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Radanne Pierre, Laponche Bernard, Schneider Michael, Cavelli Melania, Di Lascia Maria Teresa, Aglietta Adelaide, Turco Maurizio - 25 dicembre 1987
DOSSIER ENERGIA (2) PROPOSTA QUADRO PER UNA NUOVA POLITICA ENERGETICA

Indice (n. 3740)

Proposta-quadro per una nuova politica energetica (n. 3741)

Dal nucleare al controllo dell'energia (n. 3742)

Dossier tecnico sul Superphénix (n. 3743)

Annessi (n. 3744 - 3745 - 3746)

Il Partito radicale sta studiando come organizzare l'uscita del nostro paese dal nucleare muovendosi verso una maggiore efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Questa transizione è necessario che avvenga in modo democratico, senza traumi per gli addetti del settore, ma è anche necessario che essa avvenga rapidamente. Il Partito radicale ha per questo promosso lo studio di una proposta di transizione energetica illustrata qui di seguito, affinché essa possa costituire una base di lavoro per i prossimi mesi.

L'Italia è attualmente uno dei primi grandi paesi europei ad addentrarsi nel post-nucleare.

Noi vorremmo che il governo colga l'opportunità che ci viene offerta dal pronunciamento referendario per intraprendere una politica energetica volta verso l'avvenire tramite l'uso razionale dell'energia, dei nuovi mezzi di produzione, l'uso pulito dei combustibili fossili, lo sviluppo rapidi e massiccio delle energie rinnovabili.

E' questo lo spirito che deve ispirare l'elaborazione del nuovo Pen.

Ecco gli orientamenti proposti dal Partito Radicale:

1 - La riconversione degli addetti al nucleare

I 7000 addetti ad attività collegate al nucleare (3000 nell'industria, 4000 all'Enea) vedono messo in discussione il loro avvenire professionale nei prossimi mesi.

E' possibile individuarne 3 categorie: il personale Enea, che è possibile riconvertire su altre attività del settore energetico, quello più specializzato, difficilmente riconvertibile (eventualmente verso industrie che esigono alti livelli di qualità) e quello dei costruttori (Nira-Fochi, Ansaldo) trasferibile verso altri settori industriali (industrie di precisione, meccaniche pesati).

Gli antinucleari devono prendere in considerazione l'aspetto sociale legato alla fine del nucleare.

Uno studio potrebbe essere rapidamente commissionato per identificarsi insieme alla Confindustria e ai sindacati le possibilità di riconversione.

Di conseguenza, il Partito radicale chiede che la prima iniziativa da prendere consista in un ampio piano di riconversione, con due elementi:

- uno interno alle strutture dello Stato, con una ridistribuzione del personale dell'Enea;

- uno esterno, con le imprese industriali.

2 - L'arresto del nucleare

Il programma nucleare italiano si trova ad un vicolo cieco e non solo a causa dei risultati dei referendum.

I recenti avvenimenti ai reattori la dicono lunga: dal gennaio 1987 Caorso e Latina sono stati fermati e Trino ha funzionato (dalla fine dell'estate) solo all'11% della sua capacità e attualmente è fermo. Il contributo di questi reattori è quindi, per l'approvvigionamento energetico del paese, trascurabile.

La questione dell'arresto del nucleare italiano si pone tanto più di quanto esso è senza prospettive d'espansione, oltre che molto costoso.

Molti paesi lo hanno già constatato: centrali nucleari in numero ridotto ed appartenenti ad una filiera, che non si sviluppa in Europa (tipo Bwr-Ansaldo/General Elettric), non rendono.

Questi reattori richiedono costose strutture di supporto e di gestioni (controlli di sicurezza, sostituzione delle parti difettose e manutenzione, ciclo del combustibile, eliminazione dei rifiuti, controllo dell'ambiente, ecc.).

Domandiamo al governo di arrendersi all'evidenza: la società italiana ha bloccato da più di 10 anni lo sviluppo del nucleare.

