Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
dom 21 apr. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Partito radicale
Nazioni Unite - 22 aprile 1988
(4) Studio delle conseguenze economiche e sociali della corsa agli armamenti e delle spese militari
Nazioni Unite - Dipartimento degli affari del disarmo - Rapporto del Segretario generale - 22 aprile 1988

CAPITOLO II

RISORSE E CORSA AGLI ARMAMENTI

60. La corsa agli armamenti richiede diversi tipi di fattori produttivi, che vanno dalle risorse naturali ed umane, alle risorse di tecnologie di punta ed alle risorse finanziarie. Dato che il rapporto di questi componenti differisce notevolmente a seconda delle istituzioni militari nazionali e dei singoli sistemi d'arma, qualsiasi affermazione generica relativa alla natura e all'importanza delle risorse assorbite dalla corsa agli armamenti resta pressappochistica e deve sistematicamente venir messa in dubbio. E' comunque evidente che la corsa agli armamenti contribuisce notevolmente, sia sul piano nazionale che su quello internazionale, ad assorbire risorse che potrebbero altrimenti essere destinate al benessere sociale e allo sviluppo economico. Dato che nel mondo larga parte delle risorse è scarsa, vi è una continua competizione tra le priorità civili e le priorità militari. Poiché la natura della corsa agli armamenti si modifica nel tempo, non è costante la domanda che essa esercita sulle differenti cate

gorie di risorse. La tecnologia e le conoscenze necessarie ad applicarla sono diventati fattori sempre più determinanti nello sviluppo delle armi moderne, mentre parallelamente diminuisce l'importanza delle risorse sia minerarie che delle altre risorse naturali tradizionali. In effetti per quanto riguarda svariate risorse minerarie sono stati messi a punto, in laboratorio, prodotti sostitutivi meno cari e più resistenti. Inoltre, l'evoluzione prodottasi nel campo degli armamenti ha determinato un'accresciuta importanza della qualità delle risorse e dell'efficacia del loro utilizzo rispetto alla quantità. In altre parole, le armi seguono il ritmo di sviluppo economico e tecnologico.

A. Risorse naturali

61. La corsa agli armamenti e la produzione militare assorbono una gran quantità di risorse naturali. Anche se l'importanza di una materia prima varia considerevolmente, vi è senza dubbio uno stretto legame tra i sistemi nazionali e internazionali delle risorse da un lato e i bisogni militari dall'altro, come viene messo in luce in modo assai dettagliato dal rapporto precedente 54/. Questa interrelazione è comunque molto complessa e varia a seconda dei periodi. Un'analisi seria degli aspetti militari sulla destinazione e sull'utilizzo delle risorse deve tener conto delle molteplici caratteristiche delle risorse, delle loro origini, del costo, della qualità e del loro possibile impiego, bisogna in altri termini cogliere le innumerevoli variabili determinate dai sistemi delle risorse. I fattori fisici e biologici entrano anch'essi in relazione con l'organizzazione sociale ed economica e con la sua modificazione nel tempo che a sua volta determinano la strategia di distribuzione delle risorse. L'organizzazione

sociale dei sistemi delle risorse che determinano queste strategie può a sua volta venir modificata da cambiamenti politici.

62. Una delle caratteristiche dell'attuale sistema, comune alla maggior parte dei paesi, è la componente militare del consumo delle risorse naturali. A questo proposito è fondamentale rilevare le relazioni a vari livelli che sottostanno alle modalità di produzione, di distribuzione e di utilizzo delle risorse, sia all'interno di un determinato paese che tra i vari paesi e di conseguenza l'importanza, per ogni paese del possesso autonomo di risorse. Le modalità di utilizzazione delle risorse per ogni paese sono molto asimmetriche, dato che i paesi meno sviluppati hanno un consumo di risorse in generale meno ampio 55/. L'utilizzazione a fini militari delle risorse naturali esaspera ulteriormente queste asimmetrie, essendo, in molti casi, fortemente concentrata l'origine, la produzione ed l'utilizzo delle risorse. Non è particolarmente strano che solo tre paesi si suddividano più della metà delle riserve conosciute, della produzione e della esportazione di un determinato prodotto minerale. Una tale concentrazio

ne mette in evidenza un atteggiamento monopolistico e comportamenti oligopolistici sotto forma di cartelli di esportazione, di accordi di commercializzazione e di spartizione dei mercati 56/.

63. La concentrazione dell'offerta delle risorse naturali di importanza strategica si traduce in una dipendenza dei consumatori di queste risorse nei confronti dei fornitori. Svariate analisi del problema della dipendenza spesso hanno sottolineato la vulnerabilità dei paesi ad altra industrializzazione. Questa dipendenza si presenta in modo particolarmente critico, dato che essi sarebbero costretti a procurarsi tali risorse a qualunque costo per conservare la loro superiorità quantitativa nel settore militare. La dipendenza dei principali paesi ad economia di mercato nei confronti dei fornitori stranieri di talune materie prime è, effettivamente, divenuta sempre più evidente con l'andar del tempo. Dal punto di vista delle risorse l'Unione Sovietica è in una situazione privilegiata in confronto agli altri paesi, compresi gli Stati Uniti. In fatti, l'Unione Sovietica dovrebbe importare solo pochi minerali 57/.

