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NR - 17 giugno 1988
Questi sono, lira per lira, i programmi e le iniziative che non potremo attuare

SOMMARIO: L'elenco e il costo delle iniziative politiche che non potranno essere adottate dalla segreteria del PR a causa della crisi finanziaria.

(Notizie Radicali n· 124 del 17 giugno 1988)

Stati Uniti d'Europa

Mettere di nuovo in moto il processo di unità politica dell'Europa è forse ancora possibile, nel breve termine che ci separa da qui alle elezioni del 1989. E' forse ancora possibile determinare la convocazione, a Parigi, nel secondo centenario della presa della Bastiglia, di una grande assise europea, composta dai neoleletti parlamentari europei e dai parlamentari nazionali dei 12 paesi membri, per eleggere il Presidente del Consiglio europeo, avviare definitivamente la legislatura costituente degli Stati Uniti d'Europa, ratificare la designazione del Presidente della Commissione esecutiva della Comunità.

E' ancora possibile. Ma se non lo fosse, saremmo comunque riusciti a creare un forte movimento politico di parlamentari dei 12 paesi membri favorevoli ad accelerare il processo di integrazione politica e non rassegnati ad assistere passivamente alla crescita di un potere sovranazionale tecnocratico e non democratico, affidato esclusivamente al controllo dei governi nazionali.

La proposta radicale era nata da una duplice convinzione: che l'Europa non potesse attendere le esitazioni, le resistenze e i veti dei governi nazionali, e che il progetto di nuovo trattato di Altiero Spinelli non avrebbe potuto essere ripreso senza un fatto nuovo e grande, capace di rimuovere le resistenza dei governi.

Abbiamo suscitato convergenze politiche significative e persino insperate. Abbiamo ottenuto larghe maggioranze nel Parlamento italiano e in quello europeo. Il Gotha della intellettualità italiana ed europea si è schierato al nostro fianco. Ci siamo mossi all'unisono con i movimenti federalisti di tutta Europa (con quello italiano abbiamo insieme raccolto le firme per un progetto di legge di iniziativa popolare per la convocazione di un referendum che proponga l'affidamento dei poteri costituenti ala prossimo Parlamento europeo). All'ultimo consiglio europeo (dei capi di Stato e di governo), il progetto degli Stati generali è stato esplicitamente evocato e sostenuto dal Presidente del Consiglio De MIta.

Ma i tempi stringono. A giugno dell'anno prossimo ci saranno le elezioni europee. Senza una determinazione politica da ottenere in pochi mesi, anche la prossima legislatura non sarà una legislatura costituente. Anche il prossimo Parlamento europeo sarà un Parlamento senza poteri.

Per sperare di conseguire dei successi, occorre in autunno, in poche settimane, in pochi mesi, suscitare un vasto movimento di parlamentari a favore del progetto, ed occorre che almeno alcuni dei Parlamenti nazionali degli altri paesi membri approvino deliberazioni analoghe a quelle approvate dal Parlamento italiano. Occorrerebbero centri di iniziativa e di relazioni politiche operanti presso i parlamenti di cinque o sei capitali europee. Occorrerebbero giornali, tradotti in altrettante lingue. Occorrerebbero iniziative presso le opinioni pubbliche degli stessi paesi. Quella che, insieme ai referendum proposti con l'Mfe, appare oggi l'unica iniziativa politica per riattivare ed accelerare il processo di unità politica europea, rischia di fermarsi qui e di rimanere lettera morta. Non avremo infatti i mezzi per realizzare il programma che avevamo previsto.

199 milioni

Seconda lettera ai 7.000 membri dei Parlamenti europei nelle nove lingue comunitarie per la prosecuzione della iniziativa per gli Stati Generali 35.000.000

Campagna per l'adesione dei sindaci europei alla iniziativa Stati Generali: invio di un giornale in nove lingue 100.000.000

Appello promosso da 40 parlamentari belgi per la convocazione degli Stati Generali 14.000.000

Campagna in Spagna con la pubblicizzazione dell'appello già sottoscritto da numerosi intellettuali 30.000.000

Campagna in Grecia (ha la Presidenza del Consiglio europeo nel secondo semestre '88) per sollecitare riforma istituzionali: pubblicizzazione sui giornali di un appello 20.000.000

Contro il proibizionismo e la droga

Pochi giorni fa, in Francia, il ministro della sanità del nuovo governo Rocard è stato costretto a dimettersi. Aveva osato esprimere idee non diverse da quelle che in Italia ha espresso Marco Pannella, provocando lo scandalo degli ipocriti e dei moralisti. Aveva espresso anche lui la fondata convinzione che con il proibizionismo non si sconfigge la droga e la criminalità che, intorno ad essa, si diffonde e si arricchisce sempre di più, sempre di più condizionando la vita politica ed economica con i suoi giganteschi profitti.

