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Pannella Marco - 13 marzo 1989
Occorre passare subito all'opera
di Marco Pannella

SOMMARIO: Puntualizzazioni e osservazioni sulla proposta di federazione laica, sull'antisocialismo radicale, sulla riforma europea e sugli insulti di Amendola.

(Notizie Radicali n· 55 del 13 marzo 1989)

Domani si riunisce la Direzione del Pli. La attendo con fiducia. Il Congresso del Pli aveva approvato la proposta di Altissimo per una Federazione laica, oggi e non in tempi "storici". Sono passate oltre 15 settimane, meno di quante non ne manchino per la presentazione delle liste di candidati per le europee. Ho dichiarato, e ripeto, che se la Federazione laica viene formata e posta "ai voti" dell'elettorato, io sono a completa disposizione, nei modi che si riterrà opportuno. Non ho alcuna condizione, personale o politica, da porre. Nego, per di più, a chicchessia il diritto di darmi lezioni di "non-antisocialismo". Non sono un convertito di questi anni del liberalsocialismo. al 100% liberale e al 100% riformista; malgrado questo non ho ritenuto opportuno al Congresso liberale sottolineare che Renato Altissimo aveva avuto, certamente, qualche corresponsabilità nell'involuzione del Psi da lui deplorata al Congresso del Pli. Passato il Congresso, gabbato il "santo" liberale? Le nette prese di posizione di tant

i liberali, dal Presidente Valitutti al Presidente del Gruppo parlamentare Battistuzzi, mi provano che no.

D'altra parte la Direzione del Pri ha confermato il suo favore per un'operazione non elettoralistica: il che non si ottiene solo aggiungendo (ipoteticamente) il nome di Pannella alle liste e alle procedure sconfitte nel 1984. Posso solamente annotare che La Malfa crede, come crede certamente, in questa prospettiva, occorrerebbe - per verificarne la fecondità e la forza - proporla come obiettivo possibile, e non come perplessità. Altrimenti il "sondaggio" interno ed esterno non potrebbe che fornire una reazione perplessa, passiva, dubbiosa, quindi negativa.

Io ho assoluta fiducia nel successo della proposta politica della Federazione (e non Confederazione), del successo anche elettorale. Con posizioni di ampio respiro dalla fase di partenza del 7-7,5%, si potrebbe puntare a un 10%. Se, beninteso, proponessimo l'elezione di europeisti britannici, di Rushdie, di Darendhof, o altre equivalenti. Sarebbe, questo, il solo fatto nuovo delle elezioni europee, in Italia e in Europa.

Occorre però subito passare all'opera. In queste settimane si è perduto molto tempo. Non ne resta più molto. Se non ci si muove con chiarezza e lealtà massima, subito, non potrei che salutare gli amici della mancata federazione, dicendo loro: "arrivederci e grazie", prima ancora di esserci arrivato.

PCI-PSI, E RIFORMA EUROPEA E PER L'ALTERNATIVA

Lo scontro in corso è desolante, e tutto favorevole a un Psi che non ha oggi né strategia né obiettivi politici credibili di Riforma, né proposte che non siano di tipo trasformistico e quindi antiriformistico.

E' uno scontro politicistico, in cui il Pci - che ha ragioni a iosa da vendere sul piano della cronaca degli eventi - si trova ad apparire come un postulante cui è sbattuta la porta in faccia da parte del signore, padrone di casa.

A uno scontro drammatizzato su una riunione burocratico-propagandistica disdetta (il guaio era nella convocazione!), la gente, i democratici non possono certamente appassionarsi.

L'errore "provincialistico" del Pci, o di una sua parte, oggi, è di continuare a ritenere che "l'Occidente", la "democrazia politica", la "Riforma europea" e della politica, passino attraverso l'Internazionale socialdemocratica. Non è appiattendosi sulla politica tedesca, e sulla sua leadership europea e internazionale, che si faranno i passi per il "nuovo", ma anche verso quel che è storicamente vincente della democrazia politica, della tolleranza e della Riforma ambientalista e giuridica, che sono necessari per la crescita e lo sviluppo dei regimi di "democrazia reale".

