Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
dom 21 apr. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Partito radicale
Nazioni Unite - 22 aprile 1988
(3) Studio delle conseguenze economiche e sociali della corsa agli armamenti e delle spese militari
Nazioni Unite - Dipartimento degli affari del disarmo - Rapporto del Segretario generale - 22 aprile 1988

CAPITOLO I

DINAMICA DELLA CORSA AGLI ARMAMENTI

A. Natura della corsa agli armamenti

9. La corsa internazionale agli armamenti è un fenomeno dalla dinamica complessa e articolata che non può essere oggetto di una spiegazione semplice: caratterizzato essenzialmente da azioni reciproche tra Stati rivali e da azioni unilaterali tese, per parte loro, a accrescere la potenza militare. Ciò nonostante la sua caratteristica più rilevante è che »mina in effetti la sicurezza nazionale, regionale e internazionale , come è stato evidenziato negli studi precedenti su Le conseguenze economiche e sociali della corsa agli armamenti e delle spese militari 8/. La corsa agli armamenti è un fenomeno interattivo e mondiale, in cui le principali potenze militari, le loro azioni e le loro reazioni hanno un ruolo centrale. Ciò si evidenzia anche a livello regionale e locale. Come è stato constatato nei rapporti precedenti, l'intensità della corsa agli armamenti »varia sensibilmente da una regione all'altra, ma pochi paesi e nessuna grande regione vi sfuggono 9/. La corsa agli armamenti ha, parimenti, un carattere

multidimensionale, che comprende elementi politici, economici, tecnici e, soprattutto, di sicurezza. Il rapporto causa e effetto che caratterizza l'elemento sicurezza si manifesta nell'intreccio corsa agli armamenti e rivalità tra gli Stati. Questo significa che le tensioni, le controversie e i conflitti internazionali giustificano l'acquisizione di nuove e più moderne armi, acquisizione che aggrava le relazioni già tese ed i conflitti. Peggio ancora, la corsa agli armamenti comporta il rischio di guerra anche nucleare, tra le principali potenze.

10. In ogni caso la corsa agli armamenti è provocata anche in larga misura dalle decisioni prese deliberatamente dagli Stati per motivi di sicurezza o di potenza, o per entrambe le cose. Da un punto di vista interno queste decisioni sono rese necessarie e giustificate da conflitti regionali, mondiali e dalle tensioni internazionali. D'altra parte, come è già stato indicato, la politica degli armamenti delle principali potenze produce, per le reciproche interazioni, una crescita e un'escalation spesso improntata sugli scenari più pessimisti, nello sforzo di ogni nazione di garantire la propria sicurezza. Parimenti, nel contesto regionale, tali decisioni derivano dalla percezione della minaccia di possibili interventi militari o di ingerenze negli affari interni.

11. La dinamica della corsa agli armamenti è un fenomeno che, lungi dall'essere nuovo, ha caratterizzato per lo meno tutto il dopo guerra. Negli anni '80 la minaccia di una guerra nucleare-innescata per errore di calcolo o per strategia-non è scomparsa. Questo pericolo per l'umanità è già stato rilevato nel rapporto del 1982 ed è tuttoggi presente.

12. Il decennio degli anni '80, sin verso la sua metà, è stato caratterizzato da un deterioramento della situazione internazionale. I rapporti tra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti, così come tra un gran numero di paesi loro alleati, sono stati caratterizzati da tensioni provocate, in parte, dalla messa a punto e dal dispiegamento di nuove armi, sia nucleari che convenzionali, considerate dagli avversari come strumenti offensivi destinati a sostenere o intensificare azioni militari. I progressi tecnologici hanno reso più difficili i problemi politici e l'analisi delle intenzioni, sfumando ancora di più la distinzione, in termini di verifica e di efficacia militare, tra le armi convenzionali e le armi di distruzione di massa, in particolare quelle nucleari. Ma la differenza tra queste due categorie resta e dovrebbe restare sostanziale essendo chiare le enormi differenze per quel che concerne il loro potere di distruzione e i rischi socioecologici di lunga durata che comporta il loro utilizzo.

13. Dalla metà degli anni '80 la situazione politica internazionale si è purtuttavia distesa. Gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica hanno concluso positivamente le trattative bilaterali dal nome di »Trattato tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche sull'eliminazione dei missili nucleari a media e corta gittata , abolendo così due categorie di armi nucleari 10/. Il trattato si applica ai missili la cui gittata va da 1.000 a 5.500 km e da 500 a 1.000 km. Il 10 dicembre 1987, con una dichiarazione congiunta diffusa al termine del summit tra il Presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, ed il Segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, Michail Gorbaciov, i due leaders hanno sottolineato che questo trattato sarà una tappa fondamentale nella storia, sia per il suo obiettivo-la completa eliminazione di un'intera categoria di armi nucleari sovietiche e americane-sia per il carattere innovativo e per la portata delle clausole di verif

ica. La riduzione delle armi strategiche è anch'essa oggetto di negoziati, così come la questione delle armi spaziali. Sono inoltre in corso negoziati bilaterali per l'ulteriore limitazione degli esperimenti nucleari. Si sono intensificate le trattative multilaterali sulla limitazione degli armamenti, in particolare quelle sulle armi chimiche. Questo nuovo spirito di cooperazione internazionale dovrebbe rafforzare la fiducia reciproca, sia a livello mondiale che regionale, e permettere di progredire concretamente sulla strada di una limitazione sostanziale degli armamenti che porti alla riduzione del rischio di guerra ed alla crescita della sicurezza internazionale.

B. Spese militari

14. L'ammontare delle spese militari da un'idea generale della quota di risorse nazionali che ciascun paese destina alla sicurezza nazionale. Per rendersi conto della crescita delle spese militari mondiali è sufficiente constatare che il rapporto del 1982 faceva riferimento per il 1981 a un valore totale di 550 600 miliardi di dollari, mentre per il 1985, a prezzi correnti, si colloca tra 850 e 870 miliardi di dollari.

15. Per vari motivi queste cifre sono lontane dall'essere esatte. Alcuni paesi non comunicano le cifre relative all'insieme delle loro spese militari. Inoltre vi sono oggettive difficoltà nel comparare i dati della spesa militare, difficoltà di valutazione dei prezzi essenzialmente dovute ai differenti sistemi economici ed alla differente conversione in dollari dei costi delle spese militari sostenute in valuta nazionale. Se nel World Armaments and Disarmament-l'annuario dell'Istituto di Ricerca Internazionale per la Pace di Stoccolma (SIPRI) 11/ - non compaiono le cifre mondiali per il 1986 è proprio perché i dati attuali relativi alla spesa militare di Unione Sovietica e Cina non sono né sufficientemente completi né sufficientemente affidabili per permettere una valutazione precisa della spesa militare nel mondo; d'altra parte le spese militari non compaiono nei bilanci di altri paesi. I dati riportati, tratti dai precedenti rapporti SIPRI, che compaiono nelle tre tavole successive hanno dunque un valore p

uramente indicativo della crescita della spesa militare e non offrono altro che un'idea approssimativa dell'insieme delle risorse destinate al settore militare. Se valutate in prezzi costanti, le spese militari mondiali hanno subito un aumento continuo (vedi tavola 1). Infatti, se il Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale ha registrato tra il 1980 e il 1985 un tasso di crescita annuo del 2,4% l'aumento della spesa militare è stato nello stesso periodo del 3,2·10 l'anno 12/. In altri termini, negli anni '80 una parte più cospicua che in precedenza delle già limitate risorse mondiali è stata assorbita dalla corsa agli armamenti. Le spese militari mondiali sono state incrementate, in termini reali, quattro o cinque volte rispetto alla fine della seconda guerra mondiale e assorbono circa il 6% dell'intera produzione mondiale 13/. Se questa dinamica continua non è affatto escluso si possano raggiungere i 1.000 miliardi di dollari a prezzi correnti prima della fine del secolo, questo se non vi sarà una considerevol

e limitazione degli armamenti. Si può quindi constatare che le valutazioni del rapporto del 1982 non avevano niente di esagerato 14/.

