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Pannella Marco - 12 aprile 1987
Malgrado Cossiga, si può vincere
di Marco Pannella

SOMMARIO: Il Presidente della Repubblica travestito da ufficio stampa del Quirinale emette un comunicato scorretto nella forma e nella sostanza. L'incarico a Scalfaro sarebbe un "mandato pieno" ma da fattorino del decreto di scioglimento delle Camere. De Mita opera per catturare la complicità del Pci. Ancora una volta, lo scioglimento delle Camere per impedire i referendum.

(IL MANIFESTO, 12-13 aprile 1987)

Venerdì sera, il presidente Cossiga, molto opportunamente travestito da »ufficio stampa del colle Quirinale, ha emesso un comunicato scorretto nella forma e nel contenuto.

Egli ha annunciato infatti la nomina del ministro degli interni dc - oltre che a presidente incaricato - anche a »personalità al di sopra delle parti . Gliene era venuto a mancare uno, il presidente del senato, e così egli se n'è subito nominato un altro. Ma la nomina è risibile, e venendo da lui costituisce un vero abuso politico. Se non la riconosciamo, infatti, cosa mai accade? Se - insomma - riteniamo che Oscar Luigi Scalfaro è stimabile proprio per il modo e il coraggio con cui ha sempre saputo essere, ed è, uomo di parte e di partito, o se riteniamo che ministro dell'interno, di polizia, sia il meno al di sopra delle parti per gestire governi elettorali, cosa fa il presidente della repubblica: ci nomina »impersonalità al di sotto di tutte le parti ?

Il presidente ufficio stampa ha poi fatto sapere che l'incaricato avrebbe, sì, »mandato pieno , ma di fattorino del decreto di scioglimento delle camere. Ecco così trovato il Cireneo che assuma tutta intera la »responsabilità di apporre la firma al suddetto decreto, visto che lui, il presidente, sottolinea che il suo compito è solamente quello di »controfirmare un decreto del governo, e che lui anche in tal caso resta »irresponsabile per la Costituzione (a meno che non si tratti - aggiungiamo noi - di attentato alla Costituzione, del quale risponde pienamente, in proprio o con altri).

Sento di già la solita accusa: esageriamo. Ma in genere, dopo qualche anno si riconosce che avevamo ragione. Volgiamo essere più chiari e decisi in quanto abbiamo ancor oggi il rimorso di non aver saputo dieci anni fa in quei giorni di aprile, quando non rischiammo subito e direttamente la vita solamente in proprio, contro un decreto anticostituzionale che è oggi divenuto - appunto - un classico esempio di decreto incostituzionale anche per i testi universitari di diritto: quando facemmo errata fiducia, con il presidente Ingrao, con partiti della maggioranza, con il sindacato, un 12 maggio mattina, al ministro dell'interno autore di quel decreto e della sua estensione addirittura a una manifestazione musicale; e il ministro invece si rese latitante per »non cedere , prigioniero del suo entourage "penchani" per il rischio, per il gioco, e lasciare così compiersi un tentativo di strage preparata da collaboratori e sottoposti pidduisti o affini, per cui fu assassinata Giorgiana Masi.

Un ministro dell'interno che, poi, schiavo del suo tragico

muoversi, mentì e fece mentire a più riprese le camere. Lo scriviamo con lo stesso dolore con cui lo pensiamo. Ma abbiamo il dovere e la volontà di dir no a una tragica tendenza, fin troppo nota; a fragilità e giochi pericolosi in momenti difficili per lo stato e per la gente. Anche allora si trattò di impedire in ogni modo la raccolta delle firme e la campagna per dei referendum denunciati come fascisti, brigatisti, destabilizzatori, ed erano referendum democratici nel contenuto e nel metodo. E l'anno dopo ci fu l'assassinio di Moro. Ora come allora si tenta di vietare, di cancellare, a prezzo di democrazia e di istituzioni, i referendum, quelli sulla giustizia e quelli sul nucleare, e per questo si pretende di liquidare per la quinta volta consecutiva il parlamento.

