali e di giornalisti mentre si accavallano indiscrezioni e voci sulla reale natura della rapina effettuata a vantaggio di uomini politici e partiti. Se così fosse - ed è probabile che così sia - ci si troverebbe di fronte al più perfezionato meccanismo di truffa ai danni della collettività per finanziare partiti e correnti politiche che sia mai stato messo in atto, pur nella lunga teoria di "furti di Stato" realizzati prima e dopo la legge per il finanziamento pubblico dei partiti del 1974.

Il Parlamento non può rimanere inerte ed indifferente. Sarebbe come una pubblica confessione del coinvolgimento generale nella più vasta e profonda opera di corruzione dell'ultimo decennio. Il senatore Merzagora riferisce che il dottor Enrico Cuccia (che è stato ed è alla testa di quella di Mediobanca la cui finanziaria SPAFID ha gestito una parte dei fondi neri) ebbe recentemente a dirgli "Tu non puoi nemmeno immaginare a che punto sia arrivata la corruzione in Italia".

Affinché la corruzione ancora una volta non abbia la meglio contro i parlamentari onesti e contro i cittadini inermi, noi chiediamo che si appresti con la massima urgenza uno strumento istituzionale per la ricerca della verità e per l'accertamento delle responsabilità: la Commissione monocamerale di inchiesta sui "fondi neri" dell'IRI.

PROPOSTA D'INCHIESTA PARLAMENTARE

Art. 1.

E' istituita, a norma dell'articolo 141 del Regolamento della Camera dei deputati, una Commissione parlamentare d'inchiesta con il compito di accertare le esatte circostanze della formazione, della gestione e della destinazione dei fondi neri dell'IRI ed, in particolare, delle società collegate Italstrade e SCAI a partire dall'inizio degli anni '70.

La Commissione ha in particolare il compito di accertare:

1) l'entità dei depositi sui conti di transito non contabilizzati, tratti dalle somme destinate al pagamento di commesse svolte dalla SCAI e dall'Italstrade Spa;

2) l'entità, le modalità ed i tempi di costituzione di "fondi neri" - non contabilizzati e non iscritti a bilancio - e la loro movimentazione attraverso libretti di risparmio al portatore presso diverse banche (Mediobanca, Banca nazionale del lavoro, Banca commerciale...), finanziarie (SPAFID...) e titoli di Stato (BOT e CCT);

3) quali organi dell'IRI e delle società ad esso collegate siano venuti a conoscenza dell'esistenza dei "fondi neri" fin dal 1971, in quale sede se ne sia discusso e quali decisioni siano state prese in merito;

4) quali uomini di Governo e di organismi parlamentari siano venuti a conoscenza dei "fondi neri" nell'esercizio delle loro funzioni;

5) quali siano stati analiticamente i destinatari di detti "fondi neri" e in particolare quali partiti, correnti politiche, uomini politici nonché quali giornali e giornalisti abbiano beneficiato dei fondi.

La Commissione ha inoltre il compito, alla luce della ricostruzione dei fatti di cui ai precedenti commi, di accertare se vi siano state e quali siano state le responsabilità della pubblica amministrazione.

La Commissione ha infine il compito di accertare se vi siano state pressioni od interventi, da parte di politici o meno, che possano aver determinato reati penali o deviazioni dall'esercizio delle competenze istituzionali di organi dello Stato, di enti pubblici e di enti sottoposti al controllo dello Stato.

Art. 2.

La Commissione è composta da venti deputati designati dal Presidente della Camera in modo che vi sia dapprima rappresentato almeno un deputato per gruppo ad eccezione del misto e sia quindi osservato il criterio della proporzionalità fra i gruppi parlamentari. Nell'ambito di ciascun gruppo sarà tenuta presente la designazione effettuata dal gruppo medesimo.

La Commissione è presieduta da un deputato nominato dal Presidente della Camera al di fuori dei componenti la Commissione, ma della quale fa parte ad ogni effetto.

Art. 3.

La commissione procede con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria, avvalendosi di ogni mezzo ed istituto procedurale, sia penale che civile o amministrativo e può avvalersi, nell'espletamento dei propri lavori, della collaborazione di ufficiali di polizia giudiziaria di propria scelta.

La Commissione potrà avvalersi delle risultanze di altre indagini, sia penali che amministrative già acquisite, nonché di ogni altro mezzo di accertamento ed alla stessa non potrà essere opposto né il segreto professionale, né il segreto bancario, né il segreto istruttorio, né il segreto militare, né il segreto di Stato, né il segreto politico e amministrativo.

Non possono essere oggetto di segreto fatti eversivi dell'ordine costituzionale di cui si è venuti a conoscenza per ragioni della propria professione, salvo per quanto riguarda il rapporto tra difensore e parte processuale nell'ambito del mandato.

Art. 4.

Le audizioni della Commissione sono pubbliche, a meno che la Commissione non decida diversamente.

I componenti la Commissione, i funzionari ed il personale di qualsiasi ordine e grado addetti alla Commissione stessa ed ogni altra persona che collabora con la commissione o compie o concorre a compiere atti di inchiesta, oppure ne viene a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio, sono obbligati al segreto per tutto quanto riguarda le deposizioni, le notizie, gli atti ed i documenti acquisiti al procedimento di inchiesta.

Salvo che il fatto costituisca un più grave delitto, la violazione del segreto è punita a norma dell'articolo 326 del codice penale.

Art. 5.

La Commissione d'inchiesta conclude i suoi lavori entro sei mesi dalla data della costituzione.

Conclusa l'inchiesta, la Commissione dà mandato ad uno o più dei propri componenti di redigere la relazione; i parlamentari che dissentono possono presentare una o più relazioni di minoranza.

La Commissione, a maggioranza dei propri componenti, delibera di pubblicare i verbali delle sedute, i documenti e gli atti.

Art. 6.

Il Presidente della Camera provvede alla destinazione dei funzionari dei servizi necessari al funzionamento della Commissione.

Le spese per il funzionamento della Commissione sono a carico del bilancio della Camera dei deputati.

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Roma, 18 dicembre 1984

Dichiarazione di Francesco Rutelli, presidente Gruppo Parlamentare Radicale

"FONDI NERI IRI": E' IL MAGGIORE SCANDALO DEL DOPOGUERRA. EROGATE CIFRE ANNUE SUPERIORI ALL'INTERO FINANZIAMENTO AI PARTITI. L'INQUIETANTE ABBANDONO DI DE RUGGIERO. IL COMPORTAMENTO DEI MASS MEDIE E DEL PCI. SINOPOLI INTERROMPA L'EROGAZIONE DEI CONTRIBUTI PUBBLICI AI GIORNALI COINVOLTI.

``La vicenda dei fondi neri dell'IRI si sta via via rivelando come il maggiore scandalo del dopoguerra, facendo venire alla luce un fattore permanente di corruzione ed addomesticamento della politica e dell'editoria italiana.

Tre dati di fatto vanno posti in evidenza:

1) I personaggi eccellenti coinvolti (e, a quanto di dice, altri ancora) hanno avuto per molti anni la possibilità di erogare una cifra annua eguale o superiore all'intero finanziamento ai partiti politici solo smistando gli interessi maturati sui fondi neri. Vanno verificate le voci secondo cui queste ``regalie'' sono andate nelle direzioni le più diverse.

2) L'abbandono dell'inchiesta da parte del Giudice De Ruggiero costituisce un inquietante segnale delle pressioni che si stanno esercitando in questi giorni perché magistrati ligi alle proprie funzioni non vadano fino in fondo nell'accertamento della verità.

3) Il comportamento dei mass media è quanto meno reticente, e si conferma come punto nevralgico della resistenza partitocratica alle esigenze di pulizia e verità che settori della Magistratura stanno raccogliendo. Il comportamento del PCI in questa vicenda appare poi del tutto inadeguato rispetto all'altissima posta in gioco''.

Rutelli ha concluso affermando:

``E' urgente che Sinopoli, il garante della legge sull'editoria, prenda subito atto delle violazioni alla legge che riguardano testate giornalistiche ed interrompa l'erogazione dei contributi pubblici''.

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19 dicembre 1984

FONDI NERI IRI: IL PARLAMENTO SIA SUBITO INVESTITO AL MASSIMO LIVELLO

A nome del Gruppo radicale, Massimo Teodori ha dichiarato:

``IL GRUPPO RADICALE HA CHIESTO, CON UNA LETTERA DEL RAPPRESENTANTE IN COMMISSIONE BILANCIO E PP.SS. MARCELLO CRIVELLINI, CHE SIANO IMMEDIATAMENTE CONVOCATI IL PRESIDENTE DELL'IRI, ROMANO PRODI, ED I RESPONSABILI PRESENTI E PASSATI DELLE SOCIETA' COINVOLTE NELLA VICENDA DEI FONDI NERI, PETRILLI, BOYER, BERNABEI, CALABRIA E DE AMICIS.

I RADICALI RITENGONO CHE IL PARLAMENTO DEBBA ESSERE SUBITO INVESTITO UFFICIALMENTE E FORMALMENTE DELLO SCANDALO CHE SI CONFIGURA DI PROPORZIONI SUPERIORI A QUELLE DI OGNI ALTRA LOSCA VICENDA DELL'ULTIMO DECENNIO. ACCANTO AI COMPITI DELLA MAGISTRATURA PER QUEL CHE E' DI SUA COMPETENZA NELL'ACCERTAMENTO DEI REATI, TUTTO IL PARLAMENTO DEVE ESSERE FIN DA ORA INFORMATO DI QUELLO CHE SI PROFILA ESSERE IL MAGGIOR EPISODIO DI FINANZIAMENTO OCCULTO E TRUFFALDINO DI PARTITI, CORRENTI, E UOMINI POLITICI NONCHE' DI GIORNALI E GIORNALISTI.

DI FRONTE AL SILENZIO FINORA OSSERVATO DALLA FORZE POLITICHE, I RADICALI HANNO PERTANTO COMPIUTO QUESTO PRIMO PASSO A CUI FARA' SEGUITO L'ATTIVAZIONE DEGLI STRUMENTI PREVISTI DALLA COSTITUZIONE PER UN'INDAGINE PARLAMENTARE''.

On. Paolo Cirino Pomicino

Presidente della Commissione Bilanci

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Roma, 4 gennaio 1985

Egr. Dr. Mario SINOPOLI

Roma

Signor garante,

lo scandalo dei fondi neri IRI per 240 miliardi sui quali ha aperto un formale procedimento la Magistratura milanese è di entità tale da superare qualsiasi altro precedente episodio di illecito finanziamento avvenuto nell'ultimo decennio.

Da notizie di stampa è stato reso noto che una parte di tali fondi neri è stata indirizzata a giornali. Ripetutamente quotidiani e settimanali hanno citato tra i recipienti di detti danari i quotidiani ``Il Tempo'', l'``Avanti'' e ``Paese Sera''. Indiscrezioni che circolano in ambienti giornalistici indicano altresì anche altre testate fra quelle comprese nella rosa dei finanziamenti occulti.

I deputati radicali che hanno già presentato una proposta di inchiesta parlamentare sul caso si rivolgono a Lei affinché esplichi le funzioni e i poteri che Le sono attribuiti dalla legge 5 agosto 1981 n. 416, disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l'editoria.

In particolare Le chiediamo:

a. di acquisire gli atti del procedimento penale in fase istruttoria che riguardano i finanziamenti occulti ai giornali;

b. di verificare la rispondenza fra detti finanziamenti ed i bilanci dei giornali;

c. di sospendere le erogazioni delle pubbliche provvidenze a quei giornali che risultassero in qualche maniera oggetto di pratiche e finanziamenti non consentiti dalla legge o comunque tenuti occulti.

Cert che Ella vorrà in tempi rapidi e con efficaci interventi provvedere alla esplicazione delle funzioni che la legge Le assegna.

Cordiali saluti

Massimo Teodori

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Caro Presidente,

la vicenda ormai nota sotto il nome di ``fondi neri IRI'', che vede protagonisti dirigenti del gruppo IRI e società ad esso collegate, si arricchisce ogni giorno di nuovi capitoli.

Lasciando alla magistratura le competenze che le sono proprie e l'accertamento di singoli, specifici eventuali reati in quella sede, credo sia doveroso oltreché opportuno un sollecito intervento del Parlamento, rivolto per lo meno all'individuazione dei meccanismi messi in atto in aziende pubbliche e finalizzati alla creazione di disponibilità finanziarie non contabilizzate.

Ti chiedo pertanto, ai sensi dell'art. 143, secondo comma, l'audizione in Commissione Bilancio dell'attuale Presidente dell'IRI, prof. Romano Prodi, degli attuali Presidenti delle società ITALSTRADE e SCAI, nonché dei responsabili o ex-responsabili delle società coinvolte, Giuseppe Petrilli, Alberto Boyer, Ettore Barnabei, Fausto Calabria e Sergio De Amicis, ove possibile.

Ricordo che in occasione dell'``affare ENI-Petromin'', per alcuni aspetti analogo a questo, anche se nettamente più lieve per entità, la Commissione Bilancio deliberò con urgenza una serie di audizioni prima e, successivamente, un'indagine conoscitiva.

Se il livello di indagine dovesse essere proporzionale all'ammontare delle tangenti o dei fondi neri, forse in questo caso dovremmo passare immediatamente ad una Commissione d'Inchiesta, ma per il momento reputo sicuramente necessaria un'immediata audizione. L'urgenza di tale richiesta è, dunque, mi pare, dettata dai fatti.

Cordialmente

Marcello Crivellini

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GRUPPO RADICALE

OGGI, GIOVEDI' 3 GENNAIO, SALA STAMPA MONTECITORIO

ORE 12

conferenza stampa

FONDI NERI IRI: PERCHE' IL SILENZIO

INIZIATIVE RADICALI

Massimo Teodori - Francesco Rutelli

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Roma, 4 gennaio 1985

INCONTRO TEODORI-SINOPOLI. CHIESTA LA SOSPENSIONE DELLE PROVVIDENZE AI GIORNALI CHE HANNO RICEVUTO FONDI NERI IRI.

Questa mattina il deputato radicale Massimo Teodori ha incontrato il garante dell'editoria, prof. Sinopoli, a cui ha consegnato la lettera allegata. Il garante ha assicurato il suo interessamento per la questione dei fondi neri ai giornali, sui quali l'ufficio ha già cominciato a raccogliere documentazione. Nel colloquio sono state toccate le questioni riguardanti il segreto istruttorio in rapporto al procedimento aperto a Milano e le strade della collaborazione fra organi di stato al fine dell'adempimento dei compiti istituzionali.

Massimo Teodori al termine dell'incontro ha dichiarato:

``Mi auguro che l'ufficio del garante non trovi ostacoli per le sue funzioni nel potente meccanismo di ostruzione-corruzione che ha visto proprio nei fondi neri IRI il momento di massima espressione''.

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Roma, 7 gennaio 1985

Al Presidente dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti

GUIDO GUIDI

Al Presidente della Federazione Nazionale della Stampa

MIRIAM MAFAI

Ai Presidenti degli Ordini dei Giornalisti di Roma e di Milano

Signori Presidenti,

da ormai tre mesi è stato aperto un procedimento giudiziario da parte della magistratura milanese sull'importante opera di corruzione che è stata messa in atto in questo decennio con i ``fondi neri'' dell'IRI e delle società ad esso collegate.

Ripetute notizie di stampa convergono nell'indicare in giornalisti, oltre che in giornali, i destinatari di una parte di questi ``fondi neri'' al fine di corruzione. Cronisti giudiziari che raccolgono informazioni sui cosiddetti ``ambienti della giustizia'' milanesi parlano di una lista di 61 giornalisti che avrebbero avuto notevoli somme ``nere'' per servire illegittimamente gli interessi della holding pubblica. Ancora altre indiscrezioni indicano che un responsabile dell'agenzia nazionale di stampa ANSA sarebbe in possesso della lista nominativa dei giornalisti corrotti.

I deputati radicali hanno avanzato fin dal 18 dicembre scorso una proposta di inchiesta parlamentare sui fondi neri (allegata). Inoltre abbiamo richiesto al Garante dell'editoria di acquisire ufficialmente dalla magistratura notizie su denari neri finiti a testate giornalistiche per prendere quindi le dovute conseguenti iniziative di verifica dei bilanci e di sospensione dell'erogazione delle provvidenze previste dalla legge per l'editoria.

Mi rivolgo a loro come responsabili di due organi - la Federazione della Stampa e l'Ordine dei Giornalisti - che dovrebbero istituzionalmente tutelare e garantire l'esercizio della professione giornalistica. Di fronte alle insistenti notizie di corruzione messa in atto nei confronti di un notevole numero di giornalisti; di fronte ad un procedimento penale che sta facendo il suo corso e che ha già acquisito elementi relativi alla corruzione della stampa e dei giornalisti; di fronte alle indiscrezioni provenienti proprio da qualificati ambienti giornalistici; di fronte a tutto ciò l'Ordine e la Federazione non possono rimanere inerti spettatori.

Noi chiediamo che vostre organizzazioni:

a) promuovano una inchiesta sui giornalisti corrotti;

b) acquisiscano gli elementi già accertati in sede giudiziaria;

c) acquisiscano gli elementi già in possesso di giornalisti e di organi di stampa;

d) rendano pubblici tutti gli elementi così acquisiti e accertati;

e) prendano i relativi provvedimenti.

Ci auguriamo che Ordine e Federazione vogliano prendere queste iniziative o altre che si rendono necessarie con la massima energia e sollecitudine.

Le vostre organizzazioni sono state puntualmente sollecite nella difesa di interessi corporativi: su questo caso occorre dimostrare che la libertà di stampa e la difesa della onesta professionalità dei giornalisti di fronte a corrotti e corruttori deve riguardare anche, se non soprattutto, la vostra attività.

Saluti cordiali

Massimo Teodori (deputato radicale)

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Milano, 7 febbraio 1985

DA ANNI L'ORDINE INDAGA SULLE IPOTESI DI GIORNALISTI CORROTTI

Il Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha ricevuto una lettera, pubblicamente preannunciata, del deputato radicale Massimo Teodori con la quale si sollecita un intervento per fa luce sul presunto coinvolgimento di giornalisti nella vicenda dei ``fondi nei'' IRI, ipotizzando l'esistenza di un giornalismo corrotto.

L'Ordine dei Giornalisti lombardo ricorda che sospetti del genere sono emersi altre volte tanto da indurlo a ferme prese di posizione. In particolare, nel corso degli Anni Settanta, quando si parlò di giornalisti incaricati di prestazioni nell'ambito dei servizi segreti e dell'Ufficio Affari Riservati (oggi soppresso) presso il Ministero dell'Interno, Direzione Generale di Polizia, l'intervento dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia fu allora particolarmente energico. Ottenne, infatti, personalmente dal Ministro della Difesa dell'epoca, on. Ruffini, assicurazioni sul rigoroso rispetto dell'art. 7 della legge 303 riguardante la nuova regolamentazione dei servizi per le informazioni e la sicurezza. In tale circostanza il Ministro, ricevendo a Palazzo Baracchini a Roma (settembre 1978) il presidente e il segretario dell'Ordine lombardo, escluse categoricamente per l'avvenire l'impiego, anche saltuario, di giornalisti professionisti e ciò con lo scopo di salvaguardare la deontologia del giornalista che con

danna qualsiasi strumentalizzazione rivolta ad inquinare la propria opera informativa.

Sul passato, nell'impossibilità di violare il segreto militare e quello di Stato, fu posta sostanzialmente una pietra. Tuttavia, quando casi di presunti asservimenti vennero a conoscenza dell'Ordine non si indugiò nel perseguirli, purtroppo sempre urtando contro omertà e reticenze.

