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De Andreis Marco, Miggiano Paolo - 1 giugno 1988
Aerei F.16
di Marco De Andreis e Paolo Miggiano

SOMMARIO: Raccolta di vari memorandum sulla questione del trasferimento dei caccia USA F.16 dalla Spagna all'Italia e sul loro ruolo operativo.

(IRDISP - memo - giugno 1988)

1. Dislocazione, trasferimento e significato operativo degli F.16

I 72 cacciabombardieri F-16 del 401th Tactical Wing dell'USAF che tra tre anni dovranno lasciare la base di Torrejon, nei dintorni di Madrid, hanno come missione primaria il bombardamento nucleare. Nella base spagnola, tuttavia, non vi sono bombe nucleari in deposito - almeno se si dà fede alle dichiarazioni pubbliche dei due governi interessati (la notizia appare però attendibile alla luce del fatto che basi aeree poste nella penisola iberica sono troppo lontane per consentire a un bombardiere TATTICO come l'F-16, di colpire in profondità obiettivi nei paesi del Patto di Varsavia. Inoltre il governo spagnolo si è impegnato pubblicamente a non permettere schieramenti nucleari sul proprio territorio).

Le testate sono infatti immagazzinate ad Aviano (Italia) e Incirlik (Turchia), le due basi aeree dove gli F-16 si rischierano abitualmente.

Ad Aviano dovrebbero esserci circa 200 bombe nucleari (cfr. William M. Arkin, Richard W. Fieldhouse, NUCLEAR BATTLEFIELDS, Ballinger, Cambridge (Massachusetts), 1985, p.112); ad Incirlik una cifra analoga. L'F-16 ha un raggio d'azione considerevole: 3.800 km; quello da combattimento (COMBAT RADIUS): aereo a pieno carico bellico e profilo di volo ottimizzato per l'attacco) dovrebbe aggirarsi sui 1000 km, senza rifornimento in volo. L'aereo può portare una bomba del tipo B-61 (100-500 kiloton), oppure due del tipo B-43 (sino a 1 megaton) (cfr. IISS, THE MILITARY BALANCE 1987-1988, p. 205).

Sulla questione del rischieramento a rotazione degli F-16 di Torrejon non si hanno notizie certe, ma la cosa dovrebbe funzionare come segue. Un WING (traducibile, più o meno, col termine "stormo") è articolato su tre SQUADRON (traducibile con "gruppo"). La composizione tipica di un gruppo di volo dell'USAF è 18-24 velivoli (IVI, P.6). Dunque dei tre gruppi del quattrocentounesimo stormo di Torrejon, uno dovrebbe trovarsi abitualmente ad Aviano, un secondo a Incirlik e un terzo in Spagna - il tutto appunto a rotazione. Chiaro che il gruppo che rimane a Madrid 'si riposa', non essendogli richiesta una elevata prontezza operativa. Invece circa 4 aerei (Arkin e Fieldhouse, "Le forze americane in Italia", in IRDISP, QUELLO CHE I RUSSI GIA' SANNO E GLI ITALIANI NON DEBBONO SAPERE, Roma, 1984, II ed., p.13), su 18-24, sono costantemente in QUICK REACTION ALERT (QRA: bombe nucleari a bordo, pronti al decollo) sia in Italia che in Turchia.

Vista questa situazione, si possono fare - credo - le seguenti osservazioni.

1) La questione degli F-16 è in primo luogo una questione nucleare. Con i cruise di Comiso sul piede di partenza, gli aerei americani diventano il principale vettore nucleare della NATO nel fianco sud. Sia l'Italia che la Turchia hanno anche aerei nazionali a capacità nucleare. Tuttavia va tenuto presente che con tre gruppi di volo NUCLEAR CERTIFIED, l'aeronautica italiana dispone di 50 testate nucleari americane - contro le 200 schierate ad Aviano per 1 solo gruppo dell'USAF. In questo senso il comunicato del governo del 20 gennaio è fuorviante quando, per giustificare l'offerta di ospitalità al 401th Wing, si mostra preoccupato di preservare gli "equilibri convenzionali" - che c'entrano, nel migliore dei casi, solo residualmente.

