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Archivio Partito radicale
Dupuis Olivier - 3 gennaio 1990
NOTA INTEGRATIVA ALLE RELAZIONI DEL PRIMO SEGRETARIO E DEL TESORIERE
di OLIVIER DUPUIS

I. Situazione del partito radicale all'Est

* dati sugli iscritti al 15 dicembre

* contabilità della posta dal 15 novembre al 15 dicembre

1. Cecoslovacchia

- iscritti '89: 5

- iscritti '90: 43

- evoluzione della situazione dal precedente C.F.

- numero di iscritti: !! (!+!!)

- numero di L.R. spedite: 3

1: 30 ottobre a 180 persone;

2: 15 novembre a 600 persone;

3: 11 dicembre a 600 persone;

- numero di lettere ricevute: 19 a Budapest;

- Iniziative svolte:

- ottobre: incontri con Milos Hajek, Rudolf Battek, Jan

Urban, Petr Uhl, Lucie Vachova, Anna Marvanova, Società

per un presente allegro, HOS (movimento per i diritti

civili);

- ottobre: presenza al processo Stanislav Devaty e a

quello di Lucie Vachova;

- 20 ottobre: manifestazione di "denuncia" democrazia

reale (10 persone, John Bok e Sacha Blazik arrestati)

- ottobre: incontro con Jiri Hajek, Petr Ulh;

- ottobre: installazione di un impianto fax a Praga;

- novembre: incontro con Sacha Vondra, Jan Urban e Jan

Chudomel del MNS (movimento pacifista);

- 15 novembre: manifestazione "Romania" (100 persone);

- 28 novembre: messaggio del primo segretario Sergio

Stanzani a Vaclav Havel;

- traduzione del numero unico;

- concezione e realizzazione con Aurelio Candido di

adesivi e spille "Europa";

- Iniziative in corso o progettate:

- stampa del numero unico (gennaio);

- riconoscimento di un'associazione radicale;

- presa di contatti in Slovacchia;

- assemblea pubblica del Partito a Praga;

- Iniziative "auspicate":

- su federalismo e adesione della Cecoslovacchia alla

C.E.;

- su protezione della vita privata (modifica dei

documenti di identità);

- convegno a Praga sul tema dell'Europa;

- studio di una possibile presenza di candidati radicali

alle prossime elezioni;

- situazione militante: 3-4 compagni decisi e affidabili,

nuovi iscritti da scoprire;

2. Polonia

- iscritti '89: 78

- iscritti '90: 0

- evoluzione della situazione dal precedente C.F.

- numero di iscritti: !!

- numero di L.R. spedite: 3

1: 25 ottobre a 500 persone;

2: 27 novembre a 750 persone;

3: 17 novembre a 900 persone;

- numero di lettere ricevute: 9 a Budapest

- Iniziative svolte:

- manifestazione di "denuncia" della democrazia reale (20

persone);

- 15 novembre: manifestazione "Romania" (50 persone e

presenza diversi media);

- novembre: installazione di un impianto fax a Varsavia;

- dicembre: concezione e realizzazione con Aurelio

Candido di spille e adesivi "Europa";

- Iniziative in corso o progettate:

- stampa del numero unico (gennaio);

- costituzione di un'associazione legale;

- contatti con gli ambienti federalisti;

- Iniziative "auspicate":

- iniziative antiproibizioniste;

- iniziative sulle prigioni;

- situazione militante: non migliorata, comunque inadeguata;

3. Romania

- Iscritti: '89: 1

'90: 0

- Iniziative svolte:

- manifestazioni promosse o copromosse dal P.r. il 15

novembre a Mosca, Varsavia, Roma, Budapest, Bruxelles,

Praga, Lisbona;

- incontro a Budapest con Emilio Iovanescu e gli altri

digiunatori romeni del "Coordinamento democratico

Romania Libera";

- diffusione degli atti del convegno sulla Romania;

- novembre: mozione al P.E. presentata da Adelaide

Aglietta;

- dicembre: mozione al P.E. presentata da Adelaide

Aglietta;

- dicembre: lettera di Antonio Stango al Presidente della

Rai, Manca, sulla scoretta informazione che viene data

sulla Romania;

- Iniziative in corso o progettate:

- lancio in Italia dell'operazione "Villagi romeni" il 10

gennaio insieme a personalità di altri partiti;

- Iniziative auspicate:

- adozioni di dissidenti;

- azioni nonviolente in loco;

4. Ungheria

- iscritti '89: 177

- iscritti '90: 5

- evoluzione della situazione dal precedente C.F.

