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Stanganelli Mario, Pannella Marco - 25 febbraio 1987
"Le ambizioni del nuovo Pr"
Radicali a Congresso/Pannella

di Mario Stanganelli

SOMMARIO: Alla vigilia del 32· Congresso del Pr, Marco Pannella delinea gli obiettivi del "nuovo partito": "Essere e operare come un primo partito internazionale in luogo delle superate internazionali dei partiti. La Necessità di un governo europeo. Valore di una scelta non violenta: gli ex terroristi di Rebibbia. Per l'ultima volta alle elezioni da soli, poi insieme ai laici. Verdiglione sarà candidato?

(IL MESSAGGERO, 25 febbraio 1987)

Da domani pomeriggio, all'hotel Ergife di Roma, i radicali riaprono le porte del 32· congresso, interrotto lo scorso novembre per dare il via alla campagna iscrizioni il cui successo è andato al di là di ogni previsione. In meno di quattro mesi il Pr è cresciuto enormemente, dopo gli undicimila iscritti '86, si è passati già ai diecimila dell'87. Un partito molto più forte, ma anche un partito che si sente "altro", in qualità e quantità, dal gruppetto che arrivava stentatamente a due-tre mila iscritti. E' un fatto che apre grandi orizzonti ma che pone anche problemi politici. Ne parliamo con Marco Pannella.

"Quali sono ora gli obiettivi del ``nuovo Pr''?"

"Essere e operare come un primo partito internazionale, in luogo delle superate `internazionali dei partiti'. I problemi della vita, della sua qualità, di libertà, di pace, di giustizia, ecologici, tecnologici, finanziari, sociali esigono, per essere affrontati, governi e strutture internazionali. Per noi ci vuole un governo europeo, uno Stato federale europeo. Da subito. La gente è d'accordo, la classe politica e gli interessi particolari, no. E' un lavoro immenso, ma non si tratta di dirci che l'acqua è fredda, si tratta di guardare il fiume di difficoltà o di soccombere dove siamo".

"Veniamo all'attualità interna. Il Pr ha preannunciato una campagna per la continuità della legislatura. Non pensa di potersi trovare, da qui a poco, a difendere ciò che non sarà più difendibile?"

"Noi siamo gli unici che non abbiamo nulla da temere, il cui successo è ampiamente scontato; come nel 1979. Ma la mutilazione delle legislature è una delle cause principali del degrado del nostro sistema istituzionale e sociale. Così le grandi riforme, dell'amministrazione pubblica, del debito pubblico, dell'assetto del territorio e dell'ambiente, della previdenza e dell'assistenza sociale, della giustizia, non si sono fatte, rimandandole di quadriennio in quadriennio. Alla fine ci troviamo di fronte ad un vero golpe strisciante e continuo. Si deve tornare a rispettare le regole, difendere i diritti delle istituzioni e del cittadino. I partiti possono essere anche indotti a lasciar perdere questa abitudine: basta che il Presidente della Repubblica lasci al Parlamento il tempo opportuno (un paio di mesi, come in passato), e non c'è altro voto possibile che quello sui referendum".

"Su questi e su altri temi la consultazione con il Psi sembra essersi affievolita negli ultimi tempi e sono apparsi notevolmente diversi i progetti di riforme istituzionali da voi sostenuti e quelli illustrati nel documento congressuale dei socialisti."

"Le differenze in famiglia non fanno mai male. Conn i compagni socialisti sappiamo, per esperienza, che è giusto sperare e fidarci della loro capacità di ascoltarci. Basta che passino ad una più rapida scelta di tipo anglosassone, e ci troveremo pienamente d'accordo, così come con i liberali, socialdemocratici e repubblicani".

"Ecco, lei propone, per l'Italia, un sistema politico di tipo anglosassone; ma in Inghilterra è da tempo in discussione il sistema uninominale e in Francia alle ultime elezioni si è tornati alla proporzionale; non le pare di essere in controtendenza?"

"In Gran Bretagna se ne discute da sempre; negli Usa, in Canada meno. Il sistema funziona. In Francia, la proporzionale non è servita granché ai socialisti che l'hanno restaurata per motivi tatticistici. E ora si è tornati, anche lì, al maggioritario".

"Il Pr si presenterà alle prossime elezioni?"

