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Pannella Marco - 31 marzo 1987
Tra don Rodrigo e i don Abbondio
di Marco Pannella

SOMMARIO: Una tempesta in un bicchiere d'acqua sporca sta per trasformarsi in un uragano vero. In vista il quarto licenziamento in tronco dei parlamentari. Le elezioni anticipate sono scontate solamente nei disegni e nei diktat partitocratici. Se l'incarico fosse affidato ad un laico del fronte referendario, sarebbe possibile uscire dalle secche.

(IL GIORNALE, 31 marzo 1987)

"Caro direttore, una settimana fa hai proclamato di non comprendere nulla di quel che stava accadendo. Ieri hai invece colto nel segno sostituendo l'umore di un attimo con l'intuito di quasi sempre.

Una tempesta in un bicchiere d'acqua sporca sta per figurare come un uragano vero, e averne le conseguenze. Il gioco d'illusionismo dell'informazione »pubblica sta per riuscire, e provocare disastri.

Mi spiego: per indire delle elezioni sono necessari, per legge, almeno quarantacinque giorni; per decretare lo scioglimento delle Camere, con le firme del presidente del Consiglio e di quello della Repubblica, ne occorrono alcuni altri. Di conseguenza, per votare il 14 giugno (data limite se non si vogliono rischiare altre valanghe di astensioni), occorre che il Parlamento sia mandato (per la quinta volta) anticipatamente a casa entro il 25-27 parile.

La crisi è iniziata il 3 marzo. Se supera, quindi, in cinquanta giorni, come spesso è accaduto in passato, le elezioni anticipate sono impossibili (e il voto di leggi che impediscano i referendum, estremamente improbabile).

In dipendenza dei referendum, come in altissimo luogo si sottolinea, e con quattro rinvii a casa consecutivi con licenziamento in tronco dei parlamentari dietro le spalle, come si può solamente immaginare che proprio questa crisi debba aver decorso più rapido? E invece è così.

Tutti sappiamo constatare che la furia di De Mita, la mobilitazione di tutte le sue truppe di Stato, parastato e disinformazione, non ha in apparenza altro oggetto che i referendum, e il Parlamento. Non ci risulta, infatti, che egli sia in altro in disaccordo con i partiti laici e con il Psi.

De mita non vuole che un Parlamento, pronto a rivotare fiducia al pentapartito, continui ad esistere. Così ha realizzato una rissa incredibile, nella quale i socialisti sono caduti, senza oggetto, se non il tentativo di sostituire di nuovo il Pci ai laici, che non si comportino come appendice demitiana nel gioco politico ed elettorale.

Condannato a vivere, il Parlamento dovrà pur esprimere un governo (e in realtà non chiede altro). Per scongiurare questa ipotesi il segretario della Dc sta dunque creando, giorno dopo giorno, il caos: distrugge con fredda determinazione ogni maggioranza possibile di governo, incurante anche del fatto che - dopo le elezioni anticipate così tenute - egli avrebbe determinato una forte spinta a governi Dc-Pci o laici-Pci, probabilmente immaturi sul piano pratico sia l'uno sia l'altro, a prescindere dalle preferenze che ciascuno lecitamente può avere.

Così, lo si è visto preferire una ipotesi di aberrante »referendum consultivo contro il nucleare, come scelta globale, alla tenuta dei referendum abrogativi già indetti, che riguardano" aspetti "consistenti, ma marginali, della politica energetica nucleare. Naturalmente Andreotti, Forlani, Fanfani sono più vicini alle posizioni della quasi unanimità dei parlamentari dc, e all'elettorato democristiano, quale i sondaggi unanimi lo descrivono. Ma il monolitismo trasformistico e partitocratico sembra abbia tolto a tutti costoro il senso dello Stato per obbedire ad una suicida (si teme o si spera) ragion di Partito.

Ma quel che mi preme, caro direttore, è »fare informazione . Precisare, perché tutti lo sappiano, che quelle elezioni anticipate che tutti danno per scontate, lo sono solamente nei loro disegni e nei loro diktat donrodrigheschi, o nelle viltà di qualche don Abbondio laico. Anzi, a chi voglia davvero non dare per scontato che il presidente della Repubblica abbia conferito alla presidente della Camera l'incarico di esplorazione per bruciare i tempi, non si vede come sia possibile, senza dare un altro colpo alle istituzioni ed alla Costituzione, chiudere in modo traumatico la crisi, quando fra meno di un mese tutte le sue ragioni" oggettive "saranno ormai superate.

Avevo ben visto tutto questo, la scorsa settimana, quando avevo auspicato che l'incarico fosse assegnato ad un laico »referendario (diciamo Altissimo, per esempio) che procedendo »adelante, con juicio , facendosi forte, finché durasse, della decisione comunista di non andare alle elezioni anticipate e di tenere i referendum, guidasse la barca fuori dalle secche d'aprile, vanificasse le Idi e le ire di marzo demitiane, per consentire il maturare delle necessarie riforme istituzionali, e di legiferare quelle riforme del processo penale, amministrativo e civile, delle pensioni, del fisco che in anno di lavoro sono possibili, e che da decenni si rinviano.

La posizione radicale resta la stessa. Era ed è, lo si vede, onesta e prudente, come sempre, mio caro direttore.

 
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