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Rutelli Francesco - 13 marzo 1989
Sono rafforzate le ragioni della nuova lista
(Intervista a Francesco Rutelli sulla lista arcobaleno)

SOMMARIO: Le difficoltà per la creazione di una lista verde unitaria per le elezioni europee del giugno 1989; il prevalere dei "patriottismi di partitino" sulle ragioni ideali della battaglia ecologica; il digiuno di Alex Langer contro queste vecchie logiche e per aprire un dialogo costruttivo fra tutti i destinatari dell'appello di Sciascia.

(Notizie Radicali n· 55 del 13 marzo 1989)

Sei uno dei cinque portavoce dell'iniziativa "per una lista verde, alternativa, libertaria, nonviolenta"; sta dunque costituendosi effettivamente una lista, o intanto un'entità che possa portare alla costituzione di una lista. Il quadro iniziale delle adesioni all'ipotesi formulata dall'appello di Sciascia, Fo, Bettini e gli altri si è nelle ultime settimane modificato: cosa è accaduto?

Non sta ancora nascendo una Lista unitaria, che è il nostro obiettivo fondamentale, nella quale l'ambientalismo sia l'elemento unificante. Ma grazie alla straordinaria risposta che ha avuto "l'appello dei 33" sono profondamente mutate le condizioni politiche da cui eravamo partiti. Le adesioni all'appello sono ormai oltre quattrocento, ed è la loro qualità che ha fatto la differenza: non solo intellettuali ed esponenti della cultura, ma rappresentanti nazionali e locali di associazioni, gruppi, realtà ambientaliste, decine di eletti tra cui 15 consiglieri regionali. E il dibattito politico con le prese di posizione pubbliche, gli interventi sul Manifesto, le decine di assemblee testimonia che l'iniziativa è più che mai aperta.

In particolare, la proposta di costituire un nuovo soggetto elettorale per le prossime europee ha incontrato una posizione di chiusura da parte di alcuni esponenti e parlamentari delle Liste verdi; ma non di tutti. E da parte della Segreteria di Dp; ma non della minoranza di Ronchi, Capanna, Russo, Tamino e molti altri. Che succede; cosa è possibile accada all'interno di Dp e delle Liste verdi?

In certa misura era prevedibile che un'iniziativa di "superamento degli steccati" incontrasse la resistenza di chi ritiene di dover custodire proprio quegli steccati. Mi pare che entro Dp si sia creato un clima da "cittadella assediata", addirittura, e che non si sia voluto raccogliere il segno di disponibilità ed amicizia di questi mesi. Come giudicare insignificante la decisione radicale di non presentare liste e le conseguenti iniziative in più direzioni che abbiamo assunto? E perché bollare come scissionista l'azione di quei bravi compagni di Dp che hanno per primi sottolineato l'assurdità ed anzi l'insensatezza dei "patriottismi di partitino"? E purtroppo, se in Dp sembra prevalere la difesa del vecchio partito, nella Federazione delle Liste verdi sembra prevalere la difesa del nuovo partitino. Non ho sentito un solo argomento convincente circa le eventuali differenze politiche tra chi ha fatto per anni e anni lotta ambientalista (e non solo) con il Pr o Dp, e chi l'ha fatta in qualche gruppo ambientali

sta. Non parliamo poi della vita parlamentare, dove l'intesa tra di noi è completa. E allora? Perché rifiutare una piena intesa politica ed elettorale? Discutiamone: ma non basta proporre all'uno o all'altro di noi un posto in lista.

Ritieni che sia ipotizzabile la presentazione di due liste ecologiste, una verde e una alternativa, libertaria, nonviolenta?

Dobbiamo tentare fino all'ultimo - sottolineo: fino all'ultimo - una grande intesa di unità. Ma se questa dovesse fallire non credo che sia possibile accettare veti e preclusioni ingiustificate. Perché esiste una grande attenzione, probabilmente anche elettorale, verso le questioni ambientali. Ma esiste anche un grande patrimonio di battaglie coraggiose, anticipatrici e controcorrente che, se venissero respinte da una possibile nuova "casa comune", troverebbero certamente espressione e consenso elettorale anche accanto alla lista del "Sole che ride". Ma insisto: chi ha interesse ad un simile sbocco, che non potrebbe che preludere a centinaia di incontrollabili divisioni in vista delle elezioni amministrative e regionali del 1990? L'attrattiva di un polo "Verde Europa" sarebbe accresciuta dalla ricchezza delle posizioni. Se si preferirà il settarismo potrebbero benissimo esserci due liste.

Mentre questo giornale andrà in stampa sarà appena iniziato il digiuno proposto da Alex Langer (In queste pagine pubblichiamo in proposito un articolo dello stesso Langer, ndr). Questo digiuno sembra un po' strano, nel senso che cerca di indurre al dialogo e al confronto degli amici, e non degli interlocutori inizialmente lontani o addirittura ostili da avvicinare. Tuttavia - o forse proprio per questo - è una iniziativa importante anche dal punto di vista del metodo politico. A chi si rivolge questo digiuno ? E sarà capace di indurre al dialogo chi non vi è propenso?

E' effettivamente un'iniziativa nuova, e vi ho aderito proprio con questo spirito: occorre levar via incrostazioni e cristallizzazioni, rimettere in discussione le posizioni di ciascuno di noi. Non è dunque un "digiuno contro", ma un "digiuno per", un'iniziativa di riflessione e dialogo, paziente e umile. In fondo, neppure volta a convincere l'altro della bontà delle posizioni dell'uno: servirà innanzitutto a scaricare le tossine del preconcetto e della difesa aprioristica di posizioni. Sono certo che le riunioni che accompagneranno e seguiranno il digiuno ne saranno influenzate in modo creativo e positivo.

Tu sei uno dei dieci radicali che hanno reso nota - dalle colonne del Manifesto - la loro adesione a quella proposta; Sono ancora valide le stesse ragioni?

Si sono rafforzate. Resto più che mai convinto che, accanto ed assieme alle iniziative che altri radicali hanno assunto nel Psdi o sul fronte laico, questa della Lista verde alternativa libertaria e nonviolenta possa dare sbocco sul versante italiano ad una parte consistente delle idealità, dell'impegno e dunque del consenso elettorale radicale, nel momento in cui il Partito percorre con speranza (e trepidazione) il cammino della sua riforma transnazionale-transpartitica.

Credo in particolare che questa iniziativa debba essere vista come uno dei capitoli essenziali per preparare l'Italia ad un destino democratico, e cioè alla possibilità di un ricambio responsabile di maggioranze e opposizioni. Non si tratta cioè di ristrutturare gli assetti partitici invecchiati, ma di accelerare le nuove aggregazioni e la semplificazione della scena politica italiana in direzione dell'alternativa. Questo mi e ci interessa. Per questo abbiamo deciso la non presentazione della lista radicale; in fondo, solo un partito di idee e non di potere come il Pr poteva tentare una strada coraggiosa (e rischiosa) come questa. Speriamo di cominciare bene e di farcela.

 
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