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Corleone Franco - 20 novembre 1989
Droga (3): relazione di minoranza delle Commissioni permanenti Giustizia e Igiene e sanità riunite sul disegno di legge "Aggiornamento, modifiche ed integrazioni della legge 22 dicembre 1975, n.685, recante disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope. Prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza (n.1509).
Relatore Franco Corleone

(segue dal testo n.987)

LA DROGA COME FENOMENO SOCIALE

Abbiamo voluto riportare le tesi emerse nel dibattito internazionale, seppure queste prevalentemente fossero relative alla situazione statunitense, perchè pensiamo che così come per alcuni l'analisi del sistema americano è stata d'incentivo per proporre il testo di legge in discussione, per altri può servire ad evitare gravi errori su cui già negli Stati Uniti si discute. Del resto è opinione comune che sotto il profilo droga la realtà degli Stati Uniti sia la credibile prefiguarazione della situazione europea.

Una specifica riflessione va necessariamente fatta sulla situazione italiana.

I dati dell'Osservatorio permanente sul fenomeno della droga

Quanti sono i tossicodipendenti in Italia? Chi sono?

E' chiaro a tutti che una risposta certa a queste domande non può essere data, esiste però la possibilità di un'analisi attraverso i dati forniti dall'Osservatorio permanente sul fenomeno droga istituito nel giugno 1984 presso il Ministero dell'interno.

I dati forniti sono prevalentemente relativi ai tossicodipendenti, in larghissima parte consumatori di eroina, che entrano in contatto con le diverse strutture sanitarie, sia pubbliche che private, e con le comunità terapeutiche.

Contro i 22.856 tossicodipendenti che al giugno 1984 avevano ricevuto un trattamento presso presidi pubblici o privati, e contro i 23.359 del giugno 1985, i 24.619 del giugno 1986, i 28.009 del giugno 1987, nel giugno 1988 si è raggiunta la cifra di 33.060.

Di questi i quattro quinti sono maschi mentre solo un quinto è costituito da donne.

Lo stesso trend di aumento, seppure con dati più bassi è segnalato nelle comunità terapeutiche residenziali dove l'utenza è passata dalle 4.373 unità del giugno 1984 alle 7.527 del giugno 1988.Di questi i sei settimi sono maschi mentre solo un settimo è costituito da donne.

L'eta'

E' di estremo interesse anche vedere i dati relativi all'età ed di queste persone. Rispetto a qualche anno fa è aumentata l'età dei tossicodipendenti (si tenga sempre presente che stiamo parlando di coloro che si sono rivolti ai servizi sanitari): nel 1984 il 7,78 per cento aveva un'età tra i 16 ed i 18 anni, nel 1988 questa fascia è scesa al 4,04 per cento; sempre nel 1984 il 36,89 aveva un'età tra i 19 ed i 22 anni, nel 1988 il dato è sceso al 23,29 per cento; nel 1984 la fascia d'età tra i 23 ed i 25 anni raggruppava il 27,31 per cento e quella tra i 26 ed i 30 anni il 17,73 per cento, nel 1988 si registrava il 31,20 per la prima fascia ed il 25,97 per cento per la seconda.

Stiamo dunque assistendo ad una sorta di cronicizzazione degli utenti dei servizi sanitari.

I morti

Questo dato si può riscontrare anche dalle notizie relative ai morti per eroina: negli ultimi anni queste persone sono di un'età media superiore dimostrando forse come l'aumento delle morti (803 nel 1988, già 800 ai primi di settembre di quest'anno) in una qualche misura va anche attribuito al 'limite' raggiunto da molti soggetti che da anni facevano uso di droghe pesanti. Se la nostra interpretazione è reale, l'aumento dei morti per droga non può essere considerato elemento per dimostrare la maggior diffusione del fenomeno.Per evitare di essere fraintesi diremo subito che noi pure però condividiamo il criterio secondo cui, indipendentemente da questo dato, assistiamo ad un aggravamento del fenomeno che peroo' emerge per altre vie. Quello che non possiamo accettare è l'uso strumentale che sovente viene fatto delle notizie relative alle morti dei tossicodipendenti: per essere espliciti diremo che dimostra ignoranza ed immoralità chi utilizza questo dato per chiedere norme più severe. Anche l'ex Preside

nte del Consiglio Giovanni Goria sembra condividere questa nostra impostazione: nella celeberrima lettera inviata ai 128 senatori democristiani ha come noi sostenuto che, sebbene il numero dei morti per eroina salgono, meriterebbero attenzione anche i dati volti ad indicare una stabilizzazione del consumo ed un parallelo aumento dei decessi per patologie pregresse o per la debolezza fisica di coloro che da numerosi anni sono tossicodipendenti. Di queste valutazioni troviamo conferma nei dati: l'età media dei deceduti nel 1988 è di 27 anni ed il 90 per cento di questi era di sesso maschile. Negli anni 1984-1986 la fascia più colpita era stata quella dei 20/24 anni, nel 1987 la maggior percentuale di decessi si è registrata nella fascia dei 25/29 anni con 197 casi (corrispondenti al 37,09 per cento).

La scuola

Significative sono anche le statistiche della scolarizzazione che appaiono sostanzialmente stabili: solo il 15,40 per cento dei tossicodipendenti che si sono rivolti alla servizi sanitari (nel 1984, il 15,69 per cento. Coloro che avevano frequentato la scuola media inferiore erano nel 1988 il 55,60, nel 1984, il 57,63 per cento. Per la scuola media superiore le percentuali corrispondenti erano nel 1988 il 15,65, nel 1984 il 18,30; coloro che avevano frequentato l'università erano l'1,15 per cento nel 1988, l'1,65 per cento nel 1984. Alla luce di questi dati rileviamo dunque come il livello culturale costituisca un argine alle droghe pesanti. Questi livelli di scolarità sono poi spesso legati a situazione di emarginazione o disadattamento. Ci sentiamo quindi di sostenere che i mancati interventi per frenare il numero di ragazzi che prematuramente abbandonano o sono costretti ad abbandonare gli studi, involontariamente ha costituito uno spazio sul quale lo spaccio dell'eroina prospera.

Il lavoro

Guardando i dati relativi alla condizione professionale: nel 1987 solo il 27,13% dei tossicodipendenti analizzati (28.009) risultava occupato stabilmente, mentre il 40,92 per cento era disoccupato, il 10,02 sottoccupato ed il 6,75 per cento in cerca di prima occupazione. Questi dati confermano quelli degli anni passati. Riferendosi ancora una volta al 1984, cioè ai primi rilevamenti dell'Osservatorio permanente sul fenomeno droga, troviamo che allora risultava occupato il 25,49 per cento, mentre era disoccupato il 40,59 per cento, sottoccupato il 9,79 per cento ed in cerca di prima occupazione il 9,40 per cento. La condizione di disoccupazione o sottoccupazione, seppure non puo' essere considerata motivo unico che spinge verso la tossicodipendenza, certo risulta assolutamente incidente ed in moltissimi casi diviene motivo determinante.