Storicamente è il modello liberaldemocratico, uninominalistico (federalista, molto spesso) anglosassone che è il modello mondialmente risultato vincente in termini storici: non quello della "socialdemocrazia" euro-continentale, oggi totalmente esausta e sul piano teorico e della politica non di mero potere. Il Pci sta compiendo l'errore enorme di non comprenderlo, o di non osare dichiararlo, e di regolare di conseguenza la sua politica italiana.

Mi auguro che il Congresso comunista corregga questo errore. Che voglia ricordare a sé e agli altri che il trasformismo e il potere per il potere sono passaggi deboli, pericolosi, e verso altro che la Riforma di giustizia e libertà, per il diritto alla vita (delle persone e del pianeta) e per la vita del diritto. Le immagini trasmesse dalla televisione del Congresso comunista di Milano sono desolatamente tristi e dannose. La colpa ne è di una televisione intimamente disonesta e partigiana, ma anche di chi gliene offre il destro.

Il Pci - non meno del Pli e del Pri, dei verdi e dei radicali - deve riuscire a esprimere il meglio di sé, con urgenza, con rigore. E tanto meglio potrà farlo quando riconoscerà la superiorità storica, in questo secolo, del modello liberaldemocratico anglosassone, rispetto a quello delle democrazie "continentali", con i loro fascismi e anche "comunismi reali"... o anche socialdemocrazie di potere.

Sta al Pci di fare per le europee una proposta politica di alto respiro, non una rimasticatura di tattiche elettoralistiche passate. Ma, per questo, occorre che adotti come interlocutori di massimo rilievo anche chi gli appare, secondo vecchie logiche "realistiche", come "minore".

VERDI

ho ostentatamente taciuto dinnanzi a offensive, sufficienti o stupide dichiarazioni che da oltre un mese mi vengono dall'interno delle "liste verdi".

Per l'uno, Gianfranco Amendola, appartengo con Capanna a un mondo vecchio, e a specie in via d'estinzione. L'argomento non è nobile: siamo tutti per la protezione delle specie in via d'estinzione. Scalia and Mattioli, senza mai una smentita, mi tacciono più o meno dello stesso crimine e della stessa forza. Un po' di umiltà non farebbe male a nessuno. A me basta ricordare che, senza la mia e la nostra "violenza", non ci sarebbero probabilmente state "liste verdi" ed essi stessi, quindi, non sarebbero alla Camera. Nè ho intenzione di cambiare opinioni o convinzioni, in omaggio alla loro così alta opinione di sé, e così bassa degli altri.

Non capisco come posso esser ringraziato per il Friuli Alto Adige (?), o per il Trentino Sud Tirolo, se non anche per Catania (tanto per attenerci agli ultimi mesi) e poi trovarmi dinanzi a così nobili e intelligenti giudizi.

per di più, io mi sono sempre preoccupato di dire ufficialmente che ero per le liste del sole che ride. Che ho ripetuto attorno a me che occorreva comunque salvaguardare il massimo di amicizia e di intesa, comunque, fra tutte le componenti verdi.

Scalia, Mattioli, Amendola, continuano ad attribuirmi la paternità di ipotetiche liste arcobaleno. E' come se le desiderino. E' come se l'unica cosa che gli interessasse è una vecchia politica: pur di mantenere il potere (per di più irresponsabile, in termini tecnici-istituzionali) e il controllo "interno", meglio perder voti, rigore e vigore...

Quel che penso, e ripeto, dopo l'intervista a "L'Espresso" della scorsa settimana, è che "fondamentalismi" verdi sono storicamente da battere subito, prima che anche qui si voglia fare l'economia di democrazia politica e di laicismo, di tolleranza e di garantismo, "per salvare il mondo".

 
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