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Corleone Franco, Benedetto Gaetano - 17 ottobre 1989
Droga - Italia: una legge senza senso in discussione al Senato.
Franco Corleone e Gaetano Benedetto

SOMMARIO: grazie ai radicali la legge sulla droga non riuscirà ad essere approvata prima della finanziaria: ostruzionismo radicale? Nessun Parlamento libero può accettare di legiferare sotto ricatto, e la paura del dibattito senza rete può spaventare solo chi non ha idee e argomenti. Gli obiettivi dei disegni di legge e i punti fondamentali degli emendamenti presentati dai radicali.

(Notizie Radicali n.224 del 17 ottobre 1989)

I radicali, e grazie a loro il Senato della Repubblica, hanno vinto la battaglia contro la protervia di chi voleva senza troppo discutere far passare in questo paese una legislazione contro la droga che fa piazza pulita dei principi costituzionali e dello stato di diritto.

Dopo tre settimane di discussioni, anche notturne e festive, le commissioni riunite Giustizia e Sanità sono riuscite ad approvare solo dieci dei trentuno articoli del disegno di legge in discussione. Non si riuscirà dunque ad approvare la legge prima della finanziaria, come avrebbe voluto Craxi. Si discuterà per il tempo necessario e finalmente anche i senatori della maggioranza hanno compreso che il dictat socialista era assolutamente inaccettabile.

Ostruzionismo radicale? Francamente noi ci sentiamo di respingere questa definizione. Delle centinaia di emendamenti presentati nessuno poteva essere definito di carattere meramente formale e quindi ostruzionista. Ciascuno, con diverse eccezioni, proponeva argomenti sostanziali al punto che sui nostri emendamenti si è anche spaccata la maggioranza ed articoli interi, ad esempio il sei (traffico di sostanze stupefacenti) ed il sette (associazione per il traffico di sostanze stupefacenti) sono stati respinti. Di fronte a chi voleva dare per scontata una maggioranza compatta di fronte alla nuova strategia proibizionista, il Senato ha evidenziato come gli argomenti di questa portata sociale possono creare reali schieramenti trasversali, anche se ancora lontani da quello che noi riteniamo l'obiettivo necessario per sconfiggere il fenomeno della droga.

Di fronte allo sparuto drappello di senatori radicali, verdi, arcobaleno e spesse volte comunisti che difendevano il diritto del senato di discutere seriamente ed approfonditamente delle scelte che si voleva attuare, si verificava un'enorme offensiva propagandista che soprattutto attraverso il servizio pubblico d'informazione ha instaurato nei più la convinzione che nel nostro Paese non esisteva una legislazione proibizionista e che l'emergenza droga poteva essere affrontata solo con il pugno di ferro.

L'illusione repressiva che viene presentata come soluzione e rimedio produrrà invece guasti enormi sul terreno del diritto, delle libertà e delle garanzie dei cittadini e renderà la vita dei tossicodipendenti ancora più marginalizzata, criminalizzata e criminogena di quanto non sia oggi.

Siamo convinti che se il dibattito dei politici si elevasse dalla miseria del senso comune, della critica volgare alla cosiddetta modica quantità, le ragioni del confronto culturale che nel mondo si stanno sviluppando non potrebbero essere così sottovalutate.

Il testo all'esame delle commissioni riunite giustizia e sanità condensa nei suoi 31 articoli il peggio che ci si possa aspettare nella già non esaltante produzione normativa italiana. Il testo è un'accozzaglia di modifiche alla 685 così affastellate da richiedere esplicitamente all'art. 30 una delega al Governo per l'emanazione di un testo unico di tutte le disposizioni che riguardino la materia addirittura senza prevedere nè i criteri nè un controllo parlamentare.

Nessun Parlamento libero può accettare di legiferare sotto ricatto, sia per quanto riguarda i tempi che i contenuti. La nostra risposta a questa violenza è, quindi, innanzitutto rivendicazione dei diritti del Senato e dei singoli senatori.