- numero di iscritti: 5

- numero di L.R. spedite: 3

1: 20 ottobre a 700 persone;

2: 12 novembre a 800 persone;

3: 11 dicembre a 700 persone;

- numero di lettere ricevute: 5 a Budapest

- Iniziative svolte:

- 6 ottobre: presenza di Sergio Stanzani ed Anne

Losonczy, unica delegazione non ungherese, al congresso

del Partito socialista ungherese;

- 13 ottobre: presenza di una delegazione radicale al

congresso della Fidesz;

- 20 ottobre: manifestazione di "denuncia" della

democrazia reale (10 persone)

- 27 ottobre: intervento di Anne Losonczy al Congresso

dei Liberi Democratici ed annuncio della sua iscrizione

a questo stesso partito;

- 15 novembre: manifestazione "Romania" con altri partiti

e movimenti dell'opposizione (2.000 persone)

- novembre: incontri con esponenti del SDS, la Fidesz, il

Forum democratico, il Partito Socialista;

- 28 novembre: assemblea a Politika Forum con Anne

Losonczy ed Andras Nagy (20 persone);

- incontro con il Comitato per la giustizia storica;

- dicembre: incontri con esponenti del SDS, la Fidesz,

Voks Humana, il Partito Socialdemocratico;

- 7 dicembre: assemblea organizzata dal Rakpart Klub (20

persone);

- dicembre: pubblicazione di 2 interviste sulla

problematica dell'adesione rapida dell'Ungheria alla

C.E. sul settimanale Vilag (8-12) e sul quotidiano

Magyar Hirlap (15-12)

- 14 dicembre: invio di una lettera a tutti i partiti con

la proposta del referendum;

- 19 dicembre: assemblea di fondazione del Coordinamento

radicale per "Gli Stati Uniti Liberi d'Europa";

- 19 dicembre: assemblea radicale sul tema del referendum

(30 persone), forte interesse;

- 22 dicembre: deposito in tribunale dello statuto del

Coordinamento radicale per "Gli Stati Uniti Liberi

d'Europa";

- concezione e realizzazione con Aurelio Candido di

spille e adesivi "Europa";

- Iniziative in corso o progettate:

- spedizione di un questionario su "Ungheria ed adesione

alla C.E. ad economisti (4.000), giornalisti (6.000),

politici (2.000) e professori universitari (1.000);

- lettera di parlamentari italiani ai partiti politici

ungheresi a favore della richiesta di adesione alla

C.E. e del referendum su questo tema;

- incontro-assemblea con parlamentari e militanti

europeisti portoghesi;

- assemblea congiunta delle associazioni per gli Stati

Uniti d'Europa di Zagabria e di Budapest;

- realizzazione e distribuzione di un volantone, di un

manifesto e di una brochure sul tema dell'adesione e

sull'iniziativa del referendum;

- studio di una possibile presenza di candidati radicali

alle prossime elezioni politiche;

- assemblea di fondazione del Coordinamento radicale per

gli Stati Uniti Liberi d'Europa;

- Iniziative "auspicate":

- "convegno-incontro" con i radicali "est-europei";

- azioni per ed in Romania, sia in generale, sia in

difesa delle minoranze;

- convegno sovietico-polacco-ungherese "per la giustizia

storica";

- Situazione militante: un po' migliorata. Quattro, cinque

compagni danno un contributo, pero' non ancora autonomo;

5. Unione Sovietica

- iscritti '89: 96

- iscritti '90: 0

- evoluzione della situazione dal precedente C.F.

- numero di iscritti: 49

- numero di L.R. spedite: 3

1: 1 novembre a 50 persone

2: 17 novembre a 50 persone

3: 12 dicembre a 750 persone

- numero di lettere ricevute: 6

- Iniziative svolte:

- manifestazione di denuncia della democrazia reale (10

persone)

- ottobre: inizio della pubblicazione del bollettino dei

radicali dell'Urss;

- 15 novembre: manifestazione "Romania" (200 persone);

- novembre: installazione di un impianto fax a Mosca;

- novembre: assemblee radicali con iscritti provenienti

da diversi repubbliche dell'Urss con Antonio Stango;

raccolta di iscrizione al P.r. ed alcuni incontri;

- 29 novembre: Roma: manifestazione "critica" in

occasione del viaggio di Gorbaciov in Italia;

- 15 dicembre: telegramma di Sergio Stanzani e tutti i

membri del P.r. ad Helena Bonner, vedova di Andrei

Sacharov;

- Iniziative in corso o progettate:

- stampa numero unico. Uscita prevista per fine gennaio;

- studio collegamento telematico;

- studio di forme di presenza alle elezioni

amministrative della primavera prossima;

- Iniziative "auspicate"

- rilancio campagna "obiezione di coscienza" (Alexander

Pronozim);

- "convegno-incontro" tra i radicali "est-europei";

- antiproibizionismo;

- convegno sul federalismo in Lituania;

- giornale transnazionale (progetto Ginsburg);

- campagna per la liberazione del giornalista Kuznetsov;

- campagna per l'iscrizione al P.r.;

- giro di incontri di "un leader maximo" a Mosca;

- Situazione militante: i gruppi operanti a Mosca ed in altre

città dell'Urss funzionano autonomamente, con collegamenti

spontanei e frequenti con Roma e Budapest, puntuali negli

impegni presi;

6. Yugoslavia

- iscritti '89: 188

- iscritti '90: 2

- evoluzione della situazione dal precedente C.F.

- numero di iscritti: !! (!!+!)