Lo stesso Consiglio regionale - dopo aver ancora una volta constatata la carenza di strumenti adeguati all'accertamento dei fatti e la labile procedura consentita in sede disciplinare dal dettato della propria legge istitutiva - rileva che ipotesi di giornalisti corrotti sono affiorate anche recentemente in relazione allo scandalo riguardante l'appalto per la gestione del Casinò di San Remo, tanto da indurre l'Ordine a presentare al procuratore della Repubblica di Milano un esposto per ottenere accertamenti nel quadro dell'istruttoria, tuttora in corso, presso l'ufficio del Giudice Istruttore Paolo Arbasino.

L'Ordine dei Giornalisti della Lombardia a proposito dei fondi neri IRI ha quindi, con soddisfazione, preso conoscenza del passo ufficiale intrapreso dal nuovo Presidente Nazionale dell'Ordine allo scopo di ottenere i nominativi di giornalisti, comunque coinvolti, ed auspica che questa azione possa essere sviluppata a tutti i livelli di competenza con tenacia e persuasione e venga accolta da tutte le organizzazioni centrali e periferiche dei giornalisti per favorire una precisa presa di coscienza nell'intera categoria, in quanto ritiene doveroso perseguire e colpire ogni possibile caso del genere, per il rispetto della stragrande maggioranza dei giornalisti italiani che assolvono, con rigore morale, le moltiplicate responsabilità al servizio dell'informazione.

CON CORTESE PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE E VIVI RINGRAZIAMENTI

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Milano, 8 febbraio 1985

On. Massimo TEODORI

Camera dei Deputati

Piazza Montecitorio

00100 - ROMA

e p.c.

Al dott. Guido GUIDI

Presidente Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti

Lungotevere dei Cenci 8

00186 - ROMA

Dott.ssa Miriam MAFAI

Presidente Federazione Nazionale della Stampa

Corso Vittorio Emanuele 394

00187 - ROMA

OGGETTO: ipotesi di giornalisti corrotti

Con riferimento alla Sua raccomandata del 7 gennaio c.a. si allega testo del comunicato diramato in data odierna dal Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti della Lombardia.

Cordiali saluti

IL PRESIDENTE

Carlo De Martino

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13/1/1985

FONDI NERI IRI: VOTATA L'URGENZA PER LA COMMISSIONE D'INCHIESTA PARLAMENTARE PROPOSTA DAI RADICALI

dichiarazione di Massimo Teodori

La Camera ha votato la dichiarazione di urgenza per la proposta di una ``commissione parlamentare d'inchiesta monocamerale sui fondi neri IRI'' presentata il 18 dicembre dai deputati radicali.

Massimo Teodori, primo firmatario della proposta, ha dichiarato: ``sono lieto che la Camera, svegliandosi dal letargo, abbia approvato l'urgenza per nostra proposta di inchiesta parlamentare. E' scandaloso che fino ad ora il Parlamento sia rimasto silenzioso di fronte alla più grande rapina nella storia della Repubblica ai danni dello Stato e dei cittadini. Occorrerà scoprire se l'associazione per delinquere dei dirigenti IRI che ha maneggiato i 300 miliardi dei fondi neri ha lavorato in proprio oppure per partiti, correnti ed uomini politici corrompendo tutta la vita del paese, a cominciare da giornali e giornalisti.

Dopo l'urgenza, ci batteremo ancora perché si arrivi alla costituzione della commissione d'inchiesta al più presto. Coloro che stanno fidando sull'oblio e sull'assuefazione sappiano che la battaglia radicale non si fermerà.

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6 marzo 1985

DABBENAGGINE O OMERTA' QUELLA DI DARIDA PER I FONDI NERI IRI?

Dichiarazione di Marcello Crivellini e Massimo Teodori deputati radicali.

Il ministro Darida riferendo alla commissione bilancio e PP.SS. della Camera sui ``fondi neri IRI'' ha detto che "nulla conosce, nulla vuole conoscere, nulla può conoscere".

Di fronte alla più colossale truffa e rapina ai danni dello Stato e della collettività commessa delle consociate dell'IRI, Italscai e Italstat, per circa 300 miliardi, Darida ha confessato la sua ignoranza e impotenza. Il Ministro ha ridicolmente ridotto le sue relazioni in commissione alla lettura della pubblica autorizzazione a procedere contro il senatore Petrilli.

"Si tratta di dabbenaggine o di omertà dei confronti dei truffatori e rapinatori di regime?"

Lo vedremo nei prossimi giorni quando si dovrà decidere sulla istituzione della commissione di inchiesta parlamentare proposta dai radicali.

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Bollettino Commissioni - Mercoledì 6 marzo 1985

V COMMISSIONE PERMANENTE

(Bilancio e programmazione - Partecipazioni statali)

IN SEDE REFERENTE

Mercoledì 6 marzo 1985, ore 10.20 - "Presidenza del Presidente" Paolo Cirino Pomicino - Interviene il Ministro delle partecipazioni statali, Clelio Darida.

"Proposta di inchiesta parlamentare:

Teodori ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui "fondi neri" dell'IRI e delle società collegate, le responsabilità amministrative e politiche ad esso connesse"

(Doc. XXII, n. 4).

(Parere della I e della IV Commissione)

Il Presidente Paolo CIRINO POMICINO ricorda che la proposta di inchiesta parlamentare in esame ha ottenuto dall'Assemblea la dichiarazione di urgenza. Pertanto i termini per riferire all'Assemblea scadono il 13 marzo. Quanto alla richiesta di pubblicità attraverso i mezzi audiovisivi, fa presente che questa mattina non sono disponibili aule attrezzate essendo tutte le Commissioni riunite.

Il deputato Marcello CRIVELLINI si riserva di avanzare analoga richiesta per le prossime riunioni dedicate a questo argomento.

Il deputato Massimo TEODORI da atto al Presidente della Commissione dell'impegno di rispettare i termini regolamentari per riferire in Assemblea. Non vi sono obiezioni alla richiesta del relatore di rinviare a domani la relazione, purché resti ferma la data fissata per la conclusione dell'esame. Quanto alla proposta del deputato Valensise, ritiene che l'indagine conoscitiva e l'inchiesta non si escludono l'una con l'altra e che si potrebbero studiare i modi per combinare l'una con l'altra attraverso un procedimento complesso che funzioni come un missile a due stadi.

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Bollettino Commissioni - Giovedì 7 marzo 1985

V COMMISSIONE PERMANENTE

(Bilancio e programmazione - Partecipazioni statali)

IN SEDE REFERENTE

Giovedì 7 marzo 1985, ore 10 - "Presidenza del Presidente" Paolo CIRINO POMICINO - Interviene il ministro delle partecipazioni statali, Clelio Darida.

"Proposta di inchiesta parlamentare:

Teodori ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui "fondi neri" dell'IRI e delle società collegate, le responsabilità amministrative e politiche ad esso connesse"

(Doc. XXII, n. 4).

(Parere della I e della IV Commissione)

La Commissione prosegue l'esame della proposta di inchiesta parlamentare.

Il deputato Marcello CRIVELLINI esprime apprezzamento per la relazione chiara ed utile svolta dal relatore, ma solleva perplessità sulla sua proposta finale. Ritiene infatti che il fattore tempo in una vicenda come quella in esame pesi molto. Per questa ragione ha apprezzato la tempestività della Commissione bilancio nel porre all'ordine del giorno e discutere le proposte di inchiesta. Del resto invocando la contemporaneità di una inchiesta giudiziaria, si finirebbe per impedire al Parlamento di occuparsi di qualsiasi cosa data l'estensione dei giudizi pendenti. In questo caso, poi, come ha esattamente detto il relatore, l'entità del fenomeno, il lungo arco di tempo in cui si è svolto ad un livello istituzionale alto, inoltre l'incidenza sulla vita democratica che da simili episodi può derivare ed infine l'indubitabilità dei fatti impongono un intervento parlamentare. Per le medesime ragioni lo ha deluso la relazione del Ministro nella parte in cui egli ha teorizzato di doversi astenere da qualsiasi iniziat

iva in presenza di un'indagine giudiziaria. Al posto suo non avrebbe perso tempo fino a quando non avesse chiaro le circostanze dei fatti e i modi in cui evitare che si ripetano.

Sottolinea poi la rilevanza della questione dei destinatari dei fondi neri anche in relazione alle notizie secondo le quali vi sarebbero tra essi organi di informazione. In conclusione ribadisce la perplessità del gruppo radicale sulla proposta finale del relatore insieme all'apprezzamento per la impostazione della sua relazione.

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Bollettino Commissioni - Mercoledì 13 marzo 1985

V COMMISSIONE PERMANENTE

(Bilancio e programmazione - Partecipazioni statali)

IN SEDE REFERENTE

Mercoledì 13 marzo 1985, ore 10 - "Presidenza del Presidente" Paolo CIRINO POMICINO - Interviene il ministro delle partecipazioni statali, Clelio Darida.

"Proposte di inchiesta parlamentare:

Teodori ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui "fondi neri" dell'IRI e delle società collegate, le responsabilità amministrative e politiche ad esso connesse (Doc. XXII, n. 4).

Castagnola ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui "Fondi neri" dell'IRI e delle consociate Italstrade e SCAI (Doc. XXII, 7);

Bassanini ed altri: Istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla costituzione e sulla utilizzazione di fondi non contabilizzati in bilancio (cosiddetti fondi neri) ad opera dell'IRI e delle società consociate, o di amministratori delle medesime (Doc. XXII, n. 8);

Valensise ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sulla costituzione presso l'IRI e società collegate di fondi extra bilancio, sulla loro erogazione e sulle connesse responsabilità amministrative e politiche (Doc. XXII, n. 9)".

Il presidente Paolo CIRINO POMICINO avverte, che, se non vi sono obiezioni i lavori saranno ripresi mediante l'impianto televisivo a circuito chiuso, corrispondendo, così ad una richiesta in tal senso avanzata dal gruppo radicale.

Non essendovi obiezioni, così rimane stabilito.

Il presidente Paolo CIRINO POMICINO avverte che si è provveduto all'abbinamento delle tre proposte presentate dai deputati Castagnola ed altri, Bassanini ed altri e Valensise ed altri.

La Commissione prosegue, quindi, l'esame.

Il deputato Massimo TEODORI, dato atto al Presidente e al relatore di avere tempestivamente portato all'esame della Commissione la sua proposta di inchiesta, con un comportamento che corrisponde alla gravità di fatti che configurano il più grave scandali della Repubblica sottolinea che la dimensione, la qualità e la natura del furto di Stato commesso attraverso i "fondi neri" dell'IRI, superano di gran lunga la stessa vicenda ENI-Petromin.

Si tratta, allora, di avviare una indagine a livello parlamentare, senza ricorrere a misure di tipo ostruzionistico, quali devono essere definite le proposte tendenti a fermare i lavori in attesa della conclusione della procedura giudiziaria. E', poi, scandalosa la dichiarazione resa dal ministro nella precedente seduta, il quale, dando prova di poca degnità, si è limitato a ripetere ciò che è scritto nella relazione che accompagna la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Petrilli. Si tratta di un comportamento che rende legittima la richiesta di dimissioni di un ministro, il quale si dimostra incapace persino di chiamare i dirigenti dell'ente di gestione e delle società coinvolte perché gli riferiscano sull'accaduto. Se questo esempio fosse seguito, o dovesse comunque rimanere privo di conseguenze, tanto varrebbe chiudere il Parlamento e affidare il paese alla magistratura!

Di fronte ad episodi di questo genere o il Parlamento procede con i suoi tempi e con i suoi compiti, che sono nettamente diversi da quelli della Magistratura dal momento che lo scopo dell'indagine è solo quello di accertare come il fatto possa essersi verificato; oppure, se vengono poste in essere misure di natura dilatoria, si deve ritenere che lo stesso Parlamento o le forze che tale soluzione sostengono, siano conniventi con coloro che hanno perpetrato questa frode ai danni dello Stato. E d'altro canto, sarebbe a dir poco scarsamente credibile la decisione di affidarsi ad un'inchiesta amministrativa, svolta da un Ministero che ha dato una così ampia dimostrazione di incapacità. Se decisioni di questo tipo fossero adottate, con la forza di un voto di maggioranza, gravi sarebbero le conseguenze che se ne potrebbero trarre: una vera e propria perversione dell'attività parlamentare, dal momento che di fronte a fatti del genere non si può procedere a colpi di maggioranza.

La gravità dell'accaduto sta anche nella lunga durata - quindici anni - del meccanismo di frode e di corruzione; e questo lo induce a ritenere che ci si trovi di fronte a due ipotesi: o si crede che Giuseppe Petrilli ha da solo messo in atto il meccanismo, al più con l'aiuto di altri dirigenti dell'IRI, per fini personali e privati, il che trasformerebbe questi grandi "commis" di Stato in una vera e propria banda di malfattori; oppure ci si trova di fronte ad una associazione, una vera e propria Loggia costituita ai vertici dell'IRI che è stata costretta a mettere in piedi questo perverso meccanismo al fine di consentire alle loro imprese di svolgere le attività ad esse affidate. Vi è, poi, una terza ipotesi; e cioè che Petrilli e i suoi amici abbiano costituito una associazione molto più complessa per servire qualcuno (e questa è pare l'ipotesi più credibile perché non si rubano centinaia di miliardi per fini personali).

L'uso delle risorse pubbliche, dalla vicenda Italcasse al più recente scandalo dei petroli, testimoniano che, da sempre e in crescendo, la vita politica e civile italiana è contrassegnata da una sovrapposizione di meccanismi occulti che sono stati creati in base a connivenze che vanno dal mondo dell'imprenditoria, al mondo politico, al mondo della stampa, con una perversione irreversibile della vita democratica del paese: un reato, il reato più grave, del quale, per altro, la Magistratura non può occuparsi, e che perciò deve formare l'oggetto dell'indagine parlamentare. Deve, per altro, manifestare, profonda sorpresa perché agli inquisiti non sia stato contestato anche il reato di associazione per delinquere; un aspetto, questo, che è stato colto dal senatore Cesare Merzagora, il quale ha denunciato con la massima chiarezza la gravità dei fatti.

Chiede, quindi, di conoscere quale sia l'opinione del Ministro sulla persistenza del dottor Calabria alla Presidenza di Mediobanca; e ricorda che questo punto è stato del tutto trascurato dal Ministro Darida nel suo intervento della scorsa settimana.

Ribadita la netta opposizione del suo gruppo nei confronti di qualsiasi manovra dilatoria, auspica che tutti i parlamentari si uniscano, al di là di ogni logica di gruppo e di schieramento, in una decisione che è conforme alla logica e all'interesse delle istituzioni repubblicane.

Sono, purtroppo, cominciate le grandi manovre intese a coinvolgere nella vicenda gruppi di opposizione.

Il deputato Giuseppe VIGNOLA osserva che i radicali non sostengono con eguale vigore la proposta di indagine parlamentare sul caso Cirillo.

Il deputato Massimo TEODORI smentisce che il gruppo radicale possa essere accusato dei comportamenti indicati dal deputato Vignola e sottolinea che si deve al di là delle divisioni fra maggioranza ed opposizione, vincere la logica della connivenza e dell'omertà; si può arrivare ad un accordo perché l'esame si concluda dopo lo svolgimento delle imminenti elezioni amministrative; ma va respinto ogni tentativo che portasse a differire l'indagine "sine die", nascondendosi dietro all'inchiesta giudiziaria. Lo stesso numero delle proposte presentate, dimostra come nel Parlamento si diffusa l'esigenze di procedere alla costituzione della Commissione di indagine: una esigenza che onora il Parlamento, il quale con la costituzione della Commissione dimostrerebbe, di essere in grado di esercitare quelle funzioni di controllo che ad esso affida la Costituzione repubblicana.

Il deputato Luigi CASTAGNOLA ribadisce la posizione del gruppo comunista nel giudicare indispensabile una inchiesta parlamentare sulle vicende richiamate dalle proposte di legge all'ordine del giorno. Tale convinzione è stata rafforzata dal dibattito sin qui svoltosi, nel quale nessuno ha posto in dubbio la necessità di svolgere l'inchiesta, ma si sono formulate richieste diverse in ordine alle modalità di svolgimento della stessa. Per il gruppo comunista l'inchiesta parlamentare deve essere svolta con il massimo di rapidità e il massimo di ampiezza su questioni che investono la responsabilità specifica delle Camere per dare in tempi brevi al Parlamento tutti gli elementi indispensabili ad adottare le decisioni che ad esso competono. Precisa che non è alternativa tra questa proposta di inchiesta parlamentare e l'altra sul caso Cirillo, sulla quale il gruppo comunista insiste con analoga decisione. Non possono, essere prese in considerazione soluzioni dilatorie. Del resto i tempi necessari per l'approvazione

e per l'istituzione dell'inchiesta sono sufficienti a eliminare ogni possibile ragione di preoccupazione circa la coincidenza con la prima fase dell'istruttoria penale. Il gruppo comunista rivolge pertanto un appello a tutti gli altri gruppi affinché, di fronte a vicende che chiamano ad una assunzione di grandi responsabilità verso il paese, ciascuno faccia la propria parte esprimendo la volontà di procedere all'accertamento dei fatti e delle responsabilità, sulla questione dei "fondi neri" dell'IRI come sul caso Cirillo. Ogni atteggiamento diverso significherebbe una volontà contraria.

Il deputato Gianluigi MELEGA, dopo aver espresso pieno apprezzamento per la decisione di dare la più ampia pubblicità al dibattito, sottolinea la gravità dei fatti di cui si discute, alla luce dei quali la decisione del Ministro di non sospendere nessuno degli inquisiti dalle funzioni esercitate, dà prova di grande insensibilità.

Il deputato Marcello CRIVELLINI dichiara di non aver compreso quali siano i motivi che i gruppi di maggioranza hanno portato a sostengo della loro proposta di attendere l'esito dell'inchiesta giudiziaria sia perché tutti i precedenti dimostrano che le inchieste parlamentari hanno sempre accompagnato le indagini della Magistratura, sia perché non vede quale altro più grave reato dovrebbe essere commesso per giustificare la costituzione di una Commissione di inchiesta parlamentare. Quanto alle posizioni espresse nel corso del dibattito ritiene di dover manifestare la sua personale solidarietà ai deputati Pellicanò e Tempestini i quali sono stati costretti a svolgere un ruolo che non avrebbero voluto svolgere, ma deve associarsi alla dura condanna che molti degli intervenuti hanno espresso nei confronti dei loro partiti. Dichiara, infine, di concordare sulle proposte avanzate dai deputati Castagnola e Valensise perché si proceda nei tempi fisiologici del lavoro parlamentare all'unificazione dei testi presentati

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Roma, 13 marzo 1985

COLPO DI MANO SUI ``FONDI NERI'', CHI METTE IN ATTO TATTICHE DILATORIE COME QUELLE ODIERNE, E' CONNIVENTE CON I LADRI E I TRUFFATORI DEI TRECENTI MILIONI.

Dichiarazione di Marcello Crivellini e Massimo Teodori, deputati radicali.

Con un colpo di mano antiregolamentare è stato imposto dalla maggioranza alla commissione bilancio di interrompere la discussione sulla commissione parlamentare di inchiesta sui fondi neri IRI per proporre in aula la ``sospensiva''.

Nessuno ha osato opporsi apertamente alla commissione di inchiesta proposta dai radicali dal dicembre 1984. Ma l'ipocrisia di socialisti e repubblicani con il silenzio dei democristiani ha trovato la strada pretestuosa della ``sospensiva''.

Abbiamo sostenuto che le tattiche dilatorie, come quella messa in atto oggi, non significano altro che la pubblica confessione da parte di chi le attua, di connivenza con i ladri di Stato e di volontà di copertura di quell'associazione a delinquere che ha truffato trecento miliardi di pubblico interesse.