Un parco nucleare da 1,3 Gwz (se tutto funziona) costituisce un pericolo che nessuno ha interesse a trascinarsi dietro.

In più, il danno a cui il nucleare ci sottopone fa sì che l'elettricità prodotta da un reattore nucleare sarà più costosa di quella prodotta con altre fonti (ad esempio la cogenerazione). Il governo dimostrerà un'imperdonabile irrazionalità se rifiuterà di promuovere lo smantellamento degli attuali reattori.

2.1 - L'arresto di Caorso e degli altri reattori

Di conseguenza il Partito radicale chiede che:

- i reattori di Caorso, Trino Vercellese e di Latina, attualmente fermi, non siano rimessi in funzione;

- venga intrapreso un programma di risparmio energetico e la rapida messa a punto di tecniche alternative di produzione di elettricità (tramite la cogenerazione e l'energia eolica, disponibili in 2 anni).

2.2 L'arresto dei cantieri e della costruzione di nuove centrali

La conversione di Montalto di Castro

Il Partito radicale chiede la conversione a gas della centrale di Montalto di Castro. La riconversione di una centrale nucleare in costruzione in un impianto a gas non è un fatto nuovo.

La Consumer's Power Company ha deciso nel 1986 di riconvertire la centrale nucleare di Midland (Michigan, Usa) a gas naturale. La centrale era costruita all'85%. 4,2 miliardi di dollari erano già stati investiti. I costi supplementari dell'installazione di caldaie a gas sono stati stimati sui 440 milioni di dollari circa.

Il Pec

Vista la chiara volontà popolare di far uscire l'Italia dal progetto Superphénix, è necessario abbandonarne la filiera. La produzione di energia elettrica del Pec sarà irrisoria (anzi è previsto che questo reattore assorba più energia di quanta ne produce) ed il suo funzionamento molto costoso. Tanto che non conviene avviarlo al funzionamento. Questo implica l'estinzione dei crediti investiti per la ricerca e lo sviluppo dei reattori veloci.

Lo stesso discorso vale per il reattore Cirene costruito a Borgo Sabotino e che dovrebbe entrare in funzione tra poco.

Le nuove ordinazioni

Tutte le ordinazioni devono essere annullate. Il nucleare italiano non ha attualmente che una funzione: finanziare équipes di ricerca senza alcun ricavo economico. Non c'è coabitazione finanziaria possibile tra un nucleare rallentato ed una politica energetica nuova. Bisogna ridurre ogni impegno e sforzo nucleare e riorientare i finanziamenti.

3 - Costruzione di una nuova politica energetica a larga partecipazione democratica

Dopo il referendum resta da impostare democraticamente una nuova politica energetica.

Dal 1985, hanno dominato gli investimenti per una produzione di energia centralizzata.

Dal 1973 e soprattutto dopo il secondo choc petrolifero, i paesi emergenti hanno scoperto i vantaggi degli investimenti energetici realizzati direttamente alla portata del consumatore.

Questi investimenti concernono:

- il risparmio energetico (isolamento, regolazione, miglioramento dei processi)

- gli impianti di riscaldamento e di produzione di energia: regolamento dei bruciatori, gestione informalizzata dei consumi

- la produzione di energia elettrica tramite cogenerazione (rivenduta all'Enel) con il riutilizzo del calore (disperso dalle centrali elettriche) per il riscaldamento degli ambienti e la produzione di vapore per le industrie.

- la valorizzazione delle energie diffuse e rinnovabili: solare, eolico, scarti agricoli, legno, geotermia, piccolo idroelettrico, scarti di calore industriale.

Queste soluzioni hanno dimostrato di avere due qualità:

* la rapidità di messa in opera (due anni) in rapporto agli investimenti centralizzati (tempi di costruzione di 5-10 anni), cosa che abbassa di molto i costi.

* la loro resa. In media, un Kwh prodotto con la costruzione di nuove centrali costa 2 volte più caro di quello disponibile risparmiando energia.