64. Questa dipendenza dall'approvvigionamento esterno di minerali di importanza strategica ha sovente condotto a conclusioni del tutto esagerate, ad esempio facendo credere che i paesi in via di sviluppo starebbero per strangolare i paesi industrializzati negando loro le forniture strategiche. Ma osservando con maggiore attenzione si può constatare che essi non esercitano un reale controllo dato che, sull'insieme costituito da circa trentacinque minerali di importanza strategica, i paesi in via di sviluppo dispongono di oltre i due terzi delle riserve solamente per quanto concerne la bauxite, il cobalto, il litio, il columbio, il tantalio e lo zinco 58/. Inoltre, si deve sottolineare che solo alcuni paesi in via di sviluppo controllano le riserve e la produzione dei minerali classificati in questo gruppo strategico. In effetti la maggior parte di loro sono largamente tributari delle importazioni di risorse naturali, a volte più dei paesi industrializzati. D'altronde dato che essi consumano solo una piccola p

arte di queste risorse la loro vulnerabilità all'interruzione delle forniture esterne, sia dovuta alla incapacità di pagare o alle resistenze politiche dei fornitori, non ha grande ripercussione internazionale. La sola reale eccezione è rappresentata dal petrolio. Effettivamente per quanto riguarda il petrolio, i paesi in via di sviluppo, non produttori, sono stati maggiormente coinvolti, di quanto non lo siano stati i paesi industrializzati, dal tentativo dei paesi esportatori di petrolio di ottenere prezzi più elevati.

65. Mentre la maggior parte dei paesi erano autosufficienti per quanto riguarda il carbone sfruttando le loro risorse interne, da quando il petrolio è divenuto il combustibile più largamente usato, ha dovuto essere importato da altre regioni, in modo particolare dal Medio Oriente. Nel momento in cui la crescita industriale della Gran Bretagna, ed in seguito degli Stati Uniti, è stata sempre più subordinata alle importazioni di petrolio proveniente da questa regione, l'importanza di questo combustibile è diventata di carattere strategico. La dipendenza del settore civile così come di quello militare della maggior parte dei paesi industrializzati nei confronti del petrolio di provenienza estera, ha reso sempre più necessaria la protezione di questo approvvigionamento e delle relative vie marittime internazionali dal rischio di intervento di potenze avversarie. Le strategie navali e le altre dimostrazioni di forza militare sono state influenzate in maniera considerevole dal bisogno di petrolio delle moderne soc

ietà industriali 59/. Numerosi paesi in via di sviluppo sono divenuti, nel contempo, fortemente tributari delle importazioni di petrolio, ma, per la loro vulnerabilità economica e debolezza militare, hanno raramente fatto ricorso, in caso di situazioni di tensione, ad un intervento militare unilaterale. Dato che nessun sistema militare può fare a meno del petrolio i paesi industrializzati, avendo esigenze ben superiori di quelli in via di sviluppo, potrebbero essere costretti a prendere misure politiche e militari più radicali.

66. La scarsità di materie prime non rinnovabili come le risorse energetiche e del suolo può essere causa di tensioni e di conflitti. Tale scarsità è meno annoverabile alla natura che all'uomo; in effetti è imputabile all'instaurarsi di forme di sviluppo insostenibili. La Commissione mondiale per l'ambiente e lo sviluppo vede in questo modello di sviluppo la causa dell'assai precario stato ambientale di alcuni paesi. A causa della grande disparità di dotazione di risorse ecologiche, come terre coltivabili e materie prime, possono scatenarsi guerre o esacerbarsi le tensioni tra i paesi 60/. Molti di tali conflitti sono già una realtà. Nei paesi in via di sviluppo possono assumere un aspetto territoriale, nel senso che una diretta dipendenza degli uomini nei confronti della terra e dell'acqua, necessarie al raccolto, ha potuto spingere collettività nazionali o locali a combattersi. Le guerre civili o i conflitti di frontiera sono spesso stati scatenati dalla penuria di risorse. Generalmente, le tensioni che po

