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Pannella Marco - 10 ottobre 1989
Diritti democratici nella "Democrazia reale"
di Marco Pannella

SOMMARIO: La caduta del comunismo non deve impedire di porre con forza il problema dei diritti democratici nelle "democrazie reali". In Italia, in particolare, l'informazione televisiva e della stampa costituisce un vero e proprio "attentato alla Costituzione, ai diritti civili e costituzionali dei cittadini" e le elezioni sono sempre più falsate e rese antidemocratiche dalla sottrazione sempre più violenta del diritto-dovere del cittadino di conoscere per deliberare.

(IL GIORNALE D'ITALIA, 10 ottobre 1989)

"E' l'ora di porre il problema ormai drammatico dei diritti democratici, della legalità e della legittimità di certi regimi di "democrazia reale", sempre meno democratici e sempre più fascistici nella pratica partitocratica.

E' questo un tema che può e deve vedere - che vedrà d'ora in poi - impegnato il Partito Radicale (transnazionale e transpartitico) e tutti i suoi militanti. E' l'ora di vedere mobilitati i militanti democratici di Ungheria, e anche sovietici, ad esempio, per difendere, con i propri, i diritti civili e umani anche dei cittadini italiani, e delle minoranze qui oppresse, sempre più senza voce, senza volto, senza condizioni di parità, o anche di vivibile discriminazione, nel gioco "democratico" sequestrato da gruppi oligarchici, politici o economici.

Quanto sta accadendo in Italia, nella informazione televisiva e radiofonica, e in buona parte della stampa, costituisce un vero e proprio "attentato alla Costituzione, ai diritti civili e costituzionali dei cittadini". Questo attentato, questa attività sovversiva contro le istituzioni repubblicane, sono di aperta, smaccata, proterva violazione dei codici, e della legge suprema. E non è certo un caso che la magistratura italiana è stata finora, e da decenni, in tutte le sue componenti, cane da guardia, feroce e senza eccezioni, di questa involuzione fascistica della partitocrazia. Se la Corte Costituzionale può affermare che non esiste più in Italia alcuna certezza del diritto; se il Partito Socialista può muoversi, come si muove, con maggiore arroganza di quanto non abbia mai fatto la stessa DC, come una vera e propria associazione sovversiva; se il PSI usa il potere, il sottopotere, il prepotere, in sintonia con il recupero della sua storica insensibilità democratica, che lo portò a meritare il premio Stali

n per le nefandezze assicurate nel più infame periodo dello stalinismo, e che già aveva visto nascere ed affermarsi dal suo seno il fascismo in Europa; se i partiti laici e liberali confermano l'atteggiamento di stupida e cieca accettazione e istigazione (nelle loro intenzioni "strumentale") dell'uso fascistico del potere e delle istituzioni, come la maggior parte dei loro antenati ha fatto per l'affermarsi del fascismo; se lo stesso PCI denuncia una parte di questi fatti, ma senza forza e in palese relazione con il suo prioritario interesse per una politica schieramentista, malgrado i dinieghi affrettati o scolastici di queste settimane; se nessuno - o quasi - pone il problema del CSM, e in primo luogo del suo Presidente, come intollerabile con la legalità costituzionale e istituzionale, gestito com'è da giuristi e politici che sono stati e restano di cultura emergenzialista, cioè giacobina antidemocratica e antigiuridica; se le elezioni sono sempre più falsate e rese antidemocratiche dalla sottrazione semp

re più violenta del diritto-dovere del cittadino di conoscere prima di e per poi scegliere e deliberare, se in questi giorni nei confronti della posizione antiproibizionista e delle liste elettorali antiproibizioniste il PSI, il Segretario della DC, il Ministro degli Interni, e spesso anche il Presidente del Consiglio si muovono come volgari propagandisti dell'intolleranza e della discriminazione, con la RAI-TV scatenata a dare ostracismo a tutti coloro, cattolici e laici, comunità terapeutiche e partito radicale, magistrati e medici, politici e parlamentari (con il silenzio-assenso del Presidente del Senato) che operano in sintonia con le loro coscienze e con il loro mandato, se tutto questo accade occorre non limitarsi più alle doglianze ed alle proteste, non adeguarsi a quella "trahison des clercs" di segno opposto a quella denunciata da Julien Benda negli anni trenta, ma altrettanto scandalosa e dolorosa, non ripetere il cammino del disonore e della morte che fu quella dell'immensa maggioranza della clas

