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Pannella Marco - 24 marzo 1989
Una stagione di riforme che valgano ovunque
(Intervista di Zoltan Lovas a Marco Pannella apparsa su "Amai Nap" di Budapest il 10 marzo 1989)

SOMMARIO: Nell'intervista di Zoltan Lovas, realizzata prima che il Governo ungherese autorizzasse lo svolgimento a Budapest del 35· Congresso del PR (1989), Marco Pannella indica le caratteristiche essenziali del partito radicale transnazionale

(Notizie Radicali n· 65 del 24 marzo 1989)

Può raccontarci la nascita e lo sviluppo dell'idea radicale?

No. L'idea radicale, se ce n'è una, sarebbe un'ideologia, un sistema chiuso. E sarebbe cattiva come ogni altra ideologia, o teologia riguardo al governo del nostro tempo, della nostra società. Noi abbiamo più idee, e non una sola. Obiettivi ragionevoli da realizzare, anche se il potere in piedi ritiene ogni volta che si tratti di una follia. Ciò che ci unisce, in quanto iscritti al partito, e ciò che caratterizza il partito, non sono neppure queste idee. Possono cambiare. Ciò che aveva importanza nel 1980 non lo avrà più necessariamente nel 1990. In generale coloro che si oppongono alle nostre lotte finiscono per farle in nome di ciò che loro rifiutavano dieci anni prima, per continuare a rifiutarsi a ciò che è necessario, alla Riforma, che è condizione di continuità e condizione del germoglio di nuovi rami e di nuovi fiori sul tronco delle tradizioni e delle culture esistenti e che prevalgono.

Ciò che ci unisce è piuttosto una regola, un'insieme di regole. La procedura, il come sono più importanti del cosa e del perché. I mezzi condizionano e in qualche modo prefigurano i fini. La democrazia politica, a ben vedere, è soprattutto una procedura, una tecnologia, per costruire nella libertà, nella responsabilità, della dialettica, con la loro lentezza apparentemente insopportabile ciò che nelle scelte di partito unico, di dittatura del proletariato o altro si pensa di poter costruire rapidamente e definitivamente...

E' dunque un nuovo modo di concepire un partito, è la sola nuova proposta di partito che si ancora nella realtà in Europa e forse nel mondo, da qualche anno. Questa concezione e questa pratica di partito e di idea si presenta dunque come una riforma radicale e possibile che è sperimentata non soltanto nei confronti dei partiti unici, ai partiti delle dittature, ma anche nei confronti dei partiti parastatali, burocratici e nazionali, che sono identici a quelli che voi avete conosciuto prima della dittatura del proletariato e che state sul punto di riscoprire. Tutte queste forme di partiti sono già da ora battute dalle nuove esigenze del mondo.

Qual è la forza numerica del Partito radicale oggi? E più che la sua forza numerica, il suo peso politico?

E' stata, nel 1988, di circa 6.000 iscritti, di cui 5.000 italiani, 250 jugoslavi - soprattutto sloveni - un centinaio di belgi, spagnoli, portoghesi, una sessantina di francesi e di polacchi. I pochi altri provengono da numerosi paesi, dall'Urss al Burkina Faso, dal Brasile alla Turchia, passando per Israele. Ma più che la metà del nostro Consiglio federale è composta da non italiani e abbiamo, per esempio, tra i nostri Primi segretari aggiunti, Basile Guissou, un ex Ministro degli affari di un paese del Sahel, il Burkina Faso.

Ma giustamente ciò che mi appare importante è che il nostro partito, transnazionale e transpartito, nonviolento gandhiano e libertario, è riuscito a riunire sui suoi obiettivi importantissimi la maggioranza assolute dei membri del Parlamento Europeo, del Parlamento italiano. E' riuscito a vincere, o a perdere, dei referendum con milioni e milioni di persone che si sono pronunciate in favore dei loro obiettivi... Così, per esempio, nell'Italia clericale (che al contrario non vuol dire religiosa) va dato a noi - secondo le parole dei nostri stessi avversari - il merito di aver instaurato la possibilità di divorziare, di abortire non clandestinamente, di praticare l'obiezione di coscienza contro il servizio militare, il merito ugualmente delle iniziative radicali in difesa dello stato di diritto contro le concezioni non soltanto fasciste o staliniane ma anche corporative, militariste, nazionaliste degli stati...

Noi siamo all'origine di leggi, e non soltanto di idee, che sono spesso riprese oggi da chi è al potere e che allora le aveva combattute...

E' una forza seguita, tollerata o emarginata? e in quale misura?

E' una forza legalmente e totalmente libera. In realtà si utilizza spesso contro di noi la forma di negazione più dura, quella che sta diventando, secondo quanto dice Mac Luhan nel Villaggio globale, comune a tutto il mondo e che consiste nello "staccare la presa", "togliere la corrente", nell'impedire alla gente di conoscere le nostre proposte. Come sapete, la democrazia reale si situa sempre più nello stesso rapporto, di fronte alle utopie generose dei suoi propri antenati, del comunismo reale con i suoi! [Ev. ricostruzione: Come sapete, la democrazia reale ha sempre più, con le generose utopie dei propri antenati, lo stesso rapporto che il comunismo reale ha con i suoi!] Le classi dominanti, economiche, industriali, militari, burocratiche, politiche e istituzionali vogliono, sempre più, essere ben al corrente dei nostri obiettivi e ricevere i nostri consiglio. Il loro rispetto è grandissimo, ma la loro paura che la gente possa conoscerli e sceglierli è ancora più grande. Abbiamo bisogno nel mondo di rifor