16. In questo rapporto veniva documentata in dettaglio la crescita della spesa militare dalla seconda guerra mondiale e quanto questa fosse inegualmente distribuita nelle varie regioni e nei vari paesi. Ciò riflette le dissimmetrie che caratterizzano l'attuale sistema economico e militare mondiale. Per permettere la comparabilità dei dati anche nel presente rapporto ci si è avvalsi dei criteri adottati nel precedente. Le cifre, ai prezzi ed ai tassi di scambio del 1980, sono le seguenti:

Tavola 1

Spese militari per gruppi di paesi, 1976 1985

(in miliardi di dollari e in percentuale del totale

mondiale, a prezzi e tassi di cambio del 1980)

1976 1979 1982 1985

I sei paesi con maggiori

spese militari a/ 71,2 70,8 68,4 70,4

Altri paesi industrializzati 14,6 14,3 14,1 13,9

Paesi in via di sviluppo 14,2 14,9 17,5 15,7

Totale mondiale (in perc.) 100,0 100,0 100,0 100,0

Totale mondiale

(in miliardi di dollari) 511,5 561,9 615,1 663,1

a/ In ordine alfabetico sono Cina. Francia. Gran Bretagna, Repubblica federale tedesca, Stati Uniti, Unione Sovietica.

17. La quota della spesa dei paesi industrializzati, non facenti parte dei sei paesi con i più cospicui bilanci militari sulla spesa totale è stata sostanzialmente stabile negli ultimi dieci anni. Il numero dei paesi con più cospicui bilanci militari si è inizialmente ridotto in modo progressivo, sino all'inizio degli anni '80, quando si è prodotta una nuova crescita in relazione alle tensioni internazionali ed all'avvio di programmi militari operativi. Per il resto, salvo nel caso della Cina che ha riorientato parte del personale militare e dei suoi crediti verso programmi di modernizzazione economica, le caratteristiche della spesa dei paesi con il maggior investimento nel settore militare non hanno registrato variazioni. La spesa militare dei paesi in via di sviluppo, che era aumentata sia in valore assoluto che relativo dagli anni '60, è andata diminuendo sin dall'inizio degli anni '80. Le cifre riportate nella tavola 2 indicano che la quota di spesa delle differenti categorie di paesi è tornata, nel 198

5, ad essere quella del 1979. Per comprendere meglio questa tendenza è necessaria una più precisa analisi dei dati di spesa.

Tavola 2

Tassi di crescita delle spese militari, 1976 1985

(Percentuale media annua di crescita della spesa in

termini reali)

1976 79 1979 82 1982 85

I sei maggiori paesi

nelle spese militari 2,3 1,9 3,7

Altri paesi

industrializzati 2,9 2,8 2,3

Paesi in via

di sviluppo 3,0 9,1 -0,9

Totale mondiale 3,3 3,2 2,6

Le spese militari dei paesi industrializzati sono state in continua crescita. Tra i paesi con le maggiori spese di bilancio militare si nota, nel periodo 1979 82, una riduzione del tasso di crescita che ha però subito un aumento dal 1982 sino alla fine del periodo preso in considerazione. Per quel che riguarda i paesi in via di sviluppo si registra un mutamento significativo tra il 1982 e il 1985. Il tasso di crescita negativo delle loro spese militari è dovuto prevalentemente alla flessione dei prezzi delle merci di esportazione e all'aumento del debito estero. Per queste ragioni molti paesi in via di sviluppo non sono stati più in grado di accrescere il loro potenziale militare e, in particolar modo, di importare armamenti. La flessione delle esportazioni, la conseguente diminuzione delle riserve in valuta e la riduzione delle importazioni di armamenti hanno rivestito un ruolo fondamentale nella diminuzione delle spese militari.

18. La stretta correlazione tra lo sviluppo economico mondiale e le spese militari dei paesi in via di sviluppo appare evidente allorché si analizza con quale ritmo queste spese hanno proceduto nei paesi esportatori di petrolio. Dal 1976 al 1979 l'aumento delle spese militari di questi paesi, a un ritmo del 2,6% annuo, non rappresentava niente di rilevante, ma, nel corso di quella che è stata definita la seconda crisi petrolifera, ossia tra il '79 e '82, è diventata del 10,6% l'anno. Tra il 1982 e il 1985 vi è stata un'inversione: le spese militari dei paesi esportatori di petrolio hanno registrato una diminuzione dell'1,8% l'anno. Questa flessione è stata più rilevante che non negli altri paesi in via di sviluppo in cui le spese militari, pur diminuendo in percentuale rispetto a quelle mondiali come è messo in evidenza nella tavola 1, sono rimaste più o meno stabili tra il 1982 e il 1985, come si vede dalla tavola 2. La diminuzione del prezzo del petrolio e degli introiti dovuti alle esportazioni ha dunque

rappresentato una delle maggiori cause nella riduzione degli stanziamenti militari e delle importazioni di armamenti nei paesi produttori di petrolio.

19. Pur tuttavia le restrizioni economiche non sono che uno dei fattori determinanti la quantità di stanziamenti che ogni Stato destina alle spese militari e all'importazione di armamenti. Le aspirazioni politiche, l'influenza delle grandi potenze, le tensioni ed i conflitti internazionali, la percezione di minacce esterne, l'instabilità interna e i fenomeni naturali hanno continuato ad avere un peso rilevante sulle decisioni di spesa. Per poter avere una visione più dettagliata dei fattori che sembrano avere incidenza sulle decisioni relative alle spese militari può essere utile una classificazione per regioni, in cui vengano riportati separatamente per ogni principale regione i differenti tassi di crescita (vedi tavola 3).

Tavola 3

Tasso di crescita della spesa militare per regioni,

1976 1985. (Percentuale media annua di crescita

della spesa in termini reali)

1976 1979 1979 1982 1982 1985

Nord America 1,8 6,9 7,3

Europa 2,0 1,8 2,2

Medio Oriente 0,3 10,9 -1,7

Estremo

Oriente a/ 8,7 8,2 4,2

Sud America 2,7 19,6 -7,3

Africa 4,4 1,7 -2,9

Asia meridionale 3,2 8,1 5,5

Centro America 12,9 8,3 4,3

a/ Esclusi Cina e Giappone.

Le spese militari hanno continuato ad aumentare e sono di gran lunga le più elevate in Europa e nel Nord America ove si contrappongono le due grandi alleanze militari. Inoltre il loro ritmo di crescita ha subito un'accelerazione nel corso dei dieci anni qui analizzati. Per il resto la classificazione per aree regionali conferma l'esistenza di vari processi che provocano l'aumento o la diminuzione delle spese militari, specialmente per quanto riguarda paesi in via di sviluppo. L'esaurimento delle risorse finanziarie ha un effetto quasi immediato, in rapporto al volume di investimenti registrato precedentemente, sia sulle spese pubbliche complessive come sulle spese militari. E' evidente come in Sud America questa flessione della spesa militare sia provocata fondamentalmente dall'indebitamento estero. Inoltre in questa area geografica il ritorno della maggior parte dei paesi a forme di governo costituzionale ha dato vita a nuove priorità che, privilegiando lo sviluppo economico e sociale, si traducono in una r

iduzione graduale delle spese militari. In Africa la crescita delle spese militari è stata bloccata, e anzi ha subito un'inversione, da fattori di crisi naturali e sociali che hanno provocato la scarsità delle risorse. In alcuni paesi dell'Africa anche l'accresciuto indebitamento estero ha avuto un ruolo di freno della spesa militare. In Centro America i numerosi conflitti regionali in cui sono coinvolte anche potenze esterne hanno provocato l'aumento delle spese militari nonostante le crisi economiche. In Asia meridionale le tensioni e i conflitti ancora in atto e una generalizzata instabilità, provocata in parte da interventi esterni, hanno impedito la riduzione delle spese militari. In Estremo Oriente, in cui vengono inclusi il Nord Est asiatico e il Sud Est asiatico, la persistenza dei conflitti o delle tensioni subregionali, in particolare nella penisola di Corea e in Indocina, ha incoraggiato la continua accumulazione di armamenti negli arsenali dei vari paesi.

20. Non sempre il volume delle spese militari è condizionato, in un senso o nell'altro, dall'esistenza di tensioni politico militari. Il Medio Oriente è un esempio di una regione in cui le ristrettezze economiche hanno provocato una diminuzione delle spese militari nonostante le gravi e continue tensioni che persistono tra gli Stati della regione. Pur tuttavia i conflitti militari e l'instabilità politica hanno un ruolo fondamentale, senza una loro soluzione non si può sperare di arrivare a un valido e duraturo accordo per una sensibile riduzione delle spese militari.

