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Pannella Marco, Deaglio Enrico, Serra Michele, Langer Alexander, Violante Luciano, Mancini Giacomo, Biondi Alfredo, Russo Spena Giovanni, Cherchi Grazia - 25 agosto 1988
Abbiamo bisogno tutti della verità, anche i colpevoli
di Marco Pannella

SOMMARIO: Marco Pannella prende posizione sull'arresto di Adriano Sofri, ex dirigente di Lotta Continua, accusato dalla magistratura di essere il mandante dell'assassinio del Commissario Calabresi nel 1969, ribadendogli la propria fiducia e amicizia. Avanza una proposta: cercare, tutti insieme, di far luce sull'assassinio di Calabresi. Intervengono, su quest'ultima proposta, Enrico Deaglio, Michele Serra, Alexander Langer, Luciano Violante, Giacomo Mancini, Alfredo Biondi, Giovanni Russo Spena e Grazia Cherchi.

(Notizie Radicali n· 180 del 25 agosto 1988)

»Molto di recente mi è stato rimproverato di non essermi mosso tra i primi in difesa di Enzo Tortora, E' inoltre noto che non mi sono mosso tra i primi nemmeno nella difesa degli imputati del 7 aprile. Il Partito radicale, io stesso, saremmo dunque lenti; anzi: arriviamo spesso "ultimi". Non è legittimo, però, il dubbio che si arrivi "ultimi" perché -grazie alla serietà del nostro procedere- riusciamo poi ad essere efficaci e risolutivi?

Ciò detto passiamo al "caso Sofri" e all'assassinio del commissario Calabresi. Pochi attimi dopo aver appreso la notizia dell'arresto dei quattro esponenti e militanti di Lotta continua dichiarai pubblicamente la mia fiducia, la mia amicizia profonda per Adriano Sofri ed espressi i dubbi che potevano essere sollevati nei confronti della decisione dei magistrati ai quali esprimevo fiducia sincera, se non identica, non conoscendoli personalmente.

A distanza di due settimane ribadisco con maggior forza la mia grande amicizia e la decisione di fiducia in Adriano Sofri, così come i miei dubbi sull'opera, pur sempre legittima a quel che mi sembra, dei magistrati.

In particolare sta nascendo e rafforzandosi in me il timore che nei due giudici milanesi rischi di prevalere un uso strumentale della carcerazione e delle sue condizioni, specie nei confronti di Bompressi. Non vorrei che si usasse la carcerazione come "strumento" per far "crollare" un detenuto; non vorrei che dall'amore della verità, dal dovere e dal compito di ricercarla, si stesse una volta di più passando alla passione dell'indagine, alla difesa di qualsiasi costo di quel che si è fatto o pensato di dover o poter fare.

Ciò detto, ho una proposta da avanzare, questa: e se, insieme, tutti, non solamente gli "ex" di Lotta continua oggi chiamati in causa, cercassimo di far luce sull'assassinio di Calabresi? Se anche le controinchieste le facessimo in questa ottica? Il modo migliore per difendere degli innocenti ingiustamente sospettati, mi sembra, è quello di cercare e, se possibile, trovare i colpevoli.

Certo, a distanza di sedici anni questo è difficile. Ma per l'oggi e per i prossimi sedici anni abbiamo più che mai necessità della verità, tutti; sia i colpevoli di allora, probabilmente essi per primi; sia noi radicali che saremmo loro compagni senza riserve, con riconoscenza, con tutta la nostra forza in questa opera difficile, drammatica e bella. Per un oggi e un domani (se lo volessero) comuni .

Michele Serra

giornalista de L'Unità

...Ieri sul »Corriere della sera appare un articolo di Marco Pannella, l'hai letto?

Sì, l'ho letto

Ecco che impressione te ne sei fatto?

