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D'Elia Sergio - 16 gennaio 1989
Consiglio federale del Pr di Bohinj (2-6 gennaio 1989)
Dichiarazione di Sergio D'Elia

SOMMARIO: Secondo l'autore il Consiglio federale di Bohinj riflette una più grande consapevolezza della necessità di un "nuovo" Partito Radicale. Un partito transnazionale non solo perché tutti i problemi sono ormai transnazionali, ma anche per poter ritornare alla lotta politica in Italia e per organizzare la politica transpartitica.

(Notizie Radicali n.7 del 16 gennaio 1989)

Del Consiglio Federale di Trieste-Bohinj mi rimane il sentimento di una più diffusa consapevolezza nel partito dell'urgenza di un "altro" partito, di un nuovo "segmento di teoria della prassi" che è - a mio parere - già dispiegato nel Preambolo allo Statuto: il partito nonviolento, gandhiano, dei diritti umani, del diritto alla vita e della vita del Diritto nei paesi dell'Est e del Sahel. Mentre il partito della "rosa nel pugno", dei diritti civili e dei referendum in Italia, ha fatto il suo tempo. "Veniva avanti combattendo ed era morto". Brandiva l'arma del referendum schierando maggioranze del 70-80% ed era vittima di leggi ancor più reazionarie. Esprimeva forza di governo in Parlamento e nel paese ed era fatto fuori dalla "mancata organizzazione del primo potere" ovvero dalla mancata informazione, il che è lo stesso, essendo informazione e organizzazione sinonimi, il quarto e il quinto potere presupposto ed espressione del primo.

La scelta transnazionale, la fuoriuscita dei radicali dai vincoli nazionali, istituzionali, elettorali è il passaggio che può offrire alle diverse sensibilità il più ampio respiro, il ritorno anche alla lotta politica in Italia, per la democrazia, l'alternativa al sistema dei partiti. "Solo è chi manca, e perciò ritorna".

Il "transnazionale" non è un guscio vuoto, è già ricco di fatti oltre che di possibilità. "Transnazionale" sono le occasioni create o mancate quest'anno, dopo Bologna, da Gerusalemme alla Jugoslavia, sono i fatti come le adesioni per Pannella commissario Cee, tutti esempi che dispiegano l'utensile nuovo: un nuovo "partito d'azione", nonviolento, una "Greenpeace" politica, un Wwf degli uomini e per gli uomini, un "esercito della salvezza" della vita e del diritto, di cui tutti i cittadini, non solo gli iscritti, possano sottoscrivere le azioni, finanziare la politica, sostenere l'impresa.

Il "transnazionale" inoltre è ciò che spiega e rende possibile il "transpartito" in Italia. Più che per la via legislativa o la politica delle alleanze tra partiti che rimangano tali, la "grande riforma" passa attraverso gli esempi di Catania, Trieste e del Trentino, attraverso l'esemplificazione di liste elettorali che rappresentino la scomparsa dei partiti - nelle città, nelle province, nel paese - e la nascita di forze di governo: due, tre, quattro forze di governo di altrettanti problemi e obiettivi che sono urgenze del nostro tempo e delle nostre società, la droga, l'acqua, l'ozono, la giustizia, la democrazia, l'Europa... la qualità della vita civile, politica ed umana.

Perché il 2,6% alle elezioni sotto l'emblema del partito è solo un fatto statistico. Le liste per Catania, per Trieste e Trento sono invece un fatto politico, in quanto formula politica non partitica, un esempio per il futuro e per tutti.

 
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