21. Analizzando meglio il peso rappresentato da queste spese, in rapporto al PIL, si evidenziano enormi differenze tra un paese e l'altro 15/. In media, pur con delle eccezioni, gli Stati militarmente importanti hanno bilanci militari relativamente più gravosi rispetto agli altri paesi industrializzati. Un paese, membro di un'alleanza militare, ad esclusione delle due superpotenze, destina in media dal 3 al 4 '% del suo PIL alle spese militari, mentre un paese neutrale il 2%, in media. Tra i paesi in via di sviluppo gli investimenti militari possono variare tra lo zero e in casi eccezionali, il 25% del PIL. La percentuale è vicina allo zero nei paesi più poveri, ai quali manca del tutto la possibilità economica di accrescere la loro potenza militare, mentre è già più elevata nei paesi semi industrializzati, che cominciano a dotarsi di una industria degli armamenti e maggiore ancora nei paesi impegnati in qualche conflitto. Non solo le influenze esterne e la partecipazione a conflitti armati con altri paesi,

ma anche i sommovimenti interni, sono responsabili della crescita delle spese militari. Si è riscontrato che i due fattori che determinano maggiormente la quota di PIL che uno Stato destina alle spese militari sono l'esistenza di conflitti militari nella regione circostante e il grado delle frizioni etniche nel paese stesso 16/.

C. Armi nucleari

22. La rivoluzione nucleare ha portato la potenza degli armamenti militari a un grado di distruttività mai raggiunto prima, l'attuale arsenale di armi nucleari corrisponde a più di un milione di volte la potenza esplosiva della bomba di Hiroshima. Da un punto di vista quantitativo oggi vi sarebbero nel mondo almeno 50.000 testate nucleari dei vari tipi. L'era tecnologica ha anche prodotto nuovi ordigni militari, come i sottomarini strategici, bombardieri e missili equipaggiati con testate nucleari. Fin tanto che non saranno eliminate le armi nucleari continueranno a rappresentare una minaccia per la civiltà.

23. La corsa agli armamenti nucleari ha una dimensione quantitativa e qualitativa. Quantitativamente può essere misurata secondo vari indicatori, come il numero dei vettori e delle testate, mentre qualitativamente è rappresentata dall'innovazione tecnologica. Queste armi nucleari sono principalmente concentrate negli arsenali delle due superpotenze, il confronto tra le quali ha alimentato la corsa agli armamenti strategici. In altri termini, la proliferazione verticale ed il perfezionamento delle armi nucleari è stata più significativa della loro proliferazione orizzontale in un numero crescente di paesi. Per quantificare le forze strategiche dell'Unione Sovietica e degli Stati Uniti, gli indicatori più appropriati sono il numero dei vettori e il numero delle testate. Nel 1986 la ripartizione dei vettori - missili balistici intercontinentali (ICBM), missili balistici lanciati da sottomarini (SLBM) e bombardieri strategici - e delle testate era la seguente (vedi tavola 4).

Tavola 4

Armi nucleari strategiche dell'Unione Sovietica e

degli Stati Uniti nel 1986

vettori testate

----- -----

URSS USA URSS USA

ICBM 1.398 1.017 - 2.117

SLBM lanciati

da sottomarini 922 648 - 5.760

Bombardieri 160 324 - 3.343

Totali 2.480 1.989 10.000 11.220

Fonte: i dati relativi all'Unione Sovietica sono tratti dal numero della Pravda del 23 gennaio 1987, le cifre per gli Stati Uniti sono tratte dal SIPRI Yearbook, 1956, pp. 72 e 73.

Per quanto riguarda gli armamenti strategici la situazione riportata nella tavola precedente è rimasta pressoché stabile dalla fine degli anni Settanta, salvo per l'incremento di testate strategiche, che è proseguita sino ad oggi. Uno degli aspetti più rilevanti, dall'inizio degli anni Ottanta, è stata l'inclusione negli arsenali delle grandi potenze di un gran numero di missili strategici da crociera dotati di testate nucleari. Nell'autunno 1986 gli Stati Uniti avevano 120 bombardieri B 52 equipaggiati con missili cruise aerolanciati che potevano trasportare 2.400 testate 17/. Nello stesso periodo l'Unione Sovietica aveva 53 bombardieri strategici equipaggiati per il trasporto di missili nucleari strategici da crociera 18/. Globalmente, da un punto di vista quantitativo, è evidente che esiste una parità approssimativa tra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Oltre alle armi strategiche le due superpotenze militari possiedono nei loro arsenali vari altri tipi d'armi nucleari, da quelle di portata intermedia

, alle armi nucleari tattiche, alle granate d'artiglieria nucleare.

24. Le altre tre potenze nucleari, Cina, Francia e Gran Bretagna, hanno parimenti continuato a sviluppare e ad ammodernare i loro arsenali nucleari forniti anch'essi di vari tipi d'armamenti. La Cina disponeva di 20 ICBM e di 26 SLBM, equipaggiati di una testata ciascuno. Circa 100 dei bombardieri sembrano avere capacità strategica. La Francia dispone di almeno 80 SLBM, trasportanti un totale di 160 testate. La Gran Bretagna ha 64 SLBM, tutti equipaggiati di due testate, cosa che porta il numero totale di testate strategiche a 128, Questi tre Stati dotati di armamenti nucleari hanno tutti, per i prossimi 10/15 anni, dei piani concreti di ammodernamento delle loro forze nucleari 19/. La Cina continua a sviluppare la sua capacità nucleare, anche nei missili balistici lanciati da sottomarini, e sembra che stia anche dotandosi di vettori a testata multipla indipendente. La Francia dispone oggi di una flotta di sei sottomarini nucleari strategici armati con missili balistici che ha cominciato ad equipaggiare con

missili M4 a testata multipla. La Gran Bretagna ha modernizzato i suoi missili balistici Polaris lanciati da sottomarino (installati in quattro sottomarini lanciamissili a propulsione nucleare) con un sistema di rientro Chevaline. Questi perfezionamenti e quelli che seguiranno mettono in evidenza un accrescimento quantitativo e qualitativo delle testate nucleari controllate dalle tre potenze nucleari secondarie.

25. Questa crescita continua delle armi nucleari, sia essa verticale od orizzontale, riguarda tutti. L'arresto o l'inversione di questa tendenza dipenderà dalla stretta osservanza da parte degli Stati delle disposizioni del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (Trattato sulla non proliferazione) e delle disposizioni al riguardo di altri trattati internazionali. Queste disposizioni riguardano l'adozione di misure di disarmo nucleare ed anche l'obbligo di facilitare il maggiore scambio di tecnologie che possano aiutare lo sviluppo dei paesi non nucleari dando loro libero accesso alle tecniche di applicazione dell'energia nucleare per usi pacifici. Il Gruppo di esperti ha preso atto dell'appello lanciato a tutti gli Stati dalla Terza Conferenza degli stati parti incaricata di esaminare il Trattato di nonproliferazione delle armi nucleari ad aderire universalmente a questo accordo.

26. L'ammodernamento delle armi nucleari deriva da innovazioni tecnologiche che necessitano di esperimenti sugli esplosivi nucleari e sui loro vettori. Gli esperimenti nucleari militari, viene parimenti affermato, sono necessari per assicurare e confermare l'affidabilità delle testate già esistenti. Nel corso degli anni il numero di esperimenti con esplosioni nucleari è leggermente aumentato: 190, secondo le stime, dal 1971 al 1975, 225 tra il 1976 e '80 e 240 tra il 1981 e il 1985 20/. Secondo le statistiche nazionali ufficiali, L'Unione Sovietica ha realizzato 76 esperimenti nucleari durante il periodo 1981 1985 21/. Durante lo stesso periodo, secondo il SIPRI, si è valutato che gli Stati Uniti hanno fatto 83 esperimenti, la Cina 3, la Francia 38 e la Gran Bretagna 6 22/. Tra l'agosto 1985 e il gennaio 1987, l'Unione Sovietica ha annunciato e rispettato una moratoria unilaterale su tutti gli esperimenti nucleari. Ma l'esempio non è stato seguito dagli Stati Uniti che hanno continuato i loro test, particola

rmente nel quadro del programma di modernizzazione strategica, né dagli altri Stati dotati di armi nucleari.