E' possibile che il Parlamento non abbia un sussulto di fronte alla omertà di ladri e truffatori, per conto proprio e di altri, e si riduca a camera di insabbiamento delle peggiori nefandezze? Lo vedremo fra qualche tempo in aula quando sarà portata la proposta passata oggi con un colpo di mano.

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On. NILDE JOTTI

Presidente Camere Deputati

SEDE

Signor Presidente,

con la presente Le chiedo di voler usare il Suo potere di orientamento per proporre alla conferenza dei presidenti di gruppo la modifica del calendario d'aula riguardante i prossimi due mesi con l'inserimento:

a) del dibattito sulle "risultanze della commissione di inchiesta sulla loggia massonica P2";

b) del dibattito sulle proposte di istituzione di una commissione d'inchiesta sui fondi neri dell'IRI";

c) di voler chiedere alla Commissione interni di portare a termine riferendo all'aula l'iter sulle "proposte di istituzione di una commissione d'inchiesta sul caso Cirillo".

- "Commissione P2" - L'inchiesta è terminata nel luglio 1984 e già fin dallo scorso dicembre è stato pubblicato tutto il materiale allegato alle relazioni. Non si comprende come i ripetuti impegni di dibattere in aula un avvenimento parlamentare e politico di primaria importanza possano essere elusi così clamorosamente.

- "Commissione d'inchiesta sui fondi neri" - La commissione bilancio ha lodevolmente portato a termine l'esame delle proposte (che aveva ricevuto l'urgenza dall'aula) il 13 marzo scorso e la questione è in stato di relazione.

- "Commissione d'inchiesta sul caso Cirillo" - La commissione interni attraverso un cavillo procedurale ha interrotto l'esame dopo il dibattito generale applicando pretestuosamente una sospensione dell'esame, espressamente vietata dal regolamento.

L'atteggiamento dei presidenti di gruppo, nel caso delle questioni a) e b) si configura o come distrazione o come volontà ostruzionistica. Si impedisce di discutere in aula ciò che ha suscitato grande interesse politico come nel caso della P2 o quel che è in stato di relazione, dopo una delibera di urgenza come nel caso dei fondi neri IRI.

Mi auguro che Ella comprenderà quanto oggi sia necessario che il Presidente innanzitutto tuteli il prestigio di una Camera del Parlamento troppe volte accusata di insabbiare lasciando solo alla giustizia o alla stampa la funzione di intervenire nei casi dei grandi scandali d regime.

La prego di voler portare a conoscenza della conferenza di capigruppo questa mia richiesta.

Cordiali saluti

Massimo Teodori

Roma, 13 Giugno 1985

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Atti Parlamentari - Camera dei Deputati

IX Legislatura - Discussioni - Seduta dell'11 luglio 1985

SEDUTA DI GIOVEDI' 11 LUGLIO 1985

"Rinvio alla Commissione delle proposte di inchiesta parlamentare: Teodori ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui "fondi neri" dell'IRI e delle società collegate, le responsabilità amministrative e politiche ad esso connesse (doc. XXII, n. 4); Castagnola ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui fondi neri dell'IRI e delle consociate Italstrade e SCAI (doc. XXII, n. 7); Bassanini ed altri: Istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla costituzione e sull'utilizzazione di fondi non contabilizzati in bilancio (cosiddetti fondi neri) ad opera dell'IRI e delle società consociate, o di amministratori delle medesime (doc. XXII, n. 8); Valensise ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale di inchiesta sulla costituzione presso l'IRI e società collegate di fondi extrabilancio, sulla loro erogazione e sulle connesse responsabilità amministrative e politiche (doc. XXII, n. 9)".

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle proposte di inchiesta parlamentare d'iniziativa dei deputati Teodori, Aglietta, Calderisi, Crivellini, Melega, Pannella, Roccella, Rutelli, Stanzani Ghedini, Spadaccia: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui "fondi neri" dell'IRI e delle società collegate, le responsabilità amministrative e politiche ad esso connesse; Castagnola, Macciotta, Marucci, Mannino Antonino, Peggio, Vignola, Ambrogio, Sannella, Polidori, Motetta, Cavagna: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui "fondi neri" dell'IRI e delle consociate Italstrade e SCAI; Bassanini, Minervini, Visco, Balbo Ceccarelli, Guerzoni, Codrignani, Ferrare, Columba, Pisani: Istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla costituzione e sull'utilizzazione di fondi non contabilizzati in bilancio (cosiddetti fondi neri) ad opera dell'IRI e delle società consociate, o di amministratori delle medesime; Valensise, Parlato, Mennitti: Istituzione di una Commissione mono

camerale d'inchiesta sulla costituzione presso l'IRI e società collegate di fondi extrabilancio, sulla loro erogazione e sulle connesse responsabilità amministrative e politiche.

Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali. Ha facoltà di parlare l'onorevole relatore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Teodori. Ne ha facoltà.

Massimo TEODORI. Nel corso dell'"iter" parlamentare di questa proposta di istituzione di una Commissione d'inchiesta parlamentare sui "fondi neri" dell'IRI (proposta che noi deputati radicali, poi imitati da altri colleghi, avanzammo per primi nel dicembre 1984), abbiamo assistito probabilmente ad atteggiamenti contraddittori.

Perché dico contraddittori? Devo qui dare atto con molta lealtà che sia il presidente della Commissione bilancio, sia il relatore, hanno egregiamente messo in atto quanto in loro facoltà e potere, affinché si realizzasse quella procedura d'urgenza da noi chiesta all'Assemblea, che l'Assemblea votò all'indomani della presentazione della nostra richiesta; quindi, si è avuto un atteggiamento di estrema correttezza da parte della Commissione bilancio e della sua presidenza, ed anche da parte del relatore, per quanto riguarda il suo esame e la relazione che oggi ha sottoposto all'esame dell'Assemblea, in termini molto obiettivi.

Ciò detto, devo aggiungere che, nel momento in cui questo itinerario (i due mesi presso la Commissione della relazione) doveva giungere al suo naturale, ovvio e corretto blocco parlamentare, l'esame, cioè, in Assemblea di una proposta da approvare o respingere, si sono inserite controtendenze niente affatto corrette che, dietro gli itinerari pretestuosi e dietro le considerazioni che una questione sospensiva deve essere posta in Assemblea e non in commissione, hanno messo in atto qualcosa che non è molto chiaro e che mi auguro che oggi stesso sia chiarito. Ai colleghi della maggioranza ed al collega Carrus, vorrei ricordare che formalmente è iscritto nella relazione che la maggioranza ha ritenuto realisticamente, anche in considerazione delle diverse scadenze dei lavori parlamentari, che si possa procedere alla istituzione della Commissione d'inchiesta immediatamente prima dell'interruzione estiva dei lavori parlamentari; si ha ragionevolmente motivo di ritenere che a tale scadenza la parte fondamentale dell

'istruttoria dell'autorità giudiziaria sia conclusa.

Noi non eravamo d'accordo ed abbiamo senz'altro ritenuto dilatoria la manovra che ha spostato di quattro mesi la presentazione della relazione all'Assemblea; in questi mesi, in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, abbiamo continuamente chiesto che l'Assemblea venisse investita di quanto era in stato di relazione. Abbiamo, quindi, ritenuto che l'atteggiamento fosse stato di estrema correttezza, fino al momento della approvazione in Commissione; ma da quel punto sono iniziate le manovre non chiare.

Oggi, di fronte ad un fatto di questa dimensione, di questa profondità, riconosciuta anche dal relatore e da tutti i gruppi nel dibattito in Commissione, il Parlamento deve fare efficacemente e rapidamente il suo dovere: in questo senso hanno un significato le Commissioni di inchiesta (verremo successivamente alla parte che riguarda l'autorità giudiziaria), in questo senso hanno un significato gli interventi immediati del Parlamento in quanto è di sua competenza, il che è una cosa del tutto diversa, distinta ed autonoma rispetto alle responsabilità penali di cui si occupa l'autorità giudiziaria. O il Parlamento fa questo, oppure diventa davvero qualcosa che viene trascinato e quindi non avrebbe più senso, rispetto a quanto previsto dalla Costituzione e rispetto ai diritti e ai doveri dei parlamentari!

Noi che ci siamo battuti per ciò, oggi richiamiamo la maggioranza a quell'impegno che, per iscritto, è stato assunto dalla maggioranza stessa: essa ha chiesto una dilazione di quattro mesi per ragioni elettoralistiche, perché incombevano le elezioni; l'ha chiesto perché, nel frattempo, il ministro Darida, o chi per lui, non so, il consiglio d'amministrazione dell'IRI, doveva nominare Bernabei premiandolo per la sua incriminazione e promuovendo ai vertici della società a partecipazione statale; sappiamo tutte queste cose! Per fare tutto questo c'era bisogno di quattro mesi, e non c'entra in questo l'autorità giudiziaria: tutto questo ha a che fare con l'uso, con la difesa o l'offesa, con la guerra per bande tra i signori del potere! Ecco, i quattro mesi: interferenza con le elezioni, rinnovo delle nomine! Sono fatti vostri, della maggioranza: vi siete presi questi quattro mesi per fare simili operazioni, ma poi vi siete impegnati. Devo riconoscere che il relatore ha dimostrato grande onestà e linearità di com

portamento, ma qui esiste un impegno assunto ed io vi richiamo al vostro impegno di maggioranza, che avete messo per iscritto.

Sono d'accordo con il collega Valensise circa il fatto che tra i testi delle varie proposte non vi siano, in realtà, disparità notevoli. Predisporre un testo unificato è davvero questione di poche ore, di poche energie e di poco impegno, perché in quel bello schemino riassuntivo che il relatore ci ha proposto si vede come le intenzioni dei proponenti della Commissione d'inchiesta siano "grosso modo" collimanti e parallele.

Che cosa osta allora rispetto alla possibilità che nel giro di sette giorni si arrivi a rispettare, onorevole Carrus, l'impegno da voi preso? Voi ci avete detto: vogliamo quattro mesi adesso. Io dico per ragioni elettoralistiche, per Bernabei, perché vi erano da risolvere problemi di guerra per bande interne...

Nino CARRUS, "Relatore". Illazioni!

Massimo TEODORI. Illazioni. Comunque alcuni dati di fatto esistono.

Poi, però, ci avete detto di stare tranquilli, perché eravate d'accordo sul fatto che la cosa fosse talmente grave, profonda ed importante da richiedere che prima dell'interruzione estiva si arrivasse alla conclusione dell'"iter". Si dice: "La maggioranza ha ritenuto realistico che si possa procedere alla costituzione (...). Qualcosa che va addirittura al di là del voto sull'inchiesta monocamerale che, appunto, può essere immediatamente realizzata grazie al solo voto della Camera.

Noi, quindi, vi diciamo di mantenere i vostri impegni, gli impegni che avete scritto. Che cosa impedisce di arrivare al risultato attraverso l'una o l'altra strada regolarmente? E di questo non mi voglio occupare: se sia più opportuno rinviare in Commissione e poi ritornare immediatamente in Assemblea entro le prossime tre settimane o se mantenere l'iscrizione all'ordine del giorno dell'Assemblea con la costituzione di un Comitato ristretto. Non voglio entrare nel merito dell'"iter" preferibile e corretto; so solo che nulla osta, a questo punto, rispetto alla possibilità che entro il 31 e il 1· agosto 1985 la Camera possa approvare l'istituzione di una Commissione d'inchiesta, della quale tutti quanti a parole riconoscono l'importanza, la necessità e, soprattutto, l'urgenza.

Qui si inserisce il problema dell'autorità giudiziaria, cui ha fatto ancora riferimento nella sua relazione orale il collega Carrus. Ma in realtà, colleghi, voi sapete benissimo come questa storia dell'interferenza sia un falso problema. Sfido tutti voi a trovarmi un solo caso, nella storia delle inchieste parlamentari italiane, in cui l'inchiesta non sia progredita contemporaneamente e parallelamente alla inchiesta giudiziaria. Certo, se vi sono fatti gravi ed importanti le cose previste da qualche articolo della Costituzione, è evidente che l'autorità giudiziaria si metta in moto e che il Parlamento segua. Purtroppo il Parlamento segue!

E' dunque un problema assolutamente falso. E' un falso problema quello di dare conclusa l'istruttoria formale o la parte più delicata dell'istruttoria. Chi dice che ciò valga? Non si sarebbe mai costituita una Commissione parlamentare d'inchiesta se si fosse adottato questo metodo. Tutte le inchieste parlamentari hanno sempre proceduto parallelamente e contemporaneamente a quelle penali. Come voi sapete - è inutile ripeterci cose ovvie e banali - l'oggetto dell'inchiesta parlamentare è completamente diverso da quello di cui si occupa l'autorità giudiziaria. Questo perciò non è un problema. Allora, perché voi fissate la data del 15 settembre? Devo essere molto onesto e chiaro. Se questa Commissione di inchiesta parlamentare verrà istituita prima della pausa estiva, realizzando così quella volontà che a parole sembra trovare concordi, pur con diversi accenti, tutti i gruppi politici, credo che la Camera avrà adottato una deliberazione di grande valore e di grande rilievo soprattutto nei confronti dell'opinione

pubblica. Devo francamente dirvi che la richiesta di far slittare il tutto a settembre pone in essere, nel mezzo di questo itinerario, determinati negoziati politici, commerci politici per cui l'inchiesta, da opportuna che è in luglio, diventa non opportuna in settembre e forse pericolosa in ottobre. Non sono quindi affatto certo - qui non si discute dell'impegno, dell'onore o dell'onestà del relatore o del presidente della Commissione bilancio - che i fatti politici, come si usa chiamarli, non possano creare una serie di incidenti.

Tecnicamente, elaborare un testo unificato è estremamente semplice e per far ciò né il Comitato ristretto, qualora si volesse nominarlo, né il Comitato dei nove dovrebbe impiegare molto tempo. In altri termini, nulla osta perché si possa procedere speditamente, e per quanto riguarda il rapporto con l'autorità giudiziaria nulla viene mutato. Sicuramente fino a settembre l'istruttoria non sarà formalizzata; per cui siamo contrari alla proposta avanzata dal relatore non per eventuali sospetti - non è mai legittimo avanzare sospetti - ma per la giusta valutazione che o le cose di fanno secondo i loto tempi, oppure possono intervenire altri elementi che interferiscono con gli itinerari parlamentari e quindi distorcono le volontà o ne inseriscono di nuove. Per questa ragione, chiedo che la proposta, sia che venga rinviata in Commissione, sia che rimanga in aula, termini il proprio "iter" prima della pausa estiva, onorando di fatto l'impegno assunto dalla maggioranza e dal relatore ("Applausi dei deputati del grupp

o radicale").

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Bollettino Commissioni - Giovedì 1· agosto 1985

V COMMISSIONE PERMANENTE

(Bilancio e programmazione - Partecipazioni statali)

IN SEDE REFERENTE

Giovedì 1· agosto 1985, ore 10 - "Presidenza del Presidente" Paolo CIRINO POMICINO, "indi del Vicepresidente" Gianfranco ORSINI. - Interviene il sottosegretario di Stato per il tesoro, Gianni Ravaglia.

"Proposte di inchiesta parlamentare:

Teodori ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui "fondi neri" dell'IRI e delle società collegate, le responsabilità amministrative e politiche ad esso connesse (Doc. XXII, n. 4).

Castagnola ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui "Fondi neri" dell'IRI e delle consociate Italstrade e SCAI (Doc. XXII, 7);

Bassanini ed altri: Istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla costituzione e sulla utilizzazione di fondi non contabilizzati in bilancio (cosiddetti fondi neri) ad opera dell'IRI e delle società consociate, o di amministratori delle medesime (Doc. XXII, n. 8);

Valensise ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sulla costituzione presso l'IRI e società collegate di fondi extra bilancio, sulla loro erogazione e sulle connesse responsabilità amministrative e politiche (Doc. XXII, n. 9)".

Il Presidente Gianfranco ORSINI nel riprendere l'esame, dopo il rinvio in Commissione disposto dall'Assemblea, propone che, dopo l'ampio dibattito svoltosi nel corso della prima fase in sede referente, si costituisca un Comitato ristretto per la redazione di un testo unificato delle proposte di inchiesta parlamentare all'ordine del giorno.

La Commissione consente.

Il Presidente Gianfranco ORSINI invita i gruppi a far pervenire le designazioni dei componenti del Comitato.

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19 settembre 1985

FONDI NERI IRI: L'INCHIESTA NON S'HA DA FARE. QUESTA LA VERGOGNOSA DECISIONE DEI PARTITI DI MAGGIORANZA. I DEMOCRISTIANI CARRUS (relatore) E POMICINO (presidente comm. bilancio) POMPIERI DELL'INSABBIAMENTO.

dichiarazione di Massimo Teodori, dep. radicale

Il relatore democristiano alla commissione bilancio della proposta di inchiesta parlamentare sui fondi neri IRI ha oggi proposto che l'inchiesta non si faccia.

E' ripreso il vergognoso balletto delle coperture. In aprile la proposta di una inchiesta parlamentare, avanzata dai radicali per primi fin dal dicembre 1984, aveva apparentemente trovato accoglienza in tutti i gruppi, salvo che quelli di maggioranza che avevano richiesto alcuni mesi di sospensione. In luglio l'aula di Montecitorio aveva votato il rinvio alla commissione Bilancio per approntare un testo base che sarebbe stato portato in aula nella prima seduta di settembre.

Oggi il colpo di scena. "L'inchiesta, secondo il parere dei partiti di maggioranza, non s'ha da fare".

Avevo affermato che coloro che non vogliono l'inchiesta sui fondi neri IRI confessano di essere responsabili del più colossale furto della storia della Repubblica. L'improvviso fuoco di sbarramento di oggi è assai significativo. Il relatore DC Carrus, il presidente della commissione DC Pomicino sono i pompieri per l'insabbiamento che - sembra - sia voluto da tutte le forze della maggioranza, anche se non si sono apertamente espresse. Il Parlamento resterà inerte di fronte alla ennesima prepotenza? Il fronte degli insabbiatori è così compatto o v'è un residuo di dignità e di onestà in coloro che pure dichiararono che lo scandalo dei fondi neri IRI era il più grave e profondo di tutti?

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FONDI NERI IRI

Perché il Parlamento affossa lo scandalo Iri?

di Massimo Teodori

(REPORTER, 25 settembre 1985)

Rischia di concludersi oggi, nel silenzio e nell'indifferenza, la possibilità da parte del Parlamento di esercitare il suo doveroso controllo sulla più scandalosa vicenda della recente storia repubblicana: i fondi neri dell'IRI.

I fatti sono noti. Nel novembre 1984 veniva alla luce, con clamorosi arresti, l'esistenza di fondi neri che l'IRI e le società ad esso collegate, l'Italstrade e la SCAI, avevano per un quindicennio accantonati e gestiti fuori bilancio per destinarlo ad operazioni illecite. Arresti e incriminazioni erano eccellenti: il fior fiore dei boiardi di Stato che continuativamente avevano compiuto finanziamenti illeciti sottraendo dalla casse dell'IRI circa 250-300 miliardi. Petrilli, nel frattempo divenuto senatore, e Boyer venivano incriminati, Calabria ed Ettore Bernabei venivano arrestati insieme ad altri dirigenti PPSS. "L'affaire" dei fondi neri IRI rappresentava, e continua ad essere, il più grave scandalo della pur gravida storia di scandali di quest'Italia. Per l'entità del furto di Stato, per la criminale organizzazione di un meccanismo di rapina messo in piedi con il consenso dei più alti vertici del PPSS (e dei probabili responsabili politici), per la destinazione dei fondi usati assai probabilmente per fi

nanziare - e conosciamo solo una piccola parte dell'impiego delle centinaia di miliardi - uomini, correnti e partiti politici, giornali e giornalisti, clienti grandi e piccoli del regime.