E' anche per questo, certo, che siamo oggi molto sensibili, e troviamo triste e pericoloso che il presidente Cossiga, ancora ieri, abbia escluso coloro che non lo hanno eletto presidente (e che dieci anni fa non gli furono accanto nei suoi errori) dalle consultazioni »materiali che ha fatto Craxi e Spadolini, Natta e Altissimo, Nicolazzi, De Mita e numerose altre personalità, escludendo Dp, Pr, Msi, ignorando le designazioni unanimi dei gruppi parlamentari della Dc, con un attivismo frenetico che lo aveva indotto il giorno precedente a interferire con i lavori del senato. Occorre subito dir no, mettere un freno a questa tendenza.

Ma c'è un altro fronte sul quale la chiarezza è altrettanto urgente. Premetto che rifiuto di prendere anche solamente in considerazione l'ipotesi che il presidente della repubblica possa immaginare con un qualsiasi arzigogolo lo scioglimento delle camere senza che un qualsiasi presidente incaricato si presenti dinanzi al loro giudizio: sarebbe non un arzigogolo ma una violenza: un tragico errore. Agirebbe tuttalpiù come il presidente della »Repubblica di Scalfari, di un partito eversore e irresponsabile, non della repubblica italiana.

La chiarezza indice quindi a sottolineare che senza la complicità e del Pci e del Psi (di entrambi) non sono ormai più possibili elezioni anticipate, scioglimento delle camere, cancellazione dei referendum. Per votare prima dell'estate, entro il 14 giugno, non restano a disposizione del presidente della repubblica che poche manciate di giorni. Contando i 45 giorni necessari per legge, i due atti dello scioglimento delle camere e delle indicazioni delle elezioni, la pubblicazione sulla "Gazzetta ufficiale", già oggi, non restano sulla carta che un paio di settimane, mentre i quattro giorni di congresso repubblicano, e un paio di giorni per Pasqua, di possibili lavori parlamentari. Nove giorni. E quanti ne saranno necessari, di questi, al presidente incaricato per presentarsi alle camere o per rinunciare all'incarico? Escludo che Scalfaro possa essersi prestato al gioco di chiamare »incarico una finzione offensiva: quella di fare il notaio che convoca le parti per stilare un certificato di morte presunta. Ma

se anche così fosse, ormai, basterebbe che il Pci iscrivesse a parlare la metà della metà dei deputati che si iscrissero per molto, molto meno, due anni fa, contro il decreto di governo.

E' dunque evidente che, in questi giorni, De Mita e non solo lui opera per »catturare il Pci, la sua complicità; e poiché la posta in gioco è vitale, ci sembra probabile che le offerte non possano essere o apparire allettanti. Il "Giornale" ha già cominciato ad accennarne. La cosa da strappare, almeno, è che il Pci sia disposto a subire senza denunciare i responsabili oltre al rifiuto di una settimana di »ostruzionismo . La prima offerta è stata già fatta; non dispiaccia troppo a Montanelli: ed è la pelle del pentapartito. Occorre allora dire che se la »lotta contro il pentapartito dovesse esser presa come pretesto per non impedire la fine anticipata della legislatura, con il conseguente annullamento della scadenza referendaria, ci si troverebbe dinanzi alla prova di un »pactum sceleris , fra De Mita e il Pci, per far subito le elezioni e quel »compromesso storico che oggi sarebbe rivolto contro laici e socialisti.

Io non lo credo affatto. Esorcizzo, così, un fantasma. Per evitare che continui a obnubilare le menti dei potenti dc che ne fantasticano. Non lo credo nemmeno possibile, "mutatis mutandi", per il Psi, il Psdi, i laici. Dunque, è impossibile che i referendum non si facciano, impossibile che la legislatura venga di nuovo strozzata. Ma perché non viene finalmente detto? Perché non aiutare subito tutti a non perdere tempo, annunciando sin d'ora, tutti insieme, e ciascuno per sé, l'opposizione dell'ostruzionismo al golpe antireferendario o antiparlamentare, acquisendo subito una vittoria democratica, unitaria che ha già il sapore di quella del divorzio?

 
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