27. I negoziati, sia bilaterali che multilaterali, per una messa al bando completa degli esperimenti sono rimasti sostanzialmente fermi tra il 1981 e il 1986, anche se il problema era ogni anno all'ordine del giorno della Conferenza sul disarmo di Ginevra. Tuttavia le pressioni per la conclusione di un trattato di messa al bando totale degli esperimenti si sono accentuate nei diversi ambiti internazionali e, in particolare, molti Stati non dotati d'armi nucleari hanno preso concrete iniziative per stimolare le potenze nucleari a raggiungere un trattato di messa al bando totale degli esperimenti, in particolare offrendosi di mettere a disposizione sul loro territorio installazioni sismologiche per le verifiche di tale accordo. In seguito ad una serie di incontri preliminari iniziati alla metà del 1986, l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti hanno deciso, nell'autunno 1987, di avviare negoziati progressivi in vista di una interdizione degli esperimenti, cominciando con il rinforzare le misure di verifica relativ

e a due trattati bilaterali che avevano concluso precedentemente, ossia del Trattato del 1974 sulla limitazione degli esperimenti sotterranei delle armi nucleari e del Trattato del 1976 sulle esplosioni nucleari a fini pacifici, innanzi tutto con l'obbiettivo di farli ratificare. I due Stati contavano di negoziare successivamente nuove limitazioni degli esperimenti parallelamente alla riduzione delle armi strategiche, essendo il fine ultimo quello della cessazione completa dei test nucleari nel quadro di un efficace processo di disarmo 23/. Questi negoziati inizieranno il 9 novembre 1987 a Ginevra.

D. Uso militare dello spazio

28. Oltre alle applicazioni civili già da molto tempo lo spazio è utilizzato per fini militari, in due settori principali: il primo è quello dei satelliti di verifica del rispetto degli accordi e di ricognizione, comprese informazione sugli obiettivi militari, l'altro è quello dei satelliti di comunicazione e delle altre funzioni analoghe. La questione della prevenzione della corsa agli armamenti nello spazio poggia perciò sull'eventuale dislocazione di armi in questo luogo. Cosa che è già vietata per quanto riguarda le armi nucleari e le altre armi di distruzione di massa da svariati trattati internazionali, in particolare dal Trattato del 1967 relativo ai principi che regolano le attività degli Stati un materia d'esplorazione e di utilizzazione dello spazio extra atmosferico, compresa la Luna e gli altri corpi celesti e l'Accordo del 1979 che regola le attività degli Stati sulla Luna e sugli altri corpi celesti, così come da altri trattati come il Trattato bilaterale del 1972 sulla limitazione dei sistemi

balistici antimissile (Trattato ABM).

29. In ogni caso, con i progressi nelle tecnologie spaziali, agli inizi degli anni Ottanta sono state prese varie iniziative da parte dell'ONU per impedire l'installazione di armi nello spazio, sia che si tratti di esplosivi che congegni antisatellite. L'Unione Sovietica ha perciò redatto un'ipotesi di trattato per l'interdizione di qualsivoglia armamento nello spazio 24/. I paesi occidentali generalmente si sono orientati ad approcci più specifici, concentrandosi soprattutto sui sistemi antisatellite. Sin dal 1982, la Conferenza sul disarmo ha messo all'ordine del giorno un punto riguardo la »Prevenzione di una corsa agli armamenti nello spazio)>. Nonostante gli approcci teorico pratici divergenti, l'Assemblea generale durante gli anni Ottanta è riuscita ad amalgamare diverse proposte in singole risoluzioni che sono state adottate con una schiacciante maggioranza .

30. Se gli sforzi di prevenzione dovessero arenarsi, le conseguenze economiche e sociali di una intensificazione della militarizzazione dello spazio, che comporteranno una corsa agli armamenti anche in questo ambito, si tradurranno soprattutto in considerevoli spese, in probabile destabilizzazione ed in conseguenze negative per la sicurezza globale. La controversia attuale in materia poggia su svariati argomenti tecnici, giuridici e procedurali e, in particolare, sulla utilità di includere le armi spaziali negli studi attuali condotti sui sistemi di difesa strategica, in particolare nella Iniziativa di difesa strategica degli Stati Uniti (SDI).

E. Armi chimiche e batteriologiche (biologiche)

31. Il pericolo delle armi chimiche e batteriologiche (biologiche) è costituito dalla loro eccezionale distruttività sugli esseri viventi, perciò già nel 1948 sono state classificate come armi di distruzione di massa, allo stesso titolo delle armi nucleari. Durante il periodo trascorso dal precedente rapporto, le parti della Convenzione sull'interdizione dello sviluppo, della fabbricazione e dello stoccaggio delle armi batteriologiche (biologiche) e tossiche e sulla loro distruzione hanno riconfermato l'importanza di questa convenzione durante la seconda Conferenza incaricata del suo esame, che si è tenuta nel 1986. Gli sforzi di disarmo compiuti in questo settore sin dall'adozione di questa convenzione hanno tuttavia comportato quasi esclusivamente l'elaborazione di uno strumento internazionale simile a quello applicato alle armi chimiche. Questi sforzi sono stati stimolati, negli ultimi anni, sia dalla proliferazione sempre più evidente in ulteriori paesi di queste armi, relativamente facili da fabbricare,

sia dalla chiara documentazione delle Nazioni Unite del loro uso negli attuali conflitti armati. 25/

32. Da quando nel 1982 l'Unione Sovietica ha presentato alla Conferenza sul disarmo gli elementi fondamentali per uno strumento in questo settore e gli Stati Uniti hanno proposto, nel 1984, una bozza per un trattato, i negoziati multilaterali si sono nettamente intensificati e, in seguito al summit tra Stati Uniti e Unione Sovietica alla fine del 1985, vi si è aggiunto un aspetto bilaterale. Alla fine del 1987, i lavori di approfondimento che la Conferenza sul disarmo ha dedicato all'argomento hanno raggiunto un considerevole progresso. Sul piano generale, è stato accolto che, con il nuovo strumento, tutti gli agenti di guerra chimica saranno distrutti (in modo da impedire che vengano destinati ad altri fini), tutte le armi chimiche dovranno essere dichiarate-e le dichiarazioni dovranno essere verificate all'entrata in vigore della convenzione-, e tutti gli impianti di produzione di tali armi saranno chiusi e distrutti, anche questa operazione dovrà essere sottomessa a verifica. I punti non risolti sono la p

ossibilità di fabbricazione clandestina; l'ispezione in sito dei depositi; l'ampiezza di distruzione degli stock; il meccanismo internazionale di applicazione, le intese di controllo industriale e l'assistenza tecnica ed economica. Nell'insieme, il processo permanente di negoziato multilaterale si svolge in un clima di buona volontà e i progressi sono incoraggianti, al punto che pare ormai realizzabile un accordo, prospettiva che dovrebbe rinforzare ulteriormente i contatti bilaterali permanenti. Ma, al momento, permane il rischio che queste armi vengano ancora utilizzate in conflitti armati.

F. Armi convenzionali

33. Le armi convenzionali assorbono la maggior parte delle spese militari mondiali. Questo non in ragione alle spese militari dei paesi non dotati di armamento nucleare, ma perché, anche per gli Stati nucleari, le armi convenzionali rappresentano 1'80% circa di tutte le spese militari. Concretamente ciò vuol dire che l'analisi delle conseguenze socio economiche della corsa agli armamenti e di gran parte dei suoi effetti sociali è rappresentata dalle armi e dalle forze convenzionali. Questa necessità è ulteriormente sottolineata dal fatto che tutte le guerre condotte dalla Seconda guerra mondiale, più di 1 50,1O sono state per mezzo di forze convenzionali ed hanno prodotto, secondo differenti stime, più di 20 milioni di vittime, essenzialmente nei paesi in via di sviluppo 26/. Ancor oggi una guerra particolarmente distruttiva ha il suo punto di forza nell'uso di armi convenzionali.

