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AA.VV. - 30 settembre 1987
L'appello per il SI ai referendum sulla giustizia

SOMMARIO: L'appello per il si ai referendum sulla giustizia e le dichiarazioni di alcuni magistrati a favore del referendum sulla responsabilità civile.

(Notizie Radicali n· 226 del 30 settembre 1987)

Una giustizia uguale per tutti.

Anche per i ministri, anche per i magistrati.

L'otto novembre gli italiani sono chiamati ad esprimersi su due aspetti particolarmente rilevanti della crisi della giustizia. Di fronte a insensibilità politiche e a resistenza corporative, i referendum sulla giustizia rappresentano un'occasione unica offerta ai cittadini per riaffermare fondamentali principi dello stato di diritto, abolire anacronistici privilegi e irresponsabilità e rivendicare improrogabili riforme. Lo strumento referendario restituisce così la parola ai cittadini. Non è più accettabile, infatti, che i ministri responsabili di gravi reati non vengano perseguiti. Non è più accettabile che i magistrati che, per colpa grave, abbiano danneggiato un cittadino non siano chiamati a risponderne dinnanzi ad un loro collega. Introducendo la responsabilità civile dei magistrati per colpa grave (grave negligenza, grave imperizia, gravi omissioni) non si intacca ma si riafferma la loro autonomia ed indipendenza. Abrogando i poteri istruttori della commissione inquirente per i reati dei ministri si el

iminano inammissibili impunità. Noi voteremo SI ed invitiamo a votare SI perché anche politici e magistrati rispondano, come ogni cittadino, di fronte alla legge. SI all'abrogazione di privilegi ed impunità, SI ad una legge davvero uguale per tutti, SI alla riforma della giustizia.

SALVATORE VALITUTTI, GIANNI VATTIMO, FRANCO COPPI, ORESTE DOMINIONI, LUCIO VILARI, ENZO VITALE, MASSIMO SEVERO GIANNINI, ITALO MEREU, GIULIO GIORELLO, ORESTE DEL BUONO, NICOLA MATTEUCCI, LEONARDO SCIASCIA, FRANCESCO ALBERONI, FEDERICO MANCINI, CARLO LAURENZI, GINO GIUGNI, LUCIO COLLETTI, VITO MAGGI, MARO SOLDATI, UMBERTO VERONESI, ROBERTO GUIDICCI, SEBSTIANO MAFFETTONE, TIZIANO TREU, PIETRO D'OCIDIO, MICHELE POLVANI, GIANNI BAGET BOZZO, GIORGIO SACERDOTI, ALBERTO SPREAFICO, GINO ROGHI, CARLO MARIA BADINI, VITTORIO GASSMAN, ARDUINO AGNELLI, LUCIANO GALLINO, SERGIO BARTOLE, GIULIANA DEL BUFALO, ALBERTO MARTINELLI, BRUNO ZEVI, RICCARDO TANTURRI, MAURIZIO SCAPARRO, PIERO DORAZIO, ALDA CROCE, MARIO BESSONE, FILIPPO BARBANO, GAETANO AZZOLINA, MICHELE PANTALEONE, LUIGI CAPOGROSSI, CARLO CILIBERTO, LOUCIANO CAFAGNA, GUIDO ROMAGNOLI, ADA ROSSI, GIORGIO SPINI, NICOLA CARACCIOLO, GUIDO LUCARELLI, APOLO PORTOGHESI, FRANCO REVIGLIO, AGOSTINO VIVIANI, MARIO BONESCHI, MARIA MAGNANI NOYA, ALBERTO MAGNACCO, ILARIA OCCHINI,