- numero di L.R. spedite: 3

1. a. Serbo-croata: (da Trieste) a 1.000 persone;

b. Sloveno: (da Trieste) a 800 persone;

2. a. Serbo-croata: (da Trieste) a 1.000 persone;

b. Slovena: (da Trieste) a 800 persone;

3. a. Serbo-croata: 8 dicembre (da Zagabria) a 1030 persone;

b. Slovena: (da Trieste) a 800 persone;

- Numero di lettere ricevute: 0 a Budapest

- Iniziative svolte:

- ottobre-novembre: partecipazione di Vito

Cesmadiski e Zeljko Rosko alla tavola rotonda

delle opposizioni croate;

- ottobre-novembre: partecipazione di Eros Bicic e

Marino Busdakin alla tavola rotonda slovena;

- 8 ottobre: partecipazione di Vito Cesmadizki al

primo

incontro federale delle opposizioni a Otocek;

- 3 novembre: Portorose: partecipazione di una

delegazione del P.r. al congresso della ZSMS (Lega

dei Giovani Socialisti);

- novembre: incontri di Marino Busdachin con vari

esponenti di governo e dell'opposizione slovena;

- 10 dicembre: su proposta di Vito Cesmadizki, il

coordinamento delle opposizioni croate ha indetto

una manifestazione per il riconoscimento dei

partiti. Erano presenti 20.000 persone a Zagabria

e altre migliaia in altre città della Croazia;

- varie interviste in giornali e T.V.;

- 11 dicembre: assemblea con Gianfranco Spadaccia a

Belgrado. Titolo: "Strategia democratica e

nonviolenta per l'adesione alla C.E.". Presenti

60 persone;

- incontro a Belgrado con Stojanovic, iscritto,

rappresentante della Helsinki Federation;

- 12 dicembre: assemblea con Sandro Ottoni e Vito

Cesmadiski ad Ossiek. Presenti 30 persone;

- dicembre: installazione di un impianto fax a

Zagabria;

- 20 dicembre: assemblea di costituzione

dell'Associazione radicale per gli Stati Uniti

d'Europa a Zagabria;

- concezione e realizzazione con Aurelio Candido di

spille e adesivi "Europa";

- Iniziative in corso o progettate:

- sviluppo presenza in altre Repubbliche;

- Iniziative "auspicate":

- studio presenza di candidati radicali alle

prossime elezioni repubblicane;

- sviluppo, anche in coordinamento con gli altri

paesi dell'Europa centrale, della campagna per

l'adesione dell'Ungheria & co alla C.E.;

- Situazione militante: non ugualmente ripartita sul

territorio. Buona anche se non ancora numerosa in Croazia,

meno nelle altre repubbliche; da sviluppare in Serbia.

N.B. I dati qui riportati si trovano aggiornati a fine dicembre nel rapporto del Tesoriere.

II. Situazione organizzativa

Come preannunciato durante l'ultimo Consiglio federale del settembre scorso, è stato avviato ed in parte compiuto il processo di assestamento della sede di coordinamento di Budapest.

A. realizzato

a. sede

Una serie di problemi tecnici sono stati risolti, il primo dei quali il riperimento della sede stessa ed il suo attrezzamento minimo (2 telefoni, 1 fax, 2 computer).

Va notato il grosso problema rappresentato dalla scars*issima qualità delle linee telefoniche, che ben difficilmente consentono i collegamenti internazionali tra le 9 e le 16 durante i giorni lavorativi.

b. strutture di collegamento

Parallelamente è stata impiantata una struttura minima di collegamento, essenzialmente attraverso l'istallazione di fax-portatili con:

- l'Unione Sovietica (a Mosca - a casa di Evghenia Debranskaja)

- la Cecoslovacchia (a Praga - a casa di John Bok prima, nella sede del Forum Civico in seguito)

- la Polonia (a Varsavia - a casa di Anna Niedzwiecka)

- la Yugoslavia (a Zagabria - a casa di Vito Cesmadizski, e tra poco nella sede autofinanziata dell'Associazione Radicale per gli Stati Uniti d'Europa, sempre a Zagabria).

Questo sistema di collegamento funziona piu' o meno a secondo dei paesi, ed in particolare a secondo delle loro rispettive reti telefoniche. Ha comunque facilitato il coordinamento delle manifestazioni congiunte del 20 ottobre e del 15 novembre, ha consentito inoltre l'arricchimento in tempi relativamente brevi degli indirizzari (sovietico e cecoslovacco in particolare).

c. Lettera Radicale

Attualmente ci sono sei edizioni "centro ed est-europee" della Lettera Radicale. Da Budapest, Massimo Lensi coordina la realizzazione delle edizioni russa, ceca, polacca ed ungherese; da Zagabria, in collegamento, Vito Cesmadizski cura l'edizione serbo-croata, e da Ljubjana, Marino Busdachin l'edizione slovena.

La L.R. viene mandata in via ordinaria in:

- Cecoslovacchia: a 600 persone

- Polonia: a 900 persone

- Unione Sovietica: a 750 persone

- Ungheria: a 700 persone

- Yugoslavia: a 1.600 persone (900 in serbo-croato, 700 in sloveno)

I problemi che si pongono sono di due tipi:

- di traduzione

Non essendo ancora in grado di organizzare traduzioni veloci a partire dei diversi paesi, siamo costretti a realizzarle a Budapest utilizzando una lingua-ponte (l'ungherese) con problemi di tempo e di qualità delle traduzioni.