me vere, radicali, sia a partire dal comunismo reale, sia a partire dalla democrazia reale, se vogliamo difendere il pianeta, l'umanità, la persona e i cittadini, il diritto alla vita e la vita del diritto di fronte ai nuovi problemi del nostro tempo. Noi crediamo ormai che se le regole della democrazia, del diritto e della libertà devono essere instaurate dappertutto e devono costituire una premessa insormontabile, dappertutto e per tutti, bisogna che si comprenda bene che le divisioni attraversano i vari campi. In Ungheria, in Russia, così come negli Usa, in Africa del Sud o in Europa occidentale occorre che nascano nuove unità, saldate dai loro metodi e dai loro obiettivi. Nuove entità che uniscano su punti precisi, chiari e netti i partigiani(?) di ieri e di oggi, tanto del comunismo reale quanto della democrazia reale.

Se il comunismo reale è responsabile di crimini più gravi ancora di quelli commessi dai nazisti (in Cambogia, per esempio), l'Occidente ha determinato - più ancora dell'Oriente - lo sterminio per fame e miseria di quaranta milioni di persone ogni anno, e il degrado della biosfera, dell'atmosfera, dei mari e delle acque, delle città nel monto intero...

Quali sono gli obiettivi del Pr nell'Europa dell'Est?

Lo deciderà il nostro Congresso. Se il nostro partito transnazionale e transpartito è rapidamente scelto come valore aggiunto e immediato da tutti coloro che oggi lavorano in buona fede alla riforma di questa società e del mondo, della politica e del potere.

Ma noi siamo, individualmente, tutti uniti anche perché siamo gli estremisti dello stato di diritto e della democrazia politica, soprattutto della democrazia "classica", detta altrimenti anglosassone, e non della democrazia continentale europea, origine - questa - di tutti i mali del nostro secolo.

Penso che noi siamo, quasi tutti, convinti che si tratti di spingere perché la novità non sia una restaurazione di ciò che ha avuto la debolezza storica di far prendere il potere dalla violenza e dal non-diritto nel cuore di troppa gente onesta o una restaurazione di ciò che gli ha dato l'illusione che vi fossero altre strade da percorrere oltre ai princìpi e alle servitù della democrazia classica, della libertà, della tolleranza.

Sono personalmente molto preoccupato dal fatto comprensibile che, in queste primavere che fioriscono a Est, e dunque nei nostri cuori e nelle nostre vite, si possa sottostimare quanto sia necessario costruire una stagione si riforme valevoli ovunque, anche a Ovest.

Quali sono gli obiettivi del Pr in Ungheria?

Che gli ungheresi possano conoscerci, giudicarci, essere tra noi, sceglierci o respingerci, conoscere le nostre idee e il nostro bisogno assoluto e immediato di loro, del loro sostegno. Noi speriamo che il nostro Congresso possa tenersi qui, come prova di amicizia e di fiducia. Sarà nei giorni a venire che questa possibilità dove essere scelta o abbandonata...

Aggiungo che siamo in numerosi a pensare che occorre spingere la Comunità Europea, gli Stati Uniti d'Europa, perché invitino l'Ungheria a esserne - al più presto, quasi immediatamente - membro a tutti gli effetti... E dico bene che bisogna spingere la Cee e non il governo ungherese: è lì che noi siamo presenti con forza sufficiente per poterlo fare.

Può parlarci un po' del carattere transnazionale del Pr?

Mi sembra chiaro, semplice; l'uovo di Colombo, insomma. Tutto quello che oggi ci minaccia, e tutto ciò che ci sta a cuore, può essere difeso, battuto, realizzato o esorcizzato soltanto a partire da una dimensione transnazionale, sovranazionale e federale, del potere e dei poteri.

L'inquinamento, l'"effetto serra", la difesa del Danubio e del Reno, il problema della trasformazione tecnologica del mondo, della produzione e anche del consumo, dal difesa del lavoro, del potere reale d'acquisto, la qualità della vita, o diventano oggetto di poteri non nazionali, dimensionati su grandi regioni del mondo e il loro coordinamento planetario, oppure nei venti prossimi anni assisteremo all'emergenza di una nuova candidatura dittatoriale per "salvare il mondo". Assisteremo al sacrificio dei diritti, della democrazia, della libertà e dell'autogoverno democratico dei popoli e degli Stati Uniti d'Europa, d'Eurafrica forse...

Bisogna allora che noi ci organizziamo, viviamo, lottiamo, che concepiamo il nuovo possibile (invece di continuare a consumare il possibile esistente) in quanto soggetti politici, in quanto partito... E' d'un'evidenza e di un'urgenza estrema. Il rischio delle evidenze troppo chiare è che possono farci scoppiare gli occhi, o ce li fanno chiudere... o favoriscono il riflesso dello struzzo.

Voi avreste voluto tenere il vostro congresso a Zagabria. Perché è stato proibito?

Un governo moribondo, di cattivi consigli forniti da funzionari infedeli, il clima d'angoscia che caratterizza oggi una gran parte della classe dirigente istituzionale hanno provocato un riflesso che ha reso l'unanimità della stampa e dell'opinione jugoslava... contro di lui.

 
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