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Teodori Massimo - 6 settembre 1988
Partito d'Azione: sproloqui di Psi e Cl
Massimo Teodori

SOMMARIO: Le affermazioni di Comunione e Liberazione, secondo cui l'azionismo, "laicista", "massone" ed "ebraico", è stato uno dei principali protagonisti dell'Italia repubblicana "creando una democrazia fatta identica alla tecnocrazia, in mano ad un'élite laicista padrona degli strumenti di comunicazione", ha riacceso la polemica sull'azionismo. L'autore dimostra come l'ipotesi di CL poggi su un presupposto sbagliato e su un falso simbolismo, dal momento che in realtà la storia e l'eredità dell'azionismo è quella di una minoranza, sempre o quasi sempre sconfitta nella storia d'Italia, che è riuscita a giocare un ruolo politico centrale solo in momenti eccezionali e sempre fuori dalla logica di potere.

(Il Manifesto, del 6 settembre 1988)

Si è riaccesa la polemica sul Partito d'Azione, anzi sull'"azionismo" che sarebbe sopravvissuto al PdA per 40 anni, fomentata dalle spregiudicate interpretazioni di Comunione e Liberazione. Lasciamo stare le volgari insinuazioni sulle responsabilità dei bombardamenti di Milano dell'agosto 1943 che ripropongono un Andreotti 1946 non meno ambiguo, falso e ammiccante di quello di oggi. Al fondo della tesi dei ciellini sta una concezione della "storia come complotto" secondo cui uno dei protagonisti principali dell'Italia repubblicana sarebbe stato l'azionismo, aggettivato come "laicista" e magari anche "massone" ed "ebraico". Ha spiegato a Rimini, interpretando questa linea, Augusto Del Noce: "programma neoborghese... emanazione di un superpartito... [per creare] una democrazia fatta identica alla tecnocrazia e culturalmente in mano a una élite nettamente laicista completamente padrona degli strumenti di comunicazione", la cui ultima e più genuina incarnazione sarebbe "La Repubblica" di Eugenio Scalfari.

La tesi di Comunione e Liberazione non è solo frutto di una visione demonizzante della storia ma poggia su un presupposto errato. Il PdA si dissolse nel 1946 e la sua politica fu allora sconfitta irrimediabilmente quale che sia stata la sorte individuale dei La Malfa, Lombardi, Parri, Foa, Valiani e compagni. Da allora, per decenni, il Partito Repubblicano e gli altri partiti laici minori hanno rappresentato l'abdicazione di quella linea anticompromissoria che era stata la caratteristica del PdA. E le varie correnti politiche del socialismo (PSI, prima PSLI e PSDI, poi PSIUP) si sono sempre mosse tra massimalismo pasticcione (e frontista) e accomodamenti realistici di cui lo stesso centro-sinistra è stato l'espressione perdente. Del resto, la stessa opposizione del PCI tutto ha rappresentato meno che l'incarnazione di uno "spirito azionista", con la sua realpolitik, la sua continua entente con le strutture di potere o politiche del mondo cattolico e la più assoluta disattenzione alle questioni di giustizia

e libertà.

Se dunque una cifra principale va rintracciata nel rigoglioso giardino del PdA - eresia socialista o quintessenza del partito della democrazia? massimalismo alla Lussu o rigore alla Salvemini e Ernesto Rossi, pragmatismo democratico alla La Malfa, liberaldemocrazia alla Paggi o federalismo internazionalista alla Spinelli? - essa sta nella generalmente riconosciuta necessità di rottura con la continuità dello Stato (fascista e prefascista) attraverso una "rivoluzione democratica", nel rigetto d'ogni compromesso, nella fede nella inscindibilità di morale e politica. Nessuno riuscirebbe a dimostrare che tutto ciò abbia qualcosa a che fare con la storia di socialisti, laici e comunisti. Altro che superpartito egemone, come dicono i ciellini! Con la misura delle idealità e della politica azionista, la verità è che si sono consumati quarant'anni di sconfitte e di tradimenti. Semmai, le bandiere intransigenti dell'azionismo sono state risollevate nella lotta politica, e non nella convegnistica, proprio dal Partito

Radicale - ma non è mia intenzione mettere in vetrina qui il patrimonio buono di famiglia - che si è dovuto scontrare con i falsi eredi laici dell'azionismo per riproporre con i fatti una linea e un metodo controcorrente nella politica italiana.

D'altro canto è un'operazione distorcente e poggiata su un falso simbolismo ridurre l'eredità dell'azionismo a quel che, al meglio, ne è stato un aspetto secondario e collaterale con i gruppi della "finanza laica" più o meno illuminata (Mattioli, Cuccia) e, al peggio, ne ha costituito un sottoprodotto con la gestione di una fetta del potere finanziario e nei mass media. Anche se per i suoi uffici studi sono passati tanti azionisti ed ex azionisti di peso, francamente scambiare la Banca Commerciale per una politica o una cultura politica azionista è mistificante. Ed è ancor più abnorme ritenere che il giornalismo brillante e spregiudicato sì da rappresentare un vero e proprio partito, della "Repubblica" scalfariana, sia l'ultima incarnazione di una politica di rottura azionista. Il partito di "La Repubblica" è un partito che innanzitutto fa i propri interessi di grande e influente holding dell'industria dell'informazione, e quindi sostiene di volta in volta quegli elementi del sistema politico centrali al reg

ime (vedi DC e PCI) con una infiorettatura di accessori liberal più di derivazione economicistica che di diritto.

La storia e l'eredità dell'azionismo è quella di una minoranza, sempre o quasi sempre sconfitta nella storia d'Italia, come i democratici risorgimentali, gli antifascisti liberalsocialisti, i radicali nella Repubblica che sono riusciti a giocare solo in momenti eccezionali un ruolo politico centrale determinando mutamenti di portata di molto superiore alle proprie forze, agendo sempre dall'esterno delle strutture e della logica del potere.

Risulta allora assai singolare che oggi il fidanzamento o il dialogo di CL con Martelli avvenga con quel socialista che più di altri e con maggiore lucidità ha rivendicato l'eredità liberalsocialista come fondante dell'attuale corso del PSI. L'equivoco è stato costruito ritenendo che la comune avversione di CL e del PSI nei confronti dell'ambiente de "La Repubblica" si basasse sulle stesse ragioni culturali e politiche mentre in realtà nasconde origini ben diverse. I ciellini infatti combattono "La Repubblica" non per quello che essa effettivamente è e rappresenta nell'attualità italiana, ma per ciò che gli attribuiscono, erroneamente, di ultima incarnazione dell'odiato azionismo, in definitiva della cultura politica del liberalismo moderno che aveva trovato nel 1945 l'espressione dirompente nel PdA. E sono proprio tali valori che, paradossalmente, Martelli, per altri versi, ha sempre rivendicato per il "suo" PSI, diverso e contrapposto al socialismo tradizionale e marxista ed ai suoi variegati sottoprodott

i.

Ai ciellini e ai socialisti, e a quanti altri in questi giorni sproloquiano sull'azionismo vorremmo rivolgere la modesta raccomandazione di non costruire delle elucubrazioni che rassomigliano più a castelli in aria che non a fondate argomentazioni o a polemiche basate sulla realtà.

 
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