TITTA MAZZUCCA, GUIDO ALPA, UMBERTO MASTROIANI, CLAUDIA CARDINALE, GAETANO PECORELLA, EDOARDO MAZZONE, ANTONIO POGNICI, GIOVANNA ZINCONE, WALTER CHIARI, ANTONIO PECORARO ALBANI, ALBERTO PISANI, GIUSEPPE GIARRIZZO, SANDRO GAETA, ILDE GIANI GALLINO, MASSIMO PICA CIAMARRA, MARIO TALAMONA, NICOLA CHIRCO, GIANNI BRERA, GUSTAVO PANZINI, RODOLFO BETTIOL, LUCIANO PELLICANI, MARCELLO VITTORINI, FRINO RESTIVO, GIULIO TREMONTI, ANGELO PANEBIANCO, ALBERTO ROSSI, FULVIO GIANARIA, ALBERTO MITTONE, ALDO CAFIERO, GRAZIANO MASSELLI, GIAMPAOLO ZANCAN, NINO MANFREDI, LUIGI COMPAGNONE, ANTONINO BUTTITTA, PAOLO CANTORE, CORRADO BACCI, FRANCESCO LUGNANO, IGNAZIO BUTTITTA, ANTONIO COPPOLA, ENRICO MARIA SALERNO, ORESTE CALLIANO, TOMMASO MANCINI, PASQUALE FILASTO', FRANCESCO MARGIOTTA BROGLIO.

Dicono Sì anche i magistrati

FRANCO MARRONE, Corte d'Appello di Roma: »In questo referendum non c'è nulla contro noi giudici. Esiste nel nostro Paese un principio generale, per cui tutti quelli che producono un danno per colpa debbono risponderne e conseguentemente risarcirlo... .

VITO MAGGI, Procuratore capo del Tribunale Militare di Cagliari, già Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati Militari: »Il referendum è lo strumento per arrivare alla necessaria definizione della responsabilità civile del giudice dinanzi all'incapacità del legislatore di farlo .

TULLIO GRIMALDI, giudice del Tribunale di Napoli: »La gente vuole esprimere con questo SI il desiderio di una giustizia migliore. Questa giustizia non è soddisfacente, diciamo che sotto certi aspetti può preoccupare. Se dicessimo No in questo momento chiuderemmo questo discorso .

ENZO VITALE, pretore di Enna: »Estendere anche ai giudici, sottraendoli alla posizione di indebito privilegio che mantengono, il principio della responsabilità civile non significa schierarsi contro di essi, ma esaltarne il ruolo di soggetti istituzionali che vivono e operano all'interno della società .

NICOLA COLAIANNI, giudice istruttore del Tribunale di Bari: »Il No di questi giorni non nasconde il tentativo di certi settori della magistratura di salvaguardare una totale separatezza-irresponabilità verso la società .

PIETRO ORIANA, giudice istruttore del Tribunale di Milano: »La responsabilità è l'altra faccia dell'indipendenza. Più un giudice è responsabile, più e indipendente... Voterò SI a questo referendum, ma non sono una mosca bianca: molti colleghi faranno altrettanto .

Così Marco Ramat e Achille Battaglia

Scriveva Marco Ramat, fondatore di Magistratura Democratica, in un articolo dal titolo significativo "E' insostenibile l'immunità del magistrato".

»...Secondo questa concezione il magistrato tanto più è indipendente quanto meno è responsabile per danni di fronte al cittadino. Io sono più vicino all'idea che Achille Battaglia esprimeva nel libro "I giudici e la politica": "E' tipico dei regimi democratici avere i magistrati responsabili per i danni causati ai cittadini in conseguenza di loro fatti illeciti: è tipico invece dei regimi autoritari che i magistrati siano sottratti a questa responsabilità, perché il potere fa pagare tale protezione ai magistrati legandoli di più a se stessi, e cioè rendendoli meno indipendenti".

...Come tutti i rimedi sanzionatori anche la limitata estensione della responsabilità dei giudici sarebbe rimedio secondario. Il primo rimedio è il miglioramento sia del processo sia del grado di professionalità del magistrato. Conta però anche il rimedio secondario, quello della giudiziosamente aumentata responsabilità, se non altro come sintomo di un cambiamento di indirizzo: dal giudice intoccabile al giudice cittadino .

(da Paese Sera del 31 marzo 1979)

 
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