ssono esistere tra paesi industrializzati non hanno una simile origine, ad ogni modo, non allo stesso livello. Ma il problema delle risorse costituisce un fattore determinante dei loro interventi esterni, come ad esempio delle loro strategie militari. Ad ogni modo tali interventi possono spesso compromettere, piuttosto che facilitare, l'accesso al petrolio ed alle materie prime. La stabilità degli approvvigionamenti potrebbe, senza dubbio, essere più facilmente assicurata tramite lo sviluppo di relazioni stabili piuttosto che con la coercizione o con interventi militari. Questa considerazione non riduce comunque il ruolo del petrolio come elemento motore della politica estera di un paese, sia esso produttore o consumatore 61/. Se la competizione internazionale attuata in relazione alle risorse suscita tensioni, per contro raramente determina, in maniera diretta, veri e propri conflitti tra paesi confinanti 62/. Più spesso invece gli Stati ingaggiano limitati conflitti al loro interno per l'appropriazione del

le risorse sia petrolifere che d'altri minerali, come ad esempio l'uranio, in possesso di alcuni gruppi di popolazioni. Tali sforzi, hanno spesso come unico fine il profitto individuale o il controllo degli approvvigionamenti, possono minacciare l'avvenire delle popolazioni autoctone e l'equilibrio delle regioni in cui esse vivono. In questo modo, il bisogno di energia e di materie prime delle industrie sia civili che militari, creano un concatenarsi di complesse cause che coinvolgono al contempo il sistema internazionale e le collettività locali. E' ormai accertato che le risorse rappresentano un sistema internazionale dai numerosi concatenamenti. Si sono fatte valere esigenze di sicurezza militare per mantenere un controllo nazionale su questo sistema internazionale, controllo attuato sotto forma di accordi politici e contrattuali tra produttori e consumatori, di politiche di stoccaggio e di continua ricerca di materie sintetiche, o altro, sostitutive di quelle naturali.

67. Il consumo militare delle risorse naturali, come già detto, è collegato con il progresso tecnologico. Storicamente, con la crescita economica, il mantenimento in funzione della macchina produttiva ha richiesto sempre più materie prime. Vi è una stretta correlazione tra la dipendenza di un paese nei confronti delle materie prime e l'intensità della loro utilizzazione, da una parte, ed il livello di reddito e il recente modello di industrializzazione, dall'altra. Questo significa che, nel prossimo futuro, il consumo dei metalli d'uso corrente aumenterà relativamente più in fretta nei paesi in via di sviluppo che in quelli industrializzati. Unica eccezione sembra esservi per l'alluminio, più difficilmente sostituibile della maggior parte degli altri metalli e che continua ad essere indispensabile all'industria dei paesi sviluppati. Ancora per molti anni le società minerarie internazionali continueranno perciò ad essere interessate alle riserve di alluminio, degli altri metalli leggeri e di quelli strategici

63/. Anche nell'industria degli armamenti si manifesterà questa tendenza generale dei consumi. Le industrie della maggior parte dei paesi sviluppati avranno meno bisogno di metalli pesanti d'uso corrente e di sempre più grandi quantità del maggior numero di metalli strategici. Alcuni metalli di importanza critica di cui vi è limitato bisogno, potranno diventare assai difficilmente ottenibili, anche se in piccola quantità. In questo modo l'utilizzo per fini militari delle risorse naturali rappresenta sempre più un aspetto qualitativo e le implicazioni politico strategiche, ad esso collegate, non potranno che essere sempre più complesse, rispetto al passato. In alcuni casi non si hanno statistiche precise rispetto alla produzione ed allo scambio di minerali strategici.

68. Nelle sue forme tradizionali, l'industria degli armamenti si fondava sull'utilizzo di metalli d'uso corrente come il ferro, il rame, il nichel o il cobalto. Come già detto, le differenze e le disparità caratteristiche della loro produzione, il loro consumo e lo scambio che ne viene fatto, hanno prodotto rivalità e tensioni e imposto delle strategie politico militari nello sforzo di assicurarsi un approvvigionamento regolare. La possibilità di conflitti tra produttori e consumatori delle risorse ha portato logicamente, al fine di permettere l'avvio di un mondo più stabile e più sicuro, all'adozione di misure di conservazione e di ripartizione maggiormente eque e ad un uso più appropriato delle risorse naturali 64/. Queste soluzioni, evidentemente, restano valide ma hanno subito piccole modifiche in seguito all'avvento di nuove tendenze. L'impiego di metalli strategici rari nella fabbricazione di alcuni sistemi d'arma sta riducendo la portata strategica d'approvvigionamento di materie prime di alcune nazio

ni. La grande instabilità del mercato internazionale dei metalli ha iniziato ad avere ripercussioni sino ad ora sconosciute sull'industria degli armamenti. Questo è dovuto, tra le altre cose, al fatto che alcuni metalli strategici sono diventati oggetto di una larga speculazione internazionale, attribuibile alla mancanza d'informazioni sullo stato della loro produzione e alla speranza di rapidi guadagni 65/. L'elaborazione di strategie a lungo termine per il controllo degli approvvigionamenti è, dunque, un compito sempre più arduo: il valore monetario delle transazioni, per i fornitori, può essere assai limitato, e, pertanto, può essere tecnicamente essenziale per una industria disporre, anche solo di una minima quantità, del metallo in questione.