Lo sviluppo del risparmio energetico - essenzialmente nell'industria - ha avuto un impatto considerevole che ha superato tutte le previsioni: l'Italia del 1973 a avuto un aumento dei suoi consumi energetici solo del 5% per una crescita del 30%. In Giappone si è avuto un aumento del 5% dei consumi per una crescita del 60%!

Passare quindi da una strategia di investimenti per la produzione di energia a una strategia che vuole agire sui consumi comporta una modificazione dei meccanismi istituzionali, dei metodi di pianificazione e delle modalità di finanziamento.

Visto che in Italia sono stati fatti pochi investimenti miranti a ridurre i consumi (tranne per il risparmio energetico nelle industrie) è quindi in questa direzione che vanno indirizzati gli sforzi futuri. L'Agenzia internazionale dell'energia attualmente valuta per i paesi membri la possibilità di un risparmio energetico di circa il 30%. Ciò significa che l'Italia del 2000 avrà consumi energetici pari a quelli di oggi con una crescita economica del 30%.

Il successo di una nuova politica energetica dipenderà essenzialmente tanto dalla capacità di mobilitare i soggetti sociali, che dai mezzi finanziari e dalle tecniche disponibili. Una politica energetica centra sull'utilizzazione razionale delle energie richiede una partecipazione attiva da parte dei consumatori: degli industriali, delle comunità locali, dei costruttori edili e dei privati. La preparazione degli obiettivi energetici, in stretto contatto con gli interessati, la scelta dei metodi d'intervento, dei meccanismi promozionali, dell'analisi delle risorse, sono essenziali.

Il voto da parte del Parlamento di un nuovo Piano energetico nazionale deve tradursi in un impegno chiaro sulla via di una politica radicalmente nuova. Il Partito radicale chiede quindi che il governo promuova lo studio di scenari energetici da parte di tutte le forze economiche e sociali del paese. La Confindustria e i sindacati dovrebbero quindi fare le loro proposte.

4 - La preparazione di un nuovo Pen

Il nucleare ha rappresentato per molti una speranza di sviluppo. Ma oggi noi ne conosciamo il prezzo. Dal secondo choc petrolifero, il risparmio energetico ha dato immediatamente i suoi frutti. Per liberarsi dalla dipendenza energetica bisogna quindi puntare sul risparmio.

4.1 - Responsabilità politiche del Pen

Il Partito radicale chiede che l'elaborazione del Pen dipenda direttamente dal primo ministro e dal Cipe e non solo dal ministro dell'industria. Visto che l'energia riguarda tutti i ministri tecnici (i lavori pubblici, i trasporti e l'agricoltura oltre che l'industria) e finanziari come, più in generale, tutte le grandi scelte economiche, è quindi logico che il Presidente del Consiglio - dopo i risultati del referendum popolare - ne segua personalmente l'applicazione.

Inoltre il Partito radicale chiede al governo che venga costituita una commissione parlamentare che abbia la responsabilità dell'elaborazione del Pen, poiché i partiti possono ben rappresentare la volontà espressa durante la consultazione referendaria. Si troveranno così a lavorare a fianco partiti di governo e partiti promotori dei referendum. In seguito, gruppi di esperti potranno lavorare sulle loro richieste e si cercherà una personalità del mondo tecnico-economico per mettere insieme le proposte e identificare scelte alternative sulle quali il parlamento potrà scegliere.

4.2 - La preparazione regionale del Pen

Per garantire l'effettiva applicazione del nuovo Pen, bisogna riuscire a mobilitare i consumatori di energia (industriali, collettività pubbliche, organismi di gestione degli alloggi popolari e i privati). Per arrivare a ciò bisognerebbe organizzare dibattiti in ogni regione (sulle risorse energetiche regionali, le possibilità di risparmio energetico, le nuove fonti di energia da valorizzare, l'informazione del pubblico...).