Ma non lo so, l'ho trovato abbastanza interessante e fantasioso come sono spesso le prese di posizione di Pannella, ho dei dubbi sull'utilità effettiva di questo appello, nel senso che io penso che a modo suo ognuno già adesso dei dirigenti di Lotta continua stia provando a capire cosa è accaduto veramente, la verità, ecco... Devo dire che una lettura maliziosa dell'articolo di Pannella potrebbe fare pensare, e sicuramente qualcuno l'ha fatto, che Pannella invita semplicemente qualcuno a confessare, magari poi offrendogli la tutela di una candidatura in Parlamento.

Alexander Langer

consigliere regionale verde

Devo dire che questa volta, contrariamente al solito, mi trovo in disaccordo con Pannella: la sua mi sembra una proposta pericolosa, se sta a significare che uno può difendere la propria innocenza o l'innocenza dei propri amici, solo se riesce a trovare i colpevoli. Lotta continua non esiste più come soggetto politico, sarebbe assurdo ricostruirla in qualche modo, nell'intento di inquisire sui fatti di quegli anni; piuttosto potrebbe essere un soggetto attivo oggi, come il Partito radicale o lo stesso Pannella con il suo alto senso del diritto a promuovere un comitato, una commissione per far luce sull'omicidio Calabresi, ma anche su quello Pinelli; in questo caso, se sapessi qualcosa, darei la massima collaborazione.

C'è una parte dell'articolo che condivido perfettamente e che trovo molto nobile, cioè l'appello morale, quasi evangelico, che Pannella lancia e che è quello che la verità vi renderà liberi rivolgendosi ai possibili colpevoli. Questo incoraggiamento di Pannella, già contenuto in fondo nel suo primo intervento, è importantissimo, soprattutto per chi la verità la professa costantemente; purtroppo credo che la conseguenza peggiore del pentitismo sia quella di aver cancellato la consistenza e la moralità del pentimento, quella di chi dice ho fatto questo, oggi sono cambiato. Io mi sono arrovellato in questi giorni per capire che cosa farei se sapessi chi ha ucciso Calabresi e credo che in definitiva andrei da queste persone e gli direi che forse oggi è il momento per parlare di quello che hanno fatto senza vergognarsi, pagare la giusta pena e pretendere che la società riconosca che può essere cambiato. Gli direi che oggi il clima politico e morale consente questo. Per fortuna non ho da dover sopportare questo on

ere, posso dire di esser scampato da ciò.

Luciano Violante

deputato comunista

Ho letto con molto piacere questo intervento di Pannella perché è finalmente un'impostazione seria: sia nel punto in cui dice che la carcerazione non deve essere uno strumento per convincere a confessare, sia dove poi lancia una proposta costruttiva: quella di lavorare perché si trovino gli autori dell'assassinio del commissario Calabresi, ecco questo è un modo molto serio, che fa da contraltare ad atteggiamenti non seri presi sulla stessa questione. L'ombra della vicenda Tortora è ancora dietro la porta, è comunque bene sollecitare la vigilanza di tutti.

Giacomo Mancini

deputato socialista

»Mi fa sempre molto piacere leggere Marco Pannella, seguire i suoi interventi e, anche in questo caso, credo che la sua sollecitudine debba considerarsi valida.

Però non credo che i comuni cittadini debbano impegnarsi in inchieste e controinchieste. I cittadini devono essere messi nelle condizioni di avere fiducia nella giustizia e nei giudici del proprio paese. I cittadini non devono sobbarcarsi l'immane fatica di concorrere a trovare verità che spetta ad altri trovare, o battere piste che è compito di altri seguire. Questo in teoria. Purtroppo in Italia le cose non stanno così, e sembra che lo slogan che abbiamo trovato nella campagna referendaria, quello della "giustizia giusta", sia ancora un'utopia.

Alfredo Biondi

vicepresidente della Camera

»L'invito di Pannella ha due pregi: prima di tutto quello di essere un appello alla coscienza, e poi un appello ad una sopravvenuta ragionevolezza in chi ha vissuto gli avvenimenti di allora con uno spirito ed in una realtà molto diversi da quello di oggi. Lui dice "io credo nell'innocenza di Sofri": forse intende dire che ci crede con l'ottimismo della volontà, con l'affidabilità dei sentimenti, che però non sono sufficienti in questo caso. Io dico che ci spero.