B. Risorse umane

69. Le industrie degli armamenti e l'istituzione militare fanno uso di diverse categorie di mano d'opera.

E' assai difficile indicare precisamente la percentuale della popolazione attiva che è impiegata nel settore militare e le stesse valutazioni internazionali relative agli effetti del settore militare sull'occupazione pongono seri problemi 66/. L'occupazione nel settore militare in effetti investe varie tipologie di personale: alcuni effettivi sono facilmente quantificabili, ad esempio i contingenti militari, i volontari e i militari di carriera in servizio effettivo, altri sono invece meno definibili, tra questi ad esempio gli occupati nelle industrie degli armamenti o i ricercatori e i tecnici impegnati nella ricerca sviluppo, nel campo militare. Perciò, indipendentemente dalle difficoltà di natura statistica e di comparazione, le stime dell'incidenza occupazionale legate al settore militare non danno altro che un ordine di grandezza e non cifre precise. Di conseguenza queste valutazioni, pur se di rado vengono accettate unanimemente, forniscono almeno un'indicazione orientativa dell'ordine di grandezza del

le risorse umane impiegate a fini militari. Nel precedente rapporto si stimava che 70 milioni di persone, nel mondo, partecipavano ad attività militari, di cui 3 milioni tra ricercatori e tecnici e 5 milioni di operai 67/. Questa valutazione dell'ordine di grandezza di risorse umane totali assorbite dalla corsa agli armamenti è sostanzialmente paragonabile ad una stima, più recente, fornita dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) secondo la quale il numero di persone impegnate in attività per fini militari si collocherebbe tra 60 e 80 milioni in tutto il mondo. La valutazione apportata dall'ILO del numero totale di operai è però più elevata, passando da 8 a 10 milioni di persone, ossia lo 0,3% della popolazione mondiale attiva. Nei paesi industrializzati la percentuale di popolazione attiva che fornisce beni e servizi al settore militare è, generalmente, più alta di quanto non sia nei paesi in via di sviluppo e si situerebbe tra 1'1,8 e il 2,7 % del totale 68/.

70. Lo studio dell'ILO sottolinea che il numero delle persone occupate nel settore della difesa nazionale è in linea di massima, assai ben conosciuto. Così, l'Arms Control and Disarmament Agency, degli Stati Uniti ha potuto stimare in 29 milioni, nel 1984, gli effettivi delle forze armate nel mondo, contro i 27,1 milioni di cinque anni prima e i 25,9 milioni di 10 anni prima. Secondo la stessa fonte, il numero degli effettivi era nel 1984, di 11 milioni nei paesi industrializzati e di 18 milioni in quelli in via di sviluppo. Dal 1974 ad oggi questo numero è pressappoco stabile nei paesi industrializzati, mentre è cresciuto di 2,7 milioni nei paesi in via di sviluppo. La crescita più marcata si rileva in America latina, in Africa e in Medio Oriente. Ma nonostante tutto, i paesi industrializzati sono ben più militarizzati in termini relativi di quelli in via di sviluppo: nel 1984, nei due gruppi di paesi, la percentuale delle forze armate sulla popolazione totale era rispettivamente dello 0,98 e dell'0,49%, na

turalmente con notevoli differenziazioni tra paese e paese. In entrambi i casi, nel corso degli ultimi 10 anni, si è leggermente ridotta la parte di occupazione nel settore militare rispetto all'occupazione totale 69/. Per essere, però, più precisi nel valutare il numero di persone coinvolte nel settore militare bisognerebbe tener conto dei riservisti e delle forze paramilitari. Il raffronto tra forze in servizio effettivo e forze della riserva all'interno delle forze armate permette altresì di valutare le loro funzioni e le loro caratteristiche. I paesi neutrali europei sono noti per avere delle forze di riserva molto più numerose in confronto alle loro forze in servizio effettivo (otto volte maggiori, secondo alcune valutazioni), mentre i paesi membri della Nato e del Patto di Varsavia hanno forze in servizio effettivo di numero quasi pari a quelle di riserva: il rapporto è rispettivamente di I a 1,6 e di I a 1,4 70/.

71. Per essere precisi, non esiste un vero e proprio settore militare, dato che l'industria degli armamenti fa ricorso a varie specializzazioni dell'apparato produttivo sia nazionale che internazionale. Ma una distinzione fondamentale si deve fare tra il personale dipendente dal Ministero della difesa, impiegato nelle forze armate propriamente dette o in vari distretti paramilitari, e il personale impiegato in aziende private o pubbliche che producono beni e servizi per il settore militare. Nella maggiore potenza militare, gli Stati Uniti, la situazione si presenta come viene illustrata nella tavola 5.