- di stampa

Il "mercato" ungherese non possiede ancora una rete di piccoli tipografi capaci di rispondere in modo agile e poco costoso alle nostre esigenze. Da ciò derivano una buona parte dei difetti tecnici ancora esistenti (tempi e costi).

d. Indirizzari

- esistenti

E' stato portato a termine da Sandro Ottoni, Massimo Lensi e Andrea Tuza, il lavoro di pulitura e di riordinamento degli indirizzari yugoslavi, ungheresi e cechi. E' in corso quello degli indirizzari russi e polacchi.

- reperiti

Sono stati creati ex-novo (o quasi) in questi ultimi mesi gli indirizzari cechi e russi. Un grosso lavoro di inserimento è stato compiuto anche nell'indirizzario ungherese (politici, professori universitari, giornalisti). E' in corso un lavoro di inserimento nell'indirizzario polacco (politici, giornalisti) ed in quello russo (politici).

- da reperire

Per gli indirizzari piu' "vecchi", cioè ungheresi, polacchi e yugoslavi i rispettivi ritorni in seguito all'invio di L.R. dimostrano che è assolutamente necessario un grosso lavoro di rinnovamento attraverso il reperimento e l'inserimento di nuovi indirizzari. Per gli indirizzari nuovi è necessario un grosso lavoro di arricchimento.

e. numero unico

E' stata predisposta la traduzione del numero unico in ceco, polacco e russo.

f. rassegna stampa

Ferenc Parcz cura da poco una rassegna stampa ungherese. Oltre ad un evidente uso in loco, verrà anche selezionata e spedita due volte alla settimana a Bruxelles ad Anne Losonczy che cura sulla rete telematica "Agorà" una conferenza "Ungheria".

B. In progetto

a. sede

Per ragioni tecniche sarà possibile solo a partire da gennaio il collegamento via modem con e dalla sede di Budapest (finora questi collegamenti avvenivano solo dalla foresteria).

b. strutture di collegamento

E' in studio il loro rafforzamento, eventualmente attraverso l'istallazione di mini-computer muniti di modem in diverse strutture periferiche.

c. Lettera Radicale

- Bulgaria

E' stata spedita, finora ad un piccolo numero di organizzazioni e di personalità bulgare uno primo esemplare della L.R. (edizione russa). Essendo per tradizione un paese francofilo, è in studio anche la diffusione dell'edizione francofona. Non ci sembra opportuno per il momento - per ovvi motivi organizzativi e finanziari - un'edizione in lingua bulgara.

- Romania

I recentissimi cambiamenti avvenuti, oltre a costringerci a ripensare il nostro approccio globale verso questo Paese, ci pongono dinnanzi al problema della diffusione della L.R. E' allo studio un'ipotesi di edizione in romeno, la realizzazione della quale dipenderà in larga misura dai contatti che potremmo sviluppare nelle prossime settimane.

- Germania Orientale

Allo stato, non c'è nessuna diffusione di materiale radicale in questo paese. Un primo - modesto - lavoro di raccolta indirizzi è stato avviato. E' prevista in un primo tempo l'invio dell'edizione inglese esistente.

- Edizioni "centro ed est europee" esistenti

Siamo valutando diverse ipotesi in grado di fare superare i problemi sopra esposti, ed in primo luogo quelli relativi alla stampa. In particolare siamo studiando con Andrea Tamburi e Gianni Betto la possibilità di impiantare una struttura di composizione multilingue che ci consentirebbe oltre che di migliorare di molto la qualità estetica della L.R. anche di ridurne notevolemente i costi grazie ad un risparmio del 50% della carta necessaria.

Per quanto riguarda la sostanza, cioè il contenuto della L.R. stessa, è stato avviato e già in parte compiuto sotto la direzione di Roberto Cicciomessere una sua riorganizzazione "giornalistica". Da vari commenti ricevuti appare neccessario accentuare ancora i cambiamenti da lui già avviati, ed in particolare l'opera di sintesi e di riscrittura delle notizie riguardanti i vari "avvenimenti radicali".

d. Indirizzari

Due sono i problemi:

- il reperimento: dipende in buona parte dal lavoro compiuto nei diversi paesi. Così grazie al lavoro di convincimento di Antonio Stango prima, ed alla tenacia di Alexander Pronozim dopo, è stato possibile decuplicare l'indirizzario sovietico. La stessa cosa vale per la Cecoslovacchia dove i compagni "locali" insieme a Paolo Pietrosanti sono riusciti a raggruppare una serie di indirizzi che si sono già dimostrati di ottima qualità. Va notato anche, per quanto riguarda la Cecoslovacchia, l'Unione Sovietica ed in misura minore la Polonia, l'apporto dei lettori della L.R. che ci mandano indirizzi dei loro amici o dei membri delle organizzazioni a cui appartengono.

- l'inserimento: per ovvie ragioni è molto piu' difficile inserire indirizzi di un paese che non sia quello del "tastierista". Per questo stiamo valutando l'ipotesi di inserimenti in loco, con successivi trasferimenti modem al centro di Budapest.

e. numero unico

E' prevista per il mese di gennaio la stampa del numero unico in ceco ed in polacco e per il mese di febbraio in russo. E' in studio l'ipotesi di un'edizione romena.

f. rassegna stampa

Si fa sentire sempre di più il bisogno di conoscere in modo sostanziale ed in tempo reale gli eventi delle diverse realtà politiche in cui in qualche modo operiamo o vogliamo operare. Non si è potuto ancora affrontare questo problema in modo soddisfacente, essendo le informazioni ancora per lo piu' legate ai collegamenti telefonici o alla stampa internazionale.

