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Pannella Marco - 14 novembre 1989
Dimissioni di Pannella (3): L'imboscata
Marco Pannella

SOMMARIO: E' ricostruita in questi testi la vicenda delle dimissioni di Marco Pannella dalla Camera dei Deputati; le questioni gravissime che con esse Pannella ha sollevato insieme al velo sporco e spesso di cui il Parlamento è ricoperto. Ecco dunque quel che l'ormai ex deputato ha scritto ai suoi colleghi, quel che ha detto in Aula, quel che a lui e ai problemi da lui sollevati è stato risposto; con l'esito a "sorpresa" dell'accoglimento delle dimissioni. E poi quel che si è detto della vicenda: in "Transatlantico", sui giornali, dai microfoni della Rai.

(Notizie Radicali n.248 del 14 novembre 1989)

L'articolo 294 del Codice Penale, capo III 'Dei delitti contro i diritti politici del cittadino' recita "Chiunque con violenza, minaccia, inganno, impedisce in tutto o in parte l'esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno ad esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà è punito con la reclusione da uno a cinque anni". L'arresto in flagranza è obbligatorio, il mandato di cattura facoltativo, la procedibilità è d' ufficio, la competenza è della Corte d'Assise. Nel nostro Paese è previsto l'attentato ai diritti civili e politici del cittadino in modo preciso ed esteso.

Il fatto che tutto il sistema del conoscere per deliberare, del formarsi del processo del gioco democratico sia stato travolto in uno stesso senso ci fa ritenere, una volta per tutte, che questo abc del fondamento della democrazia politica non sia altro che un dato meramente canonico, vecchio ed esteriore. Dobbiamo anche riconoscere i segnali gravi, in genere sparsi e non unificati, della instaurazione in Italia di un regime: la partitocrazia che è altro rispetto alla democrazia.

Noi viviamo in una situazione non sana dell'ordine, (non del potere) giudiziario: come possiamo poi meravigliarci se la vita diventa sempre più quella della giungla?

Attentati continui e sistematici ai diritti civili e politici dei cittadini si sono realizzati in modo tale che il gioco democratico è stato distorto ed è stata falsata la volontà popolare ed i suoi processi formativi, e con essi indirettamente anche quelli del Parlamento e delle altre Istituzioni.

Siamo venuti a sapere che che è inutile voler essere pienamente Parlamento repubblicano. Quali altre prerogative e doveri ha un Parlamento se non quelli di legiferare e dare indirizzi? Ma nel momento in cui il Parlamento approva le leggi e formula e reitera determinati indirizzi, e poi denuncia che essi sono invece pubblicamente e reiteratamente violati, chi ha reso monco il Parlamento e la Repubblica se non quell'ordine giudiziario che non ha mai contestato i reati politici ed istituzionali se non qualche volta a carico di qualche disperato terrorista?

Cosa significa tutto questo se non un attentato che presume l'associazione specifica per delinquere ai fini di attentare ai diritti civili e politici dei cittadini, realizzata costantemente attraverso la lottizzazione in modo indiretto, ma anche mediante ciò che dobbiamo soffrire ogni giorno?

E' un attentato continuo, riuscito e protetto dai reati omissivi costanti dell'ordine giudiziario!

Si sono così create queste cosche, con la non attribuzione nemmeno una volta dell' imputazione dell'attentato ai diritti civili e politici a coloro che sistematicamente, ufficialmente, ormai in buona fede, la compivano. Questa magistratura ha trovato il suo anello di conngiunzione con il potere di fatto invece che con lo Stato di diritto. Perchè queste erano le cose che avrebbero portato lo sconvolgimento in una partitocrazia non ancora divenuta regime ufficiale di fatto, ma semplicemente attentato o degenerazione della democrazia.

 
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