Tavola 5

Personale impiegato a fini militari negli Stati Uniti

(1976 1985, in migliaia)

1977 1980 1985

Forze armate 2.133 2.361 2.151

Impieghi federali civili 1.263 1.243 1.322

Produzione di armamenti 1.913 2.214 3.207

Totale 5.309 5.498 6.680

Fonte: David K. Henry e Richard P. Oliver, »The Defense Buildup 1977 1985: Effects on Production and Employment , Monthly Labor Review, vol. n· 8 (1987), p. 8.

Malgrado vi sia stata una leggera crescita durante la prima metà degli anni '80, gli effettivi occupati nel settore militare degli Stati Uniti sono rimasti più o meno costanti. Le modificazioni maggiori si sono avute nel numero di occupati delle industrie che producono direttamente o indirettamente per il settore militare. Questa tendenza osservata negli Stati Uniti si ritrova, almeno in una certa misura, in altri grandi paesi industrializzati e merita quindi ulteriori analisi. Nel 1980 il numero di persone occupate nella produzione di armamenti negli Stati Uniti era di 2,2 milioni, che deve essere messo a confronto con i 1,51 milioni di persone occupate nel totale delle industrie d'armamenti di quattro paesi europei, Gran Bretagna, Francia, Repubblica Federale Tedesca e Italia 71/.

72. Se negli Stati Uniti, tra il 1981 e il 1985, il numero delle persone occupate nell'ambito della difesa è aumentato considerevolmente è soprattutto in relazione ai programmi di ammodernamento del settore militare. La percentuale dell'occupazione per fini militari è passata da 5,3 a 6% dell'occupazione totale e da 6 a 9% nel settore manifatturiero. Nel contempo il numero totale degli occupati, in termini assoluti, nelle industrie manifatturiere decresceva di circa un milione di lavoratori tra 1"81 e 1'85. Questa contrazione, tuttavia, è stata attenuata dall'aumento di 600.000 occupati nelle industrie degli armamenti. In effetti questi posti di lavoro sono stati creati sopratutto nei settori in cui gli ordini civili avevano avuto un forte calo durante la recessione dell'inizio degli anni '80, come ad esempio le costruzioni navali e l'industria aerospaziale. La dipendenza di questi settori, e di parecchi altri, dagli ordinativi militari si è perciò rafforzata. Ad esempio, negli Stati Uniti, nell'aeronautica

e nell'industria ausiliaria (componenti), la parte degli organici legati alla produzione militare è salita da 30% nel 1980 a 60% nel 1985, mentre per quanto riguarda le costruzioni navali questa percentuale è passata da 50 a 85% 72/. Queste cifre indicano che la modernizzazione degli arsenali, negli Stati Uniti-e senza dubbio, anche se in misura diversa, in altri paesi-non ha soltanto aumentato gli occupati delle industrie degli armamenti ma ha ugualmente sostenuto alcune industrie tradizionali ormai in declino.

73. Nei paesi industrializzati si rileva parimenti un'evoluzione, a più lungo termine, della struttura dell'occupazione legata ad attività militari: vi è uno spostamento dal settore pubblico al settore privato dei produttori di beni e servizi a scopi militari. Negli Stati Uniti, questo cambiamento è stato accompagnato dalla riduzione del numero di posti di lavoro creati, per miliardi di dollari di domanda militare, da 92.000 nel 1972 a 85.000 nel 1983 (quest'ultima cifra, tra parentesi, è inferiore agli almeno 93.000 posti di lavoro che si valuta potrebbero essere creati con un miliardo di spesa pubblica nel il settore civile) 73/. Questa tendenza ad un minor assorbimento dell'occupazione è dovuta a una più alta produttività e alla maggiore intensità tecnologica dei servizi connessi al settore militare (R&S) e, in particolare, alla produzione di merci maggiormente durevoli per la domanda militare, da una parte, a confronto con la maggior occupazione creata dalla spesa pubblica in settori non militari, dall'a

ltra. Negli Stati Uniti, nel 1984, il 48% della spesa militare è stato destinato all'acquisto di merci durevoli a fronte dell'8% destinato alla spesa non militare. Quindi, mentre la parte di Pil destinata alle merci durevoli è in generale diminuita, la produzione per il settore militare è continuata ad aumentare. Questo significa che, nell'economia degli Stati Uniti, l'industria pesante di merci durevoli è oggi maggiormente dipendente dalla spesa militare. Nel 1983, la parte di spesa militare degli stanziamenti totali per merci durevoli era del 10,6%, a fronte del 4,4% per i servizi, solo dell'1,4% per l'edilizia e dell'1,3% per merci non durevoli 74/.

