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Bordon Willer - 5 gennaio 1990
INTERVENTO AL CONSIGLIO FEDERALE DEL PR DI WILLER BORDON, DEPUTATO DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO, ISCRITTO AL PARTITO RADICALE.

Care compagne e compagni,

voi comprenderete il particolare stato d'animo con cui svolgo questo mio intevento.

Quando a Rimini io feci quel gesto, sapevo del resto di compiere solo per una parte, anche se non indifferente, un atto di forte rottura. Più sul terreno della forma-partito, così come si era storicamente determinata nel Novecento in questa parte d'Europa, con connotati fortememte ideologici e quindi con aspetti di appartenenza più propri di una chiesa-fine che di un partito-strumento, che su quello dei programmi e dei valori. Ed era però la categoria della discontinuità, per molti versi simbolo del nuovo corso, che io assumevo come matrice di quel cammino.

Certo parecchi e forti erano stati già nel passato gli episodi di comune precedente coinvolgimento, e molti aspetti della mia storia personale (ma anche del mio partito) avevano visto non solo lo stesso cammino, ma anche episodi di forte contaminazione.

Ma ciò non sarebbe bastato se io non avessi colto nella riflessione del Partito Radicale, transnazionale e transpartitico e nonviolento, aspetti che in quello stesso momento vedevo, quasi veri e propri prolegomeni, presenti nel nuovo Partito Comunista di Occhetto.

Con la mia scelta evidenziavo, quindi ed immanzi tutto, che era proprio il Partito Comunista, il nuovo Partito Comunista di Occhetto, ad aver posto tra i primi il tema centrale della riforma della politica e quello della possibilità sul piano teorico e dell'urgenza sul piano politico di un nuovo esplicito incontro "per l'immediato" tra la cultura della sinistra di ispirazione socialista e marxista e quella liberal-democratica.

Erano dunque questi i temi: di un nuovo ordine internazionale, dello sblocco del sistema politico italiano, della denuncia e dell'ingerenza pacifica nei confronti dei paesi dell'Est e della critica alla democrazia reale nei paesi occidentali, che ponevo al centro della mia iniziativa.

Ma oggi, dopo il ben più clamoroso atto, e così fecondo, di Achille Occhetto, tutto questo non solo è consegnato alla normale cronaca, ma, per altri versi, permette di situare, di ricollocare, su un orizzonte ben più avanzato e più compiuto quelle che allora erano solo linee possibili, progetti e che oggi invece sono proposte politiche vere e proprie.

Ed oggi il Partito Comunista dunque compie questo grande gesto, rivoluzionario non solo per i valori che profonde ma più concretamente per il movimento reale che può suscitare.

Lo sblocco delle condizioni dell'alternativa che così ne può scaturire, riapre terreni ampi di lotta per tutti coloro, e sono tanti, laici e cattolici, che non si sono per niente assuefatti e omologati alla logica dominante della democrazia reale. Discutiamo quindi nel merito della proposta a partire dall'interrogativo che a me pare centrale: se vi era la necessità di rispondere in modo più incisivo e quindi in forme diverse, ai grandi, anche drammatici problemi che riguardano il destino dell'umanità così come ai bisogni di rinnovamento del nostro Paese?

Mi rendo conto che questa è una domanda retorica e che può essere considerata perfino suggestiva. E sento già la replica; il problema è un altro: concepire un programma che parta dall'esame delle forze in campo, dell'analisi dei conflitti e che indichi i possibili interlocutori: cioè "che cosa, con chi e contro chi".

Certo il problema è questo. Ma perchè tutto ciò non divenga una fuga nell'astratto o una costruzione solo politicista, non occorre forse che il luogo dove si confrontano i linguaggi della sinistra, le forme dell'agire politico, sia già un altro luogo? Che noi assieme ad altri contribuiamo a costruire!

Non riesco francamente a concepire un prima e un dopo, ma un assieme, un costruirsi programmatico e teorico che si fa sul terreno nuovo della riforma della politica all'interno della quale la riforma elettorale è un elemento necessario anche se non sufficiente, ma comunque indispensabile.

Se è vero infatti che ormai è l'intero sistema che non tiene, bisogna lavorare realmente a dare sbocco nel nostro Paese ad un sistema di alternanza politica, come esiste in tutte le grandi democrazie.

E' matura quindi la promozione di un referendum abrogativo che, "ritagliando" l'attuale sistema elettorale del Senato trasformi quei collegi in uninominali per davvero.

Occorre avventurarsi sino in fondo sul terreno della democrazia, giungere ad una pratica radicale di essa che esalti una moderna critica della società capitalistica, disinquinandone le radici di classe: è questa forse la grande inesplorata rivoluzione del secondo millennio.

E ancora è forse venuto il tempo di fronte alle necessità planetarie (non per subirle ma per capirle) di ridefinire totalmente, ricollocandoli, blocchi concettuali, vecchie categorie che attraversati da nuove priorità (ambientaliste, femministe) non possono essere riproposte come se nulla fosse? Sento in questo tutto il ritardo di una visione ancora retroversa con cui si affrontano alcune antinomie, alcune contraddizioni. E se per decenni abbiamo dato per scontato che l'idea di libertà in Kant e quella di Marx, con tutto quello che ne consegue per l'uomo sociale, fossero inconciliabili non è oggi forse possibile ritrovare, guardando avanti, possibili intrecci e percorsi comuni?