"Con la sua sigla - a mio avviso - questa dovrebbe essere l'ultima volta, e solo alla camera; per costituire poi un unico gruppo con tutti i partiti riformatori, laici e socialisti. Al Senato invece mi auguro che si presentino solo quattro schieramenti: quello riformatore, la Dc, il Pci e il Msi. Se lo schieramento riformatore dovesse raggiungere il 30 per cento (obiettivo possibilissimo), i suoi eletti dovrebbero impegnarsi a far votare entro la prossima legislatura il sistema uninominale secco; per arrivare nel 1993 a votare `all'americana'".

"Questo è un progetto che ha bisogno di tempo. E se ci saranno le elezioni anticipate?"

"Se ci saranno le elezioni anticipate, al Senato vale come sopra. Altrimenti ciascun per sé, e lo sbaglio per tutti".

"Nelle candidature del Pr quale sarà la sorpresa di turno? Dopo Negri e Tortora, forse Verdiglione?"

"Non sarebbe una sorpresa, mi pare".

"Lei ha detto che il Pr prevede di superare alle elezioni il Msi che ha quasi il 7 per cento; non le pare un'obiettivo un po' troppo ambizioso?"

"Lo diranno gli elettori. Dal '76 al '79 passammo dall'uno per cento al 3,4. Nell'84, sei mesi dopo la fuga di Toni Negri e con Tortora candidato sepolto dalla vergogna del suo linciaggio, abbiamo avuto il 3,4. Da allora c'è stata la battaglia per la ``giustizia giusta''; l'assoluzione di Enzo, nostro presidente; l'esplosione di Cernobil che ha fatto riflettere tutti sulle nostre ragioni e sulla nostra serietà; le clamorose assoluzioni a Padova dei perseguitati del 7 aprile; le nostre lotte per la moralità pubblica; battaglie di diritto come quelle sulla caccia; e sui diritti civili e umani siamo restati sempre all'avanguardia. Il Pr ha ora decuplicato le sue forze, e centuplicato il suo prestigio. Perché un suo raddoppio dovrebbe essere impensabile?".

"Molti dei vostri progetti sono legati alla carica utopica del Pr, che rimane una delle sue caratteristiche migliori, ma alcuni di questi obiettivi presuppongono un passo un po' più lungo della gamba, non le pare?"

"La gente ha fiducia in chi sa rischiare tutto sé stesso per concepire il possibile, anziché consumarlo. Non le sembra, piuttosto, che in quest'ultimo anno ve ne sia stata la prova? Chiediamo più forza, molta più forza, per andare avanti. Chiediamo ai lettori de "Il Messaggero" di tornare ad impegnarsi con noi, come negli anni del divorzio, con questo loro giornale. Si iscrivano, vengano al congresso, da giovedì all'Ergife. Poi vedremo".

"Cosa dovrebbe essere, per lei, il "nuovo Pr"."

"Se dovessi fare un esempio di quel che è e deve essere il partito radicale, di quel che può - esso solo, come solo partito della nonviolenza e del diritto - assicurare di nuovo alla società del nostro tempo, questo esempio è nel documento che dieci compagni dell'area dei dissociati di Rebibbia hanno reso pubblico, proponendo la scelta non violenta e democratica come la più adeguata a perseguire gli ideali politici, umanitari, di giustizia e di libertà che hanno mosso alla scelta violenta i terrorismi degli anni '70, e che sembrano ormai ignorati da coloro che tornano ad assassinare. Si tratta di un testo di battaglia, di grande valore nei contenuti e nella forma. E' stato scritto a rischio grave, di ogni tipo, per questi militanti e per il partito. Ma debbo constatare ancora una volta che i mass media privilegiano i testi politici accompagnati da cadaveri, privilegiano la violenza e penalizzano la non violenza. Ma noi insisteremo, e non solamente in Italia. E sarà probabile che una leadership non violenta e

democratica nasca e si sviluppi proprio nelle carceri".

"Un'ultima domanda. Lei sembra deciso a ricandidarsi alla guida, anche formale, del Pr: è per dargli maggiore slancio o per assumere un controllo più diretto?"

"Per farmi controllare più direttamente dal partito, semmai! Altrimenti - libero dall'assillante opera di gestione delle battaglie radicali - rischio di pensarne troppe. Ma vedremo; non è detto che non troveremo soluzioni più adatte".

 
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