2) Fintantoché Aviano e Incirlik saranno attrezzati per ospitare i GRUPPI il problema della base dello STORMO è ininfluente, dal punto di vista operativo. Nel senso che tale base può essere ovunque, senza fare praticamente alcuna differenza: in Spagna, come in Portogallo, in Italia, come in Turchia, come negli stessi Stati Uniti. La questione è puramente simbolica nel caso dei rapporti Spagna-Usa, o Spagna-NATO. Lo è altrettanto nel caso dell'offerta di ospitalità italiana: il governo dovrebbe aver messo all'attivo un aumento di credenziali presso gli alleati e al passivo l'irritazione di larga parte dell'elettorato nel vedere i cruise più o meno rimpiazzati da aerei da combattimento.

3) Ben diversamente starebbero le cose - sempre sul piano operativo - se: a) la scelta finale della base cadesse su Aviano; b) la scelta finale della base cadesse su Comiso E VENISSE SCHIERATA COLA' UNA PARTE (O ALTRE) BOMBE NUCLEARI. In entrambi i casi, infatti, tutto lo stormo potrebbe essere tenuto permanentemente a un alto livello di prontezza operativa, con due gruppi in Italia e uno in Turchia. Da noi raddoppierebbe in pratica il numero degli aerei americani in QRA. Nel caso di Comiso, inoltre, si riaprirebbe il capitolo delle illazioni sul TARGETING degli aerei, vista la prossimità al medioriente e al nordafrica e il raggio dell'aereo. Ad esempio: non c'è dubbio che se nell'aprile dell'86 gli americani avessero avuto dei cacciabombardieri in una base siciliana avrebbero perlomeno provato ad usarli (e avrebbero fatto adeguata pressione sul governo italiano), prima di smuovere gli F-111 schierati in Inghilterra.

Il costo del trasferimento dello stormo di F-16, da Torrejon a una nuova base, viene stimato in 500 milioni di dollari (cfr. Joseph Fitchett, "Europe Looks for F-16 Home", INTERNATIONAL HERALD TRIBUNE, 22 gennaio 1988) - circa 600 miliardi di lire al cambio attuale. Voci (poi confermate, ndr) asseriscono che la Germania federale e la Spagna sarebbero disposte ad accollarsi il 50% ciascuna di tali costi; entrambe, comunque, vorrebbero che il proprio contributo rimanesse sepolto entro le varie voci di "spese NATO per infrastrutture". Di certo pare proprio che gli americani non vogliano spendere una lira e che pretendano che sia in ogni caso la NATO a sostenere le spese dell'eventuale rischieramento.

Ammesso che il rischieramento abbia veramente luogo: l'anno scorso il Congresso americano ha stabilito che - nel contesto dei tagli alla spesa pubblica causati dalla Gramm-Rudman - l'USAF sopprima 2 dei 48 stormi di F-16 che schiera attualmente. Secondo il sottosegretario alla Difesa, Fred Iklé, ciò ha indebolito la posizione negoziale americana VIS-A'-VIS la Spagna e ha fatto del 401th Wing un ovvio candidato alla chiusura (cfr. Joseph Fitchett, "Allies Feel U.S. Budget Cuts", INTERNATIONAL HERALD TRIBUNE, 21 gennaio 1987).

2. Dibattito in Italia e implicazioni strategiche

L'intenzione governativa di procedere a tappe forzate nell'approvazione del trasferimento vuole evitare una maggiore chiarezza sulla posta in gioco.

Peraltro, una decisione frettolosa sugli F.16 è la logica conseguenza del tipo di dibattito avvenuto finora sull'argomento, un dibattito da paese sottosviluppato. Come in quei paesi del Terzo Mondo, dove le multinazionali della chimica trasferiscono gli impianti ad alto rischio, così anche in Italia per gli F.16 si è discusso dei costi e dei ricavi economici. Il fatto che la questione degli F.16 sia una questione nucleare è stato minimizzato. La realtà che questo trasferimento sia parte di un più ampio piano di riarmo nucleare non è stata neanche presa in considerazione.

Cominciamo dall'F.16. Nei primi stadi della progettazione, il velivolo della General Dynamics si configurava come mezzo per il combattimento diurno contro altri aerei. Ma nel corso dello sviluppo, come ci informa l'annuario JANE'S 1987-88, vennero introdotte modifiche che massimizzavano le capacità di attacco al suolo e di "navigazione ognitempo". Il prodotto finale fu un aereo ottimizzato per il bombardamento a bassa quota, anche nucleare (cfr. JANE'S ALL THE WORLD'S AIRCRAFT 1987-88, pp. 421-424). Le modifiche sono state così profonde da rendere l'F.16 poco credibile come strumento di difesa aerea. Così, nel 1986, l'aeronautica americana ha dovuto stipulare un contratto con la General Dynamics per riadattare alcune centinaia di F.16, che saranno assegnati alla Guardia nazionale per potenziare la difesa aerea americana (IVI, p.422).

