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Pecoraro Alfonso - 29 maggio 1989
Lettera al Direttore
»Pannella, generale senza truppe

di Alfonso Pecoraro-Scanio

SOMMARIO: Dalle liste del sole che ride per il Parlamento europeo, contro l'appello all'unità lanciato da Leonardo Sciascia, vengono escluse personalità del mondo ambientalista e verde, colpevoli di non essere rappresentative delle reltà territoriali. In questa lettera, il capolista della Lista Verde per il Sud, Alfonso Pecoraro illustra contenuti e programmi della propria formazione politica, in polemica con Pannella che lo aveva definito "cacicco".

(STAMPA SERA, 29 maggio 1989)

Signor Direttore, "»La polemica è il piedistallo della celebrità ", e Balzac era uno che certo se ne intendeva.

Esistono uomini, ed in special misura nella genìa dei politici, che hanno virulentemente tessuto fama e fortune politiche additando i loro occasionali antagonisti al pubblico disprezzo, scagliando prime pietre come dei farisei ed anatemi, come dei papi.

Certo non val la pena di scendere nella stessa arena da cui Marco Pannella scatena le sue guerre sante e sentenzia e condanna in un interminabile termidoro politico: d'altronde ci dà più pena la densità dei suoi neuroni che la salace sintassi da »preghiera del venerdì cui da tempo ci ha abituato.

Ho deciso di chiedere ospitalità a questo giornale solo perché le accuse »del giorno contro un supposto »partito verde , i »dogmi che ci vengono imputati, i nostri fantomatici »nemici e, infine, l'epiteto di cui mi ha personalmente insignito - cacicco - certo non contribuiscono, in questa delicata fase politica, a creare nella gente quella chiarezza netta, vera, sugli obiettivi della Lista verde per il Sud.

Il "»Partito Verde Italiano " non esiste, e nessuno fra noi sgomita per accordarsi ai "»partitini del quorum ": non tema il nostro Savonarola Marsicano, i verdi certo non lavorano all'interno e fuori le istituzioni, in Italia come da anni in Europa per racimolare voti o insidiare gli inseminati transnazionali.

Anzi. Nel Sud la lista verde ha praticato un progetto politico alternativo rispetto allo sfascio, alla disamministrazione ed al malaffare che, troppo spesso, vede protagonisti i partiti tradizionali.

Abbiamo lavorato contro gli stanziamenti a pioggia per opere pubbliche spesso inutili ed inquinanti, parlo del fiume di denaro veicolato dalla legge "»64 " (120 mila miliardi), dal dopo-terremoto in Campania (30 mila miliardi), col risultato di una disoccupazione quasi doppia rispetto a quella nazionale, il degrado dell'ecosistema, la corruzione della vita politica, il prosperare delle organizzazioni malavitose legate agli appalti.

E' contro questa aberrante concezione di »sviluppo alimentata dal mito industrialista, che non utilizza ma aggredisce e consuma il territorio, che mi sono e ci siamo costantemente battuti, io ed i verdi della mia tribù.

Siamo degli illusi? Non abbiamo niente in comune coi politici del Palazzo?

Siamo fieri di essere così, gente realmente legata al territorio in cui vive - anche se siamo convinti che il problema ambientale non abbia frontiere.

Ora, però, se ci sono dei "»cacicchi ", dovranno pur esserci dei "»conquistadores ", generali senza truppa e di incerto lignaggio partiti da lontano alla ricerca delle spezie, o delle miniere di Potosì.

E spesso questi colonizzatori hanno una "»personale " percezione degli antipatici autoctoni: capita che talvolta li descrivano, come già fece Giovan da Pian del Carpine ad Innocenzo IV, "»aventi un solo piede, monopedes ".

La verità è che noi capitribù siamo - molto democraticamente - legati alla nostra gente, con la quale lavoriamo per un sistema sociale a misura d'uomo e per l'ambiente. E quel che ci viene rimproverato, in sostanza, è proprio il nostro impegno, il nostro sforzo politico; si tenta di rapire Atahualpa per poter massacrare l'intero esercito.

Siamo in clima di elezioni europee, ma a noi Bruxelles non ricorda solo l'Europarlamento: nel 1566 anche un gruppo di »cacicchi , definiti - pura allora - in modo sprezzante gueux, iniziarono una lotta contro i colonizzatori, per affermare la loro dignità e far qualcosa per il loro territorio.

Perché gli »encomienderi , in tutti i tempi, non sono mai piaciuti.

 
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