L'affare Lockheed a confronto è stato poca cosa e lo stesso capo ENI-Petromin - sul quale pure per anni si è misurata l'intera politica italiana - impallidisce. La tangente petrolifera era un episodio "una tantum" mentre con i fondi neri IRI la rapina di Stato è stata istituzionalizzata. Cesare Merzagora riferisce che il dr. Cuccia ebbe a proposito a dichiararli: "Tu non puoi nemmeno immaginare a che punto sia arrivata la corruzione in Italia". I radicali chiesero nel dicembre 1984 una Commissione di inchiesta parlamentare. Dopo tre mesi a quella richiesta si aggiunsero le proposte del PCI, dell'MSI e della Sinistra Indipendente. Le inchieste parlamentari non sono certo la panacea contro la scandalusia e la corruzione ma rappresentano ancora il più efficace strumento per neutralizzare il gioco perverso dei ricatti fra potentati e bande politico-giudiziarie-giornalistiche.

In una situazione in cui gli affari illegittimi vengono negoziati tra uomini e partiti sul terreno occulto e la stessa magistratura viene coinvolta nella guerra per bande, l'intervento del Parlamento costituisce un minimo di garanzia che le indagini si svolgano in pubblico di fronte agli occhi di tutti e che l'accesso, oltre che l'acquisizione, delle informazioni sia istituzionalizzato impedendo che documenti riservati rimangano chiusi nei cassetti pronti ad essere usati ed abusati a scopo ricattatorio.

La necessità di una inchiesta era stata riconosciuta durante il dibattito parlamentare dagli stessi partiti di maggioranza. Il relatore Dc Carrus dichiarava in aula: "La commissione Bilancio ha riconosciuto l'esigenza dei motivi di pubblico interesse che giustificano la costituzione di una commissione d'inchiesta... il disaccordo verte solo sul momento di inizio dell'attività". La maggioranza, in particolare i democristiani, aveva chiesto solo una posticipazione, ritenendo, con le parole dell'on. Gitti, vicepresidente del Gruppo DC, che vi fosse "contrasto non in ordine all'opportunità dell'inchiesta... ma sull'opportunità che nella fase iniziale delle indagini giudiziarie non si sovrapponesse una inchiesta parlamentare".

Vi era stato dunque un esplicito impegno da parte di tutti i gruppi parlamentari che nella prima settimana della ripresa parlamentare la proposta di commissione fosse portata ed approvata dalla Camera. In queste ore, invece, ecco che si verifica un indegno voltafaccia. Secondo i partiti di maggioranza l'inchiesta non s'ha più da fare, gli impegni non sono più impegni e non si offrono neppure spiegazioni a proposito, trincerandosi dietro la legge della prepotenza. Si sta attuando un vero e proprio colpo di mano, con l'ausilio del presidente della commissione Bilancio Pomicino, del relatore Carrus, che travolge anche procedure e regolamento oltre che impegni politici e doveri costituzionali.

Mi chiedo se tutto ciò possa passare sotto silenzio. Ci troviamo di fronte - mi pare esplicitamente - alla confessione di ladri di Stato che difendono ancora una volta ostinatamente il loro gravissimo ed illegittimo operato. Altrimenti perché si vorrebbe impedire una inchiesta che rappresenta proprio il tipico caso - secondo quando prevede l'art. 82 della Costituzione - in cui deve esercitarsi con l'indagine il controllo parlamentare? Di fronte al più grave scandalo della Repubblica (Gelli definiva così il caso ENI-Petromin ma i fondi neri IRI sono sicuramente di una entità assai superiore), tutti, dico tutti i partiti, e tutti gli uomini, dico tutti, dei partiti della maggioranza seguiranno solo la legge dell'omertà? Anche la stampa, ben indirizzata dalla mobilitazione delle "pubbliche relazioni" delle PPSS, annessi e connessi, sembra tacere.

Rivolgo un appello agli uomini onesti, e ritengo che ve ne siano in tutti gli schieramenti, affinché ancora una volta non prevalga la ragion di partito e, con essa, abbiano impunità, i grandi ladri di Stato.

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Bollettino Commissioni - Mercoledì 25 settembre 1985

V COMMISSIONE PERMANENTE

(Bilancio e programmazione - Partecipazioni statali)

Il deputato Massimo TEODORI non è rassegnato di fronte allo scempio politico, civile e regolamentare che si sta svolgendo intorno alla vicenda dei fondi neri IRI, perché rassegnarsi significherebbe fiducia nelle istituzioni parlamentari.

In tale situazione, se il relatore avesse un minimo di dignità politica, civile e parlamentare, dovrebbe dichiarare di essere costretto a rimangiarsi quanto detto e dimettersi dell'incarico.

Sollecita poi una reazione da parte di colleghi della maggioranza che credono in regole di onestà e correttezza, sollecitando ad esempio una risposta dei colleghi Casini e Pellicanò.

Sollecita altresì il Presidente della Commissione a garantire il rispetto delle procedure e dei criteri di correttezza, e ad avere un sussulto rispetto a quanto avviene, sino a presentare le proprie dimissioni.

E poi: cosa è venuto a fare oggi in Commissione il Ministro delle partecipazioni statali, che si sarebbe dovuto dimettere da un pezzo?

In ogni caso, i gruppi non possono determinare una scelta che attiene alle prerogative di ciascun parlamentare e del Parlamento nel suo complesso: non a blocchi omertosi dei gruppi!

Si dimetta quindi il relatore! Si dimetta il Presidente Cirino Pomicino! Si dimetta il Ministro Darida!

E' in discussione oggi non tanto un fatto di corruzione finanziaria, quanto e soprattutto una vicenda di corruzione della vita democratica italiana, dello Stato nel suo complesso, di uomini, di correnti, di partiti, di giornali e giornalisti: il problema non è quindi quello di accertare aspetti tecnici, ma quello di verificare tutte le implicazioni politiche e istituzionali dei fondi neri.

Va poi tenuto conto che una Commissione di inchiesta sottrarrebbe al gioco perverso dei ricatti incrociati la vicenda, evitando che questa pesi ancora sulla vita politica italiana come ricatto permanente.

Se non si avrà il coraggio di andare avanti, ci si dichiarerà correi dei colpevoli.

Auspica un sussulto da parte di alcuni colleghi, che compiano degli atti concreti.

Il PCI, poi, metta sul piatto della bilancia il proprio peso! Apra una battaglia politica!

Dopo aver ricordato che la vicenda in esame è stata contraddistinta anche dalla morte dell'ingegner Postiglione, conclude ribadendo l'invito alle dimissioni del relatore Carrus, del Presidente Cirino Pomicino e del Ministro Darida.

Il deputato Raffaele VALENSISE ricorda che nel maggio scorso la sua parte politica insorse a fronte della richiesta allora avanzata dalla maggioranza, ritenendo che ci si trovasse dinanzi ad un espediente dilatorio che, motivato con l'opportunità di non turbare l'attività istruttoria della magistratura, si poneva in contrasto con le norme regolamentari che impongono che in sede referente non possano essere ammesse questioni sospensive. La sua parte politica non riteneva tuttavia di dover ascoltare oggi ciò che il relatore ha sostenuto, essendo questi resosi portatore di una proposta di violazione del regolamento, emblematica di un colossale sfascio politico.

Nel diritto privato si afferma che la volontà negoziale è modificabile, ma nel diritto pubblico il regime giuridico è diverso e la proposta odierna del relatore, che ha formulato la stessa nel presupposto dell'accertata volontà di non procedere alla redazione di un testo unificato, costituisce un "vulnus" al regolamento. Nel Comitato ristretto secondo la deliberazione dell'Assemblea e della Commissione, doveva essere posto in essere un tentativo volto all'elaborazione di un testo unificato, e cioè in adempimento di un preciso mandato in tal senso conferito dall'Aula. Ma, in realtà, nell'ambito della maggioranza vi sono profondi contrasti e da ciò deriva l'interesse a non scoprire alcunché, ciò che dà altresì conto del fatto che il relatore, le cui capacità giuridiche non sono dubbie, si è abbandonato ad un tentativo volto a porre in essere un pasticcio regolamentare senza precedenti e che reca una ferita nel diritto di inchiesta previsto dall'articolo 82 della Costituzione e dall'articolo 140 del regolamento

. Ed a fronte di tutto questo non può non ricordarsi, sul terreno politico, che la decisione adottata dall'Assemblea, nella seduta dell'11 luglio scorso, vide il concorso della proposta del relatore e della volontà della stessa maggioranza; decisione che corrisponde ad un negozio giuridico pubblico con un preciso oggetto, quello di procedere alla elaborazione, tramite il Comitato ristretto, di un testo unificato delle diverse proposte di legge all'ordine del giorno. Ed oggi invece il relatore afferma, in base a contatti in via informale svoltisi con i gruppi di maggioranza, che questa possibilità non sussiste. Da ciò deriva che il relatore deve considerarsi già dimissionario, essendo egli venuto meno al mandato a lui affidatogli dall'Assemblea prima e dalla Commissione dopo. Quindi il primo punto che deve venire in esame è quello della sostituzione del relatore: un nuovo relatore potrà procedere alla redazione del testo unificato, adempiendo così al mandato ricevuto, fermo restando che i gruppi della maggior

anza potranno comunque chiarire la loro posizione politica qui ed in Aula.

Ribadito che appare preliminarmente necessario chiarire la posizione del relatore, rileva che l'atteggiamento della maggioranza sembra lasciar intendere che in questa vicenda vi è molto da nascondere se è vero che un relatore quale il deputato Carrus ha dovuto oggi dire cose insostenibili. Ricorda inoltre che allorquando in Assemblea venne deliberato il rinvio in Commissione la sua parte politica propose che la Commissione elaborasse un testo unificato nell'arco di tempo di una settimana; e tale proposta era nel giusto se è vero che il tempo trascorso ha sfilacciato la maggioranza che intende, ora, porsi al di fuori del procedimento legislativo con gravissime responsabilità di ordine politico e regolamentare, rendendosi inadempiente nei confronti dello stesso mandato ricevuto dall'Assemblea. A fronte della proposta oggi formulata dal relatore non può inoltre non ricordare che, allorquando scoppiò lo scandalo che dovrebbe essere oggetto dell'attività della istituenda Commissione di inchiesta, la sua parte pol

itica propose lo svolgimento di una indagine conoscitiva, che poteva essere un atto preliminare alla successiva costituzione di una Commissione di inchiesta; ma, a fronte di quella proposta, al fine di svolgere una analisi dettagliata della vicenda, si imponeva lo svolgimento di una inchiesta parlamentare. Il dibattito oggi ha mostrato invece come la maggioranza abbia paura di parlare di questa vicenda. E' invece opportuno che la maggioranza sia chiamata a pronunciarsi sui testi in esame e ad assolvere il mandato affidato alla Commissione dall'Assemblea.

Il deputato Massimo TEODORI chiede al Ministro delle partecipazioni statali se sia vero che l'amministratore delegato dell'ITALSCAI sia stato confermato nel suo incarico nonostante le sue recenti vicende giudiziarie.

Il Ministro delle partecipazioni statali, Clelio DARIDA, si riserva di dare una precisa informazione in merito non essendo in grado di farlo in questo momento.

Su richiesta del deputato Massimo TEODORI, che chiede chiarimenti in ordine ai successivi tempi di esame in Assemblea delle proposte, il Presidente Paolo CIRINO POMICINO fa presente che la determinazione dei successivi tempi di esame delle proposte in Assemblea non rientra nelle decisioni della Commissione.

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SOLO LE DIMISSIONI DI CARRUS, POMICINO E DARIDA POSSONO ESSERE UN SUSSULTO DI DIGNITA' RISPETTO AL VOLTAFACCIA SULLA COMMISSIONE D'INCHIESTA SUI FONDI NERI IRI.

APPELLO AI DEPUTATI ONESTI CONTRO L'OMERTA'

dichiarazione di Massimo Teodori

Con un colpo di mano in commissione Bilancio, i deputati della maggioranza hanno respinto la proposta di istituzione di una commissione d'inchiesta sui fondi neri IRI.

Ho invitato in commissione e rinnovo ora, l'invito al relatore on. Carrus, al presidente Cirino Pomicino ed al ministro delle PPSS Darida, a dimettersi dalle rispettive cariche se hanno ancora un sussulto di lealtà democratica e parlamentare.

La mancanza di una qualsiasi spiegazione del voltafaccia è l'esplicita confessione di correità rispetto ai responsabili della più grande rapina commessa a favore di uomini, correnti e partiti politici e di giornali e giornalisti.

Ora la proposta dalla sede referente in commissione andrà in aula. Rivolgo un appello ai deputati onesti di tutti gli schieramenti affinché non si sottomettano alla ``ragion di partito'' ed alla legge dell'omertà che sono state alla radice dell'insabbiamento della commissione d'inchiesta.

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Roma, 27 settembre 1985

On. NILDE JOTTI

Presidente Camera Deputati

SEDE

Signora Presidente,

in ottemperanza agli accordi presi nell'ultima Conferenza dei Capigruppo, Le trasmetto l'elenco delle ``priorità'' del nostro Gruppo. La serie di richieste e sollecitazioni da noi avanzate e rimaste inevase è molto ampio. Non posso che in quest'occasione richiamarne gran parte. La parte 1ª contiene le priorità a nostro avviso irrinunciabili. La parte 2ª potrà essere considerata come una serie di proposte che speriamo trovino l'assenso degli altri Gruppi.

1. Dibattito in aula sulla comunicazione da parte del Ministro degli Esteri del Programma degli interventi straordinari previsti nella Legge n. 73/1985.

Istituzione della Commissione d'Indagine sui ``Fondi Neri IRI''.

Istituzione della Commissione d'Indagine sul ``Caso Cirillo''.

Regolamentazione del commercio delle armi (è incorso il Comitato Ristretto Esteri-Difesa).

Relazioni Commissione P2.

2. Mozioni: dibattito sulla politica estera; Piano Energetico Nazionale; politica militare e di sicurezza; ``Scudo Stellare''; Relazione semestrale dei Servizi di Sicurezza.

Riforma pensionistica.

``Voto in suolo giorno'', abbinando proposte sul sorteggio degli scrutatori e sorteggio della posizione di contrassegni sulle schede.

Con i migliori saluti

Francesco Rutelli

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"FONDI NERI IRI - GIORNALI: In relazione al comportamento della stampa sulla vicenda dei fondi neri IRI il deputato radicale Massimo Teodori ha inviato al Presidente dell'IRI e delle Società a PP.SS. (Italstat, Italstrade, Italscai) per conoscere le erogazioni pubblicitarie effettuate alle testate giornalistiche quotidiane e periodiche negli anni 1983, 1984, e nel corso del 1985".

Roma, 7 ottobre 1985

Al Presidente dell'IRI

Ai Presidenti a Amm.ri delegati delle

Società a PP.SS.:

- Italstat

- Italstrade

- Italscai

Signori Presidenti,

in relazione al recente comportamento della stampa sulle vicende dei ``fondi neri'' IRI, sia per quel che riguarda l'aspetto giudiziario che quello parlamentare, desidererei conoscere le erogazioni pubblicitarie effettuate alle testate giornalistiche quotidiane e periodiche negli anni 1983, 1984 e nel corso del 1985.

Tale richiesta di informazione si fonda non solo sulle necessità di trasparenza a cui deve essere improntato il rapporto fra enti pubblici (e tali comunque devono essere ritenute le società delle PP.SS.) e la stampa in generale ma anche da quanto previsto espressamente dalle norme sull'editoria come dagli artt. 8 e 13 V· comma della legge 30 aprile 1983 n. 137.

Nella sua relazione semestrale al Parlamento, il garante dell'attuazione della legge per l'editoria, prof. Mario Sinopoli, scriveva a proposito delle inadempienze di quanto prescritto sulla pubblicità della pubblica amministrazione (compreso il ministero delle PP.SS. e le società del gruppo IRI): ``L'opinione pubblica è ormai assuefatta allo spettacolo, che per me rimane inammissibile, del mancato rispetto della legge da parte degli organi dello Stato e ha ormai rinunciato alla sua aspirazione di vedere strutturata la pubblica amministrazione come una casa di vetro''. (p. 86).

Sono certo che loro vorranno soddisfare la legittima richiesta di cui sopra anche per fugare l'ipotesi che la pubblicità redazionale da parte di società delle PP.SS. del gruppo IRI sia usata per ``pubbliche relazioni'' non del tutto cristalline.

Con i miei più cordiali saluti

Massimo Teodori

Deputato al Parlamento

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Massimo Teodori ci scrive...

(IL GIORNALE D'ITALIA, 8 ottobre 1985)

("Ecco il testo della lettera dell'onorevole Teodori al nostro Direttore":)

Caro direttore,

mercoledì 2 ottobre pubblicava un ampio servizio dal titolo IRI>. Nel servizio si lamentava che la mia denuncia sul a proposito dei fondi neri IRI fosse troppo generalizzata. Si poteva leggere: .

Devo darti pubblicamente atto che la mia affermazione sul comportamento della stampa era espressa in maniera imprecisa. Avrei dovuto scrivere non e ma e . Non v'è alcun dubbio che ciò che è sommamente scandaloso di fronte al più grande furto di Stato che sia stato commesso in queti vent'anni è proprio il silenzio della maggior parte delle nostre testate. Ha fatto eccezione proprio che in questi anni, quasi sempre da solo, ha dedicato alle vicende nere dei fondi Iri, e più in generale agli scandali del regime degli enti di Stato, quello spazio che giornali ben più attrezzati avrebbero avuto il dovere di dedicare.

Lasciami dire che questa voce del , a cui non riescono a mettere la museruola, resta essenziale ed insostituibile per chi, come noi radicali, tenta in Parlamento di denunciare con forza e contrapporsi all'omertà dei potenti di regime. Ti allego la lettera che oggi ho inviato ai presidenti ed amministratori delegati dell'Iri, dell'Italstat, dell'Italstrade e dell'Italscai per conoscere quale uso sia stato fatto della pubblicità, cioè in definitiva del danaro pubblico. Se questa informazione verrà, potremo valutare quali effetti hanno avuto quelle delle Pp.Ss. che chiamavo in causa a proposito dello scandaloso silenzio sui fondi neri.

Con i miei più cordiali saluti.

Massimo Teodori

"deputato radicale"

Roma, 7 ottobre '85

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Roma, 26 febbraio 1986

On. NILDE JOTTI

Presidente Camera Deputati

Sede

Signora Presidente,

le nostre propensioni per le questioni da iscrivere nel programma riguardano in particolare:

- Dichiarazioni di voto e voto conclusivo sulla P2 (risoluzioni e mozioni)

- Dibattito sulla politica comunitaria: firma italiana e riserve italiana sull'atto unico di Lussemburgo

- Dibattito sulla relazione della Commissione di vigilanza sulla RAI-TV

- Dibattito sulla politica estera del Governo

- Proposte di legge d'inchiesta parlamentare sui fondi neri dell'IRI (parere della Commissione competente)

- Proposta di legge per un'inchiesta parlamentare sul ``caso Cirillo'' (in sospeso)

- Riforma del sistema radiotelevisivo

Non sono previsti per il trimestre considerato dal programma, fino a questo momento, scadenze o impegni congressuali del Partito Radicale.

Cordiali saluti

GIANFRANCO SPADACCIA

V. Presidente Gruppo Parlamentare Radicale

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Fondi neri Iri, oggi si insabbia?

di Massimo Teodori

(IL MANIFESTO, 26 giugno 1985)

Si discute oggi alla Camera la proposta di una inchiesta parlamentare sui fondi neri Iri. I partiti della maggioranza vi si oppongono strenuamente e da oltre un anno e mezzo si stanno battendo con ostinazione affinché sia steso un velo pietoso di silenzio sul maggiore, più grave e più criminale scandalo della Repubblica. L'operazione di insabbiamento, che non ha precedenti per gravità, potrà andare in porto grazie al disinteresse di gran parte della stampa che agevola la cortina del silenzio.