Apparentemente è una sconfitta. Ma il fatto che un ministro riformatore di un grande paese come la Francia abbia messo a repentaglio il suo posto di ministro, su questa posizione, ed abbia acceso anche in Francia, intorno ad essa, uno scontro politico, dimostra quanta strada abbia fatto nel mondo questa semplice verità, che ancora una volta i radicali per primi, praticamente isolati, hanno avuto il coraggio di affermare.

Se esiste una tipica lotta transnazionale, è questa. carcere, perchè la lotta contemporaneamente rivolta contro il proibizionismo, la droga e la criminalità, o la si vince sul piano internazionale o altrimenti non è neppure concepibile sul piano esclusivamente nazionale.

Per iniziativa di Giancarlo Arnao e di Marco Taradash si è costituito il Cora. Si sono stabiliti contatti internazionali. Si sono costituite associazioni e progettate iniziative di lotta militanti e nonviolente.

Ma avevamo previsto un salto di qualità, con un grande convegno internazionale da tenere preferibilmente a Madrid alla fine del 1988 o, al più tardi, all'inizio del 1989. Avevamo previsto altre azioni, che richiedevano un ingente investimento: ingente, se rapportato alle nostre possibilità.

E un libro -che troverete illustrato la dove in questo giornale si parla di progetti editoriali- da tradurre e pubblicare in cinque lingue.

Tutto questo, allo stato dei fatti, dobbiamo dire che non siamo in grado di farlo. Il movimento di opinione contro il proibizionismo cresce. Cresce la convinzione che il proibizionismo è divenuto il maggior alleato del mercato mafioso e della diffusione della droga pesante. Si allontana invece la possibilità di organizzare questo movimento di opinione in movimento politico in vista di trasformare queste condizioni in proposte di soluzioni legislative, di direttive comunitarie, di trattati internazionali.

Eppure, in un mondo politico, in cui si spendono centinaia e centinaia di miliardi in convegni assolutamente inutili, si tratta di cifre letteralmente ridicole.

310 milioni

Seminario di Bruxelles (fine settembre) e Convegno a Madrid (fine anno): sale, traduzioni simultanee, inserto di Notizie Radicali in tre lingue, viaggi e soggiorni di esperti da Usa, Canada, Francia, Gran Bretagna, Italia 240.000.000

Invio del manifesto antiproibizionista a tutti i commissari di polizia europei 20.000.000

Invio dell'inserto di N.R. ad un numero selezionato di medici ed avvocati 50.000.000

Diritti umani all'est, una campagna

Mettere alla prova Glasnost e Perestrojka con un grande convegno a Mosca da realizzare entro i prossimi mesi, organizzato come una grande occasione di dibattito ed incontro fra personalità democratiche e studiosi occidentali, le diverse espressioni del dissenso sovietico in Urss (con l'eventuale ritorno per la circostanza di alcuni degli esuli); ed eventualmente le autorità sovietiche. Il nostro progetto scavalcava e tentava di dare una risposta non aprioristica, non pregiudiziale al confronto in atto fra coloro che sottolineano tutti i limiti e le contraddizioni della glasnost, e coloro che -all'interno e all'esterno dell'Urss (ed anche del nostro partito)- tendono invece a sottolineare i processi sociali e politici della politica riformatrice di Gorbaciov.

Il progetto era nato come un'iniziativa clandestina. Ma ci eravamo orientati a farne invece una grande occasione pubblica di conoscenza e di dialogo. Anche l'immaginarla e il programmarla offrirebbe infatti un proficuo e serio terreno di iniziativa politica, destinato in ogni caso a lasciare il segno.

Per il resto, senza ricordare qui i numerosi contatti che sono proseguiti in questi mesi in Polonia, in Cecoslovacchia e in Jugoslavia, avevamo messo a punto il progetto di un'agenzia transnazionale del dissenso, che fosse una sorta di voce ufficiale, un'antenna europea del dissenso e delle sue pubblicazioni in Europa occidentale.