E' chiaro che ciò è tutto il contrario della omologazione. E', caso mai, l'avvio di una strada nella quale può accadere, deve accadere, che la trasmutazione che avviene non sia una sfida lanciata unicamente al futuro, ma anche un ritrovamento per riattingere alle sorgenti stesse dei principi che l'attuale stadio della storia, costituito dallo "stato di cose presenti", ha vanificato in norme esteriori spesso svuotate dei propri contenuti.

Se il Partito Comunista Italiano si trasformerà da un centro inamovibile di un sistema più o meno precostituito di alleanze, nel fattore propulsivo di una serie di forze confederate che riescano a tradurre nel linguaggio della politica le effettive dinamiche della società civile, in tal caso io credo che il Partito Comunista compirà un'opera di grande rilievo per quella causa di progresso sociale, emancipazione e libertà per la quale ha senso chiamarsi uomini. E non solo nel nostro Paese!

Ed è qui, su questa nuova frontiera, molto ma molto più avanzata della primavera scorsa, che si situa l'esigenza della conservazione di tutte le diversità generatrici. E proprio mentre si dispiegano tutte le energie per la creazione di una nuova formazione politica, riformista, popolare e democratica, basata sul metodo della nonviolenza, sulla corrispondenza dei mezzi ai fini e sulla diversità sessuale, grave sarebbe se non le rispettassimo.

Niente cioè può essere come prima, niente deve essere come prima, ma tutto quello di prima che è nella corrente maestra, deve essere rispettato.

Il vecchio Partito Radicale si è estinto (donandosi) in questi anni ed è morto al Consiglio Federale dei primi di settembre, la reincarnazione che da qui si è avviata non può immaginarsi solo nei quattro che abbiamo deciso esserne i garanti, ma deve soprattutto avvalersi degli altri.

Occorre trovare da subito forme nuove, magari intermedie, di approdo, per la costruzione compiuta di quell'Internazionale federalista di cui ha parlato Pannella.

In questa vicenda gli iscritti al Partito Comunista devono parteciparvi (coloro ben s'intende che vi si ritrovano) in piena autorevolezza senza che nessuno rinunci alla sua storia, alla sua cultura, alla sua formazione, anzi come portatori, da queste, di un fattore di arricchimento reciproco. Oltrepassando i confini del conosciuto, del già visto, non per morire ma per rinascere.

E' probabilmente del tutto casuale che il giorno dopo il puntuale e molto apprezzato intervento di Achille Occhetto al Consiglio Federale del Partito Radicale la presidenza della Commissione Nazionale di Garanzia abbia sentito il bisogno di rispolverare una questione formale che si sperava morta e sepolta.

Con grande rispetto per tale organismo sento il bisogno di dire che meglio forse sarebbe stato che nel pieno di un dibattito congressuale così vivace ci si occupasse di coloro, e purtroppo pare che ce ne siano parecchi, che subordinano il ritiro della tessera del Partito Comunista per il "90 alla vittoria di questa o quella mozione congressuale, brandendo un' adesione che dovrebbe essere tutta ideale e politica come un randello per il dibattito interno, avendo con ciò una concezione assai singolare della discussione e della democrazia.

Per parte mia sento unicamente il bisogno di riproporre quanto ho già più volte avuto modo di dire: che il mio atto di adesione anche al Pr era ed è motivato dall' aver visto in quel partito le stesse esigenze di rimessa in discussione di un modo vecchio e datato del fare politica, già presenti ed oggi così fortemente rilanciati nel nuovo Partito Comunista di Occhetto.

Non ho a suo tempo, pur avendo versato la quota, ritirato formalmente la tessera proprio per non dare pretesti a quanti avrebbero voluto affrontare disciplinarmente, e non politicamente, le questioni che sollevavo: pur ritenendo che già oggi, con l'attuale statuto del Pci, nulla potrebbe vietare l' adesione a questo Partito Radicale, non essendo concorrente nazionale, ma prima parte di un' internazionale federalista.

Ciononostante il ripetersi ancora di equivoci di questo tipo mi fa ritenere matura la proposta che al Congresso di Bologna sia non solo definitivamente cancellato nel nuovo statuto il centralismo democratico, ma anche il vincolo della non appartenenza rispetto a forme politiche quali quelle che il Partito Radicale transnazionale e transpartitico vuole rappresentare.

Oggi però sento il bisogno di fare io stesso chiarezza, per sentirmi pienamente a casa mia e nel Partito nazionale, il PCI, e nel Partito transnazionale, il PR, senza usberghi di qualsiasi tipo.

Non solo quindi ho versato la quota di adesione anche per il '90, ma sto valutando se attendere l'11 marzo (data di conclusione del Congresso del PCI) per ritirarla (per comprensibile proccupazione che ciò venga usato contro la proposta politica di Occhetto) o non compiere prima, magari già durante questo nostro appuntamento, quel gesto che oggi non sarebbe più di rottura ma di affermazione di valori che non possono vivere se non nella piena luce del sole.

Perchè immediatamente si dispieghi, senza impedimenti formali, l'azione di salvaguardia per la sopravvivenza del Partito Radicale transnazionale e transpartitico, con le sue radici e i suoi strumenti, tra i quali particolare valore assume, in un contesto grave di concetrazione delle forze informative, la stessa Radio Radicale.

Ed è essenziale, proprio per sottolineare che non si tratta della sopravvivenza di un "panda" sia pure di specie politica che nello stesso tempo questi strumenti, quelli del PR, queste energie, quelle del PR, si mobilitino perchè la nascita della nuova formazione politica vada in porto con successo. Per lo sblocco delle condizioni politiche dell'alternativa in Italia e per gli Stati Uniti d'Europa.

 
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