I fatti sono noti. Nel novembre 1984 veniva alla luce, con clamorosi arresti, l'esistenza di fondi neri che l'Iri e le società ad esso collegate, l'Italstrade e la Scai, avevano per un quinquennio accantonati e gestiti fuori bilancio per destinarli ad operazioni illecite. Arresti e incriminazioni erano eccellenti: il fior fiore dei boiardi di Stato che continuamente avevano compiuto finanziamenti illeciti sottraendo dalle casse dell'Iri circa 250-300 miliardi. Petrilli, nel frattempo divenuto senatore, e Boyer venivano incriminati; Calabria ed Ettore Bernabei venivano arrestati, insieme ad altri dirigenti delle Partecipazioni statali.

L'"affaire" dei fondi neri Iri risultava così il punto più alto della storia del malaffare nazionale. Per l'entità del furto di stato, per il criminale meccanismo di rapina messo in piedi con il consenso dei più alti vertici delle Pp.Ss. (e dei probabili responsabili politici), per la destinazione dei fondi usati assai probabilmente per finanziare, con centinaia di miliardi, uomini, correnti e partiti politici, giornali e giornalisti, clienti grandi e piccoli del regime. L'affare Lockheed a confronto è stato poca cosa, e lo stesso caso Eni-Petromin impallidisce. la tangente petrolifera fu un episodio "una tantum" mentre i fondi neri Iri la rapina di stato allo stato è stata istituzionalizzata.

I radicali chiesero nel dicembre 1984 una inchiesta parlamentare appoggiati poi da altre proposte parallele. Non ritengo che le commissioni parlamentari di inchiesta siano la panacea per la cosiddetta , ma l'esperienza insegna che rappresentano almeno un efficace strumento per neutralizzare il gioco perverso dei ricatti tra potentati e gruppi politico-giuridiziari-giornalistici. Quando il terreno occulto diventa quello privilegiato per i grandi affari illegittimi, l'intervento del parlamento costituisce un minimo di garanzia che le indagini si svolgono di fronte agli occhi di tutti e che l'accesso alle informazioni sia istituzionalizzato bloccando la spirale perversa dei dossier e dei relativi .

La strada del boicottaggio e dell'ostruzionismo è stata lunga. Dapprima la Dc si dichiarava d'accordo con l'inchiesta, ma chiedeva che venisse posticipata dopo la fase iniziale delle indagini giudiziali. Poi nel momento di votate in aula, un voltafaccia improvviso impose una sospensione del dibattito, quindi vi è stato il lungo lavorio, dal settembre 1985 ad oggi, per tenere il tutto nei cassetti; infine è venuta ora la proposta di deferire tutta la questione ad un'indagine ministeriale sulle procedure, cioè proprio a coloro che sono alla origine del misfatto.

Cosa accadrà oggi alla Camera? La massima istituzione democratica che ha il dovere del controllo di spoglierà delle sue prerogative e del suo dovere di conoscere? Il silenzio regnerà sovrano?

Se ciò accadesse, ci troveremmo di fronte alla esplicita confessione di ladri di stato che difendono il loro operato. Altrimenti perché si impedirebbe un'inchiesta parlamentare che sembra essere proprio un caso da manuale secondo quando previsto dall'art. 82 della Costituzione?

In queste ore si vedrà se gran parte dei partiti contribuiranno o accetteranno la legge dell'omertà e se gli uomini onesti in Parlamento, che certamente esistono in tutti gli schieramenti, si rassegneranno a che prevalga ancora una volta la e con essa abbiano impunità i grandi ladri di stato e sia ancor più degradato il diritto della Repubblica.

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Atti Parlamentari - Camera dei Deputati

SEDUTA DI GIOVEDI' 26 GIUGNO 1986

"Seguito della discussione delle proposte di inchiesta parlamentare: Teodori ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui dell'IRI e delle società collegate, le responsabilità amministrative e politiche ad esso connesse (doc. XXII, n. 4); Castagnola ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale di inchiesta sui dell'IRI e delle consociate Italstrade e SCAI (doc. XXII, n. 7)";

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Teodori. Ne ha facoltà.

Massimo TEODORI. Signor Presidente, colleghi, signor ministro dell'interno, sono molto rammaricato che lei, signor ministro dell'interno onorevole Scalfaro, della cui integrità personale ho stima, assista, venga ad assistere, o sia stato chiamato ad assistere ad un episodio di corruzione che si perpetua oggi in Parlamento, con tutti quei deputati che si comporteranno da corrotti nel momento in cui andranno a votare a favore dell'insabbiamento dell'inchiesta dell'IRI. Questo episodio di corruzione, della maggiore corruzione mai avvenuta in questo paese, si è prolungato in questi mesi attraverso l'opera di insabbiamento. E si prolungherà la corruzione. Voglio dire che i deputati che hanno proposto e che voteranno a favore di questo insabbiamento terranno un comportamento corrotto, perché non ci può essere altra ragione che questa: si tratta di una corruzione politica profonda.

Mi dispiace, signor ministro dell'interno, che sia proprio lei (che, ripeto, è persona di cui ho stima) ad essere da quella parte, oggi, a sancire un atto che forse è uno degli atti di più grave corruzione collettiva (il Parlamento ne ha fatti molti), di comportamento di corruzione, di omertà, di comportamento mafioso.

E' una valutazione politica che io do e di cui mi assumo la responsabilità: i deputati che oggi voteranno per insabbiare terranno un comportamento mafioso, perché non si può trattare altro che di questo. Non c'è ragione di non procedere alla istituzione di una Commissione di inchiesta parlamentare, non c'è ragione per svendere una facoltà ed un diritto, ma più che un diritto un dovere costituzionale e parlamentare, quello del controllo, se non per operazione mafiosa, così come mafiosa è stata la macchina dei fondi neri IRI per dieci anni, che si perpetua oggi con questa decisione, che mi auguro il Parlamento repubblicano non voglia adottare.

Ieri ho incontrato un autorevolissimo esponente della maggioranza (parlamentare, non governativa) e gli ho detto: mi auguro che anche tu ed i tuoi colleghi non vogliate partecipare all'opera mafiosa che si sta completando in questi giorni. Mi ha risposto: tutti quelli che vogliono l'inchiesta parlamentare sui fondi neri dell'IRI in realtà vogliono la fine della prima Repubblica e l'avvento della seconda Repubblica, perché ci sono dentro tutti, ed io non posso consentire che con questa inchiesta si affossi la prima Repubblica. Era un autorevolissimo esponente della maggioranza, che non so se sia presente in questo momento.

Colleghi, quando vi dico che il Parlamento si comporterà in maniera mafiosa se voterà a favore dell'insabbiamento, traduco quanto diceva quell'autorevole esponente della maggioranza: l'inchiesta sui fondi neri IRI è la fine della prima Repubblica. Ma la fine della prima Repubblica ci sarà se la prima Repubblica riposerà su questo marcio. La fine della prima Repubblica non verrà se cercheremo di recuperare una parte di verità o tutta la verità, perché allora la dignità repubblica ne sarà esaltata come sempre. La prima Repubblica finirà (anzi, è finita) se, per reggersi, ha bisogno di un equilibrio mafioso di omertà, se ha bisogno del deterrente dei ricatti e dei "dossier", della corruzione dell'un contro l'altro, dell'equilibrio immobile. Ognuno ha il "dossier" che l'altro ha rubato, e quindi non parla. Questa è la fine della prima Repubblica! Questa è la fine della legalità repubblicana! Questa è la fine dello Stato di diritto!

Ed allora voi compite un atto mafioso, oggi, votando questo ordine del giorno! Voi, non noi che vogliamo che il Parlamento repubblicano faccia il suo mestiere, che la Costituzione diventi operante! Per cos'altro mai un'inchiesta parlamentare, prevista dalla Costituzione, dovrebbe svolgersi se non per quello cui mi sono riferito? Spiegatemelo! Spiegatemi a che cosa si riferisce quell'articolo della Costituzione!

Ma, vogliamo scherzare? Avete mandato il povero Carrus... Povero Carrus, ti compiango; di compiango, povero Carrus... Magari l'IRI avrà fatto qualche nuovo investimento nelle tue terre della Sardegna... ("Proteste al centro").

Franco PIRO. Ma questo non lo devi dire!

PRESIDENTE. La prego, onorevole Teodori, non faccia queste insinuazioni!

Massimo TEODORI. Eh no, signor Presidente, perché in questi giorni ed in questi mesi la corruzione dei IRI ha seguitato ad operare! Queste cose, qui dentro, danno fastidio! Dà fastidio sentirle dire, Presidente!

PRESIDENTE. Proprio per la stima che lei ha per l'onorevole Carrus, non può far queste insinuazioni!

Massimo TEODORI. Già, ma l'onorevole Carrus deve venirci a spiegare perché scriveva le cose che scriveva: . E giù, andando avanti per una pagina intera a spiegarci l'eccezionalità, la gravità, la unicità...! Ed allora, Presidente, perché questo povero Carrus lo avete mandato a scrivere le scempiaggini che scrive oggi? . Ma perché? Signor Presidente, sto facendo una valutazione politica. Qui c'

è un collega che era stato garante, insieme al collega Gitti, davanti a questa Assemblea (vi era stato un impegno solenne), della costituzione di una Commissione d'inchiesta sulla quale tutti erano d'accordo; e questo collega ci deve spiegare il voltafaccia, il disonorare degli impegni non richiesti, presi dalla maggioranza e per essa espressi dalle parole del relatore Carrus e dell'onorevole Gitti, di fronte a questa Assemblea. Era stata assicurata la costituzione di una Commissione di inchiesta ed era stato affermato che l'unico problema era quello di posticipare i termini. Ce lo deve spiegare, ripeto, perché comportamenti di questo tipo non possono essere sottaciuti! Vi debbono essere delle ragioni... E' legittimo cambiare opinione, ma altra cosa è ingannare, come si inganna, il Parlamento, affermando prima in Commissione e poi solennemente in Assemblea, che il problema non era quello di non volere la costituzione di una Commissione di inchiesta, ma quello dei tempi, perché le indagini giudiziarie, nella

delicata fase iniziale, non dovevano essere intralciate... Guai ad interferire! E via di seguito... E poi si viene oggi, sfrontatamente, sfrontatamente, signor Presidente, a dire quel che si dice! Qualcuno deve rispondere di tutto questo! Il paese deve pur sapere perché vi sono tali comportamenti mafiosi!

Signor Presidente, forse parlo con passione, ma credo che quel che ho riferito, sulla questione della prima o della seconda Repubblica, sia grave. Se la prima Repubblica seguiterà ad essere fomentata da questi equilibri del terrore, fondati sui ricatti dei corrotti, come unico pilastro di tutto, è questa Assemblea, questa nostra istituzione, che crollerà, signor Presidente.

Mi scuserà questa foga e questa passione, signor Presidente, ma non è tollerabile una vicenda del genere. In questi anni siamo passati attraverso tante vicende di scandali e corruzione. La storia è lunga, ma questo è l'episodio più grosso, perché è quello in cui i ladri e gli organi responsabili si identificano, in cui l'istituzione criminosa si sovrappone all'istituzione ufficiale, in cui durante quindici anni è stato perfezionato un meccanismo criminale. Quanto tempo il Parlamento ha dedicato alla questione ENI-Petromin! C'è stata una indagine conoscitiva, poi se ne è occupata per due, tre o quattro volte la Commissione per i procedimenti di accusa; ma si trattava di una questione che scompare di fronte a quella di cui ora ci occupiamo.

Quello era soltanto un episodio, eppure sconvolse la politica italiana. Il Parlamento se ne occupò, come ho detto, in diverse circostanze ed in diverse sedi (Commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2, indagine conoscitiva, e via dicendo). Anche dell'affare "Lockheed", molto a lungo il Parlamento ebbe ad occuparsi; ma l'affare "Lockheed" sta ai fondi neri IRI come 1 sta a 100, in termini di qualità. Quello era un episodio di ladri, ma a basso livello; questo è un episodio da seconda Repubblica, è l'unico episodio istituzionalizzato e continuativo, in cui l'organizzazione criminale, cui deve applicarsi l'articolo 416-"bis" del codice di procedura penale, e quella ufficiale coincidono perfettamente. E per quanti anni si è protratto? Noi sappiamo, dagli atti giudiziari, che il fenomeno ebbe inizio nei primi anni settanta, ma probabilmente si è trattato di qualcosa che, crescendo come una valanga, ha ricoperto con la melma della corruzione tutto e tutti. Quell'autorevole esponente della magg

ioranza cui prima mi riferivo osservava: . - gli ho obiettato - .

Signor Presidente, signor ministro dell'interno, la questione che è di fronte a noi non è una questione che coinvolge alcuni corrotti e ladri individuali. Non è la questione dei Petrilli, dei Boyer, dei Calabria, dei Moneta, degli Orlandi, dei Barnabei. Probabilmente alcuni avranno lucrato; risulta agli atti che qualcuno ha meso qualcosa in tasca, personalmente. Ma è un aspetto che poco mi interessa. Qualche miliardo versato sul conto di un figlio, un appartamento, o altro del genere: non questo il punto. Quello che ci dovete dire è se questi 300 miliardi siano il frutto di una rapina compiuta da ladri individuali, alcuni dei quali conosciamo, mentre altri non conosciamo. Questa sarebbe l'ipotesi preferibile, sarebbe un'ipotesi altamente ottimistica, per uno come me che crede nella Repubblica: quella che ci siano stati 300 (o 500) ladri individuali, che e si sono messi in tasca dei soldi, che vi siano stati episodi come donazioni ai giornali (a Letta del "Il Tempo", al giornale "l'Avanti!"

), all'Opus Dei, all'Università cattolica. Questi sono dati che figurano agli atti, ognuno con le proprie cifre, a seconda dei vari livelli.

Se si fosse dunque trattato di un episodio di ladri individuali, non me ne preoccuperei. Ma non è ipotizzabile che un meccanismo come quello che si è protratto per quindici anni sia un meccanismo di corruzione individuale e di ladri individuali, come ne girano tanti. Si tratta invece del sottoprodotto di qualcosa di ben più profondo e diverso. Qui è in gioco la corruzione del sistema politico. Questo è un meccanismo che, come diceva il mio interlocutore che parlava di seconda Repubblica, è stato messo in piedi per finanziare uomini, correnti e partiti e quindi per inquinare la vita pubblica, per distorcere la vita politica e la democrazia del paese.

Caro Dino, ti voglio bene perché so quante battaglie di giustizia hai fatto in quest'aula. Mi dispiace che sia stato tu (altre volte il tuo gruppo ha fatto fare ad altri i pompieri e poi magari se ne sono pentiti) a dover dare qui la giustificazione: le responsabilità, il fatto giuridico, non giuridico. Questo non ha nulla a che fare con i problemi della giustizia. Gli obiettivi dell'inchiesta parlamentare non hanno assolutamente niente a che fare con quelli della ricerca delle responsabilità individuali o collettive.

Non siamo di fronte solo ad un episodio di corruzione. Non è la somma di singoli ladri. Siamo di fronte ad un meccanismo criminale e perverso che abbraccia tutto il sistema e tutti i partiti. Almeno queste sono le voci. Non si muoverà niente - si dice - perché ci sono dentro tutti.

Poi arrivano gli avvertimenti mafiosi. L'ho già ricordato in occasione di precedenti interventi. Un vecchio articolo, del 7 gennaio 1985, su "il Mondo", ampiamente - diciamo così - suggerito, incoraggiato, che contiene tutta una serie di accertimenti di Bernabei che dice: ci sono anche le cooperative rosse, c'è sempre una divisione, e via di seguito. Quindi, avertimenti rivolti di qua e di là, l'arresto di Bernabei, episodio di un aguerra tra potentati politici ed economici, e via di seguito.

Non siamo di fronte ad episodi individuali, bensì, ripeto, di fronte ad un meccanismo criminale che si sovrappone a quello repubblicano. Ecco allora l'inchiesta parlamentare, signor ministro dell'interno.

In questo caso non si tratta di andare a prendere dei ladri di polli più o meno grossi, per i quali la giustizia farà il suo corso. Poi anche lì le bande di magistrati, da Milano a Roma, si tireranno fuori in tempi più lunghi o più brevi: interverrà l'amnistia, non interverrà; tutti i meccanismo messi in moto, i meccanismi di corruzione ed omertà che sono entrati nel Parlamento, che sono quelli che vi faranno votare, se voterete per l'insabbiamento, entrano anche in altri luoghi istituzionali della giustizia, ma non è questo il problema. L'inchiesta parlamentare serve quale sussulto di dignità della Repubblica, del Parlamento, dei parlamentari, che sottragga le bombe che sono state messe qui sotto, in una situazione in cui l'unico equilibrio possibile è quello del terrore... Colombo, qui presente, che è esperto di politica estera, non di queste cose, ci potrà spiegare come, in fondo, il deterrente sia una "escalation", per cui occorre sempre armarsi di più e l'altro deve operare per raggiungere lo stesso liv

ello di armamenti perché altrimenti c'è uno squilibrio.

E' così la storia dei "dossier" e dei ricatti, delle corruzioni. Ognuno deve raggiungere l'altro per questo equilibrio instabile che si consegue se tutti quanti stanno zitti. Non si può aprire una falla.

Questo, Felisetti, è l'inchiesta parlamentare. Lasciamo stare queste cose, che non sono degne, sulla giustizia che arriverà o non arriverà; le responsabilità sono accertate lì o qui; lasciamole stare.

Povero Carrus, costretto a scrivere... non so più cosa scrive. Tra l'altro non è neppure una operazione di grande stimolo quella di fare il confronto con i testi a fronte come fanno tutti i bravi scienziati della lingua o del testo di sei mesi in sei mesi. Non mi interessa. Questo voltafaccia - l'ho ricordato poco fa - è macroscopico ed ha origine nella continuazione della corruzione. Questo è il punto centrale.

Di qui l'inchiesta parlamentare. La lunga strada delle inchieste parlamentari l'abbiamo fatta per vicende di gran lunga, quantitativamente e qualitativamente, inferiori rispetto a quella che abbiamo di fronte. Dovete pure spiegare se le cose scritte un anno fa dal buon Carrus, dal moderato Carrus, dal democristiano Carrus sono delle autentiche corbellerie. Carrus parla di tre ordini di gravità, di tre dimensioni della enorme gravità dei fatti. Quindi, o il povero Carrus un anno fa era un po' vanesio, oppure oggi questo voltafaccia non può che essere attribuito a dei comportamenti di omertà; una omertà che si vuole imporre al Parlamento, perché di inchieste parlamentari, colleghi, da quella su fino all'ultima sulla , ne abbiamo fatte tante.

D'altra parte le inchieste parlamentari nascono sempre su fatti sui quali parallelamente indaga la magistratura, altrimenti che inchiesta parlamentare sarebbe se non parte da un illecito o da qualche anomalia riscontrata o che sta per essere riscontrata? Ma tutti i fatti sui quali il Parlamento ha deliberato delle inchieste parlamentari sono tutti di gran lunga assolutamente inferiori per gravità rispetto a quello di fronte al quale ora ci troviamo.

Non voglio entrare nel merito di quanto hanno ricordato i colleghi e delle cose pronunciate di fronte al ministro delle partecipazioni statali, che da buona sfinge un anno e mezzo fa diceva che il Ministero non ne sapeva nulla, che a lui non risultava nulla se non ciò che l'autorità giudiziaria aveva trovato e che nel momento in cui si fosse accertato, attraverso le vie amministrative, qualcosa di più, il Parlamento ne sarebbe stato informato. Mi pare che fosse il marzo 1985 se la mia memoria mi sostiene.

