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Rutelli Francesco - 16 gennaio 1989
Consiglio federale del Pr di Bohinj (2-6 gennaio 1989)
Dichiarazione di Francesco Rutelli

SOMMARIO: Rutelli afferma che l'obiettivo più importante del Pr in Italia è quello di "semplificare la scena politica per condurla finalmente alla chiarezza e alla compiutezza delle democrazie classiche". Ripercorre alcune vicende politiche degli ultimi mesi: la candidatura di Pannella come Commissario CEE, lo scandalo dell'Irpinia, la resistenza di Cariglia all'annessione del Psdi da parte del Psi.

(Notizie Radicali n.7 del 16 gennaio 1989)

Il Partito radicale si appresta a "chiudere per rinascere" in nuove forme, hanno sintetizzato alcuni giornali. Come va letto quest'orientamento (che nasce con il grande obiettivo di una politica "transnazionale") rispetto alla situazione italiana?

I radicali, che avevano puntato sulla nascita di un'unica forza laica, socialista, ambientalista, hanno dovuto prendere atto che intento di Craxi non è la federazione di quest'area, ma di attuare brutali annessioni. Un intento che rientra in quel patto con De Mita che è stato chiamato "diarchia", ovvero una ferrea spartizione di potere con reciproca copertura negli scandali (casi De Mico, Gava, Ligato, traffico armi, Irpinia, ecc.). Al di là di schermaglie occasionali e di pur persistenti divergenze personali, i due sono accomunati dai loro scopi: ripristinare una Dc al 40% (pressoché senza alleati laici, ma tutta demitiana nell'intenzione dell'attuale segretario) e fare del Psi il padrone assoluto a sinistra e rispetto ai laici. Se De Mita è condizionato da sviluppi ancora incerti degli equilibri interni, Craxi ha trovato un paio di intoppi (con zampino radicale) in un "percorso ideale" che, dopo l'affermazione nelle amministrative, prevedeva l'abolizione del voto segreto sulle leggi elettorali, una nuova "

spallata" novembrina nel voto a Trento e Bolzano, una piccola riforma per le europee con sbarramento del 5% e una lista nazionale bloccata senza preferenze: un meccanismo cioè che avrebbe consentito la confluenza del Psdi e una "campagna acquisti" tra le file liberali, comuniste, possibilmente radicali. In questo modo, il voto alle europee avrebbe potuto portare l'avvicinamento (o il sorpasso) del Psi al Pci e la scomparsa o marginalizzazione delle forze laiche. Gli intoppi, per il Psi, sono stati i risultati di Trento-Bolzano, con l'alleanza verde-radicale che ne ha bloccato l'ascesa creando un blocco credibile per il voto che ha lasciato il Pci. E l'iniziativa collegata alla candidatura di Pannella a Commissario Cee, ovvero una fitta serie di rapporti che hanno contribuito ad aprire gli occhi circa le reali mire socialiste presso il Psdi da qui l'ottima resistenza di Cariglia all'annessione e la chiamata craxiana alla fuoriuscita dei dissidenti, costosa e di esito dubbio), presso il Pli (donde la correzion

e di rotta politica dell'ultimo congresso), presso il Pri (preoccupatissimo, dietro la facciata, per la "diarchia" Dc-Psi). Ecco che il tentativo di far passare la riforma elettorale per le europee è pressoché saltato (seppure non è escluso che Craxi tenti nuovi strappi per ottenerla).

Per quanto ci riguarda, non possiamo certo rassegnarci alla trasformazione dell'area circostante il Psi nello stesso Deserto dei Tartari cui è ridotto il Psi al proprio interno; un partito nella cui politica è assai arduo scorgere un qualsiasi segno "riformatore" o una differenza dalla Dc. Siamo dunque impegnati a costruire nuove alleanze proseguendo l'ottimo rapporto con i Verdi (e la stessa Dp); sviluppando un dialogo di grande interesse con il Pci, che sta seriamente cambiando metodi e scelte politiche; concretizzando i rapporti con i laici, necessari protagonisti di qualsiasi prospettiva di alternanza democratica in Italia. L'assenza di liste del Pr alle europee non diminuirà ma rafforzerà le nostre possibilità "di movimento", come hanno dimostrato i successi di Catania, del Friuli, di Trento e Bolzano: aggregazioni nuove e trasversali capaci di farsi valere non solo per le proposte politiche (che non scarseggiano nel bagaglio radicale!) ma anche nei rapporti di forza. In questa logica si può leggere l'o

rientamento nel Pr (su cui deciderà il prossimo Congresso) di superare l'attuale strumento-partito, che ha sostenuto straordinarie battaglie per un ventennio ma che non basta più. Siamo infatti convinti che il più importante obiettivo in Italia sia di semplificare la scena politica per condurla finalmente alla chiarezza e alla compiutezza delle democrazie classiche; tutto il contrario della "semplificazione" con cui Craxi e De Mita puntano a rafforzare il dominio stritolatore dei partiti sulla società e le istituzioni. E' un'impresa difficile ma affascinante, in cui è lecito attendersi molto dalla tradizionale creatività radicale.

(Questo brano è stato pubblicato da Stampa Sera, lunedì 9 gennaio 1988)

 
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