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Financial Times - 17 ottobre 1989
Droga - USA: la guerra sull'abuso di droga.

SOMMARIO: La differenza fra le dimensioni del problema droga e le risorse consentite dai limiti di spesa del piano americano è abissale. L'enfasi che Bush pone sulle sanzioni penali è soggetta ad una decisiva obiezione pratica: gli stanziamenti previsti sarebbero inadeguati a rendere le sanzioni penali probabili e severe. L'alternativa suggerita dal Financial Times è la decriminalizzazione dell'uso di droga e l'estensione dei programmi di recupero e di informazione.

(Notizie Radicali n.224 del 17 ottobre 1989 - Financial Times del 7 settembre 1989)

Con il piano anti-droga da lui platealmente annunciato, George Bush aggiunge il suo nome alla lista di quei Presidenti americani che, a partire da Richard Nixon, hanno dichiarato guerra all'abuso di droga. Bush sta anche sfidando la sorte, giacchè ben poco lascia supporre che avrà più successo dei suoi predecessori, in particolare nel breve termine, sul quale il sistema politico americano è costruito.

Non che il presidente Bush si sia trattenuto dall'abbandonarsi alla retorica. Tenendo in mano un sacchetto di crack, ha affermato che questa droga "sta trasformando le nostre città in campi di battaglia e sta assassinando i nostri figli". Nel dire questo, Bush ignora l'argomentazione per la quale questi mali non sono causati dalle droghe in se stesse, ma dal fatto che queste siano vendute in regime di mercato nero, privo di regolamentazione e gestito da bande criminali.

Quello che è ancor più notevole è la differenza abbissale fra le dimensioni del problema da lui descritto e le risorse che gli autoimposti limiti di budget consentono. Il Presidente ha richiesto una autorizzazione di spesa per 7 miliardi e 900 milioni di dollari per il prossimo anno, un incremento di soli 2 miliardi e 200 milioni di dollari; più della metà di tale incremento è destinata ad un programma edilizio carcerario già precedentemente annunciato. Quindi, gli stanziamenti reali saranno di 6 miliardi 400 milioni di dollari, con un incremento di un solo miliardo e mezzo.

Solo 2 miliardi saranno destinati ai paesi andini per un periodo di 5 anni. Le stime sul giro d'affari legato alle droghe illegali sono inevitabilmente imprecise, ma si pensa che si aggirino intorno ai 100 miliardi di dollari all'anno. Se gli Stati Uniti auspicano la riduzione di questo lucroso commercio, dovranno offrire ai produttori alternative di pari lucrosità. Data l'intensità della domanda (e la probabilità di un'ascesa dei prezzi per la riduzione della produzione), tutto questo avrebbe un costo di dimensioni ben maggiori di quelle ora proposte. Bush sta cercando di spegnere l'incendio di una foresta con un secchiello.

Frenare la domanda

Dove il Presidente Bush ha ragione è sulla svolta, molto tardiva, verso un freno alla domanda, ma l'enfasi posta sulle sanzioni penali è soggetta a forti obiezioni. C'è una riserva morale: fino a che punto i governi possano cercare di impedire ai cittadini di nuocere a se stessi? L'obiezione è particolarmente acuta negli Stati Uniti, dove c'è libero accesso alle armi, il cui unico scopo è quello di nuocere ad altre persone.

Ma l'obiezione pratica è quella decisiva. Il presidente Bush propone l'aumento dei processi a carico dei consumatori di droga da parte delle giurisdizioni locali competenti; una richiesta che comporta l'incremento dell'iniziativa politica contro la droga quale condizione per il reperimento di fondi a livello federale; un appoggio più consistente ai progetti di edilizia abitativa pubblica; più severi controlli anti-droga nelle imprese private, incluso l'aumento di controllo nei confronti di coloro che lavorano in posizioni che hanno a che fare con la sicurezza pubblica; sanzioni alternative per i crimini connessi con la droga che non abbiano comportato atti di violenza, come "campi di lavoro" o arresti domiciliari; e la promozione di campagne di informazione, per scoraggiare l'uso di droga, e l'estensione dei trattamenti per il recupero dei tossicodipendenti.

Risorse inadeguate

Per scoraggiare i consumatori con sanzioni penali, queste sanzioni dovrebbero essere probabili e severe, ma gli stanziamenti previsti sarebbero inadeguati a raggiungere questo scopo. Per i consumatori di droga incalliti, il piacere sarebbe comunque troppo grande e le sanzioni troppo remote.

Quello che sarebbe necessario è, come il Presidente ha detto, una strategia che permetta di raggiungere "ogni scuola, ogni posto di lavoro, che coinvolga ogni famiglia". La campagna anti-droga dovrebbe penetrare nell'intera società, benchè anche questo potrebbe provarsi insufficiente e i costi probabilmente supererebbero qualsiasi immaginabile beneficio. Proprio uno di tali costi (e una ragione di fallimento) è la probabilità di un aumento della corruzione delle forze di polizia, che già costituisce un problema in città come Miami.

Per di più, la criminalizzazione dei consumatori è incompatibile con l'efficacia del trattamento di recupero, giacchè pochi tossicodipendenti cercherebbero aiuto se fossero soggetti a sanzioni quali quelle progettate.

L'alternativa a queste sanzioni a carico dei consumatori sarebbe la decriminalizzazione dell'uso di droga e la contemporanea estensione dei programmi di informazione e di recupero. I tossicodipendenti potrebbero allora registrarsi e ottenere droga, in quantità di mantenimento, attraverso i canali ufficiali. In questo modo il legame che unisce i tossicodipendenti al mercato nero sarebbe spezzato, benchè il commercio in se stesso rimarrebbe illegale.

Le proposte del Presidente Bush potrebbero ancora tentare un passo in direzione di un approccio più razionale. Bush ha riconosciuto che la domanda è alla radice del problema; egli ha anche capito che le sanzioni penali possono frenare la domanda solo grazie ad un eccezionale incremento della presenza di forze di polizia (benchè - ed è tipico - non voglia chiedere i finanziamenti necessari). Man mano che gli Stati Uniti avanzeranno in questa direzione le implicazioni per la libertà individuale saranno sempre più ovvie. Alla fine, il prezzo pagato per aver trattato un problema di salute pubblica come un reato si rivelerà troppo elevato per essere tollerato persino dall'attuale clima di isteria collettiva.

 
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