34. Se la distinzione tra armi convenzionali e armi nucleari è precisa, la relazione tra queste due categorie di armamenti è, per vari aspetti, comunque concatenata. Le politiche di sicurezza e di difesa degli Stati non dotati di armi nucleari sono influenzate dalle strategie globali delle potenze nucleari. Nelle occasioni in cui queste potenze vengono coinvolte, la loro strategia e le loro forze convenzionali vengono percepite all'interno dello scenario delle armi nucleari. In Europa, in particolare, l'introduzione delle armi nucleari ha creato la necessità di essere pronti ad una più rapida mobilitazione, il che comporta il rischio di una potenziale escalation delle crisi militari. L'attenzione perciò continua ad essere incentrata sulla possibilità di riduzione del rischio di una guerra in Europa e sull'esigenza di instaurare un più stabile clima di sicurezza.

35. Come già detto, il perfezionamento tecnologico delle armi convenzionali ha aumentato considerevolmente la loro efficacia. In particolare si sono sviluppate tutta una serie di armi guidate capaci di raggiungere diversi obiettivi con estrema precisione, minimizzando i danni collaterali e evitando sprechi di esplosivi. In ogni caso, le tecniche utilizzate, ed i sistemi d'arma che ne derivano, sono complesse e molto costose, inoltre necessitano un addestramento del personale ed esercitazioni dispendiose ed impegnative. Spesso questi progressi tecnologici non sono convenienti per i paesi in via di sviluppo o coinvolti in conflitti limitati. In genere la loro applicazione non ha consentito di porre rimedio a situazioni impreviste, ma ha prodotto un'intensificazione della violenza ed una moltiplicazione degli effetti distruttivi sia sul piano offensivo che su quello difensivo. La ricerca e sviluppo militare destinata alla messa a punto di armi ancor più sofisticate non accenna a diminuire, come evidenziamo più

oltre.

36. E' evidente che per alleggerire il peso economico rappresentato dalle spese militari è necessario limitare le forze convenzionali anche dal punto di vista qualitativo. Dato che si tratta di ridurre le forze convenzionali in modo verificabile e accettabile reciprocamente è generalmente preferibile un processo regionale. Le riduzioni possono riguardare il materiale, il dispiegamento, gli effettivi e le spese militari 27/. In Europa, sono stati compiuti tra le due alleanze militari svariati sforzi di negoziazione per la riduzione degli effettivi militari e per la messa in atto di misure di fiducia e di sicurezza con lo scopo di rafforzare la stabilità e porre le condizioni per la riduzione delle armi convenzionali, chimiche e nucleari. Per quanto riguarda le misure di fiducia e di sicurezza sono stati compiuti sensibili progressi nel quadro dell'Atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa del 1975 e del Documento finale della prima fase della Conferenza sulle misure atte a raffo

rzare la fiducia e la sicurezza e sul disarmo in Europa, adottato a Stoccolma nel settembre 1986. Dal 1986 è apparso chiaro come la limitazione delle forze convenzionali delle due grandi alleanze militari dovesse realmente divenire realtà e come le due parti dovessero impegnarsi a proseguire i negoziati nel quadro di una istanza più allargata. La questione è allo studio.

G. Ricerca e sviluppo militare

37. Il ritmo, l'orientamento e il costo dell'attuale corsa agli armamenti dipende in gran parte dal crescente perfezionamento dei sistemi d'arma, i quali diventano sempre più precisi, flessibili ed efficaci. Le armi odierne sono sempre più perfezionate secondo i criteri militari, ma sono maggiormente soggette a difetti tecnici e guasti. La flessibilità di utilizzazione dei sistemi d'arma rinforza l'incertezza sui possibili risultati in caso di utilizzazione in momenti di conflittualità, diversi da quanto si dichiara essere il loro utilizzo. I progressi tecnologici sono alla base della corsa agli armamenti, sia nel campo nucleare che in quello convenzionale. Le innovazioni tecniche, sia civili che militari, sono il risultato di grandi stabilimenti o laboratori di ricerca pubblici e privati che devono essere produttivi per sopravvivere all'interno della concorrenza mondiale. E la corsa agli armamenti continua senza sosta nel campo qualitativo proprio perché il settore industriale è costretto all'innovazione. I

n ogni caso, questa situazione tecnologica, pur così importante, non è sufficiente ad assicurare il proseguimento della corsa agli armamenti: sono necessarie anche precise scelte politiche.

38. Le spese mondiali nel campo della ricerca e sviluppo (R&S) militare ammontavano a più di 35 miliardi di dollari a prezzi correnti, nel 1980, ossia a quasi un quarto degli stanziamenti dedicati alla ricerca e sviluppo mondiale 28/. In termini reali sono aumentate maggiormente tra il 1980 e il 1984 di quanto non siano aumentate le spese militari globali 29/. E' tuttavia difficile stabilire precisamente le spese mondiali in R&S, particolarmente per fini militari, dato che le differenziazioni non sono sufficientemente rilevabili, i metodi di stima sono incompleti e le informazioni sono coperte dal segreto. In ogni caso si stima che durante il 1985 le spese mondiali in R&S militare siano state di circa 80 miliardi di dollari ai prezzi correnti 30/, ossia con un aumento di circa 80% in termini reali confronto al 1980.

39. La ricerca e sviluppo militare mondiale rispetto a qualsiasi altro settore militare è limitata ad un numero ristretto di paesi il che dimostra che esiste una forte concentrazione di tecnologia avanzata. Si valuta che i sei paesi che investono maggiormente in questo settore sono responsabili più o meno del 90% delle spese in R&S militari mondiali 31/. La relativa incidenza dell'elemento militare nei sistemi nazionali di ricerca e sviluppo varia notevolmente da un paese all'altro, come pure all'interno di questi sei paesi. Ciò vale anche per l'organizzazione della R&S militare a livello nazionale e per i legami con gli altri sistemi di ricerca 32/. La ricerca e sviluppo militare è strettamente collegata alla rivoluzione tecnologica di quei paesi che vi hanno attivamente partecipato. Si fonda maggiormente sulle conoscenze scientifiche e tecnologiche di quanto non sia per tutta l'industria manifatturiera in generale. Nei tre settori in cui la ricerca è più sviluppata missilistica e spaziale, elettronica e

aeronautica l'elemento militare occupa una parte rilevante. Negli altri settori è meno evidente, ma interviene nei materiali, negli accessori, nelle strumentazioni professionali e scientifiche, nei motori e nei propellenti 33/. La ricerca e sviluppo militare e gli sviluppi tecnologici in generale non possono essere separati tra loro.

40. La ricerca e sviluppo militare coinvolge la corsa agli armamenti e la società in vari modi. Provoca una domanda crescente di risorse, sia finanziarie che umane, e contribuisce alla complessità del sistema delle armi. Anziché fare affidamento su singole armi, le Forze armate delle grandi potenze dipendono oggi da sistemi complessi o »famiglie di armi , che possono essere integrate da comunicazioni e controlli elettronici. Questa evoluzione tecnologica comporta inoltre la messa a punto di meccanismi istituzionali più elaborati e più autonomi. In ultima analisi, ciò rischia di limitare l'intervento dell'uomo dato che le decisioni operative possono essere prese da computer ad alta velocità, aumentando così il rischio di una guerra per incidente o per errore di calcolo.

41. Il programma di ricerca degli Stati Uniti conosciuto con il nome di Iniziativa strategica di difesa (SDI) rappresenta le tendenze che si manifestano all'apice di questo sistema. Si tratta di un vasto progetto diviso in sottoprogrammi che coinvolge numerosi elementi della comunità scientifica americana. Programma tecnologico complesso l'SDI rappresenta anche una equivalente dimensione politica. Si è sottolineato che »l'ampiezza e la durata di questo sforzo presuppongono la creazione di potenti gruppi di interesse contrari ad ogni modificazione del programma 34/ . In un paese impegnato nella ricerca e sviluppo militare la macchina burocratica e tecnologica avviata per la messa in opera di importanti sistemi d'arma di una simile complessità tende generalmente a creare dei gruppi d'interesse interni che rendono difficile lo smantellamento di tali sistemi, anche qualora ciò sia desiderato. Le legittime argomentazioni che si possono avanzare in favore dell'abbandono di questo progetto, una volta integrato, che

sono l'alto costo, l'irrealizzabilità, il rischio che possa minacciare la sicurezza e la stabilità o che nuovi armamenti possano rispondere meglio agli interessi militari individuati, suscitano generalmente risposte con argomentazioni contrarie da parte dei difensori del programma originario.