III. qualche riflessione e proposta

Non sono mancate in questi ultimi mesi e non mancano tuttora le domande dentro e al di fuori del partito sul suo tipo di presenza o sulla sua stessa presenza nei Paesi d'Europa centrale ed orientale. Sono domande che nascono anche dalla realtà politica, da una realtà che raramente come quest'anno è stata così intensa, così ricca di cambiamenti.

Tralasciando per qualche istante l'analisi politica radicale relativa all'est europeo, e considerando solamente le diverse iniziative politiche radicali, ci accorgiamo in effetti di come una parte di queste siano state spazzate via nello spazio di poche ore. Così è stato per la campagna per i prigionieri politici cecoslovacchi che ha visto un importante lavoro di ricerca, di traduzione e di compilazione portato a termine proprio nei giorni dei fatti di Praga, e per questo divenuto ovviamente superato. Recentemente la stessa cosa è avvenuta anche sul fronte romeno, sul quale erano previste, a Roma come a Budapest, diverse iniziative suggerite dallo stesso Consiglio federale di settembre. Una cosa simile, piu' clamorosa ancora, è avvenuta per l'iniziativa di Domenico Modugno e Gaetano Benedetto che ha visto in poche ore andare in fumo le firme già raccolte (quasi duecento) sulla mozione parlamentare a favore dell'abbattimento del muro di Berlino.

Sono dati questi che potrebbero indurre a ritenere che qualsiasi cosa il partito faccia o tenti di fare, non potrebbe che arrivare troppo tardi, non potrebbe che essere superata dagli avvenimenti. A ritenere che conviene, tentando a tutti i costi di anticipare gli eventi, focalizzare la nostra azione sui paesi in cui il ripristinio della democrazia è stato finora realizzato parzialmente (come in Urss, in Bulgaria, in Romania o in Jugoslavia) o per niente (come in Albania). Oppure ancora che conviene rivedere l'essenza stessa della nostra presenza nei Paesi d'Europa Centrale ed Orientale, modificandola nella direzione di un impegno del partito in questi paesi che sia piu' "diretto", piu' "concorrenziale", al limite quindi anche piu' "partitico" e piu' "nazionale".

Sono delle valutazioni diverse ma che convergono nel ritenere impraticabile, in assoluto, o così come siamo stati finora capaci di concretizzarlo, questo strumento politico, transnazionale, transpartitico, che abbiamo deciso di costruire.

Per quanto stimolanti possano essere queste valutazioni ed analisi per capire i nostri limiti nel tentativo che siamo compiendo, credo che abbiano il grosso difetto di non darci gli strumenti di analisi e di azione per affrontare una situazione sostanzialmente nuova che proprio per questo implica necessariamente un tipo di presenza del partito sostanzialmente nuovo. Anche se potrà sembrare ovvio credo sia necessario ribadire qui che gli incredibili mutamenti avvenuti nell'Europa Centrale ed Orientale non solo non esauriscono le possibilità - ed anche l'utilità - di una presenza del P.r. in questi paesi ma la rendono ancora piu' necessaria ed importante. Anche se i Paesi d'Europa centrale ed Orientale sono confrontati a grossissimi problemi economici, oggi è concepibile, con ben maggiori possibilità di quando nel 1982 lo richiedevamo pubblicamente, a Praga Mosca Sofia Bucarest Varsavia e Budapest, un'azione comune dell'Est e dell'Ovest per affrontare in modo nuovo e deciso lo sterminio per fame nel sud del mo

ndo. Così come oggi sono ben maggiormente concepibili azioni comuni dell'Est e dell'Ovest a favore di una seria difesa dell'ambiente.

Accanto a queste ragioni "preesistenti", tutt'altro che scomparse, a favore delle creazione di nuove istituzioni sovranazionali o del rafforzamento di istituzioni sovranazionali esistenti, se ne sono aggiunte o ne sono emerse con maggiore acuità delle nuove. Basta pensare al problema rappresentato dal traffico clandestino della droga o al degrado accelerato della democrazia stessa nei paesi occidentali. Last but not least i processi di democratizzazione in Europa Centrale ed Orientale ed il risveglio delle questioni nazionali ad essi spesso collegati ci pongono con una forza rinnovata di fronte all'esigenza di concepire in Europa nuovi strumenti di convivenza, federali, se vogliamo scongiurare una nuova balcanizzazione del continente.

Sono queste tutte ragioni che appartengono al nostro patrimonio ideale e di battaglie. Delle ragioni certamente molto diverse tra loro, ma che possono oggi coniugarsi, non certo esaurirsi, in un'iniziativa federalista, europeista e nonviolenta del nostro partito nei e a partire dai paesi dell'Europa Centrale ed Orientale per un rilancio non verticistico, economicistico ed occidentalistico ma invece politico, istituzionale e democratico della costruzione degli Stati Uniti Liberi d'Europa.