192 milioni

Iniziative per il ventennale dell'invasione della Cecoslovacchia 10.000.000

Agenzia transnazionale del dissenso 32.000.000

Convegno Unione Sovietica 150.000.000

Diritti umani, l'osservatorio internazionale

I diritti umani erano stati indicati dal congresso come uno dei terreni privilegiati su cui tentare di costruire il partito transnazionale. Anche se per i dissidenti sovietici come per gli obiettori greci, per le minoranze turche come per i sindacalisti di Solidarnosc il Partito radicale è divenuto sempre più in questi mesi un concreto punto di riferimento, siamo tuttavia lontano dal farne il partito dei diritti umani. Le difficoltà, come si può comprendere, sono enormi. E tuttavia, dal nostro lavoro, anche in relazione alle richieste che ci venivano dai nostri iscritti e dai nostri interlocutori, avevamo individuato -oltre alle più specifiche iniziative politiche per i diritti umani nei paesi dell'Est dell'Europa- un obiettivo minimo, uno strumento essenziale di lavoro e di iniziativa, oltre che di coordinamento dei radicali operanti all'interno delle istituzioni nazionali, europee ed internazionali.

Il nostro programma prevedeva nei prossimi mesi l'entrata in funzione di un Osservatorio internazionale per i diritti umani.

La spesa è pressoché insignificante; circa cinquanta milioni di lire. Ma anch'essa salta per la mancanza di disponibilità finanziarie del Partito.

50 milioni

Acquisizione pubblicazioni, 1 o 2 collaboratori fissi, stampa di un bollettino mensile, traduzioni, comunicazioni (telex, telefax, telefono) 50.000.000

Jugoslavia nella Cee: una campagna, un congresso

L'ingresso di pieno diritto della Jugoslavia nella Comunità europea (e il suo passaggio dal pluralismo oggi solo nazionale ed etnico al pluralismo della democrazia politica) è l'unica proposta politica che è stata capace di anticipare e di rispondere politicamente alla grave crisi in atto nella vicina Repubblica: una crisi economica e sociale, ma soprattutto una crisi lacerante nella convivenza delle diversità nazionali che compongono la federazione jugoslava.

Ancora una volta sono stati i radicali a proporla, nel Parlamento europeo, con Pannella, e l'intero partito a tentare di affermarla nella Jugoslavia e nella Comunità europea. E' necessario incoraggiare le esitazioni jugoslave, ed è necessario battere l'ipocrisia della politica di »non ingerenza , di falso rispetto per la politica di »equidistanza del governo di Belgrado.

L'iniziativa radicale ha cominciato a trovare interesse e consensi lì dove siamo riusciti a farla arrivare: interesse di base nell'opinione pubblica jugoslava; interesse degli organi di informazione; attenzione da parte di settori del governo federale e della Lega dei comunisti jugoslavi.

Questa proposta è stata anche al centro della campagna di sostegno e appoggio che alcuni parlamentari radicali (Pannella, Aglietta, Spadaccia) hanno condotto nelle elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia a favore delle liste verdi, e a Trieste a favore di una lista »Civica laica e verde .

Oltre a uno sviluppo ulteriore di questa campagna politica, avevamo anche previsto che il primo congresso politico del partito transnazionale si svolgesse fuori di Italia, in una città della Jugoslavia: in Istria o a Zagabria o a Lubiana.

377 milioni

10-15 incontri pubblici nei maggiori centri d'Istria, Slovenia e Croazia 10.000.000

Raccolta di firme sulla petizione per l'adesione della Jugoslavia alla Comunità europea 7.000.000

Stampa di tre numeri di un giornale, da inviare all'indirizzario di 15.000 nomi 60.000.000

Congresso del Partito radicale in Jugoslavia 300.000

Ozono, salviamolo

Nel novembre 1986 il Partito radicale affidò ad un grande scienziato una delle relazioni introduttive del proprio congresso annuale. La relazione parlava del »buco dell'ozono , forniva dati scientifici, prospettava pericoli inquietanti e immediati per l'umanità e catastrofici per il pianeta nel giro di poche generazioni.

Allora il tema era conosciuto da ristrette cerchie di scienziati e di specialisti, estraneo ai mezzi di informazione, indifferente agli stessi verdi, troppo assorbiti dalla loro ideologia del »piccolo è bello per occuparsi delle grandi questioni della macro-ecologia.

Dedicarvi una relazione politica in un congresso sembrò allora una stravaganza radicale. Oggi di »buco dell'ozono e di »effetto serra parlano tutti, e i più recenti dati forniti dalle agenzie internazionali sugli effetti che si sono già prodotti nella biosfera non solo hanno confermato ma hanno aggravato le previsioni di quelle denunce precorritrici, che venivano accusate di stupido allarmismo.