L'Aids

Il Prof. Ferdinando Aiuti, nostro 'alleato' in molteplici battaglie, non si può certo definire vicino alle nostre posizioni antiproibizioniste. Il Prof. Aiuti ha recentemente rivolto dalle colenne di Repubblica (8 novembre 1989) una semplicissima domanda alla quale nessun uomo politico della maggioranza ha ancora risposto: "dove si accoglieranno le migliaia di sieropositivi e tossicodipendenti che saranno condannati perchè trovati in possesso di droga?". Su questo punto la posizione del noto immunologo è assolutamente chiara: "Non è possibile che la legge modifichi l'atteggiamento dei tossicodipendenti in pochi mesi, nè che l'infezione da HIV scompaia in così breve tempo. Se si vuole procedere nella strada della punizione e recupero del tossicodipendente sotto il profilo sanitario per coloro che sono malati da HIV occorre organizzare centri di recupero che non devono essere solo quelli tradizionali (...). Nonostante nessuno lo dica o lo scriva, quasi tutte le comunità esistenti, sia laiche che religios

e ed anche le case albergo, istituite per i malati d'AIDS, attuano una selezione basata su due o tre parametri: numero chiuso per i sieropositivi, numero chiuso per ex detenuti o persone agli arresti domiciliari, esclusione di occasionali prostitute o ragazze madri con bambini".

Leggendo queste parole e ripensando al testo della legge in discussione, appare evidente quanto le proposte articolate siano inadeguate anche alla realizzazione delle intenzioni dei proponenti.

Secondo alcuni dati forniti sempre dal Prof. Aiuti, la metà dei tossicodipendenti che fanno uso di eroina sono sieropositivi con punte, nei grandi centri urbani, che raggiungono il 70 per cento. Di questi sieropositivi circa il 70 per cento presenta un'altra patologia clinica ed una immunodeficenza associata cronica. Si stima che oggi i sieropositivi in fase ARC,( cioè quella immediatamente precedente all'AIDS conclamato), siano non meno di 25.000!

I dati più recenti dell'Istituto Superiore di Sanità ci dicono che attualmente nel nostro Paese ci sono oltre tremila malati di AIDS.

Noi siamo fermamente convinti che se la nuova legge in discussione dovesse essere approvata, la diffusione dell'AIDS avrebbe un'escalation irrefrenabile. Questo per un motivo semplice ma fortemente sentito. E' chiaro che chi si droga, qualora diventasse perseguibile per legge, eviterebbe tutte le situazioni nelle quali potrebbe essere identificato come tossicodipendente. Prima fra queste situazioni la farmacia. Non si acquisterebbero più siringhe, ma si scambierebbero più frequentemente quelle che si hanno o che magari altri procurano. Le conseguenze di una tale situazione sono evidenti a tutti.

Quanti sono?

Dai dati sopra esposti non si puo' stabilire quanti siano in Italia i tossicodipendenti. Gli operatori del settore ritengono però che solo il 10 per cento di questi faccia ricorso alle strutture sanitarie ed alle comunità; prendendo dunque solo i consumatori di droghe pesanti e calcolando che nell'arco di un anno almeno un quarto dei soggetti si rivolga almeno a due diverse strutture, i tossicodipendenti ed i tossicofili (cioè coloro che fanno uso non costante di sostanze pesanti senza con queste avere un rapporto di dipendenza) sarebbero non meno di 300.000. Anche se il procedimento con cui si desume quista cifra è forse discutibile, noi riteniamo che la valutazione sia estremamente realistica.

Molto più difficile valutare quanti siano coloro che fanno uso delle cosiddette droghe leggere. Giancarlo Arnao, uno dei massimi esperti del settore ed autore di numerose pubblicazioni (tra cui il famosissimo "Erba proibita", Feltrinelli 1978), ritiene che un indice si possa ricavare dalle quantità di droghe sequestrate. Valutando le operazioni di polizia come incidenti nel traffico degli stupefacenti per il 10 per cento e dividendo le quantità in dosi minime, in Italia i consumatori delle cosidette droghe leggere sarebbero 1 milione e 600mila. Se, come molto più probabile, le operazioni antidroga riescono a fermare solo il 58 per cento delle sostanze in circolazione, allora la cifra verrebbe raddoppiata, i consumatori di hascisc e marijuana sarebbero 3 milioni e 200mila.

Inutile commentare cosa significherebbe l'applicazione rigida della legge in discussione.

La droga come fonte di guadagno e le operazioni di polizia

Di fronte a questa situazione sociale è chiaro che la droga non è solo la via di fuga, il diversivo, la cosa che in un gruppo rende uguale agli altri, ma può essere fonte di guadagno. Per i più diviene fonte di sopravvivenza visto che questa diviene necessaria per vivere e per averla è necessario spacciare.

E' quasi impossibile dire quanto si guadagna con la droga, i livelli di questo mercato sono troppo differenziati e dipendono strettamente da numerose variabili esterne. Ad esempio il prezzo della cocaina è notevolmente diminuito negli ultimi anni a fronte di un largo aumento della richiesta che ne ha incentivato la produzione: a New York prima del piano Bush un chilo di cocaina costava 12mila dollari, ma la si poteva anche per 8 mila se in città ne arrivavano grandi quantitativi. All'inizio degli anni '80 sempre a New York occorrevano 60mila dollari per averne un chilo.

Nel nostro Paese in uno studio del CENSIS ("Il peso dell'illecito in Italia") è stato valutato che 100 lire investite in oppio grezzo, la materia prima per la produzione dell'eroina, danno una resa di 170mila lire, il capitale iniziale viene cioè moltiplicato per 1.700.

Il traffico di droga nel nostro Paese è valutato dal Gen. Soggiu, capo del Servizio Centrale Antidroga, intorno ai 30.000 miliardi all'anno.

Si valuti che nel solo primo semestre dell'88 sono state denunciate dalle forze dell'ordine 14.307 persone per la violazione della legge 685 del 1975, di queste 11,933 sono state poste in stato di arresto; nel primo semestre del 1987, per lo stesso reato erano state denunciate 11.271 persone, e 9.438 di queste sono state poste in stato di arresto. Parimenti i quantitativi di droghe pesanti sequestrati sono aumentati senza che per questi il consumo o lo spaccio di queste subissero un rallentamento considerabile: 355,572 Kg. di eroina nel primo semestre 1988 contro i 143,374 Kg del primo semestre del 1987; 435,068 Kg di cocaina nel primo semestre 1988 contro 111,654 Kg del primo semestre 1987.