Ebbene, non venite a prenderci per i fondelli e a dire che non volete l'inchiesta parlamentare, ma volete...

PRESIDENTE. Onorevole Teodori!

Massimo TEODORI. Mi consenta, Presidente, qualche volta un linguaggio non parlamentare è necessario quando ci si trova di fronte ad una tale sordità. Che cosa dobbiamo fare, signor Presidente, quando ci troviamo di fronte ad un simile muro? L'arma della parola vale pochissimo contro quella dell'omertà mafiosa che circola.

PRESIDENTE. Onorevole Teodori, la prego di evitare certe affermazioni.

Massimo TEODORI. ...ma è l'unica che possono usare coloro che credono nella democrazia repubblicana.

Il buon Carrus oggi ci viene a dire che dobbiamo affidarci ad un'inchiesta amministrativa del Governo, cioè ad un'inchiesta condotta da coloro i quali hanno dimostrato per venti anni che erano dei correi oppure coprivano o non volevano cedere alcune cose.

Ma, scusate, signori! Come è possibile che per venti anni i ministri delle partecipazioni statali non si siano resi conto del più grande furto istituzionale avvenuto nel nostro paese? Vogliamo scherzare? O il Ministero delle partecipazioni statali è stato sempre tenuto da persone imbelli e incapaci - cosa che non credo - oppure da correi dei meccanismi messi in moto e degli episodi specifici e generali.

E' impossibile che i Petrilli, i Calabria, i Boyer, i Barnabei, gli Orlandi, i Moneta e tutti gli altri, facessero simili cose in proprio senza che i ministri, senza che i Presidenti del Consiglio ne sapessero nulla.

Nella deposizione resa al Senato davanti alla Giunta per le autorizzazioni a procedere Petrilli disse di essersi accorto di certe cose e di averne parlato con Bisaglia. Certo, quanti morti adesso saranno invocati! Bisaglia sapeva. Certo, perché è morto. Ma come sapeva Bisaglia lo devono aver saputo tutti i ministri delle partecipazioni statali.

Sempre in quella deposizione Petrilli disse che Bisaglia riferì la cosa a Moro. Certo, morto l'uno, morto l'altro. Ma allora sentiamo tutti i ministri delle partecipazioni statali, tutti i Presidenti del Consiglio sotto la cui protezione è stata compiuta questa operazione.

Questo problema dell'inchiesta parlamentare; qui è in gioco la Repubblica, colleghi! Ho detto prima, e ripeto adesso, che chi voterà oggi per quell'ordine del giorno di insabbiamento si comporterà da mafioso, e mi assumo la responsabilità politica di tale dichiarazione. Sono infatti convinto, colleghi, che in tutti i settori di questa Camera vi sono molti uomini onesti, che sono in grado di ben comprendere che è possibile compiere un atto di dignità repubblicana, e non piegarsi alla ragione omertosa di partito. So bene, sappiamo bene che gran parte dei componenti di tutti gli schieramenti, anche del vostro, colleghi democristiani, sono persone oneste, che sanno che cosa è in gioco. Io mi auguro che si formi una lega degli onesti, perché il numero di questi è sicuramente assai superiore a quello dei proponenti l'insabbiamento dell'inchiesta. Mi auguro che ci sia un sussulto di dignità, di onestà, di rifiuto del ricatto mafioso, perché non è vero che allora scoppierebbe la Repubblica.

La Repubblica è scoppiata se la facciamo vivere su queste cose, è scoppiata se teniamo questo coperchio su vicende tanto gravi. La stessa cosa, collega Felisetti, si può dire per i fatti di Gelli, della P2, e di tutto il resto: anche in quel caso, anche per quella associazione criminosa, l'unica arma era quella del ricatto. Voi tutti, che avete seguito queste vicende, ricorderete il famoso episodio quando Mazzanti, presidente dell'ENI, abbandonò di corsa una riunione dell'Opec a Vienna perché era stato convocato dal gran maestro all'Excelsior. Con un aereo privato Mazzanti arrivò all'Excelsior. Eravamo nell'autunno del 1979, al momento, appunto, dello scoppio dell'affare ENI-Petromin, quell'anno tremendo di ricatti. Quando Mazzanti arrivò, signor Presidente, il gran maestro gli fece vedere da lontano un fascicolo, del tipo di questo che ho adesso in mano, senza aprirlo; e il presidente dell'ENI Mazzanti si iscrisse alla P2, e da qual momento obbedì agli ordini del gran maestro, com'è agli atti, come è stato

accertato; e parliamo del presidente dell'ENI, della più grande "holding" italiana.

Colleghi, poco importa se questa volta non c'è un gran maestro, o se invece di uno ce ne sono quattro o cinque, i grandi maestri della gestione, per dieci anni, della corruzione. Se accettate di non fare luce sui fondi neri, colleghi, sarete tutti ricattati; quella del ricatto sarà la spirale che governerà questa Repubblica.

Il mio è un appello appassionato, perché so benissimo - e lo ripeto - che tanti uomini onesti, tanti deputati onesti sanno queste cose, anche se si lasciano forse guidare da una malintesa fedeltà al partito, alla ragione di partito; malintesa, dico, perché quando la fedeltà al partito viene invocata per coprire la corruzione, viene indicata come elemento omertoso, e non come solidarietà politica di fondo, quando viene invocata per questo - e noi sappiamo che in questi giorni nei gruppi della maggioranza omertà è stata richiesta su questa vicenda - costituisce una malintesa fedeltà alla ragione di partito, ai valori politici. E' invece possibile un atto di liberazione da questi comportamenti.

Non è nella nostra tradizione essere giacobini, voler tagliare le teste. Vadano pure assolti coloro che hanno rubato, ma il problema è di portare alla luce quel meccanismo perverso e permanente della sovrapposizione di una organizzazione criminosa allo Stato! Questo è il problema che il Parlamento deve risolvere attraverso un'inchiesta parlamentare! Altrimenti i ricatti dei gran maestri governeranno sempre di più quest'aula.

Signor Presidente, colleghi, ho cercato di centrare la questione, affinché non si possa dire domani che non sono stati compiuti tutti i tentativi in questa casa che non vuole diventare di vetro, affinché insieme si imbocchi una strada lunga la quale non si vuole colpevolizzare o attribuire patenti di responsabilità, ma si vuole vedere se la Repubblica della Costituzione può ancora essere protetta, sviluppata.

Questo è ciò che è in gioco. Ai Petrilli, ai Moneta, agli altri penseranno, se ci penseranno, i magistrati, non ci interessa; quello che è in gioco è di verificare se questa Repubblica continuerà ad essere soggiogata dal ricatto, da un gioco perverso che travolgerà tutti, compresi coloro che ne tengono le fila, perché saranno a loro volta travolti.

C'è stato un morto in questa vicenda: l'ingegner Postiglione. Non so se è l'unico; da un po' di tempo, da quando ho avuto la cattiva sorte di occuparmi di queste trame del sottoregime, che poi costituiscono tanta parte della nostra vita, ahimè, non faccio altro che stilare l'elenco dei morti ammazzati, dei morti , dei morti ; e questa è una lista che si allunga. E probabilmente io, che non sono addentro alle segrete cose, conosco solo una piccolissima parte delle vittime di queste trame, di questi affari. Sappiamo che ce ne sono tante nell'affare P2, tante nella storia dei servizi segreti, tante nell'affare Cirillo: tra morti ammazzati, , , , strani suicidi e via di seguito.

Più volte mi è capitato di ripetere in quest'aula che costituisce un fenomeno unico nelle democrazie occidentali questo grande uso dell'omicidio, diretto o indiretto, come elemento di soluzione di conflitti politici. Ormai è diventato un fatto abituale nel nostro paese: occorre una riflessione su ciò.

Signor ministro dell'interno, questa è materia sua. Non mi rivolgo al ministro delle partecipazioni statali, che, impassibile, si prepara con prudenza a svolgere - com'è, Carrus? - un'indagine amministrativa sulle procedure che hanno consentito questa piccola deviazione per vedere per magari sia necessario fare una circolare per dire che il controllo deve passare anche attraverso questo o quello!

Signor ministro dell'interno, colleghi, la fuoriuscita dallo Stato di diritto, da quella che è l'essenza della democrazia di tipo occidentale, dalle cose in cui abbiamo creduto e da cui nasce il Parlamento, credo si misuri anche dal numero e dalla serie degli omicidi, degli incidenti, delle persone indotte ad uccidersi sulla base di ricatti, di trame politiche, di tentativi di sciogliere i nodi politici con le morti violente.

In queste vicenda dei fondi neri dell'IRI si registra già la morte dell'ingegner Postiglione e non so se sia la prima o l'unica delle morti legate a questa vicenda. Forse ce ne sono state altre.

Ecco perché voglio rivolgere a tutti un monito, che non vuol essere un monito di sventura: se è vero, come è vero, che questo è l'episodio più grave e più importante di corruzione (non di corruzione di singoli ma di corruzione collettiva); se è vero, come è vero, che voi volete tenerlo coperto in maniera mafiosa o omertosa, impedendo al Parlamento di fare il suo dovere costituzionale, non mi meraviglierei affatto che a quella dell'ingegner Postiglione seguissero altre morti violente, visto che questa è ormai diventata una legge ricorrente della nostra Repubblica.

Non voglio fare la Cassandra ma è un fatto che sempre, quando si tradisce lo Stato di diritto e si adottano metodi mafiosi, la vita umana viene violentemente messa in causa. Se si instaura un sistema così generalizzato di corruzione, al primo che cercherà di uscirne, da una parte o dall'altra, sarà subito tappata la bocca. Purtroppo, tante volte questo paese ha coperto anche sistemi del genere!

Signor Presidente, colleghi, mi auguro che quando, tra mezz'ora o un'ora, andremo a votare, nella Camera, tutti i singoli deputati (che io ritengo, continuo a ritenere per la maggior parte onesti ed estranei a queste vicende) vorranno respingere l'ordine del giorno presentato - ahimè! - dai capigruppo della maggioranza, in modo che in quet'aula si possa gridare e non invece gridare (come si dovrebbe se passasse quell'ordine del giorno) ("Applausi dei deputati del gruppo radicale").

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CAMERA DEI DEPUTATI

25 giugno 1986

"FONDI NERI IRI" Dichiarazione di Massimo Teodori

``Ho affermato nel mio intervento che ai risultati delle votazioni sui Fondi Neri Iri si potrà gridare o W il Parlamento o W la Mafia. Il nostro appello agli uomini onesti di tutti gli schieramenti affinché fosse rigettata una malintesa e omertosa ragion di partito è stato raccolto.

Dobbiamo rallegrarci di questo sussulto di dignità repubblicana di un Parlamento che questa volta ha sconfitto il Malaffare''.

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(NOTIZIE RADICALI, 26 giugno 1986)

"FONDI NERI IRI"

IL TRIONFO DELLA QUESTIONE MORALE. LA MAGGIORANZA NON VUOLE CHE INIZI NEPPURE LA DISCUSSIONE SULLA COMMISSIONE D'INCHIESTA! SPADOLINI, SE CI SEI, BATTI UN COLPO. ANCHE SOCIALISTI E LIBERALI PORTANO I LORO VAGONI DI SABBIA.

Dichiarazione di Francesco Rutelli, capogruppo del PR alla Camera.

``Allo scandalo dei Fondi Neri dell'IRI - forse il più poderoso caso di inquinamento e corruzione della vita pubblica italiana dell'ultimo decennio - si è aggiunto questa mattina lo scandalo della proposta firmata da Rognoni, Formica, Battaglia, Reggiani, Bozzi: il ``non passaggio agli articoli'' del provvedimento. Questo significa che la maggioranza non vuole che neppure si discuta nel merito delle proposte: vuole l'insabbiamento e basta.

Questa si chiama faccia di bronzo! E questa è una bella, limpida prova di moralità e moralizzazione. Che fine ha fatto, Spadolini e Battaglia, la ``questione morale'' di cui tanto vi riempie la bocca? Come si giustifica questa indecorosa scelta per socialisti e liberali? Possibile che non ci sia un solo deputato DC che si dissoci da una simile decisione?

E la stampa? E' ammissibile che tutti tacciano? E' ``vittimismo radicale'' protestare contro l'imbavagliamento e l'addomesticamento dell'informazione? Vedremo cosa accadrà oggi, vedremo cosa leggeremo domani''.

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Ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari

PCI - On. Renato Zangheri

MSI - On. Alfredo Pazzaglia

Sin. Ind. - On. Stefano Rodotà

D.P. - On. Massimo Gorla

Roma, 29 settembre 1986

Uno dei fatti più significativi della passata stagione parlamentare è stata la clamorosa bocciatura di un ordine del giorno firmato dai capigruppo della maggioranza in cui si chiedeva il non doversi procedere sulle proposte di "inchiesta parlamentare sui fondi neri IRI". Quell'episodio, che precedette immediatamente la sfiducia al governo e le sue dimissioni, ha onorato profondamente l'autonomia dei deputati portando alla luce una chiara sensibilità e un diffuso consenso ad investire la nostra Camera di uno dei fatti più gravi degli ultimi decenni.

Si tratta ora di tradurre quella volontà allora espressa in negativo in una proposta comune che consenta all'Aula di esprimersi con un voto dando il via alla commissione d'inchiesta.

E' per ciò che rivolgo un "invito al tuo gruppo", presentatore di una delle proposte di inchiesta, per "incontrarci al più presto al fine di mettere a punto una comune linea di azione" (presentazione di una proposta comune, ritiro di tutte le proposte meno una...).

Mi auguro che a nome del tuo gruppo tu voglia chiedere in conferenza dei capigruppo la immediata iscrizione dell'argomento all'ordine del giorno dell'Aula, nel caso che si creassero dei vuoti relativamente al programma di discussione della finanziaria e del bilancio. In questo senso si è già espresso l'On. Rodotà, ed il capogruppo radicale avanzerà formale richiesta.

Restando in attesa di un sollecito riscontro, ti invio molti cordiali saluti.

Massimo Teodori

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7 ottobre 1986

FONDI NERI IRI: ECCO LA POSTA DELL'AMNISTIA. IL RITARDO DELLA PROCURA DI ROMA COME PREMESSA PER UNA MANOVRA COMBINATA PER FARLA FARE FRANCA AI PETRILLI, BERNABEI E SOCI

dichiarazione di Massimo Teodori, deputato radicale

Sono in pieno svolgimento le grandi manovre per farla passare franca ai massimi peculatori, corruttori e concussori di Stato e di Partito - i responsabili dei fondi neri IRI - coloro cioè che hanno rapinato centinaia di miliardi pubblici, coloro che ne hanno usufruito e coloro che hanno coperto.

Tale è la principale posta in gioco dell'amnistia in discussione al Parlamento, con l'allargamento del provvedimento tramite emendamenti ben ritagliati e con derubricazioni sapientemente pilotate secondo la fisionomia dell'amnistia.

Non vi è alcuna spiegazione per il mancato e ritardato deposito degli atti istruttori da parte della magistratura romana, se non l'attesa del testo dell'amnistia. Le indagini della Procura di Roma (che ha avocato a suo tempo il procedimento da Milano) sono da tempo terminate, i capi di accusa già chiaramente emersi, le prove dei reati abbondantemente acquisite, le confessioni rese.

Che cos'altro fa tenere nei cassetti della Procura i documenti sui fondi neri IRI se non la prospettiva e l'attesa per una possibile manovra combinata con l'amnistia, tesa a prosciogliere o comunque a liberare dai massimi reati contro la Pubblica amministrazione i grandi boiardi di Stato, a cominciare da Petrilli e Bernabei?

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Atti Parlamentari - Camera dei Deputati

SEDUTA DI GIOVEDI' 23 OTTOBRE 1986

"Seguito della discussione delle proposte di inchiesta parlamentare: Teodori ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui dell'IRI e delle società collegate, le responsabilità amministrative e politiche ad esso connesse (doc. XXII, n. 4); Castagnola ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale di inchiesta sui dell'IRI e delle consociate Italstrade e SCAI (doc. XXII, n. 7); Bassanini ed altri: Istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla costituzione e sull'utilizzazione di fondi non contabilizzati in bilancio (cosiddetti fondi neri) ad opera dell'IRI e delle società consociate, o di amministratori delle medesime (doc. XXII, n. 8); Valensise ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sulla costituzione presso l'IRI e società collegate di fondi extrabilancio, sulla loro erogazione e sulle connesse responsabilità amministrative e politiche (doc. XXII, n. 9)".

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle proposte di inchiesta parlamentare di iniziativa dei deputati Teodori ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui dell'IRI e delle società collegate, le responsabilità amministrative e politiche ad esso collegate;

Pongo in votazione, ai fini della scelta come testo base, la proposta di inchiesta parlamentare di iniziativa dei deputati Teodori ed altri, dell'IRI e delle società collegate, le responsabilità amministrative e politiche ad esso connesse> (doc. XXII, n. 4).

("E' approvata").

La proposta d'inchiesta parlamentare Teodori ed altri diventa il testo base cui riferire gli eventuali emendamenti. Avverto che il termine per la presentazione degli emendamenti sarà tempestivamente comunicato ai gruppi parlamentari in modo da dar corso alla successiva fase procedurale poc'anzi illustrata.

Il seguito della discussione è rinviato ad altra seduta.

Castagnola ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale di inchiesta sui dell'IRI e delle consociate Italstrade e SCAI; Bassanini ed altri: Istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla costituzione e sull'utilizzazione di fondi non contabilizzati in bilancio (cosiddetti fondi neri) ad opera dell'IRI e delle società consociate, o di amministratori delle medesime; Valensise ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sulla costituzione presso l'IRI e società collegate di fondi extrabilancio, sulla loro erogazione e sulle connesse responsabilità amministrative e politiche.

Onorevoli colleghi, vorrei pregarvi di fare un po' di attenzione perché ci troviamo in una situazione eccezionale piuttosto delicata.

Ricordo che nella seduta del 26 giugno 1986 si è svolta la discussione sulle linee generali e dopo le repliche del relatore e del Governo, la Camera ha respinto l'ordine del giorno Rognoni, Formica, Battaglia, Reggiani e Bozzi di non passaggio agli articoli, nonché l'ordine del giorno Valensise ed altri per il deferimento delle proposte di legge alla V Commissione, in sede redigente, ai sensi dell'articolo 96 del regolamento.

Di fronte all'iscrizione all'ordine del giorno di più proposte di legge l'ulteriore seguito della discussione in Assemblea presuppone la scelta di un teso base, che la Commissione non ha per altro effettuato avendo riferito negativamente su tutte le proposte, così come per la stessa ragione non ha provveduto alla nomina del Comitato dei nove.

Trattandosi di un caso per molti versi nuovo, nella riunione della Conferenza dei presidenti dei gruppi di ieri si è convenuto, senza che ciò costituisca precedente e con riserva di riesaminare in Giunta per il regolamento l'intera problematica, di affidare all'Assemblea la scelta del testo base e, una volta effettuata tale scelta, di rinviare ad altra seduta il seguito della discussione per consentire ai deputati la presentazione di eventuali emendamenti ed alla Commissione l'esame degli emendamenti e la nomina del Comitato dei nove.

Procediamo ora alla scelta del testo base, ponendo in votazione le quattro proposte di inchiesta parlamentare nel loro ordine di presentazione, naturalmente finché una non venga approvata.

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23 ottobre 1986

PASSO IMPORTANTE PER LA COSTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA PARLAMENTARE SUI FONDI NERI IRI

dichiarazione di Massimo Teodori, deputato radicale

E' stato compiuto oggi un passo importante per arrivare rapidamente alla inchiesta parlamentare sui fondi neri IRI. La scelta come testo base della proposta avanzata dai deputati radicali dal dicembre 1984 consentirà di tornare presto in aula per l'approvazione della inchiesta parlamentare.

