Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
lun 20 mag. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Partito radicale
Cicciomessere Roberto - 14 novembre 1989
Una lezione di democrazia
Roberto Cicciomessere

SOMMARIO: L'autore analizza il significato delle manifestazioni radicali a Mosca, Praga, Varsavia e Budapest per il diritto all'informazione: il successo della battaglia di chi lotta per la democrazia all'Est è strettamente collegato al ripristino delle regole democratiche in occidente, affinchè il modello di "democrazia reale" dei Paesi occidentali non divenga l'unico sbocco perseguito dalle classi dirigenti dell'Est nell'uscita dal "socialismo reale". Poiché in occidente la democrazia è stata resa una realtà solo formale, dalla manipolazione e dalla negazione del diritto all'informazione, la conquista del Diritto, all'Est come all'Ovest, deve passare necessariamente attraverso la regolamentazione del quarto potere.

(Notizie Radicali n.248 del 14 novembre 1989)

Le manifestazioni organizzate dai compagni radicali sovietici, cecoslovacchi, polacchi e ungheresi per rivendicare il diritto all'informazione da parte dei cittadini dei paesi "democratici" e occidentali, hanno un significato e una importanza politica che supera di gran lunga la limitata dimensione delle azioni che si sono svolte a Mosca, Praga, Varsavia e Budapest.

Per la prima volta viene affermato all'Est un concetto che è estraneo alla cultura politica del nostro tempo, all'attuale dibattito internazionale sulla perestrojka, anche all'interno dei circoli più attenti alle regole dello Stato di diritto: il modello di "democrazia reale" che sempre più sta affossando in occidente la democrazia tout court, rischia di divenire l'unico sbocco perseguito dalle classi dirigenti dell'Est per gestire la fuoriuscita dal "socialismo reale". L'affermazione di questo modello all'Est frustrerebbe e deluderebbe tutte le speranze di vera libertà e di democrazia che anima la maggioranza delle popolazioni oppresse da troppo tempo dal totalitarismo.

Chi lotta per la democrazia all'Est deve quindi sapere che il successo della sua battaglia è strettamente collegato al ripristino delle regole democratiche in occidente; che non può attendersi solo sostegno e solidarietà dai democratici occidentali ma deve anche contribuire, nella misura del possibile, alle loro lotte.

Se così non fosse rischierebbe di unirsi al coro di coloro che, in occidente, liquidano come estremiste o, peggio, terroristiche le posizioni di chi denuncia il degrado della democrazia e la violazione sistematica delle sue regole fondamentali.

Questi benpensanti della democrazia sono gli stessi che mentre denunciavano con parole di fuoco la violazione dei diritti umani all'Est, ben si guardavano dall'interrompere il flusso di aiuti economici e politici che da quarant'anni ha consentito la sopravvivenza dei regimi totalitari dell'impero sovietico; gli stessi che da sempre hanno preferito la stabilità dei regimi dell'Est contro la libertà e la democrazia rivendicata dai popoli; gli stessi che non hanno mai mosso un dito quando le rivolta delle popolazioni ungheresi, cecoslovacche e polacche veniva soffocata con la violenza poliziesca o con i cingoli dei carri armati sovietici.

Le manifestazioni radicali di Mosca, Praga e Budapest hanno messo dunque il dito su una questione che rappresenta, a Mosca come a Roma o a New York, la cartina tornasole della democrazia: il diritto all'informazione dei cittadini.

La sovranità popolare può infatti esprimersi ed affermarsi solo se è congiunta al diritto dei cittadini a poter conoscere.

"Poter conoscere per poter giudicare".

Quando questo diritto viene conculcato o, come accade in occidente, l'informazione viene manipolata con gli strumenti più sofisticati, la democrazia diviene una realtà solo formale.

La situazione si aggrava quando i mezzi di comunicazione di massa invadono, con la televisione, la casa, la vita privata, la stessa coscienza di ogni cittadino, quando la politica diviene, per i padroni dell'informazione, solo una merce da acquistare e vendere al miglior acquirente.

Se l'essenza della democrazia è il continuo contraddittorio fra interessi contrastanti e fra i gruppi politici che li rappresentano, con i mezzi di comunicazione di massa questo confronto si sposta dalle sedi istituzionali, dai Parlamenti, ai grandi mezzi di comunicazione e in particolare alla televisione.

Non è più il Parlamento a far cadere un governo o a determinare le scelte politiche, ma sono i grandi potentati informativi ed economici che pilotano il consenso, il dissenso, gli scandali e promuovono o annullano uomini politici e partiti.

Non a caso l'informazione sulle sedi del contraddittorio formale, sui dibattiti Parlamentari, è divenuta marginale rispetto al grande spettacolo della politica televisiva.

Il quarto potere, insomma, ha conquistato, con la diffusione della televisione, un ruolo e un peso mai avuto nel passato.

Oggi quindi la conquista del diritto a votare liberamente, a presentare liste, a eleggere un Parlamento sovrano non significa di per sé, nè all'Est né all'Ovest, la conquista della democrazia.

Oggi l'affermazione di una democrazia matura passa attraverso la regolamentazione del quarto potere, così come ieri si è fondata sulla precisa ripartizione dei poteri fra il Governo, il Parlamento e la Magistratura.

Senza regole certe che garantiscano innanzitutto il diritto dei cittadini ad una informazione "contraddittoria", corretta, imparziale, aperta alle diverse tendenze culturali e politiche; senza leggi che tutelino la collettività dai tentativi di manipolazione dell'informazione e che garantiscano il diritto all'immagine e all'identità del singolo cittadino, la democrazia rischia di essere solo un volto più accettabile dello stesso totalitarismo.

E' questa una lotta difficile, controcorrente, che risulterà incomprensibile anche a molti nostri compagni di lotta che troppo spesso sottovalutano l'importanza strutturale in democrazia del diritto all'informazione.

Ma non siamo certo nel Partito radicale per fare cose scontate e banali, per seguire mode che si esauriscono in una stagione politica.

Ecco perché Marco Pannella, Giovanni Negri e Luigi Del Gatto hanno ritenuto di dover utilizzare l'estremo strumento di lotta della nonviolenza, il digiuno, per affermare il diritto di tutti all'informazione.

Dobbiamo sapere che la posta in gioco è alta e alto sarà il prezzo per conquistarla.

Ecco perchè Marco Pannella si è dimesso da deputato in Italia.

Ecco perché quelle piccole e povere manifestazioni di Mosca, di Praga, Varsavia e di Budapest possono divenire la ragione e la forza del partito radicale trasnazionale.

 
Argomenti correlati:
nr-248
democrazia
ovest
manifestazione
mosca
budapest
digiuno
negri giovanni
stampa questo documento invia questa pagina per mail