In questo quadro la proposta di adesione alla C.E. dei Paesi d'Europa Centrale ed Orientale puo' contribuire a dare delle prime risposte a tre questioni di fondamentale importanza:

1. La riorganizzazione del continente europeo

La riorganizzazione del continente europeo in generale ed il processo - anche ad ovest - di integrazione POLITICA europea, o meglio del progetto federalista europeo, degli Stati Uniti d'Europa in particolare sono affrontati in modo completamente inadeguato dalla C.E. e dai paesi membri. Richieste di adesione alla C.E. da parte dei Paesi dell'Europa Centrale potrebbero contribuire a costringere i paesi oggi membri della C.E. a porsi in altri termini il problema della costruzione europea.

2. Il consolidamento dei processi di riforma in Europa Centrale ed Orientale

Il buon andamento - e quindi non solo il consolidamento ma la sopravvivenza stessa - dei processi di riforma democratica (politica, economica e sociale) in corso nei paesi dell'Europa Centrale ed Orientale richiede garanzie politiche, economiche, di sicurezza, che solo un organismo sovranazionale, nella gradualità e nella misura dei suoi interventi, può consentire. La Comunità europea, nella sua parzialità, è comunque in grado di dare alcune di queste garanzie, certamente preferibili all'unica alternativa che sembra oggi svilupparsi: quella della via nazionale con i suoi gravi limiti, tra i quali l'incapacità di controllare l'ormai programmata invasione dei capitali stranieri non è certamente l'ultimo.

3. La lotta alla "democrazia reale", la riforma della democrazia

Nella lotta alla democrazia reale, e cioè per la rifondazione della democrazia, le democrazie rinascenti ad est possono fungere da specchi riflettendo le aberrazioni e le degenerazioni delle nostre democrazie, e quindi contribuire in modo decisivo ad innescare un processo dialettico che consenta di superare alla democrazia non piu' gia lo stato di stallo ma di regressione in cui è venuta a trovarsi. Questo puo' avvenire soltanto se s'innesca effettivamente un interscambio di precise richieste ed esigenze politiche. Nell'assenza di questo il rischio è di vedere rapidamente queste nuove democrazie appiattirsi sulle "democrazie reali" dell'Occidente.

Di tutt'altro segno sono state invece le scelte politiche della C.E. e dei paesi membri a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi ed in particolare durante il vertice lampo di Parigi e quello ordinario di Strasburgo. Sono queste, scelte assolutamente deludenti, prive di qualsiasi respiro politico, che sanzionano una tripla disfatta federalista:

a. è passato il principio-alibi del rafforzamento della costruzione comunitaria: "il processo di integrazione europea riguarda innanzitutto quei paesi oggi membri della C.E.; lo strumento di questa integrazione deve rimanere la C.E., di cui vengono modificati au coup par coup, con l'aggiunta di nuovi trattati, le competenze, i poteri"; viene cosi' confermata l'esclusione di una fase costituente;

b. è stato ribadito il ricatto nei confronti dei paesi dell'Europa Centrale: "aiuti si', ma alla condizione che non si parli di adesione"; sanzionando in questo modo - anche se implicitamente - la validità per i paesi centro-europei del principio di indipendenza nazionale non solo per fronteggiare la mondializzazione dell'economia ma anche per risolvere le gravi crisi nelle quali questi paesi oggi si trovano;

c. è stato confermato il principio di rimandare sine die ogni riforma democratica delle istituzioni europee: "prima il mercato unico, poi la riforma monetaria, e dopo si vedrà per la riforma dei poteri del P.E. e le altre riforme";

Alla necessaria ricomposizione del continente europeo, i leader della C.E. rispondono quindi con il ripiegamento su di loro, con l'esclusione di ogni prospettiva seria di coinvolgimento dei paesi dell'Europa Centrale ed Orientale nel processo di integrazione politica, e con i conseguenti rischi di nuova balcanizzazione del continente;

All'indispensabile consolidamento dei processi di riforma nell'Europa Centrale ed Orientale, i leader della C.E. rispondono ribadendo la validità di un principio di indipendenza nazionale che loro stessi giudicano superato e stanno abbandonando;

Alle sempre maggiori esigenze di rinnovamento della democrazia, esigenze che emergono sia dall'interno stesso delle democrazie occidentali, sia dai processi in corso nell'Europa centrale, i leaders della C.E. rispondono con il rimandare ogni riforma democratica delle istituzioni europee a dopo;

Sorge il dubbio di assistere ad un spettacolo ottocentesco. La Germania in cambio di un rinnovato spazio di manovra ad Est in generale, in Germania Orientale in particolare, consentirebbe alla Francia sia di conservare il suo pur relativo Joker politico, sia di piazzare sotto un minimo controllo "europeo", il marco, principale arma-offensiva tedesca. In questo schema la C.E. in generale, la Commissione europea in particolare puo' diventare un potente strumento di azione per l'accoppiata franco-tedesca, a patto - ovviamente - che sia il piu' possibile controllabile dai governi e il meno controllabile possibile dal P.E.

