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Teodori Massimo - 14 febbraio 1989
Convegno droga: Introduzione.
Massimo Teodori

SOMMARIO: Dopo aver illustrato il contenuto della proposta di legge governativa sulle droghe, l'autore propone al Convegno tre obiettivi: un coordinamento unitario contro la legge governativa, una campagna di informazione, un coordinamento o una consultazione nell'azione parlamentare tesa a modificare la legge, la stesura di un documento conclusivo del Convegno.

(Atti del Convegno "No alla legge governativa sulla droga, repressiva, illiberale, ingiusta", Roma 14 febbraio 1989)

Introducendo il nostro incontro devo ricordare che quattro mesi or sono fu condotta una "campagna d'autunno" che faceva della lotta alla droga un puro pretesto per altri obiettivi.

Proprio oggi si ha notizia che lo stesso segretario del PSI, Bettino Craxi, che promosse e animò quella campagna, si reca in Senato dove si discute il disegno di legge governativo, per rilanciare la seconda fase della stessa campagna, tutta centrata sull'effetto immagine e sulla politica spettacolo e volta a catturare consensi dei benpensanti, quale che sia il costo da pagare in termini di idee, di valore e di proposte.

Si volle far credere allora, e si continua a far credere in queste settimane, che davvero la lotta alla droga e alla sua diffusione possa essere condotta efficacemente allargando le misure punitive nei confronti dei consumatori abituali ed episodici, dei tossicomani delle droghe cosiddette pesanti, così come di quelle cosiddette leggere.

Ancora una volta il disegno di legge governativo, che ha il suo punto centrale e qualificante nella punizione degli assuntori, diffonde l'illusione che attraverso la pura proclamazione repressiva possa essere seriamente affrontato quello che è e rimane uno dei grandi drammi e problemi della nostra epoca, non solo a scala interna, ma anche a scala internazionale.

Abbiamo voluto, per iniziativa del gruppo Federalista Europeo della Camera, del Gruppo Federalista Europeo Ecologista del Senato e del Coordinamento Radicale Antiproibizionista (CORA) promuovere un incontro all'insegna della parola d'ordine no alla legge governativa sulle droghe, repressiva, illiberale, ingiusta, per raccogliere quanti ritengono quel progetto fortemente negativo e reputano perciò necessario operare per bloccare il disegno di legge, o almeno tutta la sua architettura centrale e qualificante, costituita dal sistema punitivo nei confronti degli assuntori.

Sono qui convenuti, rispondendo al nostro invito, rappresentanti di forze politiche, operatori sociali pubblici, membri di gruppi e comunità di accoglienza, magistrati e rappresentanti delle forze dell'ordine, psicologi, sociologi, criminologi, esperti in emarginazione, in tossicodipendenze e in droghe, i quali tutti hanno raccolto l'appello dell'urgenza di un fronte comune contro il disastro incombente di questa legge.

Altri approfondiranno meglio i contenuti della proposta governativa; in apertura del nostro incontro, io vorrei solo prospettare e sollevare due considerazioni generali: la prima riguarda lo stesso obiettivo che l'operazione lotta alla droga si proponeva nelle intenzioni dei proponenti in autunno e la seconda che riguarda il merito. Ho l'impressione che a cuore degli ispiratori di quella operazione non fosse tanto la ricerca di una linea di soluzione alle questioni personali, sociali e collettive che la diffusione della droga pone, quanto l'affermazione di una immagine, di un atto forte e deciso, anche se solo in apparenza, a beneficio di chi lo compiva, piuttosto che di coloro al cui beneficio - i tossicodipendenti e più in generale i cittadini - doveva essere indirizzato.

Insomma, in tempi di politica-spettacolo, a me pare che la proclamazione del concetto illiceità , quindi punibilità uguale lotta alla droga, non sia altro che un concetto tutto teso a soddisfare se stesso, indipendentemente dall'impatto concreto sulla realtà e dai suoi risultati effettivi.

La seconda considerazione riguarda il merito della legge governativa: qualora sciaguratamente tale disegno venisse approvato, si verificherebbe una delle due seguenti conseguenze: o la legge verrà applicata, ed allora vedremo centinaia di migliaia di giovani - e non solo giovani - sottoposti a procedimenti e provvedimenti amministrativi e penali, in modo tale che sarà ostruito , intasato e distrutto il funzionamento della giustizia, delle carceri e dell'amministrazione dell'ordine pubblico; oppure si tratterà di un'altra legge non applicata con la ovvia conseguenza del discredito dello Stato, del diritto e della legalità.

In ogni caso il risultato sarà l'allargamento a dismisura dell'area dell'illegalità e della clandestinità su cui prospera la criminalità organizzata, cosa che renderà assai più ardua ogni operazione e ogni tentativo di stabilire un dialogo con i settori emarginati e non, toccati dalla droga al fine di una loro integrazione sociale, personale e psicologica.

Chi è convenuto oggi qui non condivide necessariamente gli stessi orientamenti, le stesse posizioni e le stesse ipotesi di soluzione in fatto di lotta alla droga. Come sapete, i radicali ritengono che oggi una seria riflessione in questo campo non possa che orientarsi sul terreno nel quale le polarità sono costituite da proibizionismo e antiproibizionismo.