Ci auguriamo di non essere soli nel difendere prerogative fondamentali e nell'opporci nel merito ad una legge sbagliata e gravida di conseguenze contrarie a quelle proclamate. Gli emendamenti che presenteremo hanno lo scopo di mettere in evidenza le incongruità normative e le contraddizioni politiche che si celano dietro ciascun articolo.

Intendiamo ricordare che abbiamo presentato disegni di legge che indicano una strategia antiproibizionista con i seguenti obiettivi:

1) stroncare il traffico della droga e l'organizzazione criminale che su questo prospera;

2) creare condizioni tali da evitare preventivamente il diffondersi di migliaia di atti di microcriminalità contro i cittadini;

3) ridurre drasticamente le morti per abuso di droghe o per assunzione di sostanze alterate;

4) contenere la marginalizzazione dei tossicodipendenti costretti ad un'esistenza illegale in contiguità con la criminalità ed affermare il loro diritto alla salute;

5) affrontare la diffusione del Sida che in Italia per oltre i due terzi vede i soggetti a rischio nei tossicodipendenti.

A nostro avviso tali obiettivi vanno perseguiti attraverso scelte precise che noi, per quanto possibile, abbiamo proposto sotto forma di emendamento alla proposta di legge in discussione.

I punti fondamentali e, per quanto ci riguarda, irrinunciabili sono:

a.regolamentazione legale sostanze psicoattive (definizione più rigorosa di sostanze "stupefacenti e psicotrope");

b.riclassificazione con inclusione alcool, tabacchi, droga;

c.inclusione nella farmacopea di eroina e cocaina;

d.legalizzazione della canapa indica;

e.tassazione collegata al rischio;

f.divieto propaganda pubblicitaria;

g.distribuzione solo in farmacia dietro prescrizione rilasciata dal medico;

h.possibilità del medico di rilasciare prescrizione delle sostanze (dose giornaliera per tre), consenso informato;

i.distribuzione protetta e controllata tossicomani (tessera per 90 giorni);

l.repressione rigorosa attività fuori procedure previste.

La paura del dibattito senza rete spaventa chi non ha idee ed argomenti ma possiede solo ridicoli slogans e posizioni demagogiche per accontentare un'opinione pubblica drogata.

Dovremmo restare in silenzio di fronte alla protesta del Direttore degli Istituti di prevenzione e pena, Niccolò Amato, all'allarme di magistrati e di avvocati; al dissenso di Don Ciotti e Don Picchi per far passare una semplice operazione politica che vuol mettere la museruola alla maggioranza minacciando crisi, elezioni anticipate e non si sa cos'altro?

Per impedire il confronto parlamentare, libero e serrato si fantastica di decreti e voti di fiducia, ma rimangono due punti fermi:

A) il regolamento del Senato all'articolo 126 impedisce l'esame di altri provvedimenti durante le sessioni di bilancio;

B) il testo del comitato ristretto non può andare in Aula se non approvato dalle Commissioni riunite.

I punti di critica specifica al testo sono i seguenti:

- I primi cinque articoli sono tutti in relazione alla dilatazione elefantiaca di strutture burocratiche vecchie e nuove, in Italia e all'estero, con compiti allo stesso tempo vari e generici che nell'arco di pochi anni creerebbero un potere amministrativo che paradossalmente trova forza proprio nell'esistenza e nella maggior diffusione nella droga che dovrebbe combattere.

- Dall'articolo 6 all'articolo 10 si definiscono nuove figure di reati (traffico, associazione e riciclaggio) represse in maniera pesantissima ed in molti casi senza proporzione rispetto ad altri reati. Le figure criminali sono imprecisate ed il testo normativo proposto spesso non specifica adeguatamente gli elementi essenziali con il rischio di creare un'area di applicazione indiscriminata e diffondere quindi un'incertezza del diritto.