4.3 - La realizzazione di un piano a lungo termine

Il Partito radicale chiede che sia realizzato uno studio di pianificazione energetica a medio termine per il Pen. Esso comprenderà:

- una proiezione sui bisogni sociali da soddisfare nel 2000

- una identificazione dei bisogni energetici che tenga conto degli usi finali (calore a bassa e alta temperatura, elettricità, trasporti...)

- una valutazione delle possibili sostituzioni con altre fonti (sostituire il nucleare e diminuire la dipendenza dal petrolio)

- una valutazione dell'impatto sull'ambiente, sulla salute dei lavoratori e delle popolazioni

- infine, si ricercherà la strategia energetica che permetta il miglior soddisfacimento dei bisogni sociali con costi e impatti ambientali e sulla salute ridotti al minimo.

Nondimeno, in un recente passato, queste proiezioni energetiche si sono rivelate errate in Italia come in altri paesi (la sovrastima per il 1985 è stata del 10% in previsioni fatte nel 1975 e che si basavano su consumi realmente constatati). A lungo termine, è quasi impossibile verificare la coerenza delle previsioni con i mezzi finanziari disponibili. Risultato: l'Italia del 1987 dipende dal petrolio così come nel 1973. Questi studi avranno inoltre un essenziale ruolo pedagogico per spiegare a quale tipo di via può essere associata la nuova politica energetica.

4.4 - La realizzazione di un programma d'azione a breve termine

Il Partito radicale chiede che venga svolto uno studio a più corto termine. Questo lavoro potrebbe rivelarsi il più importante. Si prenderà come scala di riferimento il 1993. Cioè l'anno in cui verranno messi in funzione i reattori realizzati con gli investimenti fatti dall'ultimo Pen (1988-1990). Questa volta bisogna programmare in modo dettagliato le azioni da intraprendere per il periodo '88-'90. Esistono già i mezzi di analisi e di programmazione per cogliere i risultati delle ricerche dopo gli errori di valutazione fatti dopo il 1973.

Lo studio proposto comprenderà:

- una valutazione dei bisogni sociali per il 1993

- gli obiettivi di diminuzione della dipendenza dal petrolio, di uscita dal nucleare e del miglioramento dell'efficienza energetica

- un bilancio energetico per il 1983

- insieme degli strumenti che permettano di realizzare questi obiettivi, siano essi regolamentari, strutturali, tariffari o finanziari (sovvenzioni pubbliche, detrazioni fiscali), ma anche la messa a punto di un sistema bancario adattato (crediti agevolati, pagamento a terzi)

- investimenti da fare per:

* la produzione e la distribuzione di energia (produzione elettrica, raffinazione, metanizzazione del Mezzogiorno, valorizzazione delle energie rinnovabili)

* i consumi (risparmio energetico, cogenerazione, recupero del calore), sostituzioni (ad esempio, la ferrovia al posto della strada per il trasporto merci)

- si verificherà, cosa che non è mai stata fatta dai diversi Pen, la coerenza degli investimenti proposti e gli obiettivi sia per la produzione di energia che per il suo consumo. Si ripartiranno gli investimenti in funzione della loro resa tra produzione e consumo e per tipo di energia.

- si verificherà insieme la coerenza tra la scelta e la volontà di tutelare l'ambiente e la salute della popolazione.

5 - Funzioni da assicurare con un intervento pubblico

Non si tratta certo di sostituire lo Stato agli altri enti pubblici o imprese, ma di identificare le funzioni da colmare e il livello istituzionale più appropriato per ciascuna di esse.

5.1 - Una valutazione delle risorse

Essa dovrebbe essere effettuata nel modo migliore:

- a livello regionale,

per le fonti rinnovabili, il risparmio energetico nell'agricoltura, nella residenza, nel terziario e nei trasporti (ripartizione fra i modi) e la piccola industria. Una valutazione regionale delle risorse permette una gerarchizzazione tra ciò che è rapidamente disponibile (poiché già redditizio, il patrimonio è noto, il personale che possa curare la messa in opera competente e numeroso e i mezzi finanziari accessibili).