74. Secondo una stima comunemente accettata- anche se approssimativa-la Ricerca e Sviluppo nel settore militare assorbe dal 20 al 25 per cento dell'intero bilancio per la Ricerca e Sviluppo e rappresenta dal 10 al 15 per cento delle spese militari delle due principali potenze. Gli effetti della Ricerca e Sviluppo militare sull'occupazione sono più o meno dello stesso ordine di grandezza: dei circa 3 milioni di ricercatori e tecnici che lavorano nei laboratori scientifici, circa il 25 per cento è impegnato in ricerche militari 75/. Queste due cifre, quella assoluta e quella percentuale, sono molto alte e colpiscono ancora di più se si tiene conto che ricercatori e tecnici vengono reclutati tra gli studenti più preparati e tra gli esperti più dotati.

C. Tecnologia

75. La tecnologia è una risorsa prodotta dall'innovazione ed è parte integrante della struttura economica e politica delle società. Per questo motivo lo sviluppo dei processi e degli strumenti fisici, conseguenza di un significativo cambiamento tecnologico, produce nuove condizioni politiche, sociali e psicologiche. Nel corso degli anni, il cambiamento tecnologico si è fondato sempre più sulla scienza, assumendo forme sempre più complesse e ha sempre più determinato la divisione del lavoro nell'economia nazionale. Sin dagli inizi di questo processo, l'area geografica e sociale di queste attività si è ampliata grazie all'introduzione di nuove tecniche di trasporto e di comunicazione. Quest'espansione si è accompagnata a una concentrazione del potere sociale in un esiguo numero di centri e ad un aumento del numero di forme gerarchiche in cui si esercita l'autorità. La tecnologia è da sempre strettamente connessa al rafforzamento ed alla concentrazione del potere nei rapporti internazionali 76/. Anche la tecnol

ogia militare partecipa a questi sviluppi. Ondate successive di espansione e di controllo coloniale sono state facilitate dalla modernizzazione delle tecnologie militari e delle comunicazioni. Anche la bomba atomica è un prodotto dell'innovazione tecnologica e dell'organizzazione che ha condotto il potenziale di distruzione ai suoi limiti estremi.

76. Nello sviluppo di nuove tecnologie un problema critico è rappresentato dai rapporti fra settore militare e settore civile. Secondo gli esperti non vi è dubbio che la destinazione al settore civile di tutte le risorse disponibili alla ricerca sarebbe il mezzo più efficace per promuovere lo sviluppo economico e la competitività nel mercato internazionale. Eppure una soluzione del genere non viene quasi mai praticata. L'esigenza della sicurezza richiede quasi sempre, in relazione ai contratti internazionali e alle pressioni interne, destinazione di risorse. Così, nella stragrande maggioranza, le nazioni tendono a promuovere simultaneamente il settore militare e quello civile nello sviluppo delle nuove tecnologie. Il problema che si pone è quello del relativo equilibrio e del modo di interagire dei due settori; a questo proposito si possono rilevare complesse e divergenti tendenze. La competitività militare tra le grandi potenze stimola esigenze tecnologiche ben precise, come la capacità operativa e la quali

tà sia dei sistemi d'arma che dei loro componenti. Questa tendenza ad una specializzazione e ad una estrema complessità produce tecnologie e competenze strettamente militari che non hanno, se non in misura molto limitata, possibilità di applicazione nel settore civile, anche se pochissime tecnologie dell'industria degli armamenti sono esclusivamente militari. Il problema è piuttosto di individuare in quale misura i criteri di efficenza militare ostacolano il trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie dal settore militare a quello civile 77/. L'interpretazione generalmente accettata è che la specializzazione delle tecniche avanzate, l'organizzazione e la modalità dei finanziamenti della Ricerca e Sviluppo militare non permettono che questa abbia delle ricadute nel settore civile. Questo problema è ulteriormente aggravato dal segreto che ricopre la ùR&S militare, in particolare per quanto riguarda il livello più avanzato 78/.

77. La tendenza alla estrema specializzazione ed alla complessità della tecnologia militare è collegata all'esistenza di tecnologie che si possono adattare sia ad applicazioni civili che militari. Questa capacità di interscambio appare sempre più evidente nei progressi compiuti dall'elettronica, dall'informatica e dalle telecomunicazioni. Si è potuto evidenziare, per esempio, come l'elettronica militare sia una disciplina in cui i legami con il settore civile tendono ad essere sempre più stretti e dato che gli armamenti sono sempre più dotati di equipaggiamenti elettronici, le affinità tra produzione militare e produzione civile non possono che moltiplicarsi 79/. La spinta che ha prodotto i progressi degli anni '50 e '60 nel settore elettronico è stata provocata da commesse militari. Sino allo strepitoso successo commerciale dell'elettronica degli anni 70, la domanda militare superava considerevolmente quella civile.