A partire da questa chiave di lettura franco-tedesca si possono fare altre ipotesi quanto a delle nuove ragioni a favore del congelamento di ogni nuova richiesta di adesione alla C.E. Basta leggere le cifre dei flussi commerciali tra Europa centrale e C.E. per capire che il precario equilibrio franco-tedesco verrebbe travolto dall'adesione di paesi di cui la meta' delle relazioni commerciali con la C.E. riguarda la Germania. Da lì un patto implicito: all'esclusione del rafforzamento dell'integrazione del tredicesimo e clandestino membro della C.E. (la DDR) ogni altra integrazione va rimandata, con la segreta speranza che a questo appuntamento rimandato gli altri paesi della C.E. (e la Francia in particolare) arrivino in posizione migliore. Anche in questo quadro il congelamento delle riforme politiche ed istituzionali della C.E. puo' essere "spiegato" dalla volontà della Francia di portare se non a termine almeno ad un punto irreversibile il processo di comunitarizzazione del marco tedesco. Niente di strano

quindi nel sentire Jacques Delors parlare di possibili riforme istituzionali non prima del 95 ed invece sentire Kohl, nel tentativo sia di "monetizzare" ulteriormente la concessione tedesca, sia di garantire per il futuro un minimo di controllo tedesco sul sistema monetario europeo, ribadire la necessità di procedere a queste riforme (ed in particolare quelle che riguardano il P.E.) comunque prima delle elezioni europee del '94.

Tanti sono gli esclusi da questo piccolo-grande gioco diplomatico. Sono i 350 milioni di cittadini della C.E. che assistono allo svuotamento delle loro rispettive istituzioni democratiche nazionali senza che a questo corrisponda un minimo rafforzamento delle nuove strutture federali europee. Sono i 150 milioni di cittadini dell'Europa centrale ed orientale che vedono allontanarsi la prospettiva di affrontare le loro sempre piu' gravi crisi e di attuare le loro necessariamente dolorose riforme nell'unico quadro adeguato, quello comunitario, perchè l'unico in grado di sostenere e di garantire la gradualità e la "stabilità dinamica" necessarie per realizzare la loro indispensabile integrazione al mercato mondiale, e conseguentemente per consolidare le loro nuove istituzioni democratiche. Sono anche i diversi stati membri della C.E. che vedono la loro volontà di andare avanti sulla strada dell'integrazione politica bloccata dai giochi di altri stati, giochi che ben poco hanno a che vedere con una dinamica federa

lista.

Conviene quindi immaginare al più presto possibile iniziative politiche che consentano di scongiurare i gravi pericoli che gravano oggi sulla costruzione di un'Europa federale e democratica. Da una parte quindi si tratta di bloccare la tendenza al rafforzamento di tipo verticistico, economistico e tecnocratico che sempre piu' presiede al "governo" della C.E.; dall'altra si tratta di bloccare il tentativo di fare della C.E. una struttura sempre piu' occidentale, sempre piu' chiusa ai nuovi bisogni ed alle nuove esigenze che sono emerse dai processi riformatori nell'Europa Centrale.

Due mi sembrano le linee direttrici sulle quali fondare la nostra azione:

1. mantenere alla C.E. le sue attuali competenze ma con una ridistribuzione dei suoi poteri a favore del P.E., aprirla immediatamente alle adesioni di quei Paesi dell'Europa Centrale ed Orientale che lo desiderano;

2. disgiungere dal processo di integrazione comunitaria l'ulteriore processo di integrazione voluto dai paesi attualmente membri della C.E. (o di una parte di loro), procedendo immediatamente alla redazione di un vero e proprio trattato di unione politica. Un trattato che contempla quindi anche quelle materie che dovrebbero essere discusse durante la conferenza intergovernativa sull'unione monetaria.

Si tratta quindi di mettere in piedi una doppia struttura di integrazione, una struttura concentrica, per riprendere l'espressione di Jacques Delors, che avrebbe pero' il suo centro non nell'attuale C.E. ma in una vera e propria federazione politica e democratica, ovvero in questi Stati Uniti Liberi d'Europa che da tempo tanti auspicano. L'accentuare il ruolo di questi due primi cerchi di integrazione non esclude, al contrario, il ruolo che potrebbero rivestire altre strutture come quella del Consiglio d'Europa (che potrebbe consentire la presenza dell'Urss) oppure gli Accordi di Helsinki (che oltre alla presenza dell'Urss potrebbe comprendere anche Usa e Canada).

Questo approccio avrebbe una serie di vantaggi:

- Consentirebbe di affrontare delle esigenze parimenti fondamentali e solo apparentemente contraddittorie: il rafforzamento del processo di integrazione europea e la sua contemporanea apertura a quanti al di fuori dell'attuale C.E. ritengono pienamente valide - anche per loro - le ragioni che hanno spinto gli attuali paesi membri della C.E. a rinunciare a parti delle loro sovranità per meglio affrontare le sfide del nostro tempo.

- Consentirebbe di impedire che il rispetto di una di queste esigenze divenga un alibi per non affrontare l'altra.

- Consentirebbe di dare una risposta seria e non differita agli immensi problemi che i Paesi dell'Europa Centrale ed Orientale devono e dovranno affrontare.

- Consentirebbe di attuare una gestione non differita della questione tedesca, con l'integrazione, alla pari degli altri paesi dell'Europa Centrale, della Germania Orientale nel processo di integrazione europea.