- a livello nazionale

per la grossa industria con un approccio per settore e per processo.

5.2 - La messa a punto dei progetti

Fra gli industriali che posseggono le maggiori competenze tecniche necessarie alla realizzazione di studi di fattibilità, il livello più adatto per la messa a punto di un progetto è quello comunale (patrimonio del terziario pubblico, riutilizzo dei rifiuti, sviluppo dei trasporti collettivi, calore e cogenerazione, produzione di energia da fonti rinnovabili, risparmio negli ambienti pubblici e privati, lavori effettuati tramite un'azione di stimolo e sensibilizzazione dei soggetti fatta da organismi di studio competenti).

5.3 - La diffusione di una specifica cultura tecnica

Essa è divulgata essenzialmente da organismi di studio competenti e indipendenti dai produttori di energia come dai settori industriali. Possono essere studi professionali, consorzi di ingegneri, architetti, o professionisti specializzati in diagnosi termiche. Il coordinamento di questi professionisti (formazione, controllo della qualità delle prestazioni, redazione di liste di professionisti per gli enti locali e gli utenti) può essere assicurato solo a livello regione.

I professionisti per operare hanno bisogno di una quadro tecnico:

- leggi che fissano degli standards (norme tecniche per le nuove abitazioni, consumi unitari massimi per i nuovi prodotti industriali (come elettrodomestici, automobili, ecc.).

- regolamenti per la gestione dell'energia (calcolo del calore disperso, conto delle froniture di energia...).

- un quadro tecnico di servizi di interesse pubblico redatto in modo obiettivo per assicurare agli utenti una qualità minima di prestazioni (diagnosi termiche).

La preparazione di questo quadro viene effettuata a livello nazionale.

5.4 - »La ricerca e lo sviluppo e il miglioramento dell'efficacia energetica

Il livello più adeguato per la ricerca è quello nazionale. E' chiaramente il ruolo dell'Enea.

Le azioni saranno intraprese concordando con gli industriali gli obiettivi di riduzione dei consumi dei nuovi prodotti industriali e intraprendendo di conseguenza programmi pluriennali di ricerca e di sviluppo.

Un miglioramento dell'efficacia energetica della produzione italiana di impianti a rilevare consumo di energia (automobili, elettrodomestici, riscaldamento, ecc.) sarà molto importante anche per le esportazioni.

5.5 - La politica delle tariffe

Essa è certamente competenza dello Stato. Dovrebbero però essere assicurati i seguenti punti:

- possibilità uguali per tutto il territorio in modo da contribuire ad un armonioso sviluppo economico tra le regioni

- maggiore trasparenza tariffaria. Le tariffe seguiranno il prezzo dell'energia, e gli oneri degli investimenti di produzione

- condizioni di acquisto degli autoproduttori (cogenerazione di energie rinnovabili) uguali al costo medio di produzione dell'elettricità fornita dall'Enel.

5.6 - La formazione

Il livello adeguato per la formazione di nuove professionalità è quello regionale (legame con le università, le scuole tecniche, i sindacati dei professori, gli organismi di formazione).

5.7 - L'informazione del pubblico

Il livello più adeguato è quello comunale. Il sindaco resta per le sue particolari competenze l'autorità più vicina ai consumatori d'energia. Il comune può garantire inoltre una migliore relazione tra le associazioni.

5.8 - La revisione dei progetti presentati

Essa presuppone una certa capacità di comparazione dei progetti dello stesso tipo e una buona conoscenza tecnica-economica dei vantaggi delle diverse filiere energetiche e dei processi, tali da assicurare la qualità della messa a punto del progetto e la sua resa. Visto che le risorse finanziarie sono per loro stessa natura scarse, le sovvenzioni pubbliche dovranno essere destinate a realizzazioni che presentini i migliori risultati a breve termine o quelle più utili per la maturazione delle filiere energetiche.