Da parte loro, gli F.16 dislocati in Europa si addestrano pochissimo alla difesa aerea, mentre fanno frequenti esercitazioni ai poligoni di addestramento all'attacco al suolo (nucleare e convenzionale). Gli F.16 del 401 stormo dell'Usafe (UNITED STATES AIR FORCE EUROPE), ad esempio, si addestrano al poligono di Capo Frasca in Sardegna (cfr. RIVISTA AERONAUTICA, gen.-feb. 1988, p.48) e - molto di più - al poligono di Konya in Turchia (cfr. William M. Arkin, Richard W. Fieldhouse, NUCLEAR BATTLEFIELDS, Ballinger, Cambridge, Ma, 1985, p. 233).

Il trasferimento di tutto il 401 stormo di Torrejon a Gioia del Colle non aumenta quindi la difesa aerea, ma aumenterà le capacità di attacco nucleare della Nato. Per ora, di questo stormo formato da tre gruppi di volo, solo un gruppo di volo è operativo in Italia, ad Aviano. Ma gli altri due gruppi, uno a Torrejon e l'altro a Incirlik (Turchia), possono essere rischierati ed operare in Italia. Le 200 bombe nucleari custodite ad Aviano e destinate ad aerei americani sono più che sufficienti per i 72 aerei del 401 stormo. Le prime e i secondi possono essere ridistribuiti silenziosamente in diversi aeroporti. Oltre ad Aviano e a Gioia, anche a Rimini, Comiso, Sigonella. La missione che il 401 stormo svolge attualmente a Incirlik (Turchia) potrebbe essere svolta da nuove unità inviate dagli Stati Uniti. Già oggi 18 dei 36 aerei nucleari americani schierati a Incirlik provengono da uno stormo stanziato negli Stati Uniti mentre l'altra metà è fornita dallo stormo stanziato a Torrejon (IVI, p.233).

Questa possibilità ha a che vedere con il piano di riarmo nucleare aeronautico che l'amministrazione Reagan sta sviluppando e in cui sta coinvolgendo i paesi della Nato politicamente più sottosviluppati.

Nel febbraio 1988, in un'audizione al Congresso americano, il capo di stato maggiore difesa - ammiraglio William Crowe - ha spiegato ai parlamentari che l'accordo sugli euromissili avrebbe tolto ai sovietici la possibilità di usare missili basati a terra per attaccare le basi europee predisposte all'arrivo di rinforzi americani in caso di crisi (come Camp Derby). In cambio, sempre secondo Crowe, il comandante americano a capo della Nato avrebbe ceduto la possibilità di colpire con missili terrestri gli obiettivi posti in profondità nel territorio sovietico (cfr. William J. Crowe Jr., "Why the Joint Chiefs Support the INF Treaty", ARMS CONTROL TODAY, aprile 1988, pp.3-6).

Quello che Crowe non ha detto ai parlamentari è che i comandanti americani in Europa non volevano rinunciare ad avere anche loro la possibilità di attaccare direttamente e nuclearmente nella profondità dell'Unione Sovietica. Questa possibilità, negata alle forze di terra in centro Europa, poteva essere potenziata attraverso forze marine e - soprattutto - aeree capaci di attaccare l'Unione Sovietica ai fianchi. Data l'indisponibilità nucleare degli alleati del Nord Europa, l'attenzione degli americani si è spostata al "fianco sud". Ma anche qui il progetto dell'amministrazione Reagan ha incontrato dei problemi. In Spagna il governo a guida socialista, favorevole alla Nato, ha però deciso di non fornire sostegno, neanche logistico, alle forze nucleari americane. La Grecia, da parte sua, ha deciso di ospitare infrastrutture e testate nucleari americane, mantenendo però il monopolio nazionale sui vettori (aerei e missili) capaci di lanciare le testate (cfr. William M. Arkin, Richard W. Fieldhouse, OP. CIT., p.