La criminalita' minorile

Alla luce dei dati sopra esposti giunge spontanea una considerazione: dal momento che non è ipotizzabile che l'entrata in vigore del nuovo testo di legge possa fermare il traffico degli stupefacenti, si accentuerà una linea di tendenza già largamente diffusa e cioè lo spaccio diretto affidato a minori di 14 anni quindi non punibili neppure con il riformatorio. Il passo logicamente conseguente a questa scelta sarà quello di legare questi minori all'organizzazione, quindi di renderli tossicodipendenti. Nella relazione del Ministero di grazia e giustizia sul fenomeno della devianza e della criminalità minorile emergono dei dati che rivelano questa tendenza: nel triennio 1983-1985 rispetto al triennio 1980-1982 i minori condannati per spaccio di stupefacenti sono aumentati del 295 per cento. Se si considera che quelli condannati per furto sono diminuiti del 40 per cento e quelli condannati per contrabbando sono diminuiti del 60 per cento e considerando inoltre che che dalle statistiche territoriali risulta

che ogni tre condannati due hanno commesso il delitto ascrittogli in una regione meridionale,constatiamo che solo per il reato di spaccio di stupefacenti il 54,1 dei minori condannati è del Mezzogiorno, il 16,2 del Centro Italia, il 29,7 del Nord. Sebbene altre tipologie di reati rimangano fortemente concentrate (ad es. il 63,4% dei furti, contro l'11,3% del Centro ed il 13,4% del Nord), soprattutto al Sud stiamo assistendo ad un vero e proprio reclutamento di bambini dediti a piccole attività criminali a favore dello spaccio degli stupefacenti. Raggiunti i 14 anni questi ragazzi, ormai prevalentemente tossicodipendenti, sono 'inutilizzabili' vengono quindi allontanati dallo spaccio pur rimanendo a stretto contatto con esso perchè ormai clienti di questo.

Una conferma indiretta di questi dati la troviamo nella concentrazione dei minori condannati nelle metropoli del meridione, dove la quota proporzionale nelle aree urbane si triplica rispetto alla media della zona: ad esempio nel complesso del meridione il 9,3 per cento dei condannati sono minori, a Napoli sono il 28,98. Questo fenomeno sta inoltre investendo in particolar modo minori immigrati dai Paesi Nord Africani. Nel carcere minorile di Casal del Marmo a Roma oltre il 50 per cento dei reclusi dell'ultimo anno erano di origine straniera e quasi tutti detenuti per spaccio di stupefacenti.

Il carcere

Nelle carceri italiane al 15 giugno '89 erano presenti 34.565 detenuti. Di questi sono stati riconosciuti tossicodipendenti 8790. Com'è noto il test per il riscontro della sieropositività non è obbligatorio e pertanto i dati a questo relativi non possono riferirsi alla totalità dei detenuti: sempre al 15 giugno sono risultati sieropositivi 2.115 detenuti, in fase LAS 838, in fase ARC 142, mentre i casi di AIDS conclamato sono risultati 49.

I dati sono assolutamente allarmanti perchè negli ultimi anni si è assistito ad un aumento della presenza dei tossicodipendenti degli istituti penitenziari: al 31 gennaio 1984 erano 4.044 su 41.686 detenuti (9,70 per cento), al 30 marzo 1985 erano 4.301 su 42.738 (10,06 per cento), al 31 dicembre 1986 erano 6.102 su 31.688 (19,25 per cento), al 3 dicembre 1987 erano 5.221 su 30.555 (17,09 per cento). Anche in questo caso il 90 per cento dei tossicodipendenti sono di sesso maschile.

Nel settore carcerario, stando ai dati forniti dalla Direzione Generale, da tre anni il problema tossicodipendenti si è attestato su dimensioni pressochè stabili. Al 31 dicembre 1988 su una popolazione carceraria di 31.077 unità, risultavano 7.500 tossicodipendenti, 2.804 sieropositivi, 592 in fase LAS, 178 in fase ARC, 36 con AIDS conclamato. Al 31 dicembre 1987 su 30.555 detenuti, i tossicodipendenti erano 5.221, i sieropositivi 3.014, i detenuti in fase Las erano 564, in fase ARC 82, con AIDS conclamato 26.

Come abbiamo precedentemente visto, negli Stati Uniti è stato necessario stanziare cospicui fondi per adeguare il sistema carcerario a quella che impropriamente potremmo definire la nuova domanda. E' chiaro che l'entrata in vigore di una legge che reprime un comportamento diffuso precedentemente tollerato crea, se vuol'essere credibile, la necessità di strutture idonee a recepire quanto previsto dalla legge stessa. Con una battuta potremmo sintetizzare il problema dicendo che ci attende una nuova stagione di carceri d'oro.

Le comunita' sono un rimedio?

Il prof. Luigi Cancrini, docente di psichiatria e psicoterapia all'Università La Sapienza di Roma, in un dibattito sulla prevenzione delle tossicodipendenze svoltosi a Venezia nel maggio 1988, ha sostenuto che, senza avere la pretesa di creare schemi rigidi, i tossicodipendenti possono essere suddivisi in quattro categorie. Un primo gruppo, oscillante tra il 5 ed il 10 per cento, è costituito da persone sufficentemente equilibrate che incominciano a drogarsi per una difficoltà improvvisa (può essere considerata situazione tipica quella di un lutto che non si riesce ad accettare); in questo caso si tratta di nevrosi post-traumatiche che determinano la depressione reattiva dove l'incontro con la droga provoca un passaggio estremamente rapido alla tossicomania. Il secondo gruppo, più ampio, è costituito prevalentemente da adolescenti che vivono una crisi familiare; i tossicomani di questo tipo non sarebbero eccessivamente gravi e non userebbero grosse quantità di droga pur tenendo molto a mostrare la l

oro tossicodipendenza. Il terzo gruppo rappresenta un problema più grave con disturbi psicologici importanti che rientrano in una patologia depressiva con stati umorali fortemente oscillanti. Il quarto gruppo è il più grave di tutti ed è stato definito dal prof. Cancrini come quello dei 'sociopatici', cioè persone che hanno deprivazioni socioculturali importanti, la cui famiglia è gravemente disorganizzata e che hanno una tossicomania pericolosa perchè corrispondente ad un atteggiamento di disattenzione nei confronti del proprio corpo e della propria vita. Le riflessioni di Cancrini sono importantissime perchè chiariscono quello che rischia di divenire una sorta di pregiudizio positivo con cui liquidare il problema: l'efficacia sempre e comunque delle comunità terapeutiche. Il recupero del tossicodipendente passa da una selezione scientifica di questi quattro 'tipi', perchè occorrono interventi e terapie mirati. Per il primo gruppo infatti è necessaria una terapia individuale, per il secondo una terapia fami

liare, per il terzo un trattamento psicoterapeutico con supporto farmacologico e solo per il quarto gruppo è specificatamente indicata la comunità (Corriere Medico, 30 giugno 1988).

Non fosse altro che per ragioni di buon senso, noi riteniamo che il prof. Cancrini abbia ragione e che pertanto prevedere per i tossicodipendenti, come avviene nel disegno di legge in discussione, un trattamento sostanzialmente indistinto, sia profondamente sbagliato. Ci chiediamo anche a quali trattamenti possano essere destinati coloro che saranno accusati di fumare canapa indiana.

LE PROPOSTE DEI RADICALI

Già dal 1979, con la proposta di legge Teodori (atto Camera n. 1077), i radicali hanno espresso la loro posizione nei confronti del problema della droga.

L'impostazione dalla quale si diparte l'iniziativa legislativa prende spunto dalla legge n. 685 del 1975 in vigore già da quattro anni.

L'intento era quello di chiarire quell' impostazione mista che voleva essere contemporaneamente repressiva, assistenziale e paternalistica.

Molti dei punti allora in discussione possono essere considerati tuttora validi.

