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Shultz George - 3 novembre 1989
Shultz: la droga non si reprime.

SOMMARIO: George Shultz, ex segretario di Stato Usa, è tornato a insegnare alla Stanford Business School dove, nei giorni scorsi, ha tenuto un discorso sulla sua lotta alla droga durante le presidenze di Nixon e Reagan, e sulle prospettive del piano Bush. In una sintesi, pubblicata dal »Wall Street Journal e da "La Stampa" sostiene che tutti i suoi sforzi di combattere la droga con gli strumenti repressivi sono falliti. La stessa sorte toccherà al piano di George Bush. E' necessario invece separare il mercato criminale dal drogato. Come? con forme di legalizzazione e di distribuzione controllata della droga.

(La Stampa, Giovedì 2 novembre 1989)

Un paio di anni fa, lo sforzo di proibire la droga alle Bahamas mi colpì in modo particolare. Nel corso dell'anno avevamo confiscato circa cinque miliardi di dollari di cocaina. Ignoro invece quanta ne sia passata. Nessuno possiede stime credibili. Comunque, il prodotto nazionale lordo delle Bahamas è presumibilmente tra uno e due miliardi di dollari. Così, avete un'idea dell'influenza che il nostro mercato della droga esercita là e altrove.

Mi fa piacere l'enfasi con la quale si affronta oggi il problema della droga. Gli sforzi - stabilire dei contatti con le persone che si drogano e tentare di aiutarle; e se non possono essere guarite, almeno provare a limitare il loro numero; fare opera di educazione per scoraggiare in modo drastico l'uso della droga da parte dei consumatori occasionali; bloccare la diffusione di questa piaga tra i giovani - tutti questi sforzi, penso siano estremamente importanti.

Ma devo dire che, a mio parere, la base concettuale dell'attuale programma anti-droga è debole e perciò non funzionerà. La sua base concettuale - un approccio di giustizia criminale - è la stessa che ho elaborato in passato, durante l'amministrazione Nixon, quando ero direttore amministrativo e segretario del Tesoro con giurisdizione sulle dogane. Elaborammo un programma molto vasto e lavorammo con impegno su di esso. Allo stesso modo, durante l'amministrazione Reagan elaborammo un programma molto vasto e lavorammo con impegno su di esso. I nostri sforzi internazionali furono i maggiori mai compiuti. Avete di fronte una persona il cui corteo di automobili fu attaccato in Bolivia dai narcotrafficanti: perciò sono un veterano di questa guerra contro la droga.

Ciò che abbiamo di fronte ora è essenzialmente lo stesso programma, ma con maggiori risorse a disposizione per realizzarlo. Questi sforzi tendono a creare un mercato in cui i prezzi superano di gran lunga i costi. Con questi incentivi, infatti, la domanda crea la propria offerta ed un'organizzazione criminale intorno ad essa. Mi sembra quindi che non arriveremo a nessun risultato, fino a quando non saremo in grado di separare la criminalità dal commercio della droga e gli incentivi per la criminalità da quest'ultimo. Francamente, l'unico modo di realizzare questo programma mi sembra sia quello di rendere possibile ai drogati di acquistare la droga in zone determinate ad un prezzi che si avvicini al costo. Quando si farà questo, si elimineranno gli incentivi per i criminali, compreso quello, credo, che spinge i pusher a sfruttare i bambini e a drogarli, per crearsi un proprio mercato. Non avranno più quell'incentivo, perché non avranno più il mercato.

Perciò credo che la base concettuale del programma anti-droga debba essere totalmente ripensata. Se quanto sto dicendo vi interessa, allora leggete un coraggioso ed informato articolo su questo problema nel numero di settembre di »Science , scritto da Ethan Nadelmann. Abbiamo bisogno, perlomeno, di considerare ed esaminare forme di legalizzazione controllata della droga.

Mi è difficile affrontare questo tema. A volte, ai party avanzo queste idee e, subito, le persone mi evitano. Non vogliono nemmeno parlarmi. Lo so che parlo al vento, se tratto di ciò che stiamo facendo adesso. Ma sento che se qualcuno non comincia ad affrontare questo tema adesso, la prossima volta, quando questi programmi anti-droga verranno di nuovo ripresentati, tutti continueranno ad avere paura di parlare di questo problema. Nessun uomo politico vuole dire quello che ho appena detto, nemmeno per un minuto."

 
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