28 L'espandersi del mercato civile ha permesso una riduzione dei prezzi ed ha prodotto una relazione più simmetrica tra le applicazioni militari e le applicazioni civili. Nel settore dell'elettronica e in quello dell'informatica, sono state sovente le innovazioni militari che hanno prodotto un'applicazione più ampia di una data tecnologia. Per questo motivo in questi nuovi settori di ricerca e di produzione, la relazione tra applicazioni militari e applicazioni civili tende a differenziarsi da quanto avviene in un ambito più tradizionale. Questa conclusione non deve però essere spinta troppo oltre. La tecnologia militare mantiene aspetti che le sono propri, come la necessità di prevedere dispositivi d'emergenza che non possono essere sostituiti da una tecnologia civile, ad esempio, nel caso in cui è prevista specificamente una duplicazione interna per resistere ai danneggiamenti in condizioni di guerra, fornendo all'apparecchiatura danneggiata la possibilità di continuare ad operare e dando modo ai suoi uomi

ni di mettersi in salvo anche nel caso venga distrutto il macchinario. Inoltre, varie indicazioni fanno pensare che le autorità militari incoraggino la ricerca di nuove applicazioni nel settore dell'elettronica e dell'informatica perché poco soddisfatte dei prodotti civili 80/. Infatti, particolarmente tra le grandi potenze industriali, i sistemi di comando e controllo militari sono di tecnologia avanzata, specificamente studiati a fini strategici. Queste reti di comunicazione sono indipendenti da quelle civili in modo da renderle più affidabili non solo da un punto di vista tecnico ma anche politico. In questo modo le comunicazioni militari creano sempre più un loro mondo invisibile 81/. Una simile situazione sembra esservi per un gran numero di aspetti relativi allo spazio e alle tecnologie connesse.

78. L'investimento di risorse umane e finanziarie nella Ricerca e Sviluppo militare non è privo di connessioni con la posizione degli Stati all'interno della situazione economica internazionale. Le grandi potenze investono in R&S militare una parte sproporzionata dei fondi mondiali destinati nel mondo a tali fini. Sarebbe però erroneo considerare i loro investimenti nella ricerca, nello sviluppo e nell'equipaggiamento militare come la principale causa delle fluttuazioni nella loro crescita economica. In tutti i casi, è generalmente considerato come vero che la ricerca e sviluppo civile si traduce, sul mercato mondiale, in più netti vantaggi commerciali. In situazioni normali la ricerca civile permette ad un dato paese di adattarsi con maggiore flessibilità ai nuovi mercati e tiene esplicitamente conto di fattori, come le preferenze dei consumatori e il prezzo. La domanda di prodotti derivati dalla R&S militare è, sia sul mercato interno che sul mercato internazionale, al confronto, assai limitata. Quindi, la

forte dipendenza di un paese nei confronti della tecnologia militare lascia presupporre un suo declino relativo sulla scena economica internazionale. D'altro canto, privilegiare le tecnologie civili o miste, interscambiabili, dà maggiori possibilità di aumentare la competitività dell'economia e di accrescere i settori di mercato 82/.

79. L'intreccio esistente tra livello tecnologico e livello di potere militare rappresenta uno degli aspetti del carattere gerarchico delle relazioni internazionali. Tra i paesi in via di sviluppo, solamente quelli che sono semi-industrializzati dispongono delle risorse e delle infrastrutture necessarie per dare vita ad una propria industria militare. Inoltre l'avvio di una R&S militare e di una industria degli armamenti nazionale, generalmente, non è possibile se non vengono importati beni di produzione e conoscenze scientifiche di base. Tutto ciò crea una dipendenza tecnologica, la quale, in ogni paese, ma in modo particolare nei paesi in via di sviluppo, tende a polarizzare le strutture economiche e sociali: la tendenza generale ad uno sviluppo ineguale viene perciò riprodotta su scala nazionale 83/. Se ne trova riscontro nelle politiche perseguite da molti paesi produttori di armi che tentano di aumentare la componente nazionale delle loro industrie di armamenti basandole più sistematicamente sulle risor

se interne. Tale strategia solo molto raramente consente di inserirsi nel mercato militare dei paesi industrializzati - che è più o meno un mercato chiuso - ma permette l'esportazione di armi verso altri paesi in via di sviluppo, che spesso preferiscono sistemi d'arma più semplici di quanto non siano quelli esportati dalle principali potenze militari. L'importazione d'armi, piuttosto che la loro produzione locale, viene preferita da molti paesi in via di sviluppo i quali riconoscono che, per loro, è preferibile una strategia di sviluppo basato sulle risorse piuttosto che sull'industria manifatturiera. Una tale strategia non nega la necessità di dotarsi di un'industria degli armamenti locale, ma tende a limitare e a controllare la diretta dipendenza tecnologica privilegiando una razionale gestione delle risorse umane e naturali interne 84/. I paesi che optano per questa scelta sono dei potenziali acquirenti di armi prodotti da altri paesi in via di sviluppo che hanno privilegiato il modello di sviluppo indust

riale. Non è difficile credere che la divisione economica del lavoro che emerge tra paesi in via di sviluppo porti a nuove forme di scambi internazionali, da una parte tra prodotti industriali, compresi gli armamenti, e le risorse naturali dall'altra. Un tale scambio, del resto, già esiste, in particolare tra paesi industrializzati e paesi esportatori di petrolio.

