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Miggiano Paolo - 1 giugno 1987
La difesa aerea in Italia
di Paolo Miggiano

SOMMARIO: Memorandum a proposito del ruolo che nella nostra difesa sembrerebbe essere assegnato all'aeronautica militare e sulla sua attuale organizzazione.

(IRDISP - Memo - giugno 1987)

Il concetto di difesa aerea non e' stato mai definito con precisione dai responsabili della difesa. In senso stretto esso comprende i mezzi atti ad individuare e bloccare un velivolo prima che esso sia arrivato sull'obiettivo, ma comunque all'interno degli spazi aerei nazionali o internazionali.

L'aeronautica e l'amministrazione della difesa hanno pero' dato, negli ultimi anni, un senso sempre piu' largo alla difesa aerea. Nel LIBRO BIANCO del 1985, ad esempio, la "difesa aerea" e' la terza delle cinque missioni interforze, ma comprende due tipi di operazioni: di "difesa aerea", che la lo "scopo di contrastare gli aerei in volo prima che raggiungano l'obiettivo"; di "contraviazione", tesa a "neutralizzare.. la capacita' aerea avversaria, intervenendo contro le origini stesse della minaccia" (aeroporti e basi missilistiche nemiche).

La confusione di termini e' voluta, ed e' stata proficuamente utilizzata dalla difesa per far passare aumenti di bilancio per armi offensive, in nome di obiettivi difensivi.

La difesa aerea in senso stretto e' molto carente in Italia. Essa era la voce piu' importante del programma di ammodernamento dell'aeronautica e della relativa legge promozionale. In quel programma si diceva che bisognava migliorare i mezzi di avvi-stamento della difesa aerea (completamento rete radar della Nato denominata NADGE con radar fissi e mobili) e sostituire gli intercettori (i missili - nucleari - Nike Hercules per le quote medio-alte; i missili convenzionali Hawk per le quote basse; le artiglierie contaraeree; gli aerei intercettori F-104-S). In particolare la richiesta dei 100 aerei Tornado fu motivata come so-stituzione dei vecchi intercettori F-104-S.

Invece, aggirando le indicazioni di un parlamento poco attento, l'aeronatuica ha potenziato le funzioni offensive, di contraviazione e bombardamento strategico, a scapito di quelle difensive. In primo luogo i Tornado ordinati dall'Italia sono quasi tutti della versione STRIKE e non da intercettazione (come quelli ordinati dalla Gran Bretagna). Cosi' oggi abbiamo, secondo il LIBRO BIANCO del 1985, solo un gruppo di intercettori Tornado su otto gruppi intercettori (gli altri sette sono i vecchi F-104 che si sarebbero docuti radiare entro il 1985). Invece abbiamo 4 gruppi di cacciabombardieri strategici - con capacita' anche nucleari- Tornado in piu', oltre all'unico gruppo di cacciabombardieri F-104-S che avevamo negli anni Settanta. Il problema della difesa aerea stretta, non risolta con le leggi promozionali, torna quindi ad essere riproposto dal ministero della difesa. Il LIBRO BIANCO 1985 definisce infatti come "prioritario" il problema della sostituzione degli F-104-S da intercettazione con i nuovi aerei

europei EFA, e si lamenta della "carenza dei velivoli disponibili" per l'intercettazione. Anche la NOTA AGGIUNTIVA al bilancio 1987 dice che la linea di aerei intercettori e' "quantitativamente inadeguata e operativamente... obsolescente".

Analogo discorso va fatto per la rete radar. Le spese per il Tornado, gonfiandosi, hanno rallentato gli investimenti per la rete radar. La debolezza di quest'ultima, soprattutto a Sud, era stata dimostrata nel 1980 dall'episodio del pilota libico arrivato col suo aereo - senza essere scoperto - sull'altopiano della Sila. Il LIBRO BIANCO 1985 ci informa che i buchi nella rete radar Nadge non sono stati ancora colmati, ma saranno colmati "a breve scadenza", con l'installazione di "tre centri radar in Sardegna e Calabria". Ma a che punto sono ora questi radar? Inoltre il LIBRO BIANCO ci informa che la rete Nadge "e' ancora carente per quanto riguarda la resistenza... ad operare in ambienti fortemente disturbati elettronicamente".

Nonostante questi difetti del sistema di difesa aerea, il ministero continua a spendere molto per il potenziamento offensivo. Cosi' nella NOTA AGGIUNTIVA per il 1987 si puo' leggere che per la "contraviazione difensiva" si spenderanno 430 miliardi, e per la "contraviazione offensiva" 250 miliardi.

Tra le ultime "elaborazioni" sulla difesa aerea c'e' quella di Cottone, espressa l'estate del 1986, quando era ancora capo di stato maggiore dell'aeronautica. Secondo Cottone - dopo Lampedusa - non bisognava parlare piu' di difesa aerea, ma di "difesa aerospaziale", per la quale servivano una nuova generazione di sistemi di avvistamento e d'arma. Tra questi una componente di difesa contro i missili balistici tattici, un certo numero di aerei radar italiani per la scoperta di aerei nemici che volino a basse quote (anche se la Nato ha gia' due di questi aerei Awacs nel Mediterraneo), il potenziamento dei sistemi di scoperta (con due satelliti militari italiani), la formazione di una forza aerea perennemente in volo a circa 450 chilometri di distanza dall'obiettivo da difendere!! (basta prendere la cartina e contare 450 chilometri a sud di Lampedusa o ad est di Trieste per farsi un'idea di questa strana "difesa"). Per uno dei due satelliti l'aeronautica ha gia fatto fare uno studio di fattibilita', che prevede

una spesa di 700 miliardi.

E' ovvio che i satelliti servono molto di piu' alla contraviazione offensiva che alla difesa aerea stretta.

Cosi' tra qualche anno, dopo aver speso per capacita' offensive e rallentato gli investimenti per quelle difensive, i militari torneranno a chiedere al parlamento soldi per completare o rinnovare la rete radar.

L'ultima questione riguarda la difesa aerea legata ai teatri operativi e ai conflitti tra le tre armi per il controllo di questa componente. L'esercito ha sviluppato per il teatro operativo terrestre del Nord-Est un suo sistema di C3I (comunicazioni, comando, controllo e informazioni), il Catrin. Questo sistema permette al comandante in capo di quel teatro operativo di usare tutte le forze disponibili per

contrastare l'avanzata dei mezzi corazzati nemici. I mezzi necessari alla difesa a nord-est (1a missione) provengo principalmente dall'esercito, ma in misura minore anche dall'aeronatica e dalla marina (unita' dell'Adiariatico). E' logico che tutti questi mezzi siano messi direttamente alle dipendenze del comandante di missione, cosi' come e' logico che il sistema di C3I del Nord-Est preveda l'integrazione di tutti i mezzi terrestri-aerei e navali di teatro. Infine e' ragionavole che, trattandosi di bloccare un'offensiva terrestre, il comando della 1a missione vada - almeno fino a quando l'aeronatuica avra' sviluppato quadri 'aeroterrestri'- a un generale dell'esercito.

L'aeronautica, invece, sembra resistere a queste considerazioni. Infatti il precedente capo di stato maggiore dell'aeronautica Cottone, nella sua conferenza al Casd dell'estate 1986, ha richiesto un unico sistema di C3I che controlli tutto cio' che vola delle tre armi. Ovviamente, secondo Cottone, tale sistema sarebbe nelle mani del generale dell'aeronautica (quello a cui spetterebbe il comando della 3a missione operativa). Il tutto alla faccia della logica e dello spirito interforze.

 
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