219). Rimangono l'Italia e la Turchia. Da quest'ultima, attraverso il Mar Nero, è più facile attaccare con aerei a lungo raggio diversi obiettivi sovietici, tra cui i centri militari di Leopoli, Kiev, Vinnitsa e Odessa.

Il maggiore impegno nucleare aeronautico della Nato nel fianco sud è iniziato nei mesi precedenti la firma del trattato sugli euromissili. Alle dichiarazioni ufficiali si sono affiancate esercitazioni centrate sull'impegno aereo nucleare italo-turco-americano.

Nel maggio 1987 il Gruppo di pianificazione nucleare (Gpn) della Nato decide di rafforzare la componente aerea nucleare (cfr. William M. Arkin, "Happy Birthday, flexible response", THE BULLETIN OF THE ATOMIC SCIENTISTS, dicembre 1987, pp.5-6). Lo stesso mese la Nato tiene nel fianco sud una nuova esercitazione, la DRAGON HAMMER 87. La differenza principale rispetto alle precedenti DISTANT HAMMER sta "nell'enfasi posta nel potere aereo", come afferma il pianificatore dell'esercitazione, il capitano di fregata inglese Keith Dudley. Nel corso dell'esercitazione una flotta di cento aerei, compresi i velivoli nucleari turchi ed americani, si addestrano a diverse missioni. I Tornado del 156 gruppo di Gioia del Colle si rischierano a Eskisehir (Turchia), un aeroporto dove sono custodite una trentina di bombe nucleari, da dove svolgono missioni "difensive e offensive" (cfr. RIVISTA AERONAUTICA, set.-ott. 1987, pp. 26-33). Già un anno prima, durante la DISTANT HAMMER 86, il 102 gruppo di volo a capacità nucleare de

ll'aeronautica italiana (normalmente di stanza a Rimini) si era rischierato a Bandirma (Turchia), da dove aveva fatto decine di sortite al poligono di tiro "nucleare" di Konya, distante 500 chilometri (cfr. RIVISTA AERONAUTICA, set.-ott. 1986, pp. 52-55).

A fine marzo di quest'anno il segretario della difesa americano Frank Carlucci ha comunicato al Gpn, riunito a Bruxelles, l'intenzione del suo paese di aumentare gli aerei americani a capacità nucleare stanziati in Europa (cfr. AVIATION WEEK AND SPACE TECHNOLOGY, 2 maggio 1988, p. 20). Agli inizi di maggio, nel corso della DRAGON HAMMER 88, la flotta aerea del fianco sud della Nato ripete la mobilitazione dell'anno precedente. Sette Tornado del 154 gruppo a capacità nucleare (normalmente di stanza a Ghedi) si rischierano a Eskisehir, da dove compiono 60 sortite al poligono di tiro di Konya (cfr. CORRIELE DELLA SERA, 7 maggio 1988), per l'addestramento al volo a bassa quota (necessario ai bombardieri nucleari per evitare di essere individuati dai radar nemici), è meglio di Capo Frasca. "Qui possiamo volare a 150 metri da terra - dichiara il comandante del 154 gruppo, colonnello Gian Pietro Polato - E' come volare sulla Sardegna... senza intralci alla navigazione". A Konya il 154 gruppo si addestra al lancio d

i bombe BDU-12 o BDU-19, le versioni da esercitazione della bomba nucleare da 23 quintali B-57 (nell'articolo del CORRIERE DELLA SERA sopra citato, scritto da Gianfranco Simone, si dice che, al poligono di Konya, i Tornado si sarebbero addestrati al lancio di bombe da 50 libbre. 50 libbre corrispondono a 23 chili. Non risulta che i Tornado dispongano di bombe così leggere. E' invece probabile che si tratti di un errore del tipografo, che ha scritto 50 invece di 500 libbre. 500 libbre - cioè 23 quintali - è proprio il peso della bomba B-57, una delle quattro bombe nucleari che Cochran-Arkin-Hoenig sostengono siano portate dai Tornado. Cfr. Thomas B. Cochran, William M. Arkin, Milton M. Hoenig, NUCLEAR WEAPONS DATABOOK, vol. 1, pp. 63-64). Nel corso della stessa esercitazione il 111 gruppo di aerei F.4E turchi si è rischierato a Grazzanise (Caserta). Il 111 è anch'esso adibito al bombardamento nucleare. Inizia l'epoca degli scambi di visite nucleari.

