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Salerno Ralph - 25 marzo 1989
Guerra alla droga: 40 anni di fallimenti nel segno del proibizionismo
Ralph F. Salerno

SOMMARIO: Ralph F. Salerno, statunitense, ha lavorato per oltre vent'anni nel Dipartimento di Polizia di New York, divenendovi Capo della sezione investigativa e supervisore degli agenti. E' stato collaboratore di numerose commissioni presidenziali per la repressione del crimine, e coautore di numerosi studi sulle organizzazioni criminali. Con un suo intervento televisivo a favore della legalizzazione delle droghe, ha riaperto negli Usa, all'inizio dell'88, il dibattito sul fallimento del proibizionismo.

(Notizie Radicali n· 66 del 25 marzo 1989)

Partecipando a una conferenza internazionale di questo tipo ci si dovrebbe sentire molto orgogliosi, si viene qui con dei colleghi - come è capitato a me dagli Stati Uniti - in genere si fanno delle grosse riflessioni, delle grandi formule che noi dovremmo in genere condividere con tutti voi. Sicuramente avrete notato, da parte di coloro che sono venuti dagli Stati Uniti, che c'è un sentimento molto forte, cioè che il miglior contributo che noi possiamo dare qui è di farvi una lunga storia di tre o quattro decenni di fallimento totale della nostra politica di proibizionismo. Io sono entrato nella polizia oltre 40 anni fa; a New York quarant'anni fa non c'erano problemi di droga molto gravi. C'era una forte polizia di 23.000 persone ed era sufficiente delegare 19 uomini e una donna alla squadra narcotici, cioè meno di un millesimo delle nostre risorse e questo alla fine degli anni '40 era sufficiente - credetemi - per controllare il problema della droga in quella città. Oggi ci sono più di duemila persone in

questa attività antidroga nella città di New York e adesso il dipartimento di polizia ha soltanto 26.000 persone che vi lavorano. Vedete quanto siano aumentate le risorse impiegate nella lotta alla droga. D'altra parte non c'è a New York una sola persona che possa dire che la situazione della droga adesso è migliore solo perché ci sono più di duemila persone che se ne occupano. Ebbene noi ce ne occupiamo, noi abbiamo Charles Siracusa che si trova qui a Roma, che cerca di ottenere cooperazione da parte della polizia italiana e da quella francese, e vi è questa organizzazione che si chiama Drug Enforcement Administration e che porterà a più di duemila il numero delle persone che si occupano della droga. Noi negli Stati Uniti abbiamo inoltre l'Fbi, usiamo tutte le risorse di tutte polizie di frontiera, della guardia costiera, dell'aviazione; noi abbiamo una quantità di gente che si occupa di queste cose. Noi abbiamo 40 anni di fallimenti per perseguire questo mito del proibizionismo.

Io sono veramente soffocato da questa sensazione di déja vu. Sono già stato qui... negli anni '50 il grosso problema della droga negli Stati Uniti era l'eroina e l'eroina è venuta dai famosi campi di papaveri della Turchia in raffinerie qui in Italia, e poi nel sud della Francia e quindi raggiungevano il mercato di New York. Ci è stato detto a quei tempi, io e gli altri ci avevamo creduto, che bastava convincere il governo turco a ridurre l'estensione dei campi che coltivavano i papaveri e che se si fosse arrivati ai laboratori nel sud della Francia tutti i problemi sarebbero stati risolti; se si fosse realizzata ognuna di queste condizioni, intanto la una scomparsa dei campi di coltivazione dei papaveri in Turchia. Poi abbiamo scoperto che gli stessi papaveri si trovavano in Messico, in Afghanistan, nel triangolo d'oro eccetera. Ebbene, quando si tratta delle coltivazioni del Perù e della Bolivia, di cosa fare di queste coltivazioni, io chiedo sempre: "Avete chiesto se per esempio queste foglie di coca poss

ono essere coltivate in Africa, o in Asia, o volete ancora una volta illudermi con le storie che mi avete già raccontato a proposito dei campi di papaveri?". C'era stato detto che potevamo controllare alcuni dei laboratori chimici che sono necessari a far questo. Ebbene, se avessimo potuto controllare questi laboratori avremmo potuto risolvere tutti questi problemi ma forse nessuno sapeva; in effetti un laboratorio per l'eroina, per la raffinazione dell'eroina costa 5.000 dollari, può essere organizzato dovunque. A noi dicevano che se avessimo potuto mettere i personaggi del cimine più importanti in prigione tutto sarebbe stato risolto, e io ho lavorato a questo, ho perseguito Genovese, per esempio, che è morto in prigione, Carmine Valenti, che è stato 15 anni galera, poi è uscito ed è stato fucilato, e altra gente... e adesso veramente io impazzisco dalla rabbia quando mi dicono che se potessimo eliminare 12 persone forse le cose sarebbero risolte.

Ricordo di esser stato da un professore molto brillante che si occupava dell'applicazione della legge e delle strategia contro le grandi organizzazioni del crimine. Noi abbiamo analizzato cosa pensavamo e ci siamo concentrati su una raccolta di prove specifiche, cioè sulla raccolta delle testimonianze specifiche che riguardavano dei personaggi specifici che commettevano un crimine specifico. Allora mi diceva: "Se lei raccoglie queste prove cosa succede?". Io ho detto: "Questi qui saranno sottoposti a un processo e poi andranno in prigione". Ho spiegato nei dettagli dei casi, in particolare per quanto riguarda la droga. E lui mi ha detto: "Cosa succede se loro vanno in galera?". Io ho detto: "Cosa intende per cosa succede?". Lui mi ha detto: "Mancherà la droga sul mercato?". Ho detto: "No, perché ci sarà un luogotenente che gli succederà". Potete immaginare che gente che ha in mano il commercio non abbia dei luogotenenti, dei fratelli o delle sorelle che si occuperanno della cosa? L'approccio nell'applicazion

e della legge è proprio questo: pensate che andate a giocare a bowling, avete 12 birilli, e voi avete una vostra investigazione, cioè una palla in mano: voi colpite 6 birilli e vi sembra di aver ottenuto un grosso successo. Poi riprendete un'altra palla - un'altra grossa investigazione - e colpite altri 3 birilli. Quello che vedete è che tre secondi dopo la macchina rimette tutti i birilli, cioè sono tutti i fratelli, le sorelle, i luogotenenti, tutti birilli che ritornano daccapo, dov'erano prima.

 
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