Riprendendo l'analisi del testo della legge Teodori, ci si è posti il problema della liberalizzazione della cannabis indica come uno dei motivi ispiratori della politica di depenalizzazione. Esso si basa su alcuni principi incontrovertibili: 1) non esiste alcun rapporto di causalità fra uso di cannabis e comportamenti criminali; 2) non esiste alcun rapporto di causalità tra uso di cannabis e malattie mentali; 3) non esiste alcun rapporto di causalità tra uso di cannabis ed uso di droghe pericolose; 4) non esiste una dipendenza fisica da cannabis a differenza di quanto accade con sostanze legali (alcool, tabacco); non esiste una tossicomania da cannabis; 5) la tossicità acuta da cannabis è estremamente bassa (la letteratura scientifica internazionale non ha segnalato fino ad ora un solo caso certo di intossicazione acuta mortale) 6) la tossicità cronica da cannabis è bassa

(ricerche seguite sull'uso intenso e prolungato non hanno riscontrato nei consumatori un'incidenza significativa di effetti patologici) 7) complessivamente gli effetti tossici della cannabis sono nettamente inferiori a quelli dell'alcool e del tabacco. Con la proposta di legge del 1979 si tentava, inoltre, una riclassificazione delle sostanze stupefacenti e la conseguente eliminazione delle "non droghe".

Si proponeva quindi di escludere la cannabis e i suoi derivati dalla tabella II dell'art. 12 della legge n. 685 del 1975.

Dalla tabella I della medesima legge poi è stato poi riproposto di eliminare il riferimento agli allucinogeni diversi dagli indolici, mentre le sostanze di tipo anfetaminico ad azione eccitante dovevano essere trasferite nella tabella II avendo ritenuto opportuno lasciare nella tabella I solo gli oppiacei che danno dipendenza.

Non è sembrato corretto scientificamente e giuridicamente continuare ad equiparare agli oppiacei le foglie di coca e gli alcaloidi da essi estraibili, nonchè gli allucinogeni di tipo indolico in quanto è noto che non provocano dipendenza e il loro uso non è legato alla necessità quotidiana come certamente lo sono gli oppiacei per i tossicodipendenti.

Nella tabella II si prevedevano i barbiturici i cui effetti estremamente gravi sono noti nella letteratura scientifica mondiale e giustificano la collocazione topografica nel sistema legislativo.

In conseguenza di queste rimodulazioni delle tabelle, era stata proposta una diversa disciplina per la vendita delle sostanze stupefacenti tendente a modificare l'articolo 45 della legge vigente.

Si era posto anche l'accento sulla distribuzione controllata degli stupefacenti che prevedeva due fasi: una di accertamento della situazione di tossicodipendenza e l'altra di rilascio del documento che certifica l'esistenza della situazione.

Una volta in possesso del documento di cui sopra, l'interessato avrebbe potuto ottenere, con un'esplicita richiesta, il rilascio di un'apposita tessera che gli avrebbe dato diritto di acquistare direttamente in farmacia la sostanza.

Interamente modificata, poi, era la disciplina penale.

Si prevedevano pene di un livello inferiore per il cosiddetto "piccolo spaccio".

Per la minore pericolosità e per il fatto che ne è esclusa la distribuzione controllata, veniva prevista una diminuzione della pena per il possesso a fini di spaccio di coca e degli alluci-

nogeni.

La punizione più lieve per questa ipotesi derivava dalla constatazione che tra queste persone è molto probabile che ci siano anche consumatori o consumatori-piccoli spacciatori, non essendo prevista una alternativa di distribuzione come per gli oppiacei.

Tra le aggravanti specifiche era stata introdotta quella relativa al "taglio" delle sostanze, attività da cui, come noto, derivano molte delle morti da overdose.

Per gli interventi informativi e educativi, si sostiene che l'attività di informazione e di educazione sui temi della tossicodipendenza è scorretta se questa non viene inserita in programmi riformatori ed educativi più ampi complessivamente relativi all'educazione sanitaria. Limitare tali interventi al problema "droga" significa cadere o nella disinformazione o nell'involontaria induzione di bisogno di sostanza. Da questo punto di vista gli interventi di tipo sociale, pubblico e culturale debbono essere rivolti non tanto a prevenire la tossicodipendenza che è l'effetto, ma le situazioni di disagio personale, familiare e sociale che ne sono la causa.

Nel 1980, il partito radicale aveva indetto un referendum per decidere di superare tutti gli ostacoli istituzionali e di aprire sul problema delle droghe leggere un pubblico dibattito sul quale soprattutto la voce dell'opinione pubblica andava seguita.

Presentò dunque una proposta referendaria volta alla liberalizzazione dell'hashish e della marijuna, proposta alla quale hanno aderito 700.000 cittadini. Il referendum chiedeva di abrogare alcune norme previste dalla legge n. 685 ed in particolare queste:

Art. 12 - Lettera f) e n. 2 (escludere dalla tabella degli stupefacenti la cannabis e i suoi derivati);

Art. 26 - Sopprimere il divieto di coltivazione della cannabis;

Art. 54 - Nelle importazioni di cannabis, sopprimere l'obbligo di prelievo di campioni in dogana.

Nell'agosto del 1988, veniva presentata alla Camera una nuova proposta di legge (atto Camera n. 1077), a prima firma Teodori, dove si proponeva ancora una volta la legalizzazione della cannabis indica. Analoga proposta è stata presentata dal Gruppo Federalista del Senato. Abbiamo voluto criticare un'ulteriore incongruenza della legge n. 685 del 1975, laddove veniva decretato il divieto della produzione e del commercio della canapa indiana e dei suoi derivati, proibizione che avrebbe trovato una "ratio" esclusivamente nella finalità di impedirne il consumo, ma che difetta di una qualsiasi giustificazione nell'ambito di un sistema in cui l'uso personale non viene punito.

Altra iniziativa radicale è il disegno di legge: "regolamentazione legale delle sostanze psicoattive per sottrarre il traffico delle droghe alle organizzazioni criminali" presentato al Senato nel dicembre del 1988 e alla Camera una settimana prima. (rispettivamente atto senato 1484 e atto Camera n. 3461), che abbiamo ricordato nell'introduzione.

Il dibattito sulla revisione della legge n. 685 del 1975

Ha ragione Muccioli a preoccuparsi per l'insistenza con cui si parla di liberalizzare la droga" ha dichiarato Giuliano Amato

(L'Espresso, 17 luglio 1988)"se dicessimo che la droga e' libera dmmo che è normale farne uso e che è quindi normale restare da soli, cercare l'aiuto di altri e non trovarlo, rifugiarsi nella propria depressione, che è spesso autentica emarginazione, curandosi da soli, con la droga. (...) Liberalizzare la droga sarebbe l'ultimo ed il più disastroso dei monumenti che l'individualismo sbagliato in cui siamo caduti in questi anni ha eretto alla solitudine di ciascuno di noi". Alle parole di Amato rispose il segretario nazionale della Federazione Giovanile Socialista Michele Svidercoschi (L'Avanti, 12/7/88): "Se da un lato apprezzo certamente l'impegno e gli sforzi di Muccioli a San Patrignano e delle molte comunità che si occupano del recupero dei giovani tossicodipendenti, ritengo che quest'opera non possa risolvere il fallimento, in tutto il mondo, delle politiche proibizioniste per la lotta alla droga che non hanno fermato e non fermano il traffico criminale. Che al peggioramento della situazione si risponda

oggi con l'inasprimento del proibizionismo, della violenza repressiva o con forze militari, può significare un rimedio inefficace e peggiore del male e la trasformazione della guerra alla droga in una guerra ai drogati, a chi è più debole e più soffre.". Un anno dopo Svideroschi sembrava più allineato alle posizioni del suo partito: "L'opera di contrasto alla diffusione esponenziale della droga richiede oggi una prova di grande responsabilità e comprensione nel varare, attraverso la nuova normativa una strategia articolata ed aggiornata (...). Sono in questione il futuro e la libertà della comunità nazionale ed internazionale, l'emancipazione da la dipendenza e dalla emarginazione (...)." (L'Avanti, 15/9/89):