Della tabella di marcia discussa al Gpn di fine marzo, relativa all'aumento degli aerei americani con capacità nucleare destinati all'Europa meridionale, nulla si sa. Quasi sicuramente la conosce Zanone, che dovrebbe avere informato gli altri partner di governo. Però al parlamento e all'opinione pubblica nessuna informazione è stata fornita a proposito del riarmo nucleare aereo discusso in sede Nato.

3. Allegato. Scheda sull'F.16 FIGHTING FALCON

DESCRIZIONE: aereo di peso leggero, posto singolo, un motore, supersonico, da attacco al suolo e combattimento aereo, usato dall'aeronautica americana e da quella di alcuni paesi Nato.

VERSIONI A CAPACITA' NUCLEARE: F.16A/B, F.16C/D (dal 1984), F.16E (in via di sviluppo).

COSTRUTTORI: General Dynamics (capocommessa, cellula); Pratt Whitney (motore); Westinghouse Electric (radar); Marconi - Elliot (controllo del volo); Delco (computer); Kaiser (radar e controllo del fuoco); Singer Kearfott (sistema inerziale)

CARATTERISTICHE: (modello F.16A)

dimensioni

lunghezza: 15 m.

altezza: 5 m.

apertura alare: 9,7 m.

peso massimo di decollo: 15 tonnellate

motore: F-100-PW-100 turbofan

altezza massima di volo: 15.240 m.

velocità massima: 2.250-2.450 kmh.

raggio di combattimento: 925 km.

capacità di rifornimento in volo: sì

equipaggio: 1 pilota

ARMI NUCLEARI: B-43, B-61; può caricare fino a cinque

bombe nucleari; nella configurazione standard carica una o due bombe, del tipo B-61; l'uso della bomba nucleare B-57 è proibito sui modelli F.16A/B.

SPIEGAMENTO: 365 (nel 1985); nel 1983 è stato previsto di

arrivare a produrne 1.500, di cui duecento F.16B biposto; 348 sono stati prodotti per la Nato; dal velivolo n.786 in poi sono state introdotte consistenti modifiche per potenziare le capacità di attacco al suolo.

DISLOCAZIONE: Kunsan (Sud Corea), Shaw (Sud Carolina,

USA), Hill (Utah, USA), Hahn (Germania Ovest), Kleine Brogel (Belgio), Volkel (Olanda), Aviano (Italia), Torrejon (Spagna), Incirlik (Turchia).

NUMERO PER GRUPPO DI VOLO: 24 (unità americane)

STORIA:

1972 inizio sviluppo

1974 primo volo

1975 quattro paesi Nato annunciano di adottare l'F.16

1976 sperimentazione su larga scala

1977 inizio produzione

1978 primo velivolo di serie prodotto

1979 entrata in servizio; primi F.16 consegnati all'USAF

e ad altri paesi Nato

1983 gli F.16 arrivano alla Base tedesca di Hahn, dove

sostituiscono gli F.4 nelle missioni nucleari

NOTE: l'F.16 aiuta l'F.15 nel ruolo di superiorità aerea e sosti-

tuisce l'F.4 nel ruolo di attacco al suolo; dal 1987 una versione dell'F.16, ottimizzata per la difesa aerea, è stata consegnata alla Guardia nazionale americana; versioni a capacità nucleare (NUCLEAR CERTIFIED)sono state consegnate, oltre all'aeronautica americana, anche a quelle belghe e olandesi; versioni non nucleari sono in via di consegna alla Danimarca e Norvegia; l'F.16 può raggiungere l'Unione Sovietica da varie basi dell'Europa occidentale; le basi aeree Nato più vicine a obiettivi militari sovietici si trovano in Turchia e sono probabilmente raggiungibili dagli F.16 senza rifornimeti di carburante in volo; per raggiungere obiettivi militari sovietici a partire dalle basi Nato dell'Europa centrale e dell'Italia è probabile che gli F.16 abbiano bisogno di un carico leggero (una bomba) e di almeno un rifornimento in volo; oltre alla versione da difesa aerea per la Guardia Nazionale, è in via di sperimentazione negli Stati Uniti la versione F.16E, le cui novità principali sono l'introduzione di un sec

ondo posto per un altro membro all'equipaggio e l'adozione di un nuovo tipo di ali, l'F.16E avrà così un raggio di combattimento e una capacità di carico superiori.

 
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