Questo parziale successo, dovuto al voto congiunto di comunisti, missini e sinistra indipendente, si aggiunge alla clamorosa bocciatura del giugno 1986 dell'ordine del giorno dei partiti di maggioranza per insabbiare la proposta di inchiesta.

Le resistenze, gli ostruzionismo, il lavoro di corridoio della lobby delle partecipazioni statali non sono certo terminati. Ma sono fiducioso che al momento delle imminenti votazioni d'aula, allorché il testo di proposta tornerà in assemblea, molti deputati dei gruppi di maggioranza si uniranno a quelli della minoranza per fare opera di giustizia e di verità sul più grave e più clamoroso scandalo di regime che ha rapinato allo Stato ed alla collettività centinaia di miliardi per opera di corruzione.

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Atti Parlamentari - Camera dei Deputati

SEDUTA DI GIOVEDI' 29 GENNAIO 1987

"Seguito della discussione delle proposte di inchiesta parlamentare: Teodori ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui dell'IRI e delle società collegate, le responsabilità amministrative e politiche ad esso connesse (doc. XXII, n. 4); Castagnola ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale di inchiesta sui dell'IRI e delle consociate Italstrade e SCAI (doc. XXII, n. 7); Bassanini ed altri: Istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla costituzione e sull'utilizzazione di fondi non contabilizzati in bilancio (cosiddetti fondi neri) ad opera dell'IRI e delle società consociate, o di amministratori delle medesime (doc. XXII, n. 8); Valensise ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sulla costituzione presso l'IRI e società collegate di fondi extrabilancio, sulla loro erogazione e sulle connesse responsabilità amministrative e politiche (doc. XXII, n. 9)".

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle proposte di inchiesta parlamentare di iniziativa dei deputati Teodori ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sui dell'IRI e delle società collegate, le responsabilità amministrative e politiche ad esso collegate; Castagnola ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale di inchiesta sui dell'IRI e delle consociate Italstrade e SCAI; Bassanini ed altri: Istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla costituzione e sull'utilizzazione di fondi non contabilizzati in bilancio (cosiddetti fondi neri) ad opera dell'IRI e delle società consociate, o di amministratori delle medesime; Valensise ed altri: Istituzione di una Commissione monocamerale d'inchiesta sulla costituzione presso l'IRI e società collegate di fondi extrabilancio, sulla loro erogazione e sulle connesse responsabilità amministrative e politiche.

Ricordo che nella seduta del 26 giugno 1986 si è svolta la discussione sulle linee generali e dopo le repliche del relatore e del Governo, la Camera ha respinto l'ordine del giorno Rognoni, Formica, Battaglia, Reggiani e Bozzi di non passaggio agli articoli, nonché l'ordine del giorno Valensise ed altri per il deferimento delle proposte di legge alla V Commissione, in sede redigente, ai sensi dell'articolo 96 del regolamento. Nella successiva seduta del 23 ottobre 1986, la Camera, avendo la Commissione riferito negativamente su tutte le proposte, ha deliberato di scegliere, quale testo base per il prosieguo della discussione in Assemblea, la proposta Teodori in cui al doc. XXII, n. 4.

Passiamo pertanto all'esame degli articoli della proposta Teodori di cui al doc. XXII, n. 4, e dei relativi emendamenti.

Avverto che, dovendosi procedere a votazioni segrete che avverranno mediante procedimento elettronico decorre da questo momento il termine di preavviso di cui al quinto comma dell'articolo 49 del regolamento.

Ricordo che l'articolo 1 della proposta di Teodori è del seguente tenore:

La Commissione ha in particolare il compito di accertare:

1) l'entità dei depositi sui conti di transito non contabilizzati, tratti dalle somme destinate al pagamento di commesse svolte dalla SCAI e dall'Italstrade spa;

2) l'entità, le formalità ed i tempi di costituzione di - non contabilizzati e non iscritti a bilancio - e la loro movimentazione attraverso libretti di risparmio al portatore presso diverse banche (Mediobanca, Banca nazionale del lavoro, Banca commerciale...), finanziarie (SPAFID...) e titoli di Stato (BOT e CCT);

3) quali organi dell'IRI e delle società ad esso collegate siano venuti a conoscenza dell'esistenza dei fin dal 1971, in quale sede se ne sia discusso e quali decisioni siano state prese in merito;

4) quali uomini di Governo e di organismi parlamentari siano venuti a conoscenza dei nell'esercizio delle loro funzioni;

5) quali siano stati analiticamente i destinatari di detti e in particolare quali partiti, correnti politiche, uomini politici nonché quali giornali e giornalisti abbiano beneficiato dei fondi.

La Commissione ha inoltre il compito, alla luce della ricostruzione dei fatti di cui ai precedenti commi, di accertare se vi siano state a quali siano state le responsabilità della pubblica amministrazione.

La Commissione ha infine il compito di accertare se vi siano state pressioni od interventi da parte di politici o meno, che possano aver determinato reati penali o deviazioni dall'esercizio delle competenze istituzionali di organi dello Stato, di enti pubblici e di enti sottoposti al controllo dello Stato>.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonino. Ne ha facoltà.

Emma BONINO. Presidente e colleghi...

"Una voce all'estrema sinistra". Vota, vota!

Emma BONINO. Voi cercate di parlare di più e magari di premere di meno agli ordini, va bene?

PRESIDENTE. Onorevole Bonino, suvvia! La prego, cominci.

Emma BONINO. Non c'è problema, signor Presidente, alcun problema.

La vicenda che stiamo discutendo dura da tanto tempo ed i vostri tentativi di insabbiamento sono stati lunghi e ripetuti, tant'è che questa proposta d'inchiesta parlamentare, depositata il 18 dicembre 1984, giunse all'esame dell'Assemblea solo oggi. Vorrei solo dire che non tutto è compromesso e faccio un appello a chi ritiene che le Commissioni di inchiesta non sono un capestro, ma sono solo uno strumento per appurare la verità. Se non vi sarà nulla da appurare non verrà fuori nulla! Perché allora tutto questo terrore, cari colleghi? Anche voi, colleghi della maggioranza, perché tutto questo terrore? Fino a questo momento nulla è compromesso; infatti la soppressione degli articoli 2 e 3 non pregiudica l'inchiesta, in quanto si può far riferimento al disposto dell'articolo 141 del regolamento, che supplisce alle previsioni recate da questi due articoli soppressi. Vi invito quindi, colleghi a mutare atteggiamento, perché francamente dovrete dichiarare che cosa sta succedendo e questo non fa onore a voi (quest

o non mi dispiace molto), ma non fa onore nemmeno alle istituzioni, e questo mi dispiace di più e spero che dispiaccia anche a voi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rutelli. Ne ha facoltà.

Francesco RUTELLI. Signora Presidente, io ho ben ascoltato le argomentazioni portate dal collega Petruccioli; argomentazioni delle quali lo ringrazio perché appartengono ad una forma di confronto e di dialogo politico fondata sul rispetto, della quale credo molte volte, nei nostri rapporti, in particolare nei rapporti tra comunisti e radicali, si sia avvertita la necessità.

Onorevole Petruccioli e colleghi, noi abbiamo deciso in questa legislatura di non partecipare alle votazioni, per un impegno preso davanti agli elettori. Abbiamo partecipato alla votazione in talune circostanze, come quella della discussione sul bilancio interno della Camera, ma mai nell'ambito del procedimento legislativo. Non debbo tornare qui - non farei altro che tediare i colleghi - sulle ragioni di questa nostra scelta, scelta che abbiamo portato avanti con coerenza, con rigore, tra mille difficoltà, come voi bene potete immaginare. In ogni caso, con convinzione.

Credo, signora Presidente, colleghi, che l'istituzione di una Commissione di inchiesta sui fondi neri dell'IRI, ovvero l'affermazione, contro la volontà dei partiti, la volontà ufficiale dei partiti, e contro le chiarissime iniziative in atto per l'insabbiamento, l'affermazione, cioè, di una iniziativa di trasparenza e di verità, da parte della maggioranza dell'Assemblea, su quello che è stato il maggiore scandalo di regime, probabilmente, dell'intero dopoguerra, certamente degli ultimi 10-15 anni, non potrebbe che indurci - mi assumo la responsabilità di questa mia affermazione - ad una riflessione profonda sul nostro codice di comportamento, sulla base di un ripensamento in ordine alla capacità di questo Parlamento di recuperare, in un momento vitale, uno spazio di autenticità e di volontà di difesa dei valori democratici.

"Votazione segreta di una proposta di inchiesta parlamentare".

PRESIDENTE. Indico la votazione segreta finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di inchiesta parlamentare Teodori ed altri di cui al doc. XXII, n. 4, di cui si è testé concluso l'esame.

("Segue la votazione").

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione:

Proposta di inchiesta parlamentare: Istituzione di una Commissione monocamerale di inchiesta sui dell'IRI e delle società collegate, le responsabilità amministrative e politiche ad esso connesse ("doc. XXII", n. 4):

Presenti e votanti 514

Maggioranza 258

Voti favorevoli 258

Voti contrari 256

("La camera approva - Vivi, prolungati applausi alla estrema sinistra, a destra e dei deputati dei gruppi della sinistra indipendente, radicale e di democrazia proletaria, - Vivi commenti").

Sono così assorbite le proposte d'inchiesta parlamentare di cui ai doc. XXII, nn. 7, 8 e 9.

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MASSIMO TEODORI PRIMO FIRMATARIO DELLA PROPOSTA DI ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA SUI FONDI NERI, SUBITO DOPO LA VOTAZIONE FINALE DELLA SUA PROPOSTA DI LEGGE ALLA CAMERA HA DICHIARATO:

``Le istituzioni oggi registrano un grande successo con l'approvazione di quella commissione parlamentare di inchiesta sul Fondi neri IRI proposta per primi dai radicali e per i quali ci siamo battuti per oltre trenta mesi.

La nostra azione in Parlamento ancora una volta ha conseguito un successo di verità e di giustizia''.

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(NOTIZIE RADICALI, 30 gennaio 1987)

"FONDI NERI IRI"

INCHIESTA PARLAMENTARE SUI FONDI NERI IRI: IL VOTO SULLA PROPOSTA RADICALE E' UN SUCCESSO DELLE ISTITUZIONI CONTRO LA PARTITOCRAZIA.

DICHIARAZIONE DI TEODORI.

``L'approvazione di una commissione di inchiesta parlamentare sui `fondi neri IRI' è una vittoria delle istituzioni. La maggioranza di strettissima misura che si è determinata, con l'apporto di alcune decine di deputati dei partiti di governo, è il segno che non sempre la `ragion di partito' prevale sulla `ragione di coscienza' del singolo parlamentare. Si dovrà discettare sulla pessima abitudine di coprirsi dietro il segreto da parte dei franchi tiratori.

E' vero che queste battaglie in nome della coscienza contro gli ordini partitocratici dovrebbero essere fatte a viso aperto. Tuttavia su questa vicenda dei fondi neri IRI, il massiccio voto dei parlamentari della maggioranza (e non sappiamo a quali dei partiti appartengono) si è manifestato per quattro cinque volte, prima nel giugno 1986 quando fu respinto l'ordine del giorno che voleva insabbiare e poi ripetutamente ieri con l'approvazione dell'art. 1 istitutivo della commissione e con il voto finale: e questa ripetitività e continuità della ribellione su una questione così grave va ben oltre il giochetto delle imboscate a bassi fini.

E' arrivata a conclusione una lunga battaglia radicale, iniziata nell'autunno 1984 allorché, primi e solitari, presentammo una proposta di commissione d'inchiesta, consapevoli che occorreva riportare in una sede istituzionale, con procedure aperte e trasparenti, il più grave scandalo della Repubblica sottraendolo al gioco perverso dei veti, degli insabbiamenti, dei ricatti a colpi di dossier delle inchieste parlamentari, ma solo della consapevolezza che se la verità e giustizia possono essere in qualche misura perseguite, questo lo si può fare essenzialmente con l'uso degli strumenti istituzionali, previsti non casualmente dalla Costituzione.

Non è esagerato parlare del più grave scandalo della Repubblica e della forma più continuativa, più profonda di degenerazione delle strutture pubbliche e del costume della classe dirigente. Infatti, come non mai, nel casi dei fondi neri IRI si è rivelato che attraverso le stesse persone - i Petrilli, i Bernabei e tutti gli altri altissimi dirigenti di società delle PPSS - passavano sia le massime responsabilità dell'economia e finanza dello Stato sia un legame mafioso da vera e propria associazione per delinquere per depredare a fini privati e molto probabilmente partitici le casse dello Stato e le risorse che appartengono ai cittadini. Questa vicenda, come e molto più delle altre, ha disvelato l'esistenza di Mister Hyde e di Doctor Jeckill dietro tanti maggiorenti di questa Repubblica.

Gli ostruzionismi, le accanite resistenze, le grintose pressioni con tentativi neppure tanto occulti di corruzione messi in atto per trenta mesi contro l'inchiesta parlamentare, saranno rinnovati, ora che la commissione è stata istituita, anche se mutilata in alcune sue parti riguardanti il funzionamento.

Noi radicali continueremo a batterci perché il successo non sia di facciata e mutilato, cioè affinché la commissione operi effettivamente.

Abbiamo bisogno di molto sostegno, politico, di pubblica opinione, della stampa.

E' questo anche un elemento essenziale per la democrazia''.

L'editoriale di Marco Pannella

("Una ottima notizia per l'alternativa laica, socialista e liberale: assieme alla DC, PSI, PSDI, PRI, PLI hanno preso una sacrosanta legnata alla Camera, mentre cercavano di silurare dopo due anni di menzogne il progetto radicale di inchiesta contro i ``fondi IRI''".)

Da un dispaccio telegrafico dell'ANSA si è appreso ieri che il 4 febbraio si incontreranno gli esecutivi del PSI e del PSDI, guidati da Craxi e Nicolazzi, per ``concordare un programma comune'' dei due partiti. Ho avuto così l'occasione di informare autorevoli membri della Direzione e del Gruppo socialista, che nulla ne sapevano, e rallegrarmene anch'io con loro, che oggi conosceranno il progetto di programma del proprio Partito... che dovrebbe essere discusso e approvato dal Congresso ad aprile, con la possibilità fortunata di farlo su un testo che sarebbe anche quello del PSDI.

Se la procedura è singolare, l'obiettivo è semplice e positivo. A meno che l'ANSA non ci invii oggi altre informazioni (da un po' di tempo dai compagni del PSI, a qualsiasi livello, di notizie ne abbiamo poche o punto) ci auguriamo che sia prontamente raggiunto l'accordo, che va nella direzione della relazione Nicolazzi, che noi difendemmo - con qualche efficacia, vediamo - mentre i compagni socialisti l'attaccarono.

D'altra parte, ``Repubblica'' continua a seguirci puntualmente ed a distanze ravvicinate, non più di lustri, ma di anni o di semestri: e ieri finalmente ha ritenuto meritevole della sua prima pagina un intervento di un Segretario del PSDI, consacrazione tardiva ma pur sempre giustamente riparatoria.

Franco Nicolazzi - continuando a suscitare la nostra ammirata solidarietà - ha finalmente proclamato quel che trent'anni fa giustificò la nascita del nostro Partito, e continua a giustificarla: che non si può esser socialisti, socialdemocratici, laici e liberali se si continua non solamente ad essere legati da matrimonio indissolubile con la DC, ma se si agisce e configura come una sua copia in sedicesimo.

Molti liberali, di maggioranza e minoranza, ci hanno assicurato che la sortita di Renato Altissimo per elezioni anticipate è sortita da un equivoco: i liberali sono per il rispetto non solamente di quel referendum che hanno promosso ma anche di quelli degli altri; e non è vero che preferiscano le elezioni alla messa in pericolo referendaria del nucleare.

Tutte ottime notizie, dunque. Tranne una: quella che ci viene dalla Camera dei Deputati, dove non solamente Martinazzoli, ma Bozzi, Reggiani, Lagorio, Battaglia hanno cercato di impedire la commissione d'inchiesta contro uno dei più gravi scandali di regime, quello dell'uso e abuso dei fondi IRI.

Ma la notizia cattiva è ampiamente compensata da una ottima: con la DC, come meritavano, i nostri amici si sono rotti il grugno in questa iniziativa. Speriamo che la lezione serva.

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Roma, 9 febbraio 1987

On. Nilde Jotti

Presidente

Camera dei Deputati

SEDE

Signora Presidente,

il 29 gennaio scorso la Camera ha approvato la ``Istituzione di una commissione monocamerale d'inchiesta sui `fondi neri' dell'IRI e delle società collegate e sulle connesse responsabilità amministrative e politiche'', proposta che reca, insieme a quelle dei colleghi radicali, la mia firma. L'atto monocamerale è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio 1987.

Come Lei sa, la vicenda parlamentare delle proposte è stata travagliata avendo iniziato l'iter nell'ormai lontano dicembre 1984 dopo vari passaggi in commissione ed in aula. Lo stesso esito delle votazioni del 29 gennaio scorso, con l'approvazione del solo articolo 1 della proposta, sta a dimostrare l'importanza, pur se contrastata, della questione per la Camera tutta nell'esercizio delle sue funzioni di controllo, specificamente previste dall'art. 82 della Costituzione e disciplinate dal capo XXXII del nostro regolamento.

Non v'è alcun dubbio che nella forma in cui è stata approvata dalla Camera e pubblicata dal G.U. la inchiesta è istituita ad ogni effetto e può perciò divenire operativa non appena la Presidenza della Camera avrà perfezionato la composizione e le procedure secondo quanto previsto dal Regolamento.

La decisione del perfezionamento ed i tempi ralativi sono esclusivamente nelle mani del Presidente della Camera. Da parte dei gruppi che hanno ostacolato l'istituzione della commissione non vi potranno essere manovre ritardanti o ostruzionistiche: esse contrasterebbero con la volontà dell'assemblea chiaramente espressa più volte dalle votazioni d'aula, che ora deve essere garantita dalla Presidenza.

Se uno o più gruppi volessero ribaltare le decisioni di aula, ciò non dovrebbe essere fatto per via traversa per messo di manovre ostruzionistiche ma non potrebbe che assumere le forme esplicite di una iniziativa politica dichiarata secondo le norme regolamentari della revoca con il voto d'aula.

A nome dei colleghi firmatari della proposta ed interpretando, credo, anche la volontà maggioritaria dei deputati che hanno voluto con un voto l'inchiesta, "Le chiedo di volere procedere in tempi molto brevi all'insediamento della commissione dopo aver perfezionato tutti quegli aspetti che non sono contenuti nell'art. 1 approvato", secondo i poteri a Lei conferiti dal Regolamento.

Ogni indugio suonerebbe come una concessione a coloro che hanno sostenuto la tesi della non inchiesta. Ed eventuali ritardi non sarebbero spiegabili se non a beneficio di chi si augura che l'interruzione anticipata della legislatura serva anche ad interrompere questo importante atto della nostra Camera nell'esercizio dei suoi poteri di controllo.

Sono certo, Signora Presidente, che Lei vorrà, come sempre, tutelare il buon andamento dei lavori della nostra Camera dando sollecitamente avvio all'inchiesta parlamentare.

Con i migliori saluti.