42. Nel complesso, le spese in R&S rappresentano una parte crescente del costo totale dei nuovi sistemi d'arma. Non sono in relazione al numero delle armi fabbricate, ma dipendono dalle concezioni tecnologiche e dalle intese istituzionali su cui si basano i lavori della R&S. Questa situazione comporta due conseguenze: i prezzi unitari sono maggiori e, pertanto, il numero di armi che si possono fabbricare con la stessa somma di investimenti è minore di prima. La R&S è un fattore preponderante nell'aumento delle spese militari non soltanto per il maggior costo della messa a punto, ma anche perché il materiale militare è più rapidamente superato di quanto non sia quello per fini civili. Perciò, al fine di ridurre il costo unitario e la sua incidenza sui prezzi pur aumentando la produzione, i paesi produttori di armamenti incoraggiano attivamente le esportazioni. Ma oggi queste esportazioni sono limitate sia da fattori interni che dalla riduzione della domanda estera. Quest'ultimo aspetto è dovuto soprattutto al

la situazione economica dei paesi clienti, ma è anche determinato dall'evoluzione politica di questi paesi in cui vi sono cambiamenti sostanziali rispetto alla fine degli anni Settanta o all'inizio degli Ottanta.

H. L'industria degli armamenti

43. L'industria internazionale degli armamenti è concentrata ed organizzata in maniera gerarchica. La parte essenziale della produzione è assicurata da un ristretto numero di paesi e, più un sistema d'arma è perfezionato, minori sono generalmente i fabbricanti. La struttura gerarchica esiste nei paesi sviluppati ed in taluni paesi in via di sviluppo, così come nell'insieme del sistema mondiale. I maggiori fabbricanti d'armi sono collocati all'interno delle due alleanze militari e producono non solo per rispondere alla domanda interna, ma anche per rispondere alle necessità dei loro alleati e di altri clienti. In generale, per poter fabbricare a lungo termine potenti sistemi d'arma, sia dal punto di vista quantitativo che di grado di sofisticazione, uno Stato deve disporre di un potente settore militare per rifornire un mercato sufficiente, così come di un reddito nazionale abbastanza elevato e di una popolazione sufficientemente numerosa per finanziare ed assicurare le infrastrutture necessarie 35/. Ma è nec

essario che il paese sia sufficentemente avanzato in campo tecnologico. Si è anche rilevato che una condizione importante per lo sviluppo dell'industria militare è una valida riserva di divisa estera 36/. In effetti sono necessarie riserve monetarie per acquisire armi in un primo tempo tramite l'importazione, in seguito per sostenere la produzione interna, una volta che questa è avviata, con pezzi e materie prime straniere.

44. La struttura gerarchica e l'internazionalizzazione della produzione di armamenti sono interconnesse tra loro. I mercati economici industriali hanno generalmente avviato una propria industria bellica, anche se, nei paesi più piccoli, queste hanno una portata ed una autonomia limitata. Le esportazioni di armamenti e di tecnologia militare sono spesso rilevanti e rappresentano una parte sostanziale della produzione interna. Particolarmente nell'Europa Occidentale, sono stati stabiliti accordi di coproduzione con l'obiettivo di permettere un comune sforzo capace di utilizzare più razionalmente le risorse. Anche nelle economie centrali pianificate la produzione raggiunge livelli elevati, ma sono più limitate le coproduzioni e le esportazioni. Per quel che riguarda i paesi in via di sviluppo l'industria degli armamenti è concentrata in un numero assai ridotto, seppur crescente, di paesi. La maggior parte di questi fanno affidamento sull'importazione, salvo forse che per la produzione di armi leggere e di muniz

ioni. I paesi in via di sviluppo che sono grandi produttori d'armi sono anche diventati esportatori per facilitare il finanziamento delle loro infrastrutture industriali e per aumentare la produzione riducendo i costi unitari. Salvo poche eccezioni, il processo di internalizzazione degli armamenti riguarda solo i paesi industrializzati ed alcuni paesi in via di sviluppo che siano grandi fabbricatori d'armi.

45. Quando un paese decide di avviare una produzione interna di armi deve affrontare vari passaggi prima di raggiungere una adeguata capacità produttiva.

I passaggi principali sono: la manutenzione delle armi importate, la produzione su licenza imprese, l'assemblaggio degli elementi importati, la produzione semi autonoma dei componenti; e solo infine, questi fattori di tipo produttivo, le materie prime e i prodotti intermedi sono principalmente interni. A queste fasi si accompagnano generalmente svariati accordi di subappalto e di coproduzione che possono far parte di contratti di compensazione noti come »offsets 37/. Questo processo è asimmetrico, dato che ha origine nei settori militari di paesi industrializzati, dominati da poche grandi imprese, e penetra in settori militari nascenti di paesi in via di industrializzazione che decidono di avviare la produzione interna. Questi paesi accettano implicitamente di diventare dipendenti dalle risorse tecnologiche fornite dai grandi paesi industrializzati. Per i nuovi produttori, la produzione nazionale, anche se in parte basata su materie prime e prodotti intermedi importati, rappresenta un modo di garantirsi con

tro gli embarghi di armi che minacciano la loro sicurezza nazionale.

46. L'industria militare è inserita nei vari aspetti del settore industriale civile classico, ma costituisce anche un sotto sistema semi autonomo all'interno della produzione industriale 38/. Nelle economie di mercato, questo sotto sistema è più strettamente legato al settore pubblico di quanto non lo siano le altre industrie che non ne fanno parte, in quanto le forze armate, nei fatti, sono il solo acquirente dei suoi prodotti. Questo rapporto particolare crea un intreccio di interessi tra le istituzioni militari, i legislatori e i fabbricanti di armi. Questi legami e la natura particolare del settore militare limitano la concorrenza per cui le abituali caratteristiche di efficenza e di produttività non sempre possono essere applicate alla produzione di armamenti. Recentemente, nelle economie di mercato, ci si è sforzati di incoraggiare la concorrenza tra i principali fornitori dei principali sistemi d'armi 39/. Pur proteggendo i produttori di armi dalla concorrenza estera, i governi generalmente spingono i

produttori a una maggiore concorrenza tra loro nel tentativo di accrescere la loro efficenza e di ridurre i costi macroeconomici della produzione di armi.

47. In tutti i paesi coinvolti, siano essi a economia di mercato o ad economia pianificata, l'industria militare è parte centrale del dispositivo di difesa. Il grado di mobilizzazione di questo dispositivo dipende da due criteri potenzialmente contraddittori: la gravità della minaccia militare, così come viene percepita, e la capacità dell'economia nazionale di sopportare il costo di un'accelerazione nella produzione a scopo militare. Indipendentemente dalla minaccia percepita, l'aumento della produzione di armamenti si scontra sempre con ostacoli economici e finanziari. Questa difficoltà in ogni caso non si manifesta nello stesso modo nei diversi sistemi economici. In una economia di mercato il meccanismo di aggiustamento è rappresentato essenzialmente dalla politica fiscale, in una economia pianificata questo ruolo è affidato allo Stato, in quanto pianificatore centrale incaricato di distribuire le risorse tra il settore civile e quello militare. Quel che caratterizza l'industria militare, particolarmente

nei paesi ad economia pianificata, è il ruolo centrale rappresentato dallo Stato nell'allocazione delle materie prime, delle competenze e della mano d'opera qualificata 40/. In tutte le grandi potenze industriali, sia ad economia di mercato che ad economia pianificata, la produzione di armi e di tecnologia militare ha una rilevanza economica. Per questo motivo qualsiasi analisi dei risultati macro economici e dello sviluppo industriale che non tenesse in conto l'incidenza dell'industria militare sarebbe, nel migliore dei casi, incompleta, nel peggiore, sbagliata.