Noi radicali siamo convinti che l'ipotesi antiproibizionista sia l'unica in grado di affrontare efficacemente la lotta alla droga su scala globale e con una prospettiva di fondo che inverta radicalmente la tendenza di questi ultimi decenni. Ma siamo anche consapevoli, innanzitutto, che tale ipotesi debba essere percorsa con il concerto internazionale, pena la sua inefficacia, e che tra le due polarità, proibizionismo e antiproibizionismo, esistano anche tutta una serie di posizioni intermedie, tali che , in attesa e in preparazione di una iniziativa a largo respiro internazionale, quel che conta è se si va in una direzione o in un'altra direzione.

Abbiamo tuttavia voluto che quella di oggi non fosse espressamente una manifestazione ed una iniziativa antiproibizionista, consapevoli dell'urgenza e della necessità di condurre una battaglia immediata contro i pericoli e i disastri della legge governativa. Vi sono dei momenti e delle situazioni in cui, attraverso un determinato progetto di legge, passa qualcosa di più di una semplice soluzione legislativa con conseguenze pratiche; quel che entra in gioco, in questi casi, è anche una questione di valori, cioè del modo stesso di concepire il ruolo dello Stato ed il rapporto tra cittadino e Stato.

Ho l'impressione che la contrapposizione su questa legge sulle droghe, come nei casi analoghi del passato per divorzio e aborto, sia innanzitutto di ordine ideale, implicante i concetti della giustizia nei confronti dei più deboli, della libertà degli individui, della sfera di intervento dello Stato, del carattere e dei limiti della repressione, concetti tutti che possono trovare soluzioni legislative in un diritto di carattere liberale, o, al contrario, diritto di carattere reazionario.

Per un confronto aperto e razionale, occorre superare notevoli pregiudizi. Infatti l'opposizione a questa legge deve fare i conti con una opinione comune che è stata recentemente drogata proprio dalla campagna di autunno che ha accreditato il pregiudizio secondo cui la moltiplicazione delle pene, il loro aggravamento in tutte le direzioni, rappresenti davvero l'arma magica per sconfiggere la droga.

Credo che noi tutti possiamo affermare quanto sia fallace tale convinzione, e mi pare che anche il forum del Partito Comunista sulla droga, tenutosi in questi giorni abbia registrato l'opinione negativa della stragrande maggioranza degli operatori sul campo, che respingono le soluzioni contenute nella proposta di legge che è più corretto chiamare Craxi-Russo Jervolino.

Il paradosso oggi è che, chi si oppone a questa legge rappresenta l'opinione largamente maggioritaria tra gli addetti ai lavori e gli esperti, mentre nella pubblica opinione l'opera di indottrinamento ha prodotto una situazione assolutamente opposta, essendo stati sollecitati i peggiori istinti demagogici e repressivi. Tale, dunque, la condizione di inferiorità in cui si trova oggi il fronte dei razionali, non solo nel rapporto tra maggioranza e opposizione in Parlamento, ma anche per lo svantaggio derivante dalle comuni nozioni oggi circolanti nel nostro paese con i relativi convincimenti.

Se questa è la situazione che dobbiamo affrontare e tentare di superare, l'incontro di oggi deve rispondere ad alcuni interrogativi nella ricerca di alcune linee di soluzione.

Primo: vogliamo noi forze politiche, operatori sociali e istituzionali, pur conservando le nostre posizioni e le nostre ipotesi di soluzione, trovare una forma di coordinamento unitario, convinti della necessità e dell'urgenza di condurre una battaglia contro la legge governativa, e quindi cercando di fermarne, per quanto possibile, il corso?

Secondo: dato il notevole svantaggio che nella pubblica opinione esiste per le nostre posizioni, riteniamo noi opportuno mettere in cantiere una campagna di informazione sui pericoli connessi all'approvazione della legge? E se è sì, quali sono le forze e i modi di una siffatta mobilitazione tesa a rovesciare i convincimenti della pubblica opinione che sono stati creati attraverso una campagna di comunicazione di massa fatta in autunno e che continua e continuerà in queste settimane, in questi mesi?

Terzo: con riguardo in particolare alle forze politiche ed alla loro azione in Parlamento: riteniamo noi possibile una qualche forma di coordinamento e di consultazione nell'azione parlamentare tesa a fermare o almeno a modificare radicalmente questa legge, o almeno le parti centrali di questa legge, quelle riguardanti l'architettura punitiva in tutte le direzioni?

Quarto : riteniamo noi opportuno oggi uscire dal nostro incontro con una qualche forma di mobilitazione sulla base di un documento comune, indirizzato non solo a noi stessi che siamo già in gran parte convinti di queste posizioni, ma indirizzato anche a raccogliere una più larga opinione fra gli operatori, le forze, le persone interessate nel paese, per organizzare una campagna in contemporanea alla discussione in corso al Senato e che poi passerà alla Camera?

Questi mi pare che siano gli interrogativi e le questioni sulle quali intessere un dialogo tra noi. Siamo tutti consapevoli che vi sono gelosie, che vi sono primati, che vi sono esclusive che ciascuno di noi difende fortemente e che spingono inevitabilmente a far rispondere negativamente agli interrogativi e alle questioni poste un momento fa. La proposta che perciò io avanzo è di mettere da parte primati e gelosie in modo da potere sperare che insieme sia possibile condurre una battaglia che non riguarda solo e tanto una proposta legislativa a livello parlamentare, quanto la scelta tra valori contrapposti e, cosa più importante, gli effetti che sulla pubblica opinione e sui cittadini un tale provvedimento può avere.

 
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