La diffusione della conoscenza è il presupposto necessario della decisione politica. Qui a doverla prendere sono decine e decine di stati. La convenzione di Vienna e il protocollo attuativo di Montreal costituiscono un primo passo, ma -per unanime riconoscimento- anche se fossero prontamente ratificati da tutti, e da tutti messi in atto, si tratterebbe di misure insufficienti rispetto alla gravità del fenomeno. Per di più, molti degli stati che hanno concorso a quegli accordi tardano a farli ratificare dai loro Parlamenti. Le maggiori resistenze, se si fa eccezione per la Germania Federale, vengono dall'Europa.

Con petizioni popolari, grandi manifestazioni, mozioni parlamentari approvate a grande maggioranza, siamo riusciti ad accelerare in Italia la ratifica dei due trattati, e a far approvare indirizzi al governo che lo costringano a chieder misure più drastiche, oltre ad un'accelerazione della attuazione di quelle già previste.

Iniziative analoghe abbiamo intrapreso in altri sei paesi eurocai. I presupposti percere, perchè esse abbiano successo ci sono tutti, carcere, perchè la consapevolezza nelle opinioni pubbliche, ed anche presso le classi dirigenti, c'è. Ma occorre farle convergere in progetti che siano rapidamente approvati dai Governi e dai Parlamenti, e che portino nel giro di pochi mesi ad un uovo protocollo, correttivo ed integrativo della Convenzione di Vienna e di quello di Montreal.

Israele: l'iniziativa dell'Europa

Siamo stati gli unici, ancora una volta andando contro il vento del conformismo, ad affermare con forza che il diritto alla libertà dei palestinesi, e dei loro diritti politici, civili e umani (come quelli di ogni cittadino di qualsiasi stato arabo) vanno rivendicati sempre, non solo quando sono violati o minacciati da Israele. Siamo stati spesso soli a contrastare lo stupido manicheismo di una sinistra europea che attribuiva ogni responsabilità alla cattiveria di Israele, quasi che -rimossa questa cattiveria- fosse facile la soluzione della questione palestinese.

Ma siamo stati anche gli unici a rivolgerci, uno per uno, ai deputati della Knesset per chiedere le dimissioni del governo Shamir-Peres per la cieca ottusa mentalità da occupante che ha opposto alla rivolta dei cittadini di Gaza e della Cisgiordania. E non abbiamo atteso le proposte, per una volta opportune e giuste, di Bettino Craxi per chiedere un'assunzione di responsabilità diretta della Comunità europea nella questione medio-orientale.

Non si garantisce l'esistenza e il futuro di Israele, e non si garantisce la libertà (prima che una discutibile e quasi sicuramente totalitaria indipendenza nazionale) ai palestinesi, con la demagogia o con il sentimentalismo. Occorre una politica. Forti della nostra politica, avevamo ipotizzato due iniziative, tutte e due transnazionali e tutte e due rischiose: avevamo pensato di promuovere un grande convegno, a Parigi, su »Europa, Israele, Palestina e -in attesa di tenere questo convegno il prossimo anno- convocare l'ultimo Consiglio federale del Pr a Gerusalemme. Una scelta, questa, che comporterebbe costi aggiuntivi di 20 milioni rispetto a quelli già preventivati per le residue riunioni del Cf.

50 milioni

Convegno a Parigi 30.000.000

Consiglio federale del Partito a Gerusalemme in ottobre (maggiori costi) 20.000.000

Libri: racconto per racconto tutto lo »scandalo radicale

Il progetto di alcuni »libri o piuttosto di alcuni »numeri unici , insomma di alcuni »titoli , di un programma editoriale radicale, essenziale per poter porre le basi, anche teoriche ma prima ancora »narrative , del Partito radicale e di quella che è ancora la sua aspirazione transnazionale. Anche questo progetto rischia di venir meno per le nostre gravi difficoltà finanziarie. E' possibile trovare altre risorse per attuarlo? E' possibile trovare degli editori in Italia, in Europa, che vogliano farlo proprio?

Essere riconosciuto nella propria diversità, nei tratti originali della propria proposta politica. E' questa la condizione pregiudiziale di esistenza del Partito radicale transnazionale. Se passasse infatti fuori d'Italia un'immagine associata solo alle parole »radicale , »antimilitarismo , »aborto , »divorzio , »ecologia , »libertà sessuale saremmo morti prima di nascere. Saremmo già omologati ai gruppi di minoranza tradizionali, Grunen o pacifisti o estremisti, che esistono nei diversi paesi.

