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Czaputowicz Yacek - 24 maggio 1988
L'obiezione quotidiana di Wolnosc i Pokoj,
intervista a Yacek Czaputowicz

SOMMARIO: la campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza in Polonia.

(Notizie Radicali n· 107 del 24 maggio 1988)

Non molto tempo fa Urban ha presentato alcune proposte sull'introduzione del servizio militare alternativo. C'è qualche novità su questo fronte?

Nulla di ufficiale, a parte la dichiarazione di Urban. Probabilmente le autorità stanno lavorando su questo, ma non se ne sa nulla. D'altra parte la stessa presentazione di questa offerta è di per se stessa di grande significato. Fino a non molto tempo fa, la convinzione che il dovere militare fosse superiore allo stesso dovere di lavorare dominava ancora nelle gerarchie militari, e si diceva che non poteva essere cambiata. Ora, le affermazioni di Urban dimostrano che questo dogma è stato superato. Quindi possiamo aspettarci la realizzazione delle nostre aspettative, e il superamento di questo stadio del movimento. Per nessuna ragione sottovaluterei questa offerta.

Sembri molto ottimista. Ma ci sono ancora molte persone in carcere per aver rifiutato il servizio militare, e nel frattempo Wolnosc i Pokoj è divenuta meno incisiva e visibile, in confronto al periodo precedente.

Non esageriamo. E' meno visibile perché stanno emergendo nuove e vigorose alternative. Ma Wip di per se stesso è attivo. Per esempio, recentemente si è tenuto un seminario ecologico a Gliwice, in gennaio abbiamo manifestato per l'Afghanistan, e a Bydogoszcz abbiamo protestato in sostegno di Dutkiewicz. Un'altra ragione per cui Wip è meno visibile è che il governo sta adottando nuove tattiche. I partecipanti alla manifestazione di Bydogosszcz che avevano rifiutato la chiamata alle armi hanno scoperto che l'esame dei loro casi è stato rinviato fino a settembre, perché l'esercito sta attendendo le decisioni del governo in merito al servizio alternativo. In una situazione normale sarebbero stati arrestati. Naturalmente, però, non possiamo dimenticare che ci sono ancora molte persone in carcere.

Cos'è oggi Wip? Quale è la situazione del movimento?

Wip è ad una svolta. Dobbiamo renderci conto che un'era si è chiusa. Non significa che tutte le richieste di Wip sono state accettate, ma la situazione è cambiata in modo significativo. Dobbiamo ricordare che nel "manifesto" dell'organizzazione, tre anni fa, accanto alle richieste riguardanti il servizio militare e la liberazione dei prigionieri, vi erano anche dei punti che riguardavano problemi ecologici. E l'ecologia è il settore in cui si sono ottenuti i minori risultati concreti.

La situazione ecologica non può essere migliorata con un singolo atto legislativo. Ma anche su questo abbiamo ottenuto qualche successo. Ricordo ancora gli attacchi delle autorità alla figura di Otto Schimek. Nell'ultimo anno hanno smesso di arrestare coloro che visitavano la tomba di Schimek a Machowa, ed hanno accettato, fino ad un certo punto, l'esistenza di questo simbolo.

Un'altra iniziativa di Wip è stata, due anni fa, la commemorazione delle vittime del pogrom di Kielce. I militanti di Wip scrissero sui muri dell'edificio dove iniziò il pogrom:»Noi ricordiamo . Per questo furono arrestati e condannati. Ma un anno più tardi il pogrom cominciò ad essere rappresentato in un'altra luce. E lo stesso è avvenuto con i problemi delle minoranze ucraine e bielorusse: adesso se ne parla apertamente. Non voglio dire che tutto questo è accaduto grazie a Wip, ma in effetti stanno cambiando molte cose.

Un'altra delle nostre richieste era l'abolizione della pena di morte.

Anche se non è stata permessa la costituzione dell'associazione indipendente contro la pena di morte, non ci sono più state nuove condanne, e si parla sempre più spesso di abolizione.

Che conclusioni trai da tutto ciò? Qul'è il futuro del movimento?

Vedo due possibilità, e non so quale sia la migliore. Ola situazione non subirà mutamenti radicali, e Wip continuerà a promuovere iniziative disperate, oppure Wip amplierà i suoi obiettivi, aggiungendone altri, e così non verrà più identificata soltanto con il rifiuto del servizio militare, come avviene ora. Anche la struttura organizzativa di Wolnosc i Pokoj andrebbe mutata. Fino ad ora, praticamente, è stata priva di strutture gerarchiche. Questo ha aspetti sia positivi che negativi. Positivi, perché si è sviluppata spontaneamente. Negativi, perché è stato difficile rappresentare Wip, stabilirne gli obiettivi, mantenere i contatti con le altre organizzazioni. In autunno ho proposto di nominare dei portavoce, come fa Charta 77. Se ne è discusso a lungo; poi la maggioranza ha deciso che questo avrebbe burocratizzato troppo le cose. Ma è chiaro che ci sono nuove esigenze, che i confini di Wip sono troppo stretti, e lo si vede nella presenza di nostri militanti in altre organizzazioni. Alcuni sono co-fondator

i del Partito socialista polacco, altri sono tornati alla Confederazione per la Polonia indipendente, altri ancora hanno costituito il Partito radicale o l'»Alternativa arancione . Recentemente membri di Wip sono entrati nelle strutture di Solidarnosc. E' un processo positivo, e dopotutto molti cambiamenti, nelle esigenze e nelle prospettive, sono avvenuti grazie a Wip.

Come pensi si possa ampliare la vostra »piattaforma ?

Una delle sfide, per la mia generazione, è stata l'obiettivo della riunificazione europea, la liquidazione di Yalta. Credo che questo si possa raggiungere nel corso di questa generazione. La strada da percorrere é quella del disarmo. Gli stadi intermedi sono quelli del ritiro degli eserciti stranieri, la dissoluzione, dei blocchi militari, l'integrazione europea. Anche le questioni sociali ed economiche connesse al problema della difesa dell'ambiente potrebbero apparire in un nuovo programma. Non si può parlare di chiudere una fabbrica senza prendere in considerazione il futuro degli addetti. E sarebbe una buona cosa ampliare la base del movimento.

Qual'è il tuo ruolo nel movimento?

Quando ho proposto di nominare dei portavoce, ho detto che non sarei stato tra i candidati. Devono emergere nuove energie, nuove persone si devono far conoscere. Io vorrei occuparmi di ciò per cui non ho finora avuto tempo: curare i nostri nuovi periodici, cooperare con gli amici dell'Europa sia orientale che occidentale. C'è molto da fare ancora.

 
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