E' a livello regionale che queste perizie devono essere fatte poiché esse richiedono una buona conoscenza del territorio.

5.9 - La valutazione dei risultati

Essa comprende:

- L'analisi delle cause degli insuccessi a cui è possibile trarre degli insegnamenti per la maturazione delle tecniche.

- I calcoli energetici sui risultati globali ed effettuati dei progetti sovvenzionati dallo Stato. Questi calcoli permettono di conoscere gli effetti sull'economia delle sovvenzioni pubbliche e quindi di indirizzare gli stanziamenti, una volta che sia nota la reale resa della filiera.

6 - Articolazione dei livelli istituzionali per una politica energetica centrata sui consumi

E' possibile individuare 4 polarità:

6.1 - Lo Stato

L'intervento dello stato dovrebbe articolarsi attorno all'Enea che dovrebbe fungere da pilota per la ricerca e lo sviluppo. Esso dovrebbe avere un ruolo guida nella elaborazione delle tecniche più complesse: evoluzione dei processi industriali, messa a punto di nuove macchine a minore consumo di energia.

Risulterebbe catastrofico per la stessa immagine del servizio pubblico che l'Enel proseguisse ad impegnarsi nel nucleare. La produzione di elettricità e la sua distribuzione sono troppo importanti per potersi permettere che l'Enel intraprenda strategie che lo porterebbero all'isolamento e non vi è fra l'altro alcuna ragione per continuare ad associare l'elettricità ed il nucleare proprio quando gli altri paesi lo rifiutano.

La struttura dei grandi produttori di energia dovrebbe evolvere verso una regionalizzazione.

Il monopolio tecnico della distribuzione elettrica che deriva dalla struttura delle risorse non implica per niente un monopolio delle produzioni. La produzione decentralizzata alla portata del consumatore (cogenerazione industriale, riscaldamenti urbani, energie rinnovabili) è spesso più conveniente della produzione centralizzata.

Bisogna capovolgere i recenti indirizzi dell'Enel e ritornare ad una produzione decentralizzata alla portata del consumatore, quando ciò è possibile. Dovrà essere rinforzata l'azione dello Stato che vada verso una più forte cultura tecnica con l'elaborazione di standards e di sostegni attivi (finanziari) sino all'elaborazione di studi di aiuto alle decisioni disponibili per i consumatori (diagnosi termiche, manuali degli oneri per la richiesta d'offerta, studi di fattibilità, assistenza alla progettazione, aiuto alla gestione dell'energia da parte del consumatore).

Un abbassamento della domanda di energia, o una sostituzione della fonte energetica, diminuisce la spesa dei consumatori ma limita anche le uscite delle imprese. Aiuti finanziari dello Stato per investimenti di risparmio energetico o di sostituzione di fonti d'energia sono strumenti di politica economica miranti a diminuire le importazioni e a migliorare il bilancio commerciale.

6.2 - I consumi finali

I soggetti divengono quindi centrali per la nuova politica energetica. Dall'ottimizzazione delle loro domande energetiche per il loro bisogni dipende la riuscita economica del nuovo sistema. Il loro potere e sopratutto il loro mezzo d'intervento dovrebbero quindi corrispondere al loro nuovo ruolo.

Ciò implica:

- un rafforzamento della capacità tecnica del personale comunale

- un supporto per l'evoluzione di nuove strutture obiettive a livello comunale (aiuti alla decisione, permessi di costruzione, incentivo a programmi di restauro, ecc.)

- messa a disposizione di finanziamenti

- capacità d'informazione a privati.

Gli utenti e i comuni hanno la responsabilità di mettere a punto dei progetti e devono poter disporre di tutta l'adatta assistenza termica.

6.3 - Il ruolo delle regioni

A metà strada fra lo Stato, i consumatori ed i comuni, le regioni giocano un ruolo essenziale di organizzazione: analisi delle risorse, valutazione dei risultati, ripartizione dei finanziamenti e delle priorità, formazione di nuovi professionisti, diffusione degli studi di aiuto alla decisione, ripartizione dei finanziamenti pubblici.