Giovanni Russo Spena

segretario nazionale di Dp

Mi sembra innanzitutto importante notare come in questa occasione, forze come il Partito radicale e Democrazia proletaria si siano trovate unite e coinvolte nel controllo garantista e democratico dell'inchiesta sull'omicidio Calabresi.

Per quanto riguarda la proposta che Marco Pannella avanza nel suo articolo, ho cercato Marco per parlargli, poiché non credo lui intenda mettere su una vera e propria inchiesta inquisitoria: non ne avremmo né il tempo né i poteri. La sua proposta è giusta perché ribalta il senso in cui ci si è mossi finora. C'è un dato di fatto, e cioè l'omicidio Calabresi, dobbiamo partire da questo e scavare fino a quando non troviamo la possibile verità, non invece fare del tutto per dimostrare la colpevolezza degli arrestati.

Grazia Cherchi

scrittrice

»Ho trovato molto allarmante il fatto che di fronte all'esplodere di questo caso angosciosissimo, che bisognerebbe chiamare "caso Marino", molti dei protagonisti di quel periodo tendono a rimuoverlo, decidendo che è meglio dimenticare.

Non posso non approvare quello che ha scritto Marco Pannella, però ritengo disperata l'impresa che lui suggerisce. Intanto perché sono passati sedici anni, e la ricerca dei colpevoli alla distanza di sedici anni, con le forze quasi inesistenti che abbiamo (sebbene io, come ho scritto sul Manifesto, non sia un'apocalittica) mi sembra difficilissimo. Ho detto di non essere "apocalittica" perché credo che ancora, forse per poco, l'Italia sia tra gli altri paesi europei quello che offre delle "sacche" culturali di diversità, di vitalità e vivacità, delle sacche di emarginati, certo, come Pannella o come, nel mio piccolo, io. E' necessario che, come dice Pannella, tutti si scuotano, parlino, scrivano, prendano posizione, non solo gli ex di Lotta continua, ma tutta quella "minoranza morale" che pure esiste nel nostro paese, per dare addosso a quello che sta succedendo, non solo sul caso Sofri, ma sui tanti gravissimi casi che in Italia sono successi, stanno succedendo o succederanno.

E' necessaria la verità, come dice Pannella, verità su Calabresi ma anche su Pinelli, su piazza Fontana, sulle stragi. Che luce sia fatta, ma sia fatta su tutto .

Enrico Deaglio

giornalista

L'articolo di Pannella si può dividere in due parti: da un parte la preoccupazione nei confronti dell'operato della magistratura milanese, accompagnata da un sostanziale riconoscimento di correttezza; poi c'è una parte in cui si avanzano dei dubbi sul modo in cui si sta svolgendo l'inchiesta e in particolare sulla strumentalizzazione dell'uso della carcerazione. L'ultima parte è poi una proposta: su questo vorrei dire che Lotta continua si è sempre preoccupata di cercare la verità su quanto è successo quel 17 maggio 1972, fin da quando due suoi militanti vennero incarcerati perché scambiati per gli identikit degli assassini. Tanto più oggi, quindi, nella situazione in cui ci troviamo, siamo interessati a trovare la verità. Io non ho nessuna difficoltà ad accogliere l'appello di Pannella, quello che stiamo facendo infatti non è tanto un'inchiesta tesa a difendere gli amici in galera, ma a far luce su quanto successe a quel tempo. Però vorrei aggiungere una cosa, che Pannella sa benissimo, e cioè che tutti i p

eggiori delitti, le peggiori stragi, tutto quello che di più terribile è accaduto in Italia negli ultimi trent'anni, è tutto rimasto insoluto, tutto ancora avvolto nel mistero. Abbiamo sì bisogno di verità, ma non solo per l'omicidio Calabresi. Sono sicuro che con Marco potremo fare delle cose insieme su tutta questa storia.

 
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