Abbiamo voluto riportare questa differenza di posizioni emersa in casa socialista (poi ricompattata), perchè abbiamo ragione di ritenere che molti, non solo dei socialisti ma della maggioranza in genere, abbiano condotto il dibattito sulla nuova legge contro la droga, cedendo alla tentazioni di autocensurarsi. Se così non fosse le numerose voci di critica, emerse non certo dai soli settori della sinistra, non sarebbero state così sottovalutate da un corpo politico variegato come la nostra maggioranza. Questa è una verità che va presa con qualche eccezzione. Al di là dell'ormai famosa presa di posizione di Giovanni Goria ("sulla droga penso che la DC sbagli... chi vuol ridurre tutti alle conclusioni di un dibattito deve dare a tutti la possibilità di prenderne parte", La Repubblica 20/10/89; "Nel partito non s'è discusso abbastanza", Il Giorno 21/10/89), ricordiamo anche Tina Anselmi che apertamente ha dichiarato (Il Manifesto, 30/9/89): "Non accetterò la disciplina di partito. (...) Sono contraria anche alle

soluzioni amministrative previste dal disegno di legge come il ritiro della patente, del passaporto e l'obbligo di presentarsi tutte le sere al commissariato, non servono a dissuadere i consumatori. Tutto questo rischia di aumentare l'area della clandestinità.". Sulle posizione dell'Anselmi si è dichiarato favorevole anche il Senatore democristiano Domenico Rosati. Ad esprimere un disagio nella DC più generalizzato è stato il Senatore Paolo Cabras che ha definito questa "una legge manifesto la cui paternità lascio ad altri. Non è farina del nostro sacco. E' solo un punto di prestigio per Craxi. Ma si può svendere una legge solo in ossequi ad un patto?" (L'Unità, 20/10/89).

Tra le posizioni che avrebbero dovuto far riflettere la maggioranza possiamo citare ad esempio quella di Raffaele Bertoni, Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, che con estrema chiarezza ha definito il progetto in discussione inapplicabile: "Così com'è la nuova legge sulla droga rishierebbe, se dovesse entrare in vigore, di produrre effetti disastrosi sull'apparato giudiziario e su quello carcerario, già in grande difficoltà. Correrebbe il rischio di non essere applicata, perchè prevede pene sproporzionate che nessun magistrato si sentirà di adottare. (...) I procedimenti aumenterebbero moltissimo. Purtroppo in Italia si fanno leggi a dir poco discutibili..."

Anche le parole di Amato Lamberti, direttore dell'Osservatorio Permanente sulla Camorra, dovrebbero aprire qualche dubbio in chi nella maggioranza dichiara di avere opinioni certe: "Oggi la disponibilità di droga, di tutte le droghe, sul mercato è eccessiva, superiore di molto alla domanda effettiva, come testimonia il fatto che l'aumento dei sequestri di sostanze, per numerosi e consistenti, non incidono nè sui prezzi nè sulla quantità... Non ci sono filtri, non ci sono procedure di controllo e di attesa: basta avere la disponibilità finanziaria, comunque realizzata, per fare acquisti di droga presso uno qualsiasi dei migliaia di punti vendita aperti notte e giorno.... A determinare questa situazione di libera circolazione di fatto della droga è stato l'atteggiamento proibizionista che ha cosegnato il mercato della droga nelle mani della criminalità organizzata. In nessun altro modo sarebbe stato possibile raggiungere lo stesso risultato, cioè quello di far diventare la droga un consumo di massa rendendola

disponibile a tutti in quantità largamente eccedenti... Il proibizionismo genera così una serie di esiti perversi fra loro concatenati, che fanno della droga non solo un fattore di disgregazione ma anche un generatore di distruttività sociale e quindi di alterazione delle dinamiche economiche. Bisogna cominciare a pensare a strategie diverese e differenziate per affrontare anche con logiche differenti i diversi aspetti del fenomeno.".

Anche l'opinione di Giuseppe Di Gennaro (assistente del segretario dell'Agenzia dell'ONU per la lotta alla droga), seppur a nostro avviso non sempre lineare, dovrebbe far riflettere: "Io sono contrario alla linea penalistica. Dico che usare la pena, il diritto penale, come punizione non serve. Usare altri strumenti come il ritiro della patente mi sembra addirittura ridicolo perchè se fosse vero che il drogato reagisce positivamente al ritiro della patente vorrebbe dire che la tossicodipendenza non è un atteggiamento compulsivo che non può essere dominato. Sarebbe troppo facile.".

Il dibattito che ha accompagnato l'iter seguito si qui da questa proposta di legge ha spesso avuto accenti polemici.Ci sembra doveroso ricordare qui quando il Governoi ipotizzava un decreto che avrebbe superato le resistenze del dibattito; l'ipotesi sfumò grazie all'indignazione espressa da numerosi parlamentari di più parti politiche. In un editoriale il direttore dell'Espresso, Giovanni Valentini, ha così commentato la vicenda (1/10/89): "Com'è noto il nodo più grosso del problema riguarda la punibilità del tossicodipendente ed il suo recupero. In preda ad un raptus repressivo che sotto l'influenza della crociata americana contraddice le posizioni ufficialmente assunte sino a qualche hanno fa, il PSI ha lanciato un ultimatum alla maggioranza: o la legge si fa così oppure salta tutto. E di fronte alle resistenze delle opposizioni, quella comunista e quella radicale in particolare, a cui si aggiungono le riserve della sinistra democristiana e di larga parte del mondo cattolico, il Governo non si perita di m

ettere in cantiere addirittura un decreto legge per scavalcare l'intralcio degli emendamenti ed aggirare l'ostacolo dell'ostruzionismo.".

Le posizione di riserva nei confronti della legge non sono state espresse solo da giornali notoriamente di areav di sinistra. Molto eloquentemente il 24/9/89 La Stampa intitolava l'articolo di Lietta Tornabuoni con "Spacciatori di promesse": "Così una tragedia devastante della civiltà contemporanea viene offesa, immiserita e ridotta da strumentalizzazioni meschine, viene semplificata e schematizzata da soluzioni opposte analogamente primarie. Viene mistificata da soluzioni cieche: i sostenitori della pericolosità di un'eventuale liberalizzazione vogliono ignorare che la compravendita della droga è già libera in Italia, chi la cerca la trova con facilità, l'acquista quando dove e come vuole, raramente il compratore va incontro a rischi e pericoli, l'unico ostacolo può essere la mancanza di soldi. Viene mistificata, la tragedia della droga, da certezze infondate (...) le strutture poliziesche, giuridiche e carcerarie italiane sono del tutto inadeguate allo scopo, che se oggi non riescono a fronteggiare i più c

omuni reati esistenti quali furti e rapine, dificilmente riusciranno ad intervenire con efficacia sui nuovi reati diffusi.".