Ora, questo livello d'intervento è attualmente »l'anello mancante della macchina statale italiana. Pertanto, è a questo livello che l'intervento operativo è più efficace. Esso associa le qualità collegate alla vicinanza con il »territorio e al consumatore a quelle di conoscenza delle tecniche, dei meccanismi, della resa e della suddivisione ottimale dei mezzi.

Resta da decidere per assicurare questa funzione se conviene operare per deconcentrare i servizi dello Stato o per cercare servizi decentralizzati sotto la responsabilità dei consigli regionali.

7 - La riforma istituzionale

La messa a punto di équipes motivate e competenti richiederà del tempo. Questa evoluzione non potrà aversi se non a patto di evitare rotture.

7.1 - L'avvenire dell'Enea

L'Italia è fra tutti i paesi dell'Aie (Agenzia internazionale dell'energia) quello che investe di più nella »ricerca e nello sviluppo dell'energia.

L'aumento di questi sforzi è inutile e impossibile. Bisogna quindi organizzare un trasferimento di risorse, dal nucleare alle nuove politiche energetiche. Ciò non può essere effettuato in modo indipendente dall'Enea.

L'Enea è il più importante organismo italiano di ricerca. Tale istituto deve essere riconvertito e deve fornire le sue competenze ad altri settori industriali e a nuove politiche energetiche. E' inoltre possibile impiegare parte del personale dell'Enea più specializzato in materia nucleare per risolvere i problemi posti dai rifiuti radioattivi e dallo smantellamento dei reattori.

7.2 - Una trasformazione profonda

Gli elementi di queta riforma potrebbero essere:

- un arresto delle attività nucleari;

- un trasferimento degli interventi di »ricerca e sviluppo verso il risparmio energetico e le fonti rinnovabili (ricerca e sviluppo, ma anche studi ed investimenti);

- un piano di riutilizzo del personale.

L'Enea dovrà svolgere la sua attività di ricerca applicata e d'industrializzazione per rispondere a tutte le richieste dei consumatori di energia: l'uso razionale dell'energia, la valorizzazione delle energie rinnovabili, la combustione pulita dei combustibili fossili, l'offerta di attrezzature industriali e a basso consumo d'energia (automobili, elettrodomestici, lampadine, ecc.).

L'Enea fungerà da agenzia tecnica per l'aiuto allo sviluppo di politiche regionali.

Il Partito radicale propone che l'Enea stabilisca entro 6 mesi un nuovo progetto in coordinamento con i sindacati. Con l'aiuto di questo documento, una legge sarà presentata al parlamento alla metà del 1988 per fissare le strutture, le risorse umane e finanziarie in funzione della proposta di riconversione.

7.3 - La creazione di Agenzie regionali per la diffusione della nuova politica energetica.

Le agenzie dovrebbero contribuire alla diffusione delle innovazioni tecnologiche, la formazione di professionisti e lo sviluppo di strumenti di stimolazione efficaci, che sono stati alla base del risparmio energetico dal 1973 con maggiore o minore rilevanza.

Per intraprendere una politica energetica vicina al consumatore, il Partito radicale propone la creazione di agenzie regionali in contatto diretto con le realtà locali attraverso i loro stessi eletti.

Esse potranno essere federate a livello nazionale in una sorta di federazione che sarà l'interlocutore dello Stato per le questioni di rilevanza nazionale.

Queste Agenzie regionali avranno come ruolo la diffusione di metodi d'analisi degli edifici e delle industrie per l'aiuto a decisioni energetiche razionali ed economiche (diagnosi termiche, udienze, studi sulle risorse, ecc.).

8 - Un nuovo orientamento dei finanziamenti

8.1 - Gli investimenti:

Il ritmo annuale degli investimenti per l'utilizzazione razionale dell'energia (9,34% dell'insieme degli investimenti energetici) è dell'ordine di 800 miliardi di lire, che è estremamente basso.