- Consentirebbe di dare un seguito costruttivo, dialogico, a quel sogno di Gorbaciov finora un po' evanescente di costruzione di una "casa comune", dando per la stessa occasione una prospettiva concreta a quanti in Urss lottano per la democrazia ed il federalismo democratico nel loro Paese.

- Consentirebbe di evitare che gli sconvolgimenti europei - per lo piu' meravigliosi - diventino tanti alibi per non affrontare altri problemi, altrettanto fondamentali, come quelli ben noti ma sempre piu' remoti del Terzo mondo in generale, dell'Africa in particolare, come quelli ecologici, come quelli della criminalità politica e comune che nutrendosi del commercio clandestino delle droghe si espande al livello mondiale incancrenendo fino ai piu' solidi sistemi democratici.

Questa mi sembra la sfida (anche se certamente non tutta la sfida) che dobbiamo raccogliere. Il nostro problema è quello di capire da dove cominciare, ricominciare e continuare, da dove e su che cosa mobilitare le nostre ed altrui energie perchè, almeno di un pollice al giorno, si vada nella direzione giusta.

Forse per carenza, forse per "deformazione ungherese", forse perchè di fatto questa è oggi in effetti la strada piu' praticabile, sono convinto che l'Ungheria possa costituire nel breve termine un terreno fertile, il punto dal quale lanciare questa sfida da far rimbalzare poi - rapidamente ed in modo anche concordato - alla Cecoslovacchia, alla Yugoslavia, alla Polonia, alla Germania Orientale, alla Bulgaria, alla Romania. Esistono in effetti oggi in Ungheria condizioni politiche ed istituzionali che potrebbero consentire, se alcune tra le forze politiche facessero proprio quest'obiettivo, di dare una spinta decisiva nella direzione europeista. Esiste infatti una larga consapevolezza, sia nella gente, sia all'interno di diverse forze politiche - di opposizione come di governo - quanto all'importanza che potrebbe rivestire per l'Ungheria una sua rapida e piena adesione alla C.E. Esiste anche uno strumento, unico, al momento, in tutto lo scenario est europeo, quello del referendum, che potrebbe trasformare que

sta consapevolezza in una fortissima manifestazione di volontà politica, di cui difficilmente i responsabili politici della C.E. potrebbero non tenere conto.

Il problema è quello di convincere le forze politiche già impegnate nella campagna elettorale. Il problema è quello di convincere almeno alcune di loro che si tratta anche di un potentissimo strumento elettorale, perchè piu' di ogni altro argomento quello dell'adesione dell'Ungheria alla C.E. rappresenta un'opzione chiara, immediata, direttamente intellegibile quanto al futuro di questo paese. Il problema è quello di portare a termine questa opera di convicimento nei prossimi giorni, nelle prossime settimane. Ed è qui che puo' essere decisivo l'apporto di quanti nella Comunità, nei Parlamenti nazionali come in quello europeo, ritengono che questa strada merita di essere perseguita. Perchè l'adesione piena, decisa di decine, di centinaia di parlamentari, di personalità "dentro la C.E." puo' contribuire in modo decisivo a dissipare il sentimento sapientemente diffuso e coltivato dai vari ministri europei e dai vari responsabili della Comissione europea secondo cui sarebbe del tutto inopportuno se non contropro

ducente per l'Ungheria e per gli altri paesi dell'Europa centrale introdurre sin d'ora una richiesta di adesione.

Anche in questo quadro, potrebbe essere determinante se, ad esempio, intorno al radicale e deputato portoghese George Pegado Lis, decine dei suoi colleghi, di parlamentari di un paese per cui, all'uscita della dittatura, è stata determinante la prospettiva europea, di un paese per cui è stata ed è determinante l'appartenenza alla C.E., prendessero una posizione netta a favore dell'adesione dell'Ungheria, a favore dell'organizzazione di questo referendum. Non meno determinante potrebbe risultare il contributo del partito comunista italiano in un'opera di convincimento del partito socialista ungherese quanto alla marginalità di una richiesta di adesione all'internazionale socialista ed invece della fondamentale importanza di una richiesta di appartenenza alla C.E. Inutile dilungarsi sulle opportunità di procedere in questa stessa direzione in seno al Parlamento europeo, un'istituzione che dispone ormai di ampi poteri per quanto riguarda l'adesione di nuovi membri. Inutile anche insistere sulle opportunità di o

rganizzare simili azioni, anche collegate tra di loro, nei Parlamenti degli altri stati membri, ed in particolare in quello italiano, nel Parlamento di un paese che potrebbe, se questa "follia" divenisse realtà nelle prossime settimane, detenere la presidenza di turno della C.E. al momento della richiesta formale di adesione da parte dell'Ungheria.

Quanto ai nostri amici ungheresi, cechi, yugoslavi, polacchi, sovietici, romeni, non c'è il minimo dubbio tra di noi sulla fondamentale importanza del loro impegno non solo in una simile battaglia ma anche in quella per la vita di questo nuovo strumento politico nonviolento, transnazionale e transpartitico che stiamo tentando di costruire, per la vita, quindi, del partito radicale del '90.

 
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