Un altro famoso editorialista, Antonio Gambino, ha proposto da Panorama un'analisi parallela ad un'altra situazione che, seppur 'strana', a nostro avviso è degna di nota: "22 anni fa quando Che Guevara era andato nelle Ande per mettervi alla prova i suoi disperati progetti rivoluziuonari, gli americani proposero al Governo di La Paz di inviargli un certo numero di elicotteri. La risposta del Presidente boliviano Ovando fu: 'tenemos que hacerlo a pie', dobbiamo farlo a piedi. Perchè intuiva, e giustamente, che il modo di sconfiggere chi era venuto a solevare i diseredati non era quello di combatterlo con i mezzi che ai campesinos non potevano che apparire ostili, in quanto capitalisti, ma dì isolarlo progressivamente sfruttando la sua estraneità alla situazione locale. Lasciando da parte ogni situazione di merito, è lo stesso metodo, e non quello dei lanciafiamme, che bisognerebe usare nella lotta contro la droga. Purtroppo però anche molti dirigenti politici europei, ed italiani, sembrano attualmente dispost

i, al contrario del vecchio generale boliviano, a seguire gli americani sulla strada della demagogia e delle crociate.".

Come Don Ciotti, citato all'inizio di questa relazione, anche Don Mario Picchi da molti anni lavoro per il recupero dei tossicodipendenti. La sua opinione sull'impostazione data in America ed in Italia alla guerra alla droga è chiara come quella di Don Ciotti: "ho molti dubbi sulle sanzioni e sulle punizioni previste per i tossicodipendenti perchè la sanzione non può far star bene chi sta male nella propria pelle e perchè penso che una democrazia abbia altri strumenti che non costruire più carceri ed istituire campi paramilitari per chi si droga. Ma ad ogni modo può anche essere che negli Stati Uniti la cosa abbia senso, ma non è affatto detto che lo abbia anche in Italia." (La Stampa, 29/9/89). Sull'argomento Don Picchi è anche intervenuto su Famiglia Cristiana (N40/1989): "Certo un uomo che si droga non è un uomo libero. Ma serve una legge forte? Ho paura di no.".

Della stessa opinione è Monsignor Bruno Frediani, vicepresidente della Caritas: "La nuova proposta di legge sugli stupefacenti, per la sua caratteristica di fondo che sancisce la punibilità del consumatore, è un ritorno indietro: essa infatti sembra voler rispondere più alle esigenze dei benestanti e dei benpensanti di essere tutelati dai danni fisici e delle sfide morali, che alle conseguenze reali che il dramma della droga rappresenta per tutti." (Il Manifesto, 13/10/89).

Anche l'ACLI ha assunto una posizione critica. Il suo presidente, Giovanni Bianchi, in una lettera aperta a Gennaro Acquaviva (che aveva lanciato un appello ai cattolici contro la droga) pubblicata dal Giorno il 14/10/89 ha scritto: "(...) non riteniamo che illeceità e punibilità debbano coincidere quando si è di fronte al dramma della tossicodipendenza. La punibilità diffonde ed aggrava l'emarginazione senza peraltro risolvere la consapevolezza dell'illeceità.".

Nel mondo cattolico è stata importante anche la voce sollevata dall'AGESCI, meglio nota come boys-scaut, che per bocca del suo presidente, Titta Righetti, ha dichiarato: "La legge contro cui ci battiamo si basa su una filosofia comportamentista disciplina-punizione, mentre educare significa confrontarsi con il bisogno di senso di valori che viene dai giovani

Con forti accenni critici si è anche espresso Padre Ernesto Balducci che pur non essendo vicino alle nostre posizioni ha scritto: "E' così sono in cantiere progetti di legge che mirano a criminalizzare anche il tossicodipendente. Anch'io sono contrario alla soluzione liberistica, per il semplice fatto che il tossicodipendente è, per definizione, il cittadino non provvisto delle condizione psichiche elementari richieste per l'esercizio delle libertà. Con la sua volontà profonda egli chiede alla società di essere aiutato. Riterrei opportuni espedienti giuridici che pongano il tossicodipendente nella necessità morale di optare per l'ingresso di una comunità terapeutica. Ma occorre tenere presente che l'inasprimento delle pene non giova alla sconfitta del male, anche per il semplice fatto che il tossicodipendente non è che l'anello debole di una catena che attraversa tutti i meandri

dell'intera società nazionale ed internazionale." (La Repubblica, 15/9/89).

Noi riteniamo che questa legge presti poco spazio alle buone intenzioni e che quindi coloro che ritengo che gli interventi proposti puntino in particolar modo alla riabilitazione e non alla repressione si stiano illudendo. "Tra il carcere (che nessuno propone) e la reprimenda del giudice, c'è lo spazio per sanzioni intermedie, capaci di dissuadere coloro che si affacciano all'avventura della droga e che bisogna assolutamente respingere indietro" ha scritto il Sen. Libero Gualtieri (La Voce Repubblicana, 19/9/89), "dobbiamo lavorare all'interno di questo spazio". Queste posizioni di assoluta buona fede sono oggi assolutamente pericolose perchè rischiano di essere funzionali ad un disegno politico che, essendo ingestibile, poi nessuno controllerà. Il nostro auspicio è che le opinioni riportate in questa relazione possano servire ad un supplemento di riflessione che possa far ritrovare un po' di logica ad un dibattito che spesso l'ha persa.

CONCLUSIONI

Alla fine di una relazione di minoranza che ha esaminato questioni cosi' numerose e complesse, non si puo' non analizzare il testo articolo per articolo, con una premessa: l'impegno tenace delle opposizioni ha non solo avuto il merito di far emergere le differenze presenti all'interno della maggioranza ed in particolare nella DC, ma ha anche costretto a modificare in molti punti il testo originario del Governo e quello del comitato ristretto. Questo nostro risultato impedisce quindi di commentare alcune "perle" legislative e concettuali contro cui ci si e' battuti nel corso del dibattito.

Molte contestazioni hanno quindi perduto il riferimento specifico, ma questo non va ascritto a merito della maggioranza che ha avuto per molto tempo l'atteggiamento del "convitato di pietra", come se avesse avuto la consegna del silenzio, ma alla determinazione con cui abbiamo costretto al confronto tutti coloro che subiscono un vero e proprio diktat.

I primi nove articoli costituiscono nel complesso un appesantimento burocratico dell'apparato antidroga. Le uniche norme positive sono quelle da noi proposte ed approvate per la loro indiscutibile validita': ad esempio il comma 7, dell'art.1 che prevede l'istituzione del Comitato Nazionale di coordinamento per l'azione antidroga, stabilisce che ogni anno il Presidente del Consiglio dei Ministri, entro il 31 gennaio, riferisca al Parlamento sui dati relativi allo stato della tossicodipendenza in Italia, sulle strategie adottate, sugli obiettivi raggiunti, nonche' sugli indirizzi che saranno seguiti.