Far sapere che il pensiero antimilitarista radicale, quello ecologista, quello sulla giustizia, quello sulla liberazione sessuale o sulla liberazione della donna non ha alcuna contiguità con alcuna posizione pacifista, verde o »liberal esistente in occidente è vitale. Così ancora la teoria dell'organizzazione radicale è semplicemente singolare rispetto alle altre famiglie politiche. E' questo il passaggio obbligato per far emergere le ragioni della straordinaria produttività dell'esperienza radicale.

Lo scandalo radicale insomma non dovrebbe passare solo attraverso l'immagine trasgressiva imposta da Cicciolina, sicuramente la radicale più conosciuta nel mondo.

In Italia, per farci riconoscere nella nostra vera identità presso alcune decine di migliaia di persone, qualche volta, due o tre nei vent'anni di vita, presso alcuni milioni di persone, abbiamo dovuto esibire la nostra nudità, la nostra fame, la nostra sete, abbiamo dovuto mettere in discussione la stessa esistenza del partito. Solo così abbiamo potuto scrivere una fetta importante della storia italiana.

Fuori dai confini bisogna ricominciare da zero. O quasi.

Chi siamo per pretendere di annunciare il partito transnazionale, non l'internazionale dei radicali, dei verdi, dei socialisti, degli omosessuali...? I segmenti di teoria e di prassi che definiscono la diversità radicale sono i fogli di quell'unico passaporto che ci può consentire di entrare nell'immaginario di un francese o di uno svedese.

Poterli spiegare, raccontare, in inglese, francese, spagnolo, forse anche in serbocroato e russo, deve costituire il primo impegno del Partito radicale. Riuscire poi a far pensare, a far scrivere su tutto ciò qualche stimato scrittore europeo o americano rappresenta la seconda scommessa del progetto transnazionale.

Di cosa? Della teoria dell'organizzazione radicale, del suo statuto per esempio.

Raccontare carcere, perchè i camorristi Andraous e Piromalli possano essere iscritti, senza possibilità alcuna di espulsione, nello stesso partito in cui contemporaneamente si sono iscritti i Nobel Rita Levi Montalcini e Wassili Leontief: carcere, perchè le docpia e triple tessere: percere, perchè i »terroristi e gli ergastolani: significa raccontare dell'unica forma organizzativa politica che sia riuscita a superare la concezione giacobina o affaristica o lobbistica del partito per collegare insieme i principi di libertà con quelli del diritto, l'unico partito che abbia testimoniato con le sue opere che politica è morale, che politica è cultura. O non è politica.

Raccontare dei 1.300 giorni di digiuno, dei 1.280 di carcere, dei 3.5000 chilometri di marce e di lotta, dei 30 milioni di firme raccolte su 39 referendum per parlare della teoria dell'azione politica nonviolenta. Tradurre, in inglese -ed è proprio difficile- parole, non slogan che hanno segnato la nostra storia: »strage di verità, strage di vite umane ; »compagni assassini ;»tutti gli eserciti sono neri ; »tre milioni di vivi subito ; »o lo scegli o lo sciogli ; »divorzio di classe, aborto di classe ; »no al dialogo, lotta ; »disorganizzarsi scientificamente ; »diritto alla vita e »vita del diritto .

Di quanti compagni o amici che ci hanno capiti, magari da lontano, che hanno voluto dedicare la loro vita a scavare con la penna la verità, di quanti cantastorie avremmo bisogno per raccontare lungo le strade difficili del mondo, davanti a cittadini increduli, che qualche volta utopia, speranza, sogni, possono materializzarsi? Se si ha la voglia, la passione, gli attrezzi giusti?

Di quante centinaia di milioni di lire avremmo bisogno per tradurre, stampare, diffondere, magari con il concorso di qualche editore folle, questi racconti?

E' questo il »bilancio preventivo che tentiamo di fare con questo foglio radicale. Affermare le proprie speranze costa. E se la merce è buona, non è messa in liquidazione. Quando poi è data via gratis c'è dietro sicuramente l'imbroglio, la truffa. Noi vi chiediamo invece tutto. Tutto quello che siete disposti a pagare per realizzare le vostre e le nostre speranze.

