Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
mer 21 feb. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Partito radicale
Friedman Milton - 17 ottobre 1989
Droga - USA: Lettera aperta a William Bennet.
Milton Friedman

SOMMARIO: La via proposta dall'amministrazione di Bush può solo peggiorare una situazione già deteriorata, poiché le misure che vengono proposte sono una delle maggiori cause del male deplorato. Se occorreva depenalizzare le droghe già 17 anni fa, ora è ancora più necessario, per ridurre il numero dei morti, dei tossicodipendenti e dei crimini.

(Notizie Radicali n.224 del 17 ottobre 1989 - Wall Street Journal - Il Sole 24 ore)

Caro Bill, usando le eloquenti parole di Oliver Cromwell »vi scongiuro per il sangue di Cristo di considerare la possibilità di esservi sbagliato a proposito della linea caldeggiata da te e dal presidente Bush per la lotta alla droga. La via che proponete - più polizia, più anni di carcere, azioni militari in Paesi esteri, reclusione per i consumatori di droga e tutta una panoplia di misure repressive - può solo peggiorare una situazione già deteriorata. E' impossibile vincere la droga con questo tipo di tattiche senza mettere in pericolo quella libertà umana e individuale che voi ed io amiamo.

Non vi sbagliate credendo che le droghe siano un flagello che sta devastando la nostra società. Non vi sbagliate credendo che le droghe stiano dilaniando il nostro tessuto sociale, rovinando la vita di tanti giovani e facendo pagare un alto prezzo ad alcuni dei più diseredati fra noi. Non vi sbagliate credendo che la maggioranza della gente condivida le vostre preoccupazioni. In breve, non vi sbagliate nel fine che vi proponete di raggiungere.

Il vostro sbaglio sta nel non riconoscere che le misure da voi proposte sono una delle maggiori cause dei mali che deplorate. E' ovvio che il problema è la domanda, ma non è solo la domanda, è la domanda che deve obbligatoriamente passare attraverso canali illegali e repressi con la forza. L'illegalità crea immensi profitti che finanziano le guerre assassine dei signori della droga; l'illegalità assorbe tutti gli sforzi degli onesti servitori della legge, obbligandoli a concentrare tutte le risorse per combattere i più semplici crimini di rapina, furto e aggressione.

Le droghe sono una tragedia per coloro che ne dipendono. Ma con la criminalizzazione del loro uso questa tragedia diventa un disastro per tutta la società, senza distinzione tra coloro che ne fanno e non ne fanno uso. La nostra esperienza con la proibizione della droga è una ripetizione di quella del proibizionismo degli alcolici negli anni 30.

Ho sott'occhio alcuni passi di un articolo da me scritto nel 1972 su »Proibizionismo e droga . Allora il problema più scottante era l'eroina proveniente da Marsiglia; oggi è la cocaina proveniente dall'America Latina. Inoltre oggi il problema è assai più serio di quanto non fosse 17 anni fa: sono aumentate le persone schiave della droga, e vittime innocenti, gli spacciatori, gli uomini e i mezzi finanziari impegnati nella repressione, i soldi spesi per aggirarla.

Se le droghe pesanti fossero state depenalizzate 17 anni fa, non sarebbe mai stato inventato il »crack (lo fu perché l'alto costo delle droghe illegali ne rese conveniente una versione più a buon mercato) e ci sarebbero ora molti drogati in meno. Sarebbero state salvate le vite di migliaia, o forse centinaia di migliaia di vittime innocenti, e non solo negli Stati Uniti. I ghetti delle nostre città principali non sarebbero una terra di nessuno infestata dalla droga e dal crimine. Ci sarebbe meno gente in carcere e meno carceri sarebbero state costruite.

La Colombia, la Bolivia e altri Paesi, infine, non sarebbero in preda al narco-terrore, e a causa di esso gli Usa non avrebbero distorto la loro politica estera. »L'Inferno , per usare le parole con cui il predicatore Billy Sunday salutò l'avvento del proibizionismo nei primi anni 20, non avrebbe avuto »per sempre il cartello "Affittasi" , ma sarebbe oggi molto più vuoto.

La depenalizzazione della droga sarebbe ora più necessaria che nel 1972; ma bisogna riconoscere che non è possibile cancellare del tutto il male fatto, almeno non in un futuro immediato. Rimandare la depenalizzazione, tuttavia, può solo peggiorare la situazione, rendendo la soluzione del problema ancora più difficile. Alcol e tabacco causano in chi ne fa uso danni mortali ancor più frequentemente di quanto non faccia la droga. La depenalizzazione non ci impedirebbe di comportarci nei confronti della droga come facciamo ora nei confronti di alcol e tabacco: proibirne la vendita ai minorenni, mettere fuori legge la pubblicità alla droga, e altre misure dello stesso genere. Sarebbe possibile far rispettare misure di questo tipo, mentre non è possibile fare la stessa cosa con il proibizionismo. Inoltre una parte non trascurabile delle somme che ora spendiamo nel tentativo di reprimere l'uso della droga potrebbe essere destinata alla cura e alla riabilitazione dei drogati: in un clima di comprensione, invece che

di punizione, assisteremmo a una netta riduzione dell'uso di droghe e dei danni che esso causa.

E' dal profondo del cuore che rivolgo questo appello.

Ogni amico della libertà, e so che lo sei, deve essere turbato come io lo sono dalla prospettiva di vedere gli Stati Uniti trasformati in un campo di battaglia, e dalla visione di prigioni piene di consumatori sporadici di droga e di un esercito di persone incaricate della repressione, con il potere di invadere la libertà dei cittadini alla minima scusa.

Un Paese nel quale l'abbattimento di aerei »sospetti non identificati viene preso seriamente in considerazione come un'operazione di guerra anti-droga non corrisponde all'idea di Paese che voi o io desideriamo lasciare in eredità alle generazioni future.

 
Argomenti correlati:
droga
usa
friedman milton
wall street journal
stampa questo documento invia questa pagina per mail