se intellettuale e politica negli anni venti e trenta, occorre che quanti hanno oggi il senso di responsabilità che indusse poco più di una dozzina di senatori, nel 1929, a votare contro il Concordato clerico-fascista, e di professori universitari - nel 1933 - a rifiutare di giurare fedeltà al regime fascista si muovano con la responsabilità e la forza dei militanti di "Non Mollare" e di Carlo e Nello Rosselli, dei Terracini e degli Spinelli, degli Ernesto Rossi e degli Ignazio Silone, così come gli eredi di costoro devono assumersi la responsabilità e la capacità di muoversi con adeguatezza e proprietà sul piano anche istituzionale.

E' giunta l'ora di tornare, di passare in massa anche a quella pratica di lotta e di dialogo che è quella della nonviolenza, alla unità di credenti in diverse fedi, di religiosità istituzionale o laica, come accadde nel nostro risorgimento, fino ai patti Gentiloni-Giolitti, prodromo di quelli Gasparri-Mussolini.

Ma tutto questo sarà possibile se verrà colto come risposta anche italiana, anche istituzionale, anche congiunturale, alla crisi sempre più grave della democrazia, soffocata e caricaturizzata da regimi di "democrazia reale" come quello italiano, e come molti altri, europei e non.

L'alternativa di sinistra, che si continua a perseguire, è interna, tutta interna allo sfascio antidemocratico e partitocratico. A Roma, non più e non meno che per il resto d'Italia. Il rifiuto della proposta di una lista Nathan, nella sciatteria e miseria delle quali ha testimoniato, la criminalizzazione di una componente della DC, con l'assoluzione di fatto dei veri colpevoli (a cominciare da liberali, repubblicani, socialdemocratici e dai maestri "socialisti") della catastrofe romana, la proposizione di liste di partito peggiori, più vecchie, tutte, di quelle tradizionali (ad eccezione di verdi, dp e antiproibizionisti), lo squallore degli argomenti di protesta dei laici e degli argomenti di silenzio che sono i loro, il rifiuto da parte del PCI perfino di una lista Ingrao, di alleanza con democratici, laici, intellettuali, radicali basata su "un progetto 2000", costituiscono il corollario temibile dell'assenza elementare di garanzie repubblicane e legalitarie.

Il Presidente della Repubblica fa mostra di non vedere, di non sentire, di non sapere. Sempre meglio che l'esplicito consentire o emergenzialmente giustificare. Ma pur sempre molto al di sotto del minimo necessario sul piano costituzionale e civile.

Giovanni Negri, da qualche settimana, ha annunciato il passaggio alla panoplia delle armi nonviolente per impedire che si compia, in occasione delle elezioni romane, un ulteriore aberrante abbassamento dei livelli di legalità e di civiltà dello scontro politico.

Temo che abbia avuto pienamente ragione e che occorra non farsi più illusioni e accumulare altri ritardi: o, di nuovo, per "tornare alla democrazia" verranno usati fino in fondo, di nuovo, il cammino dell'assassinio anche fisico, dopo quello politico, morale, giuridico in pieno corso.

Sento di già il coro dei sufficienti anatemi ("I soliti, insignificanti eccessi...") elevarsi ovunque; incoraggiamento al peggio per i peggiori, da parte dei "migliori". Posso suggerire a lor signori di leggersi, rileggersi lo splendido e drammatico, spaventoso libro di Jader Jacobelli su "Croce-Gentile", e la loro corrispondenza, con la pilatesca e farisea cornice dentro la quale non poté non iscriversi la resistibilissima ascesa mussoliniana, volto illuminato della irresistibile discesa agli inferi ed all'infamia di tanti suoi "nemici"?

 
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