48. La maggior parte della produzione di armamenti è concentrata nei paesi industrializzati. Per la difficoltà di reperire dati a livello mondiale e definizioni precise degli armamenti, è estremamente difficile stimare il volume di produzione di armamenti, ma sembra che abbia raggiunto, nel 1986, circa 200 miliardi di dollari ai prezzi correnti. Una delle caratteristiche della crescita dell'industria degli armamenti su scala internazionale nel corso degli ultimi 15 anni, è la comparsa di un piccolo e dinamico gruppo di produttori d'armamenti in un certo numero di paesi in via di sviluppo. Si ritiene che il valore totale delle armi prodotte da questi paesi sia passato dai 68 milioni di dollari (a prezzi costanti 1975) del 1970, ai 635 milioni di dollari del 1984; queste cifre, seppur modeste in rapporto ai valori della produzione mondiale, mettono in evidenza una netta crescita 41/. Inoltre, il valore delle armi fabbricate su licenza nei paesi in via di sviluppo è passato, secondo alcune stime, da 274 milioni

di dollari (a prezzi costanti 1975) nel 1970, a 1.147 milioni nel 1984. Pur se non uniforme in tutti i paesi nel corso del periodo preso in esame, il ritmo di crescita della produzione di armamenti dei suddetti paesi è stato assai rapido negli anni Settanta, per poi stabilizzarsi negli anni Ottanta. In oltre, il tasso di crescita della produzione interna di armi in questi paesi è stato generalmente più rapido negli anni Settanta di quanto non sia avvenuto per la produzione su licenza 42/.

49. L'avvio di un'industria militare è molto impegnativo economicamente. Un paese, per poter produrre delle armi, deve avere un settore manifatturiero relativamente sviluppato. Tradizionalmente la produzione nazionale delle armi risponde ad una strategia di sostituzione delle importazioni e di sviluppo economico ed industriale 43/. Recentemente, paesi di nuova industrializzazione, che imperniavano la loro crescita industriale sulle esportazioni, hanno deciso di dotarsi di un'industria militare come parti del loro settore manifatturiero. Secondo uno studio, all'inizio degli anni '80, i paesi produttori potevano essere classificati in quattro categorie: alcuni paesi grandi o relativamente avanzati che hanno una produzione d'armamenti importante e diversificata, un gruppo di paesi, anch'esso limitato, che producono la maggior parte dei sistemi d'arma ma non tutti, i paesi la cui produzione copre varie categorie, ma la cui capacità di sviluppo è limitata, ed infine, i paesi tra i quali molti paesi in via di svil

uppo, che hanno avviato alcuni progetti isolati, ma che non dispongono di una vera e propria industria degli armamenti. 44/. Secondo lo stesso studio, 29 paesi escludendo l'Europa e il Nord America producono autonomamente almeno qualche sistema d'arma, per cui vi sarebbero un centinaio di paesi in via di sviluppo in cui la produzione di armamenti è inesistente o trascurabile.

50. Vi sono due fondamentali strategie per la produzione o l'acquisto di armi: una si basa sull'autosufficienza, l'altra sulla cooperazione internazionale. L'autosufficienza è privilegiata per ragioni di sicurezza. Presuppone la realizzazione, con il sostegno dello Stato, di impianti produttivi nazionali e l'utilizzo a livello locale delle tecniche straniere di produzione militare. Questa strategia è stata adottata in particolare dai paesi ad economia pianificata che seguono una politica di sovvenzione delle importazioni. Ma è compromessa dalla rapida crescita dei prezzi e dall'incalzante progresso tecnologico. In quei pochi paesi, sempre che ve ne siano, che dispongono di un mercato interno degli armamenti sufficientemente vasto tanto da giustificare l'avvio di un'industria militare nazionale, si impone la necessità sempre più pressante di poter contare sul mercato mondiale sia in termini di esportazioni che di importazioni. I progressi tecnologici su scala mondiale, stimolati dalle grandi potenze e dalle s

ocietà multinazionali, sono così rapidi che qualsiasi paese volesse mettere a punto e produrre dei sistemi d'arma esclusivamente nazionali è condannato ad un ritardo insanabile, dato che i progressi della ricerca e sviluppo per fini militari sono costanti. Per questo motivo le strategie di produzione di armamenti incentrate sull'autosufficienza e su mezzi di produzione locali hanno perso di attrattiva negli anni '80, in favore della cooperazione internazionale 45/. D'altra parte la costante internazionalizzazione della ricerca sviluppo e dei mercati per quanto riguarda i grandi sistemi d'arma è in certo modo imposta agli imprenditori nazionali dall'accresciuta integrazione del mercato mondiale, costretto a seguire il ritmo del processo di modernizzazione.

I. Commercio degli armamenti

51. Il termine esportazione internazionale degli armamenti ricopre un vasto ventaglio di transazioni che coinvolgono soggetti sia governativi che non governativi. E' quasi impossibile stabilire l'ammontare complessivo delle esportazioni di armamenti a causa della mancanza di dati, nonché della difformità delle norme e dei metodi di rilevamento delle statistiche. Inoltre è un compito assai arduo stabilire il prezzo degli armamenti esportati dato che il commercio delle armi sottostà spesso a valutazioni più politiche che di mercato. Il valore dei trasferimenti in un determinato anno è inoltre differente a seconda che la stima si basi sugli accordi conclusi o sulle effettive consegne. Ma, nonostante tutto, alcune stime hanno potuto essere fatte. Si presume, per esempio, che gli accordi di trasferimenti d'armi intercorsi tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo potrebbero aver prodotto nel 1986 un ammontare di 29,2 miliardi di dollari (prezzi correnti). Questo ammontare è nettamente inferiore a quel

lo registrato negli anni record 1980 1982 in cui è stato (ai prezzi del 1986) dell'ordine dei 58 miliardi di dollari all'anno 46/. Nel periodo 1981 1985, circa due terzi dei trasferimenti di armamenti nel mondo erano destinati a paesi in via di sviluppo, e la rispettiva parte per i fornitori variava da 44 a 96% delle consegne totali 47/.1 maggiori fornitori, inoltre, hanno consegnato grandi quantità di armi e di tecnologie militari ai loro alleati e, alcune volte, a paesi neutrali. Frequentemente, alla base di questi trasferimenti vi è l'esigenza di standardizzare i sistemi d'arma all'interno delle alleanze; ma possono anche essere inseriti nel quadro dei progetti di collaborazione internazionale in funzione della messa a punto o della acquisizione di sistemi d'arma per fini comuni o per l'esportazione. Negli ultimi anni il ruolo dei mercanti d'armi privati e degli svariati tipi di intermediari ha assunto sempre più importanza. Essi si sono lanciati sul mercato nella speranza di guadagnare denaro fornendo ar

mi agli Stati belligeranti, fenomeno che ha per corollario il notevole sviluppo delle transazioni clandestine. Il risultato è che i trasferimenti internazionali degli armamenti sono diventati una realtà complessa in cui le responsabilità delle parti coinvolte negli scambi sono sempre più oscure. Il grafico sotto riportato dà un'idea molto approssimativa della ripartizione tra i maggiori fornitori d'armi nelle esportazioni internazionali di armamenti principali.

52. Per avere un'idea più dinamica dei trasferimenti di armi si dovrebbe esaminare la curva ascendente e discendente del loro valore reale. Essi sono aumentati rapidamente alla metà ed alla fine degli anni 70, in particolare nel 1979 1980, in relazione alla crescita del prezzo del petrolio che aveva rinforzato il potere d'acquisto dei paesi esportatori di petrolio. Tutto ciò, sommandosi alla situazione di conflitto tra gli Stati del Medio Oriente, fa si che questa regione riceva circa la metà del volume totale dei trasferimenti di armi principali destinati ai paesi in via di sviluppo, l'altra metà viene ripartita in parti uguali tra America centrale e meridionale, l'Africa del nord e subsahariana, Asia meridionale, Estremo Oriente e Oceania 48/. Dall'inizio degli anni '80, il valore reale dei trasferimenti d'armi è diminuito, essenzialmente a causa della recessione economica mondiale, dell'indebitamento crescente della maggior parte dei paesi in via di sviluppo, della diminuzione del prezzo del petrolio, ma

anche per fattori che hanno ridotto la domanda di armamenti 49/. Oggi la scelta tra esigenze militari e priorità civili è indubbiamente più delicata di quanto non fosse nella seconda metà degli anni '70. Le misure adottate variano a seconda dei diversi paesi, ma nella maggior parte di essi, sia i progetti militari quanto quelli civili sono stati ridotti. Come conseguenza le importazioni d'armi di numerosi paesi in via di sviluppo, in particolar modo dell'Africa e dell'America latina, sono state ridotte e la loro parte all'interno delle importazioni totali di armi principali diminuisce progressivamente 50/. Per quanto riguarda gli esportatori il periodo d'oro delle vendite facili della fine degli anni '70 e dell'inizio degli anni '80 non è più una realtà.