Tuttavia, riconosciamo che l'ammontare degli investimenti nel consumo dovrebbero essere equivalenti. Sarebbe tale l'optimun tra i due approcci all'energia.

La nuova politica energetica se vuole impegnarsi deve imporre di portare questo volume al livello di 2000 miliardi per anno da qui al 1990.

L'Italia destina alla ricerca, allo sviluppo e agli investimenti sull'energia delle somme considerevoli (circa 1500 miliardi di lire). Questo sforzo pubblico è largamente sufficiente per dare impulso ad una nuova politica energetica italiana che consiste dunque in una nuova ripartizione dei mezzi finanziari esistenti. Bisogna quindi ridistribuire il più rapidamente possibile i budget del nucleare (91% dei budget della ricerca) investendolo su altre fonti.

La nuova politica sarà sviluppata senza alcun aumento di sovvenzioni pubbliche. Ciò in qualche modo esprime la nostra fiducia nelle possibilità di sviluppo della nostra politica energetica.

8.2 - Le sovvenzioni pubbliche:

Evidentemente questo sforzo d'investimenti deve essere ottenuto con un impegno minimo di stanziamenti pubblici. Il livello d'impegno previsto dal Pen è stato per il periodo 1981-1985 di 3000 miliardi di lire, ossia di 600 miliardi di lire l'anno.

Lo sforzo pubblico previsto dal Pen verte su:

- investimenti nella produzione 1.381

- incentivazione al consumo 1.340

Totale 2.721

Questo sforzo non è affatto superiore a quello pubblico annuale di ricerca e sviluppo nel campo del nucleare. Un trasferimento di risorse dall'anno all'altro corrisponderebbe ad un raddoppiamento degli stanziamenti destinati al Pen.

8.3 - Proposte d'intermediazione per la legge finanziaria

Le legge finanziaria, che dovrà essere adattata alla nuova situazione con un trasferimento delle risorse dal nucleare verso il risparmio energetico, l'uso appropriato dei combustibili fossili e la valorizzazione delle energie rinnovabili.

Un mantenimento dei finanziamenti per »la ricerca e lo sviluppo sulla fonte nucleare avrebbe come effetto la continuazione della prassi che vuole la concentrazione dei crediti pubblici su questa fonte.

Noi destineremmo quindi denaro pubblico ad un filiera che non ci darebbe alcun apporto energetico e, di conseguenza, noi non avremmo più mezzi finanziari e umani per sviluppare delle filiere energetiche che possano diminuire la nostra dipendenza energetica dall'estero.

Al di là di qualsiasi personale sull'energia nucleare, bisogna fornire mezzi finanziari pubblici di indiscussa utilità economica e sociale.

All'interno della legge finanziaria il Partito radicale propone:

- l'iscrizione di una nuova linea di finanziamenti per la legge 308. Essa permetterà la preparazione del Pen, la messa a punto di Agenzie regionali che si coordino con i consigli regionali e la ripartizione degli investimenti di risparmio di energia e di elettricità di particolare. I finanziamenti necessari saranno dell'ordine di 400 miliardi di lire, di cui 50 miliardi di lire per il funzionamento (messa a punto, equipaggiamento e personale delle nuove Agenzie regionali).

- una nuova riduzione di finanziamenti all'Enea. Un'udienza finanziaria dell'Enea dovrebbe permettere da adesso fino al 1997 di fissarne l'ammontare tenendo conto dell'arresto delle attività nucleari. Bisognerà ciononostante vegliare affinché l'ente abbia i mezzi per la sua ristrutturazione.

Conclusioni

La transizione energetica può quindi aversi in due tempi:

* da qui a 6 mesi:

con la messa a punto di Agenzie regionali, la distribuzione di nuovi finanziamenti attraverso la legge 308, e l'arresto dei reattori nucleari

* oltre:

con una trasformazione dell'Enea, l'elaborazione di un nuovo Pen ed il riorientamento della ricerca.

 
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