Massimo Teodori

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Fondi neri Iri, la sabbia dei rinvii

di Massimo Teodori

(IL MANIFESTO, 12 febbraio 1987)

Il caso dei si apre ora. I trenta mesi che sono passati dallo scoppio dello scandalo sono serviti per coprire, per stendere una cortina di silenzio, per promuovere invece che rimuovere alcuni dei massimi responsabili. E' proprio in questi giorni che di decide se il peggiore capitolo della peggiore storia dell'Italia sotterranea verrà dischiuso oppure se sarà perennemente destinato a rimanere sepolto tra gli scheletri nell'armadio. Quando sollevammo la questione in parlamento ci si ammoniva che in tal modo si sarebbe fatta cadere la repubblica perché nei fondi neri erano coinvolti un po' tutti. Allora, come oggi, non si può che rispondere che la repubblica sprofonda nella palude dei misteri irrisolti e non c'è dubbio che quello dei fondi neri Iri sia il più grave.

Dallo scoppio dello scandali nell'estate 1984 la controffensiva di corrotti e corruttori è stata continua, possente, implacabile. Hanno agito direttamente, hanno inviato i loro agenti, hanno tentato ogni strada. Alla Camera è stato solo un miracolo dovuto all'azione insistente che i radicali hanno condotto, insieme con sinistra indipendente e missini, se il 29 gennaio si è arrivati a un voto positivo d'aula per l'istituzione di una commissione d'inchiesta. E la spavalda e fragilissima prepotenza dei gruppi ufficiali di maggioranza (salvo poi i comportamenti e le dichiarazioni di segno contrario di molti deputati degli stessi gruppi) ha avuto via libera per due anni senza tuttavia che vi fosse il coraggio di fornire plausibili argomenti ed esplicite posizioni politiche. Quel che è stato e continua a essere particolarmente vergognoso è l'assenza di motivazioni nell'ostruzionismo di fronte all'inchiesta: una vera e propria ammissione di correità e di responsabilità da parte di uomini, gruppi e partiti che così

han scelto di comportarsi.

Non meno grave è stato ed è l'occultamento di fatto dello scandalo da parte della magistratura romana, con l'ufficio istruzione e la procura della repubblica. In un paese in cui si sbattono in carcere per anni imputati che risultano poi innocenti, non è legittimo che un'istruttoria come quella Iri duri due anni a Roma dopo che era stata già sviscerata abbondantemente per quasi un anno a Milano. Nel dare una valutazione non si può ricorrere a messi termini: si tratta di una manovra funzionale all'insabbiamento, perché il tempo è sempre una qualità non neutra nella ricostruzione dei fatti e nell'accertamento delle responsabilità. L'ufficio istruzione di Roma deve render conto delle ragioni per le quali non è arrivato ancora al termine del suo lavoro in un caso di grandissima rilevanza nazionale.

Gruppi di maggioranza e magistratura sembrano dunque rispondere a un'unica potente regia insabbiatrice. Fin qui non c'è da stupirsi ma la preoccupazione aumenta quando si constata che la strategia del silenzio è profondamente penetrata nella stampa. Un attento esame delle notizie pubblicate in questi giorni porta alla desolante conclusione che quasi tutta la stampa è molto sensibile alla probabile attività degli uomini delle delle partecipazioni statali. Altrimenti non si spiegherebbe come mai per scandali di ben minore e molto più marginale portata si diano resoconti e si pubblichino opinioni di gran lunga più ampi di quelli dedicati ai fondi neri Iri.

Al punto in cui siamo, dopo il voto del 29 gennaio per l'istituzione della commissione, la questione è nelle mani della Camera. L'inchiesta parlamentare non è certo risolutiva nell'opera di verità e giustizia. Rappresenta tuttavia un potente stimolo anche per rimettere in moto l'aspetto giudiziario e soprattutto come finestra istituzionale sul più grave fatto della repubblica, in grado di sottrarre questo scheletro ai ben custoditi armadi del regime e di impedire che su di essi si sviluppino ulteriormente ricatti inquinanti l'intera vita politica.

Nei prossimo giorni saranno tentate nuove manovre ostruzionistiche. Lo hanno già preannunciato il capogruppo dc Martinazzoli prendendo a pretesto che la Camera ha approvato l'istituzione della commissione e non gli articoli riguardanti la sua composizione e i modi di funzionamento. Si tratta ancora una volta di piccole manifestazioni di arroganza che possono avere spazio solo se la stampa seguiterà colpevolemente a tacere e se gli altri gruppi di maggioranza - i repubblicani, gli , i realisti socialisti - seguiteranno ad avallare con il silenzio un comportamento che non può essere definito altro che omertoso, poco importa se per ragion di partito o per altro.

La commissione d'inchiesta deve insediarsi subito: ogni indugio e ritardo andrebbe a beneficio di coloro che lavorano per l'insabbiamento con la speranza che lo scioglimento anticipato del parlamento tagli il nodo gordiano della più scomoda e più importante commissione d'inchiesta della storia repubblicana. Ai tanti motivi di sconforto di fronte all'offensiva di corrotti e corruttori, oggi v'è tuttavia ben da sperare che la presidente della Camera sappia tutelare, come sempre, con fermezza, con rapidità e con efficacia la decisione assunta dall'assemblea di procedere nell'inchiesta parlamentare, voluta non solo dai deputati delle opposizioni ma da molte decine di onesti parlamentari di tutti i gruppi, che hanno scritto una bella pagina di riappropriazione delle prerogative istituzionali nei confronti della ragion partitica.

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Fondi neri Iri: chi non vuole l'inchiesta?

Uno scontro durissimo e sleale

di Massimo Teodori

(IL GIORNALE D'ITALIA, 13 febbraio 1987)

Caro Direttore,

è triste constatare il vergognoso atteggiamento omissivo della stampa sui , certamente lo scandalo più grave della storia della Repubblica. è l'unica, o quasi, testata che ne ha dato, e non da ora, il giusto rilievo come merita questa vicenda.

Tra che vuole andare avanti nell'inchiesta e chi la vuole impedire, in queste ore lo scontro è durissimo. Ieri la Giunta per il regolamento della Camera, chiamata dalla Presidente Jotti a dare un parere sulle modalità di istituzione della commissione d'inchiesta votata dalla Camera il 29 gennaio, ha rinviato i suoi pronunziamenti alla settimana prossima. E non si è trattato di un rinvio tecnico ma del primo passo di una strategia ben orchestrata che vedremo mettere in atto prossimamente, tesa a rinviare e poi ad insabbiare quell'inchiesta che non è solo un diritto ma anche un dovere del Parlamento, in base al dettato costituzionale sancito da un voto di maggioranza dell'aula. La funzione di controllo del Parlamento è una delle principali prerogative attribuite dalla Costituzione nel nostro ordinamento.

Lo scontro in atto non è solo durissimo, ma condotto in maniera sleale. Il comportamento della Democrazia Cristiana, con i suoi maggiori esponenti, è a dir poco ambiguo e meschino, e sostanzialmente antiistituzionale. Da una parte De Mita ha dichiarato in Tv che l'inchiesta non s'ha da fare e lo stesso ha confermato il capogruppo Martinazzoli in una dichiarazione alla , e dall'altra vengono frapposti in sede parlamentare cavilli, pretesti e manovre tesi solo a ritardare la commissione senza il coraggio di un'esplicita dichiarazione politica di negazione dell'inchiesta. Accademici peraltro sconosciuti sul fronte parlamentare (ma forse noti tra i consulenti o potenziali tali delle Partecipazioni statali) scendono in campo per avanzare sulla istituzione della commissione (è , percettore di 1,5 miliardi dai fondi neri Iri, che dedica quattro colonne a siffatti consulenti, insieme al ). Insieme con i dc, tacciono i socialisti sempre , i repubblicani zzatori> a singhiozzo, i liberali Questo è il punto. Della enorme somma (anche quantitativamente la più rilevante fra i tanti scandali di regime) dei trecento miliardi equivalenti ad un migliaio di miliardi al valore attuale, al momento conosciamo la destinazione privata solo di una decina di miliardi. I destinatari delle somme restanti sono sconosciuti. E tutto ormai depone che siano finite a uomini, correnti e partiti con il necessario contorno di giornali e giornalisti. E del resto basta fare l'elenco di chi sta conducendo, con il silenzio e con il boicottaggio, la resistenza all'inchiesta parlamentare per arrivare a conclusioni naturali.

La commissione parlamentare d'inchiesta voluta dai radicali è perciò più che mai necessaria ed urgente. La Repubblica non vivrà con gli scheletri nell'armadio ma solo se si comincerà a fare un po' di chiarezza, un po' di verità. Nei prossimi giorni si vedrà se è ancora possibile con un sussulto istituzionale avere fiducia nelle funzioni del Parlamento o se la , sempre più costituita in vera e grande ragione mafiosa, avrà la meglio.

Ti ringrazio per la tua ospitalità, come sempre all'insegna di una testata davvero libera e svincolata dai condizionamenti, e ti saluto molto cordialmente.

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"FONDI NERI IRI"

LA SLEALTA' DI PRETESTI CHE NON HANNO FONDAMENTO PER IMPEDIRE L'INCHIESTA ALLA CAMERA.

A CURA DI MASSIMO TEODORI

(NOTIZIE RADICALI, 18 febbraio 1987)

Sono assolutamente pretestuosi gli argomenti portati per ritardare la costituzione della commissione di inchiesta sui fondi neri IRI e, quindi, per impedire che la volontà espressa dalla Camera si realizzi.

Non hanno alcun fondamento le sue obiezioni che si muovono al testo approvato il 29 gennaio: "sovrapposizione" con l'indagine giudiziaria e incostituzionalità dei compiti per quel che riguarda la ricerca delle responsabilità.

La speciosità di queste due argomentazioni è dimostrata dai precedenti e dalla costante prassi seguita dalle commissioni di inchiesta parlamentare. Lo dimostrano gli esempi di seguito riportati.

"PRETESTO N. 1: l'inchiesta parlamentare si sovrappone ed entra in contrasto con il procedimento dell'autorità giudiziaria".

L'argomento è capzioso perché i compiti dell'inchiesta parlamentare e quelli del procedimento giudiziario sono diversi e distinti. L'autorità giudiziaria ha come compito l'individuazione dei reati e la loro punizione. Il Parlamento ha come compito l'accertamento di specifici fatti senza entrare nel merito della loro punibilità.

Il dettato costituzionale all'art. 82 è chiaro: ``Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse''.

La maggior parte delle "inchieste" nella storia parlamentare repubblicana si sono "svolte in concomitanza ed in contemporanea con uno o più procedimenti giudiziari riguardanti esattamente la stessa materia ed i medesimi fatti". In particolare ciò è accaduto nelle inchieste: ``Anonima banchieri'' (1958), ``Aeroporto di Fiumicino'' (1961), ``Vajont'' (1964), ``Sifar'' (1969), ``Seveso'' (1977), ``Moro'' (1979), ``Sindona'' (1980), ``P2'' (1981), ``Stragi'' (1986).

"PRETESTO N. 2: L'inchiesta parlamentare sui ``Fondi neri IRI'' nel testo in cui è stato approvato l'art. 1 non è costituzionale perché interferisce nel campo proprio della giustizia con la ricerca di responsabilità".

Questi i commi della proposta sui quali viene eccepita la legittimità costituzionale.

``La commissione ha inoltre il compito, alla luce della ricostruzione dei fatti di cui ai precedenti commi, di accertare se vi siano state quali siano state le "responsabilità della pubblica amministrazione"''.

``La commissione ha infine il compito di accertare se vi siano state "pressioni o interventi, da parte di politici o meno, che possano aver determinato reati penali o deviazioni dall'esercizio delle competenze istituzionali" di organi dello Stato, di enti pubblici e di enti sottoposti al controllo dello Stato''.

In nessuna parte del testo approvato figura l'accertamento dei reati bensì l'accertamento di comportamento da parte di uomini politici che ``possano aver determinato reato'' o ``deviazioni'' istituzionali.

Tale accertamento di responsabilità di uomini politici o di governo è fattore ricorrente in molte inchieste parlamentari svoltesi nell'ultimo venticinquennio e sulle quali non è stato mai eccepito, né in teoria né in prassi. Ecco l'oggetto di alcune inchieste:

"AEROPORTO DI FIUMICINO" (5 maggio 1961/n. 325)

``La commissione dovrà accertare... se gli organi politici e amministrativi dello Stato, sia centrali che periferici, abbiano commesso irregolarità o ne abbiano avuto conoscenza e, in quest'ultimo caso, accertare quali misure abbiano adottato per eliminare e "colpire i responsabili"''.

"VAJONT" (22 maggio 1964/n. 370)

``La commissione procederà all'accertamento delle cause della catastrofe e delle "responsabilità pubbliche" e private ad esse inerenti...''

"SEVESO" (16 giugno 1977/n. 357)

``Commissione... per indagare e riferire al Parlamento sulle "cause e responsabilità" della fuga di sostanze...''

"SINDONA" (22 maggio 1980/n. 204)

``Accertare... se Sindona... abbia mai erogato somme di denaro o altri beni... a partiti politici, ad esponenti di partiti politici, e membri di governo, a dipendenti della P.A., ad amministratori o dipendenti di enti pubblici...''

``accertare... se esponenti politici... si sono avvalsi di Sindona... per compiere operazioni finanziarie... e se tali "operazioni siano avvenute in violazione di leggi"''

``accertare se esponenti politici... "abbiano favorito"... "attività svolte in violazione di leggi"... o in contrasto con l'interesse pubblico...''

"P2" (23 settembre 1981/n. 527)

``accertare... le eventuali deviazioni dall'esercizio delle competenze istituzionali di organi dello Stato, di enti pubblici e di enti pubblici e di enti sottoposti al controllo dello Stato''.

"FONDI NERI IRI"

LA DELIBERA DELLA GIUNTA PER IL REGOLAMENTO SI E' PRESTATA ALLA MANOVRA PRETESTUOSA DEL RITARDO. ORA TUTTO E' NELLE MANI DEL PRESIDENTE IOTTI. DEVONO ESSERE RESPINTE TUTTE LE MANOVRE DILATORIE.

DICHIARAZIONE DI MASSIMO TEODORI

``La Giunta per il regolamento, votando una delibera nella quale di parla di ``difficoltà che di frappongono alla attuazione di ciò che la Camera ha deciso'' relativamente a ciò che sarebbe riservato alla ``giurisdizione penale'', ha sancito accettandola la manovra ritardatrice e quindi il possibile insabbiamento della Commissione d'inchiesta sui ``Fondi neri IRI''.

Eravamo facili profeti nell'affermare che si è messa in moto una potentissima strategia del pretesto. C'è da meravigliarsi che anche le opposizioni abbiano aderito ad una delibera della Giunta che di frappone alla realizzazione di ciò che è doveroso e cioè la istituzione immediata della Commissione d'inchiesta. Abbiamo già dimostrato con i precedenti che la cosiddetta invasione della giurisdizione penale non esiste perché in tutte le inchieste precedenti si sono sempre ricercate le responsabilità.

A questo punto non c'è che da fare affidamento sulla Presidente della Camera per la tutela di ciò che è stato inequivocabilmente deliberato.

Spetta al Presidente di verificare, e subito, se c'è una volontà politica non pretestuosa, tale da consentire che la Commissione sia effettivamente costituita nel giro di pochissimi giorni. altre strade, quale il rinvio in commissione o negoziati partitici di vario tipo non sono altro che delle sleali prese in giro della volontà della Camera''.

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Il mercato politico dei fondi neri Iri

di Massimo Teodori

(IL MANIFESTO, 22 febbraio 1987)

Le inchieste parlamentari non sono risolutive nell'accertamento della verità in episodi di malaffare. Questo istituto di controllo previsto dalla Costituzione ha tuttavia assunto nel contesto italiano un significato particolare. Al di sotto della politica ufficiale e visibile scorre un magma sotterraneo di intrecci tra politica e affari, fra potere e malaffare. Il caso Sindona e la P2 (e potremmo aggiungere il caso Cirillo) non sono stati altro che episodi di quella storia sotterranea del nostro paese che, con sempre maggiore virulenza, condizione, quando non sostituisce ed occupa, la vicenda politica. E oggi i sono il nuovo e più importante episodio.

Quando una commissione parlamentare indaga su un caso del genere, si scompongono i giochi e gli equilibri costruiti intorno ai dossier del malaffare. E' la conoscenza di poche persone che consente le manipolazioni della magistratura, l'uso deviato da parte dei vertici dello Stato, dei partiti e dei poteri economici e finanziari sotto forma di condizionamenti e ricatti. L'inchiesta parlamentare invece funziona da deterrente contro quelle mine vaganti posto sotto la Repubblica dai pochi che sono a conoscenza dei misfatti e che, sulla base di tali informazioni, possono compierne altri.

E' questa la ragione per cui è in atto uno scontro durissimo intorno all'inchiesta parlamentare sui fondi neri Iri. Il caso è il maggiore per entità, per continuità, e per livello strutturale di intreccio mafioso fra soggetti politici e soggetti economici pubblici. L'Iri, come del resto l'Eni e gli altri gruppi finanziari ed economici pubblici, è stato (e continua ad essere?) la maggiore fonte di finanziamento di partiti, correnti ed esponenti politici. L'opera di inquinamento del gioco democratico e di corruzione messa in atto dai boiardi di Stato, servi-padroni dei partiti, non è stata in questo caso episodico ma strutturale. Nei palazzi si raccontano infinite storie sulle valigette piene di contanti che mensilmente venivano portate dall'Iri al Psi o sul pagamento da parte dell'ente di Stato di decine di migliaia di tessere per rafforzare questo o quel capo corrente della Dc, oppure sulle sovvenzioni ai giornali e su elenchi di giornalisti sui libri paga delle partecipazioni statali.

Di qui l'arrogante resistenza contro l'inchiesta parlamentare che è durata per oltre due anni. L'ennesimo voltafaccia si è verificato giovedì scorso da parte del socialista Lagorio allorché si è rifiutato di apporre la propria firma al documento integrativo che avrebbe dovuto consentire di arrivare alla fase operativa dell'istituzione della commissione. E' probabile che tale iniziativa del capogruppo, passato in prima linea ad ostacolare l'inchiesta, rientri in un orchestrato gioco delle parti con i democristiani (e con acquiescenza e la copertura di Pli, Pri e Psdi) nella partita del dare e dell'avere, delle coperture e degli insabbiamenti che si sta giocando in vista della crisi di governo.

I fondi Iri fanno dunque parte di un complesso sistema di scambio di potere che condiziona ed influenza l'intero sistema democratico soprattutto nei momenti elettorali ma che ha il suo corso nella normale attività legislativa e decisionale a livello centrale e periferico. Alla base di un siffatto equilibrio, al cui mantenimento paradossalmente sono interessati tutti i componenti del sistema partitico pur nel tentativo di spostare marginalmente i rapporti di forza al suo interno, v'è il rispetto di un tacito ma operante codice del silenzio sui fatti sotterranei, sull'intreccio tra politica e potere. Le inchieste parlamentari, pur non giungendo sempre al completo accertamento della verità, rompono tale codice e portano alla conoscenza di tutti i soggetti parlamentari (tra questi vi sono gruppi che non partecipano dell'equilibrio e singoli parlamentari che si sottraggono alle complicità di vertice) gli arcani che dovrebbero restare confinati a poche persone.

Non è allora un caso che siano stati proprio i radicali a proporre e a condurre una perseverante azione affinché si giungesse effettivamente all'istituzione dell'inchiesta parlamentare dei fondi neri Iri, non diversamente dalle altre inchieste parlamentari.

Lo scontro tra chi vuole il silenzio e chi tenta di far luce continua. Si confronteranno di nuovo in aula, nella prima settimana di marzo, gli ostruzionisti della maggioranza e gli altri (compresi molti deputati onesti appartenenti ai partiti di governo) nel voto sulla proposta integrativa firmata dalla presidente Jotti. Ma, nel frattempo, tutte queste manovre hanno guadagnato il tempo necessario per giungere nella zona cruciale della crisi nella quale Dc e Psi tenteranno di oscurare ed affogare la questione bruciante dei fondi neri Iri.

 
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