Ogni anno si presentera' quindi l'occasione di discutere i risultati, e riproporre di fronte al fallimento certo, una inversione di rotta.Dovremo vigilare affinche' questa norma non sia disattesa, come lo fu l'ultimo comma dell'articolo 1 della legge n. 685.

L'articolo 2 individua nuove attribuzioni del Ministro della Sanita' e prevede l'istituzione del Servizio centrale per le dipendenze da alcool e sostanze stupefacenti e psicotrope. In questo articolo si presenta positivamente la regolamentazione della vendita e della pubblicita' dei superalcolici introducendo anche se in modo indiretto un concetto di parificazione tra droghe legali e illegali. E' prevista l'elaborazione dei dati relativi al numero dei servizi pubblici e privati attivi nel settore droghe ed alcool, ai contributi ad essi singolarmente erogati, nonche' al numero degli utenti assistiti ed ai risultati conseguiti nelle attivita' di recupero e prevenzione messe in atto. Finalmente si potra' fare un confronto sulle cifre e non sulle buone intenzioni.

Per chi voglia valutare il peso dei nostri rilievi potra' confrontare l'attuale completa riscrittura dell'articolo che prevede il servizio centrale per le dipendenze da alcool e sostanze stupefacenti e psicotrope ed il testo precedente del Comitato ristretto.

Gli articoli 3 e 4 contengono puntualizzazioni da noi proposte. L'articolo 5 non puo' non preoccupare e per le nuove attribuzioni di responsabilita' al Ministro degli Interni che tendera' ad occuparsi sia di accordi internazionali che di tutta la repressione antidroga, e per la costituzione di Uffici antidroga all'estero dai compiti indefiniti e sicuramente pericolosi.

Gli articoli 6, 7 e 8 non contengono nulla di particolare se non un ulteriore aggravamento burocratico. L'articolo 9 riguarda i cosiddetti precursori chimici..

Gli articoli 10 e 12 riguardano il riciclaggio del denaro "sporco" proveniente dal traffico di stupefacenti, l'investimento dei proventi illeciti e l'estensione della legislazione antimafia alle associazioni che esercitano il traffico illegale di sostanze stupefacenti. Le obiezioni che abbiamo rivolto a queste norme sono dettate dai dubbi di efficacia e dalla preoccupazione di applicare misure non adeguate con lo scopo solo di rassicurare un'opinione pubblica disorientata.

Dell'articolo 11 si e' gia' detto nell'introduzione: c'e' forse solo da aggiungere che proclamazioni di principio e divieti sono all'opposto del rispetto degli spazi di liberta' e di responsabilita' personale e sostituiscono l'impegno per la risoluzione dei problemi sociali.

L'articolo 12 nella parte che riguarda il traffico e' il trionfo delle "pene alte." L'insostenibilita' della misura proposta e' tale che anche per i piu' feroci assertori della punibilita' sono stati costretti una previsione, per i casi di lieve entita', di riduzione di pena da "uno a sei anni" e da" sei mesi a quattro anni" a seconda che si tratti di sostanze "pesanti" o "leggere".

Anche i relatori di maggioranza esprimono un giudizio positivo sulla soppressione della pena dell'ergastolo che era stata proposta dal comitato ristretto. Va comunque ribadito il significato simbolico dell'aver previsto una pena condannata, per la sua incivilta' giuridica, da un voto della Camera dei Deputati.

Ma l'incongruenza massima e' che la distinzione delle pene si basa oltre che "per i mezzi, per la modalita' o le circostanze dell'azione nonche' per qualsiasi altra circostanza inerente alla persona del colpevole". Ovviamente si tiene anche conto della "qualita' e quantita' delle sostanze" con buona pace della coerenza di chi ha tanto contestato la modica quantita'.

E' comunque grave anche la previsione delle riduzioni di pena per una nuova figura di pentiti. La chiamata di correita' e' stata attenuata nel testo, ma nei fatti si potranno produrre meccanismi di coinvolgimento o ricatto estremamente gravi.

L'articolo 13 prevede sanzioni amministrative per chi detiene sostanze stupefacenti o psicotrope in dose non superiore a quella media giornaliera. Non si e' ancora trovato chi sappia e possa definire in che cosa si differenzi la dose media giornaliera dalla "modica quantita'".

La sanzione amministrativa consiste nella sospensione della patente di guida, del passaporto, del porto d'armi o del divieto di allontanarsi dal comune di residenza. La competenza ad infliggere la sanzione spetta al prefetto. Queste sanzioni possono essere disposte per non piu' di due volte; se i fatti riguardano i derivati della canapa e "ricorrono elementi tali da far presumere che il medesimo soggetto, si asterra' per il futuro dal commetterli nuovamente, il prefetto in luogo della sanzione e per una sola volta, lo invita a non fare piu' uso delle sostanze stesse, rappresentandogli le conseguenze a suo danno e dispone l'archiviazione degli atti.

Nel testo precedente questi atti erano di competenza del pretore; ma rimane un interrogativo: che cosa succedera' se il prefetto non e' convinto che la canapa produca danni? Sara' trasferito d'ufficio?.

L'articolo 14 prevede sanzioni penali che coincidono con le sanzioni amministrative per una durata superiore a cui puo' essere aggiunto l'obbligo di presentarsi almeno due volte la settimana nell'ufficio di polizia o presso il comando dei carabinieri. Sempre nell'articolo si prevede una nuova fattispecie di reato denominata "abbandono di siringhe" con l'arresto fino a sei mesi. Noi non contestiamo tanto l'insensatezza della fattispecie quanto l'incapacita' di far tesoro di altre esperienze come quella di Amsterdam dove, proprio per evitare la diffusione dell'AIDS, si distribuiscono gratuitamente le siringhe.

Questo articolo prevede inoltre la punizione con l'arresto fino a tre mesi per chi viola le prescrizioni derivanti dalle sanzioni amministrative o penali che abbiamo gia' illustrato. (questo basta a smentire chi dice che non c'e' il carcere per i consumatori di stupefacenti).

L'articolo 15 che tratta l'agevolazione dell'uso di sostanze stupefacenti e psicotrope conferma la linea dell'aggravamento delle pene.

L'articolo 16 riguarda delle aggravanti specifiche.

L'articolo 17 riguarda le prestazioni di soccorso nel caso di morte o lesione dell'assuntore.

L'articolo 18 tratta dell'istigazione e del proselitismo.

L'articolo 19 e' riguarda il divieto di propaganda pubblicitaria. Tale previsione suscita notevole preoccupazione per la possibile configurazione di un nuovo reato di opinione.

L'articolo 20 riguarda pene accessorie.

L'articolo 21 riguarda la sospensione dell'esecuzione di pene detentive.

L'articolo 22 prevede gli acquisti simulati di droga, il ritardo e l'omissione degli ordini di cattura, di arresto e di sequestro, la cattura di navi e aerei sospettate di trasporto di stupefacenti e la destinazione dei beni sequestrati a seguito di operazioni antidroga. Tutte queste misure che sono gia' praticate in altri Stati e che non hanno certo debellato il traffico della droga, rischiano invece di aumentare la corruzione degli organi di polizia.