- L'articolo 11 costituisce il perno della concezione illiberale autoritaria che sta alla base di tutta la legge e che assegna compiti di enunciazione morale alla legge facendo assumere allo Stato un ruolo etico che appartiene ad una cultura che abbiamo ben conosciuto. Si attua una svolta strategica che muta la qualità dell'intervento penale, si varca cioè il limite storico della repressione penale, reprimendo non un comportamento dell'individuo ma una "condizione" della persona (in questo caso l'essere consumatore di sostanze stupefacenti) che, di per sè considerata, esaurisce i suoi effetti nell'ambito della sfera individuale. Neppure la legislazione americana era arrivata a tanto visto che all'inasprimento delle pene per il traffico di stupefacenti esiste in numerosissimi stati la possibilità di detenzione di modica quantità (che nel caso delle droghe leggere raggiungono i 25 grammi) per uso personale.

Nel nostro paese l'articolo 11 rappresenta un vero stravolgimento normativo perchè nel codice penale erano ben distinti i comportamenti nella vita di relazione dalle condizioni personali; si punisce pertanto l'ubriachezza molesta ma non l'ubriacarsi, il favoreggiamento della prostituzione ma non il prostituirsi....non è mai stato punito il tentato suicidio.

- Gli autori dell'articolo 12, dopo aver tanto ironizzato sulla modica quantità hanno formulato un'altrettanto indefinita quantità: quella per l'uso personale giornaliero. In questo caso il possesso della sostanza stupefacente comporta la sospensione della patente di guida, del passaporto oltre che il divieto di allontanarsi dal comune di residenza e, in caso di recidiva, l'obbligo di presentarsi una volta al giorno negli uffici di polizia o dei carabinieri.

L'obbligatorietà dell'azione penale implicherà un numero enorme di procedimenti ed il fallimento del nuovo processo penale.

Sempre all'articolo 12 per l'uso di droghe leggere si inventa un procedimento in cui il giudice si trasforma in confessore e stregone dovendo pronunciare sentenza "di non doversi procedere" ove presuma che il cittadino non peccherà più dopo aver rappresentato le conseguenze dannose del peccato. Qualora la paternale, prevista per legge, non fosse ritenuta sufficiente, il giudice può sempre decidere di applicare le pene sopra descritte.

La violazione delle prescrizioni comporta come pena la reclusione fino a tre mesi e la multa fino a cinque milioni.

- L'articolo 14 prevede la pena dell'ergastolo come esempio emblematico dell'inciviltà giuridica che caratterizza tutta la legge.

- L'articolo 22 sugli agenti provocatori e gli acquisti simulati di droga costituisce un rischio in più di corruzione per le forze dell'ordine.

- Gli interventi educativi e di prevenzione di cui all'articolo 23 oltre a creare nuove strutture la cui efficacia è tutta da dimostrare creano meccanismi di intervento impropri e costringono a comportamenti delatori che non favoriscono il rapporto con il tossicodipendente che si vorrebbe aiutare.

- L'articolo 24 e le altre parti della legge che prevedono interventi socio-sanitari, sono gravemente ed irresponsabilmente carenti per quel che riguarda il contenimento e la prevenzione del Sida.

- L'articolo 23 definisce un sistema poliziesco per obbligare i tossicodipendenti a programmi terapeutici e socioriabilitativi senza tener conto che ogni terapia per avere valore deve essere scelta dall'individuo e non obbligata.

- L'articolo 32 è l'articolo che manca. Infatti per applicare questa legge sarebbero necessarie centinaia di nuove strutture sociali, di nuove comunità terapeutiche, nuove strutture sanitarie e soprattutto nuove carceri e nuovi tribunali; sarebbe necessario assumere centinaia di operatori, di medici, di giudici, di cancellieri..... il tutto per migliaia di miliardi che, chi vuole questa legge dice, in altra sede, che lo stato non possiede.

Quali miracoli dobbiamo attenderci dalla prossima finanziaria?

 
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