53. Ad ogni modo, il restringimento dei mercati internazionali di armi ha aiutato i grandi fornitori tradizionali a riappropriarsi di quella parte del mercato che precedentemente era loro e che aveva cominciato a diminuire alla fine degli anni '70 e all'inizio degli anni '80. Diminuzione relativa che aveva coinciso con il periodo in cui i nuovi produttori d'armi aumentavano, anno dopo anno, le loro consegne ai paesi in via di sviluppo. I dati dimostrano che questa tendenza, salvo alcune eccezioni, ha avuto fine ed anzi si è capovolta dalla metà degli anni '80. Alcune volte non si trattava altro che della riesportazione di armi acquistate nei paesi industrializzati ma, nel maggior numero dei casi, il materiale consegnato proveniva da un ristretto gruppo di nuovi produttori appartenenti ai paesi in via di sviluppo 51/. In termini reali, l'ammontare delle armi consegnate cresceva di anno in anno di una cinquantina di milioni di dollari nella prima metà degli anni '70 e superava i 200 milioni di dollari durante

la prima metà degli anni '80 52. In alcuni casi questa strepitosa crescita si spiega con la solidità e l'affidabilità dei sistema d'arma prodotti dai vari esportatori (veicoli blindati, aerei d'addestramento, ecc.) maggiormente adatti alle condizioni locali di quanto non siano materiali altamente sofisticati con forte componente tecnologica prodotti dai grandi paesi industrializzati. E' risaputo che la maggior parte dei paesi in via di sviluppo non dispongono delle infrastrutture e della mano d'opera qualificata necessaria al mantenimento e all'utilizzo di armi tecnologicamente avanzate e debbono, quindi, far ricorso al sostegno tecnico dei paesi fornitori. In ultima analisi, i sistemi moderni d'arma sono il prodotto di culture tecnologiche e, spesso, non possono essere trapiantati in altri ambiti socio culturali senza frizioni nel senso simbolico e reale del termine.

54. Comunque sia, alla fine degli anni '70, la domanda complessiva di materiale militare era in rapida crescita: i governi avviavano programmi di riarmo e i paesi non produttori aumentavano le loro importazioni. L'industria aeronautica militare era particolarmente fiorente; oggi la situazione si sta modificando. I deficit di bilancio determinano la riduzione degli stanziamenti per la difesa e gli ordini di aerei e dei principali sistemi sono stati bloccati. Tutto ciò, sommato ai sempre maggiori costi di sviluppo, si traduce in un aumento del costo unitario e, pertanto, in una riduzione del numero di unità prodotte in serie. L'industria militare, ed in particolare l'industria aeronautica, avranno perciò negli anni avvenire una fase di riaggiustamento. Proseguirà la tendenza alla concentrazione e i produttori saranno sempre più costretti a mettere in comune le loro risorse. Le trasformazioni saranno probabilmente sia sul piano nazionale che in quello internazionale. Di fronte a questa situazione i produttori d

'armi saranno necessariamente spinti a diversificare la loro produzione estendendo le loro attività al settore civile, orientandosi verso la specializzazione in campo militare e sforzandosi di ristrutturare l'esportazione 53/.

55. Il contenuto di alta tecnologia dei principali sistemi moderni d'arma produce due conseguenze distinte ma connesse: solo alcuni paesi sono in grado di produrre e di fornire queste armi, ma debbono poterle esportare per coprire, anche se solo in piccola parte, i costi di sviluppo. Gli imperativi tecnologici ed economici che impongono l'esportazione si complicano poi con pressioni politiche interne collegate al problema dell'occupazione nell'industria bellica e con vincoli di scelte in politica estera. In molti casi le limitazioni imposte ai trasferimenti di armi convenzionali non sono viste da parecchi governi come un obiettivo desiderabile.

56. Risulta chiaramente dall'esame sopra descritto che la dinamica della corsa agli armamenti, nei suoi diversi aspetti, continua ad essere un fenomeno mondiale. Nella dimensione nucleare essa resta una minaccia per la civiltà e, in tutte le sue manifestazioni costituisce un complesso e multiforme problema che opera contro gli sforzi di pace e cooperazione nel mondo ostacolando il rafforzarsi della sicurezza ed il miglioramento delle condizioni sociali di ogni categoria in ogni stato in tutte le regioni. Ciò a dispetto dei numerosi mutamenti e delle nuove tendenze relative alle caratteristiche verificatesi nella corsa agli armamenti che sono venuti emergendo a partire dal periodo analizzato nel precedente rapporto delle Nazioni Unite del 1982. Tra questi mutamenti si deve citare la più netta presa di coscienza che, in un mondo composto di Stati sovrani, la pace e la sicurezza rimangono ancora obiettivi da raggiungere e che ogni Stato deve, in un modo o in un altro, assicurarsi la sua sicurezza e soddisfare i

bisogni della sua popolazione. Ciò porta inevitabilmente i governi alla necessità di ripartire le risorse tra esigenze di difesa e priorità civili.

57. Il riesame della corsa agli armamenti nucleari lascia credere che essa abbia raggiunto il vertice più alto e che, pur restando un problema di grave pericolosità, sia iniziata una lenta decrescita, dal punto di vista del numero totale delle armi. Questo è evidenziato dalla conclusione del trattato tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica relativo all'eliminazione dei missili nucleari a medio e a corto raggio, così come dal contenuto dei lor negoziati bilaterali ancora in corso, in particolar modo quelli che prefigurano riduzioni verificabili delle loro armi nucleari strategiche. Ma alcuni problemi cruciali non hanno ancora trovato soluzione, ad esempio, tra gli altri, quelli posti dal processo qualitativo di modernizzazione degli altri Stati nucleari, il rischio di una proliferazione orizzontale e il proseguimento degli esperimenti nucleari.

58. Per quanto riguarda le conseguenze di altri aspetti della corsa agli armamenti, come:

Progressi delle tecnologie militari e, pertanto, perfezionamento degli armamenti;

Intensificazione e prolungamento dei conflitti armati regionali, costi sempre più elevati in termini di vite umane e ricorso alle armi chimiche;

Aumento dei costi e proliferazione di armi convenzionali tecnologicamente avanzate e sempre più distruttive;

Nascita di una domanda per enormi sforzi di ricerca e sviluppo;

Conseguenze negative sulla crescita economica problemi di indebitamento internazionale e sforzi tendenti a promuovere lo sviluppo sociale ed il benessere;

Nuova configurazione dell'industria degli armamenti e del commercio delle armi,

non sono rilevabili sostanziali miglioramenti. Anche se innegabilmente in tutti questi settori si è prodotta un'evoluzione, sia nel senso della crescita che nel senso della diminuzione nel periodo che va sino alla metà degli anni '80. Niente indica, comunque, che vi sia minor interesse per nuovi tipi d'armi o che i governi siano meno interessati a venderli.

59. Per esempio, a livello mondiale e a prezzi costanti espressi in dollari, le spese militari hanno continuato ad aumentare. Le poche diminuzioni registrate sembrano essere dovute essenzialmente alla recessione economica e all'indebitamento. La ricerca e sviluppo militare e i progressi tecnologici che ne derivano continuano a distogliere, almeno a breve termine, un numero sempre maggiore di scienziati dalle attività civili e ad accrescere considerevolmente il costo unitario delle armi. Ciò impone di conseguenza la necessità di incrementare le esportazioni, viste come un mezzo per sostenere la produzione e ridurre gli effetti di questo aumento di costo. Ed anche se è vero che, all'infuori delle zone di conflitto e delle trattative private, le esportazioni di armamenti sono diminuite, questo è maggiormente dovuto a necessità economiche piuttosto che a miglioramenti delle relazioni internazionali. In definitiva bisogna ancora una volta riconoscere che la corsa agli armamenti rappresenta una dinamica auto train

ante, caratteristica questa che le è propria.

 
Argomenti correlati:
conversione militare
onu
armi
spesa militare
traffico d'armi
stampa questo documento invia questa pagina per mail