L'articolo 23 riguarda attivita' di informazione nella scuola e nelle forze armate. Si prevede anche una norma che ha fatto molto discutere, quella sui giovani di leva definiti "tossicofili" che possono essere giudicati rivedibili per un massimo di tre anni ed anche segnalati alle USL per il loro "volontario" avviamento al trattamento di recupero sociale presso il servizio pubblico per le tossicodipendenze.

L'articolo 24 prevede gli interventi delle regioni per la prevenzione.

L'articolo 25 riguarda gli interventi preventivi curativi e riabilitativi. In questo articolo oltre alle terapie volontarie, attraverso l'obbligo di segnalazione al servizio pubblico per le tossicodipendenze da parte del medico e dell'autorita' giudiziaria al servizio pubblico per le tossicodipendenze, si configura la cura coatta.

Gli ultimi articoli riguardano tutte le procedure sul programma terapeutico e i finanziamenti della legge.

Se la legge sara' applicata indiscriminatamente avremo decine di migliaia di procedimenti amministrativi e penali. Se invece l'applicazione sara' selettiva e di classe ci troveremo di fronte ad un nuovo esempio di arbitrio e di violazione dell'uguaglianza dei cittadini.

Al di la' della mediazione e del compromesso individuato, rimane la realta' che la pena detentiva e' una prospettiva incombente a cui si accompagnano queste nuove figure del processo diffida senza garanzie e del processo intermittente. Non solo il Prefetto, ma anche il giudice si trasforma in una figura in bilico tra quella di poliziotto e quella di esperto nel trattamento socioriabilitativo. Il criterio della dose media giornaliera risulta poi non confacente per i derivati della canapa indiana e, quindi, usare la stessa previsione per sostanze non comparabili produrra' nei fatti, come abbiamo gia' sostenuto, una penalizzazione piu' grave per i consumatori delle cosiddette droghe leggere che non avranno ovviamente la possibilita' di chiedere il trattamento riabilitativo e quindi saranno inevitabilmente criminalizzati.

Il dibattito che si e' sviluppato in seguito a questa proposta di modifica della 685 ha trovato anche una vasta attenzione alle tesi antiproibizioniste.

E' un segno importante che il gruppo comunista abbia presentato emendamenti per separare l'eroina dal "fumo", per cercare strade differenziate di contenimento sociale del fenomeno in modo da contrastare la pericolosa contiguita' in cui la clandestinita' pone hashish e eroina. La proposta di depenalizzazione del piccolo commercio di cannabis viene dunque considerata una via praticabile.

Siamo difronte alla rottura dell'ipocrisia ideologica che aveva caratterizzato il dibattito anche se teorie come quella di Savater o di Thomas Szasz sono ancora ritenute eccessive. L'antiproibizionismo che comincia ad avere una presenza significativa con organizzazioni come il CORA e la Lega Internazionale Antiproibizionista (LIA) ha un compito molto impegnativo. La strada della legalizzazione delle droghe richiedera' ancora confronti e discussioni sui miti travestiti da certezze che asseriscono che la tossicodipendenza rimarrebbe tale anche dopo la legalizzazione.

Dovremo riuscire ad allargare il terreno del dibattito e trattare anche di problemi solo apparentemente lontani quali, ad esempio, quelli dei rapporti che numerosi Paesi hanno con la produzione di droga; tali rapporti sono spesso determinati dalle nostre scelte economiche e quindi occorre supportare economicamente questi Stati in cambio della distruzione di colture come quelle di coca. Su questa linea condividiamo a pieno l'analisi fatta dal magistrato Giuseppe di Lello (Il Manifesto, 18 novembre 1989): "non possono esservi soluzioni serie al problema della droga che prescindano dalle cause profonde delle situazioni economiche e sociali catastrofiche del terzo mondo (...); "giustamente viene affermata " l'urgenza del cambiamento nei rapporti economici e, in particolare, la cessazione delle pratiche protezioniste dei Paesi occidentali che tanta parte hanno avuto nella caduta dei prezzi di prodotti quali il caffè o lo stagno con conseguente impulso alle coltivazioni della coca.". Ed ancora: "il caratte

re ideologico del proibizionismo occidentale ed i reali interessi economici sottesi si possono leggere, specularmente, nella netta e progressiva crescita delle "droghe lecite" nei paesi del terzo mondo, inversamente proporzionale a quella che si registra nei paesi "avanzati" produttori delle stesse. Vengono riversati sul terzo mondo medicinali per i quali nei paesi di produzione non e' stata concessa l'autorizzazione alla vendita, come pure viene incentivato l'uso del tabacco e dell'alcool con campagne pubblicitarie inammissibili nei paesi esportatori: in Africa il tabagismo aumenta del 4 per cento l'anno, mentre tra i giovani si diffonde l'uso commisto di barbiturici e alcool "made" in Europa o in America".

Ma il compito che abbiamo di fronte nell'immediato e' quello di respingere la sfida di chi vuole tornare indietro. Infatti prevedere "solo" pene amministrative o penali diverse dalla reclusione, come il limite alla liberta' di circolazione, l'obbligo di soggiorno, il divieto di espatrio, avra' come conseguenza che per rimanere nei limiti della "dose media giornaliera" il tossicodipendente sara' costretto ad un contatto quotidiano con lo spacciatore. Il rischio di essere fermato dalle forze di polizia spinte dalla legge ad azioni repressive generalizzate fara' aumentare la possibilita' di passare dalle pene amministrative a quelle penali e quindi alla detenzione.

Per di piu' il maggior rischio previsto dalla legge fara' aumentare il prezzo della sostanza e la necessita' di denaro e, di conseguenza, aumentera', la commissione di reati che produrranno nei cittadini atteggiamenti razzisti contro i "drogati" e di sfiducia nei confronti dello Stato incapace di impedire le azioni di violenza come furti, gli scippi e le rapine.

Attraverso la presentazione degli emendamenti essenziali faremo appello alla coscienza di ogni singolo senatore perche' valuti da una parte le ragioni della giustizia e dell'umanita' e dall'altra le pretese dell'arroganza.

Di fronte ad un'emergenza imposta per ragioni di partito che ha conseguenze gravi sui diritti del cittadino, sulla natura dello Stato, sulle garanzie e liberta' individuali e collettive, noi ci sentiamo portatori dei valori della laicita', della tolleranza e della solidarieta'. Non intendiamo condurre una battaglia difensiva semplicemente per opporsi all'ulteriore ingiustizia del tossicodipendente in galera, ma affermare con forza le ragioni del diritto.

Corleone, relatore di minoranza.

(*) La responsabilita' del testo di questa relazione, ovviamente, e' tutta del firmatario, ma questa e' il frutto di una collaborazione di molte energie che hanno assieme lavorato durante il dibattito nelle Commissioni riunite e per la presentazione e l'illustrazione delle centinaia di emendamenti che hanno impedito il passaggio della legge in tempi troppo compressi.

Un ringraziamento particolare va a Gaetano Benedetto assistente parlamentare del Gruppo Federalista Europeo della Camera dei deputati ed al sociologo Guido Blumir.

(fine)

 
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