Il progetto prevede la produzione di pubblicazioni monografiche sulle maggiori questioni affrontate dal Partito radicale. Le pubblicazioni, rivolte in particolare a lettori non italiani, dovrebbero avere una funzione informativa sul »pensiero e l'iniziativa del partito.

Questi i titoli (il progetto è da realizzarsi in tre anni, con la pubblicazione di tre titoli l'anno):

1) Partito transnazionale

2) Il Partito radicale dalla A alla Z: »enciclopedia sul Pr;

3) Radicali ed Israele;

4) Droga;

5) Caso Tortore e Giustizia giusta;

6) La nonviolenza politica;

7) La lotta contro lo sterminio per fame;

8) L'urgenza e la necessità dell'Europa.

Il costo dei primi tre volumi, che dovrebbero uscire entro il 1988, ammonterebbe a 300 milioni.

300 milioni

Partito transnazionale 100.000.000

Il Partito radicale dalla A alla Z 100.000.000

Droga 100.000.000

Un minimo di 3.000 nuovi iscritti

Il Congresso ci aveva fissato, per il gennaio 1989, l'obiettivo di tremila iscritti fuori d'Italia. E' un obiettivo raggiungibile. Lo dimostra il fatto che, pur rimanendone ancora lontani, siamo tuttavia a a cinquecento iscritti non italiani. In cinque paesi (Spagna, Portogallo, Belgio, Francia, Jugoslavia) il Partito ha già una consistenza associativa in qualche caso di un centinaio di iscritti, in altri casi di molte decine, comunque una consistenza associativa non molto diversa da quella che aveva il Partito radicale in Italia negli anni sessanta. E' anche un obiettivo irrinunciabile, carcere, perchè non ha senso un partito transnazionale che non sia tale innanzitutto nella sua composizione associativa. Avevamo progetti per raggiungere l'obiettivo fissato dal Congresso. Di questi, fermandoci davvero al minimo indispensabile, riportiamo solo il progetto editoriale di »Notizie Radicali in francese e in spagnolo... E chiunque è in grado di capire che occorrerebbe molto di ciù, parcere, perchè il primo probl

ema di un'organizzazione transnazionale è la comunicazione con i suoi iscritti, fra i suoi associati...

130 milioni

Nouvelles Radicales per il Belgio (5 numeri), tiratura 12.000 copie 30.000.000

Nouvelles Radicales per la Francia (5 numeri), tiratura 20.000 copie da inviare ad indirizzari di volta in volta diversi 35.000.000

Organizzazione di una sede a Parigi 25.000.000

Notizie Radicali in spagnolo (5 numeri e acquisizione indirizzi) 40.000.000

In Italia

E in Italia? In Italia, esiste un lascito ereditario, che ci impone il dovere di riprendere e continuare la battaglia che abbiamo condotto insieme ad Enzo Tortora.

Il problema della giustizia non si è chiuso né risolto, purtroppo, con la vittoria del referendum, anche per responsabilità socialista.

Quanto, e quanto gravemente aperta rimanga la questione della giutizia è dimostrato dalla virulenza con la quale gli stessi magistratri che, in combutta con alcuni giornalistio e pentiti, costruirono il »caso Tortora e il proceso di Napoli, tornano oggi attraverso l'intimidatorio processo agli avvocati Caiazza e Zeno a tentare di infangare la memoria, dopo la morte, non essendo riusciti in vita ad ottenerene la condanna.

Prima di morire Enzo decise di promuovere la costituzione della »Fondazione Tortora per la giustizia , affidandola a Francesca Scopelliti e ad alcuni di noi.

E' un impegno cui il Partito radicale non può sottrarsi.

E ancora

In dieci punti abbiamo qui tracciato i programmi e i bilanci che eravamo riusciti a mettere a punto, da realizzare da qui al Congresso di gennaio. Li avevamo tracciati a partire dalle cose fatte, molte e consistenti.

Ma esiste anche un bilancio di cose che non abbiamo avuto le forze e le energie neppure per affrontare, e che rimangono altrettante caselle in bianco di questo programma ideale del Partito radicale. Proviamo a dare alcuni titoli:

Sterminio per fame. Avevamo previsto la continuazione e il rilancio dell'iniziativa in Europa dell'appello dei capi di Stato africani;

Per i diritti umani, la deportazione forzata delle minoranze ungheresi decisa dalla repubblica romena in Transilvania;

per la macroecologia, la deforestazione e la desertificazione, due temi che vanno di pari passo con la lotta allo sterminio per fame e per sottosviluppo...

 
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