80. L'analisi della quota di risorse assorbita dalla corsa agli armamenti dimostra chiaramente come quest'ultima si contrapponga all'utilizzo delle risorse naturali, finanziarie, umane e tecnologiche che potrebbero essere investite in beni di interesse sociale e per lo sviluppo economico. Dato che le risorse non sono illimitate gli Stati dovrebbero compiere delle scelte, sia di carattere nazionale che internazionale, in merito all'importanza da attribuire alle applicazioni militari ed a quelle civili. Negli ultimi anni, più che le risorse naturali, sono le risorse tecnologiche, ed in particolar modo il personale qualificato necessario alla loro realizzazione, a rivestire un'importanza superiore per il settore militare, preoccupato di non rimanere indietro allo sviluppo economico e tecnologico.

81. Il rapporto tra risorse naturali e loro utilizzo nel settore militare continua ad essere una questione complessa sia a livello nazionale che internazionale. Ciò è in parte dovuto al fatto che i minerali strategici, ed in particolare un certo numero di quelli considerati di importanza fondamentale, sono ripartiti nel mondo in modo assai ineguale, da cui deriva la necessità degli approvvigionamenti e la minaccia di monopolio da parte dei fornitori. Il petrolio, sia per usi militari che civili, riveste una particolare importanza sia per le società industrializzate che per numerosi paesi in via di sviluppo che non ne sono produttori. La sua caratteristica di essere limitato ed esauribile, come molte altre materie prime, crea tensioni che possono degenerare in conflitti. In alcuni casi questa situazione conflittuale è relativa alle sole popolazioni locali, in altri casi può provocare interventi esterni più o meno aperti e di varia intensità. Si deve comunque sottolineare che, se per alcuni minerali sino a poc

o tempo fa di importanza fondamentale sono stati realizzati prodotti sostitutivi, l'alluminio ed alcuni altri metalli per produzioni specialistiche continuano ad essere essenziali e possono essere

causa di operazioni speculative.

82. Nel settore militare sono occupate circa 60 80 milioni di persone, di cui 29 milioni, nel 1984, erano dipendenti delle forze armate. Queste erano così ripartite: 11 milioni di persone per i paesi sviluppati e 18 milioni per quelli in via di sviluppo, che sono un numero

molto superiore. Nello stesso tempo i paesi industrializzati erano ben più militarizzati in rapporto a quelli in via di sviluppo in quanto le loro forze armate assorbivano una percentuale di popolazione quasi doppia rispetto agli altri. Il settore militare fa leva su numerose

aree dell'apparato produttivo sia nazionale che internazionale, dando occupazione, nei paesi industrializzati,

a un gran numero di lavoratori qualificati. Non vi è comunque dubbio che stanziamenti pubblici nel settore civile equivalenti a quelli destinati al militare avrebbero

potuto creare, tra il 1980 e 1'85, maggiore occupazione. Inoltre la R&S militare rappresenta circa il 25% dell'intera somma destinata alla R&S mondiale e da occupazione a una pari percentuale di ricercatori e tecnici.

83. Il progresso tecnologico è fonte di manifestazioni

nuove sia psicologiche che sociali e politiche, in modo

particolare per quanto riguarda il settore delle innovazioni nel campo delle comunicazioni e dei trasporti. La

tecnologia militare destinata alla sicurezza procede di

pari passo, infatti tutte le nazioni tendono a sviluppare simultaneamente sia la tecnologia militare che quella civile. Si deve quindi analizzare il problema dell'approvvigionamento e delle ricadute. Se spesso queste sono rese difficili della natura molto particolare delle esigenze militari ciò non avviene in tutti i settori, ad esempio come in quello dell'elettronica. E' ormai evidente che la R&S civile produce maggiori benefici rispetto a quella militare, in modo particolare se si considera il mercato mondiale nel suo complesso. Prima che un paese possa avere dei profitti dall'avvio di una propria industria militare, deve disporre di considerevoli infrastrutture e deve essere in grado di importare le materie prime e gli elementi necessari. Si instaura così una dipendenza nei confronti dei produttori già esistenti. Perciò, vari paesi, in un ristretto ma crescente numero tra quelli che cominciano a rivestire una certa importanza nel settore della produzione di armamenti, tendono ad accrescere progressivament

e la componente interna della loro produzione. Infatti spesso sono in grado di esportare equipaggiamenti militari grezzi e affidabili, tecnicamente meno complessi, verso altri paesi in via di sviluppo. Tutti questi fattori determinano una nuova impostazione del commercio degli armamenti.

 
Argomenti correlati:
conversione militare
onu
armi
spesa militare
traffico d'armi
stampa questo documento invia questa pagina per mail