Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
sab 18 mag. 2024
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Archivio Partito radicale
Pannella Marco - 2 marzo 1990
L'aquila, il Pci e dintorni
Intervista a Marco Pannella

SOMMARIO: Sono riportati alcuni brani tratti da una lunga intervista che Marco Pannella ha rilasciato a Radio Radicale domenica 25 marzo, dopo la sua partecipazione al Congresso comunista del capoluogo abruzzese, e dopo l'annuncio della sua candidatura da parte del Pci aquilano. In studio c'erano Massimo Bordin e Giancarlo Loquenzi.

(Notizie Radicali n.51 del 2 marzo 1990)

Quanto è successo all'Aquila poteva esplodere provocando una catena di entusiasmi - e in parte questo è accaduto nella gente -, ma immediatamente da Roma e dall'interno del Partito comunista, da L'Unità, c'è stata una reazione che mi ha fatto ricordare il periodo in cui La Malfa e Altissimo "volevano e non volevano", avevano vergogna di quello che ottenevano. Quanto Il Giornale con Federico Guiglia ha un po' impressionisticamente tirato fuori, dicendo che si trattava di una "quarta mozione" che si andava delineando, è verissimo: è la posizione coerente con quello che Occhetto e il suo gruppo sino alla vigilia delle europee e poi in due occasioni avevano affermato. La prima, manifestamente un errore che è stato però un colpo di genio, è la questione del nome che poteva creare i presupposti di un bellissimo dibattito e infatti per un paio di mesi ha coinvolto tutto il paese. La seconda, è quando Occhetto è venuto al Consiglio Federale per annunciare questa scelta, questa predisposizione a favore di un'iniziati

va referendaria di contenuto maggioritario, uninominalistico, chiarissimamente radicale e anglosassone.

Per quel che riguarda il geniale errore qualcuno ricorderà che dissi subito che in termini di mestiere politico mi pareva uno sbaglio dire »lasciamo il nome domani ; bisognava dire - mettiamo la nostra storia, il nostro nome, noi stessi, a disposizione di un processo che ha al suo termine il passaggio dalla Federazione ad un partito nel quale ciascuno abbandona il nome della 'ditta' per il nuovo nome. In quel momento Occhetto sembrava ancora più provocatorio, più duro, più deciso... ma si è trattato di un errore, e infatti adesso nei documenti congressuali del sì e ancora più poi negli ultimi quindici giorni negli interventi suoi e della maggioranza del sì, si spiega che in fondo sul nome si è un po' scherzato...o giù di lì...si vedrà, è un'ipotesi.

Che cosa è restato invece della sortita di Occhetto al Consiglio federale? Come attenzione nei confronti dei radicali è rimasta solo l'attenzione a non farsi baciare da Cicciolina e a non prendere nessuna posizione che possa essere di dialogo rispetto alla politica, agli obiettivi e ai temi della cultura radicale. E sul piano specifico abbiamo visto che ha mandato alla Corte di Cassazione qualcuno che equivale ad un indipendente di sinistra, il prof. Barbera che è un esperto, un costituzionalista, un tecnico...

Ora, un'atteggiamento di chiusura si è avuto anche sull'iniziativa aquilana che esplodeva come fatto nazionale, che quindi era un ben di Dio, fatto nuovo, rigoroso, da puntualizzare...immediatamente si sono vergognati, si è scherzato, »no, ma non è vero , il modo, la maniera, la Tiziana (la segretaria del Pci abruzzese, ndr) che deve piangere, fare l'autocritica, L'Unità che minimizza. Siamo tornati su questo episodio esattamente alla situazione di tre anni fa quando ancora dopo quarant'anni se uno voleva sapere che cosa succedeva nel Partito comunista, doveva comprare Repubblica e gli altri giornali. Per quel che riguarda la realtà abruzzese è la stessa cosa: se uno compra Il Centro, le pagine abruzzesi del Messaggero, del Tempo o di altri giornali è più informato anche del dibattito interno comunista di quanto lo sia attraverso L'Unità.

Per quanto riguarda il comunicato fatto ieri dal Comitato regionale abruzzese, da un lato dà il senso di una presa di distanza nei tuoi confronti affermando »visto che Pannella vuole parlare con Gaspari non faremo mai una lista regionale con lui , dall'altro sancisce il via libera all'operazione Aquila che a questo punto può arricchirsi ulteriormente...

All'Aquila cercheremo di imporla. Quel comunicato è la dimostrazione di una situazione di imbarazzo e di "essere nel pallone" incredibile. Perché esce dopo un'ora che io ho detto alcune cose che si interpretano male; si coglie quell'occasione per cercare di chiudere perché si sono accorti che non appena mi hanno detto che bisogna fare le stesse cose sia all'Aquila che a Teramo credendo di crearmi molto imbarazzo, io gli ho risposto »va bene, facciamole! Ma le dovete fare anche voi! . Immediatamente L'Unità ha censurato che, ivi compresi i repubblicani, il nostro gruppo teramano - che rappresenta un'area del 20 per cento, cioè poco meno dei comunisti - ha detto di essere disponibile a studiare questa possibilità. L'Unità l'ha censurato pur trattandosi di una risposta ufficiale ad una domanda ufficiale del Pci teramano!

Quel comunicato per me è politichese tardo e malo moroteo "impuro", perché è un documento anche in termini stilistici tipicamente partitocratico nel linguaggio, che non ha nulla da invidiare ai balbettamenti e alle contorsioni in certi momenti degli apparati repubblicani o liberali a proposito dell'impegno a fare la costituente laica.

Ancora 20 giorni fa, non essendo notoriamente un grande amico politico di D'Alema e la posizione è notoriamente ricambiata, ho sentito il dovere di scendere in campo perché mi faceva veramente ridere e mi scandalizzava tutto il coro anti D'Alema di coloro che andavano a misurare con il millimetro gli spazi dati al Sì e al No facendo delle annotazioni esatte sul piano critico, ma allucinanti venendo da persone che da quarant'anni hanno accettato una Unità sulla quale del Partito comunista non si poteva mai leggere nulla se non le tesi più smaccatamente "voce del padrone o dei padroni". Ora però la questione abruzzese, questione esemplare, poteva arricchire di fatti queste discussioni che rischiano di diventare bizantine, insincere e tutte rivolte a problemi di potere o di conto numerico all'interno; c'è da dire che un mese e mezzo fa non solo nel metodo ma nei contenuti il dibattito comunista riguardava chiunque perché si mirava alto. Paradossalmente temo che le vere volontà di rinnovamento, autonome, le più

serie, si siano esaurite a maggio/giugno già dinnanzi ai pericoli della campagna europea, ma sono state quasi sepolte dalla mancata sconfitta alle europee: se ne sono andati in vacanza, alla Nathan hanno detto no; poi, sconvolti da quello che succedeva nel mondo, c'è stato questo "manifesto errore" - ma torno a dire" di genio" - del cambiamento del nome. Ma è stata cosa di un giorno. Ora più si va avanti e... Per esempio sulla storia delle iscrizioni al Partito radicale c'è un atteggiamento ipocrita, vecchio... Moltissimi dei dirigenti anche vicini ad Occhetto, ma anche sul fronte del no, dicono »prima andiamo al Congresso, poi si farà tutto perchè è giusto ; io dico che questo è un modo per minchionare se stessi e i compagni. Si fa questo ragionamento: ai compagni non racconto esattamente come stanno le cose poi una volta che ho preso il potere sarò libero di fare quello in cui credo. C'è dunque un'invecchiamento anche del tipo di confronto politico che mi preoccupa enormemente.

I radicali restano un totem, un tabù in termini politici per la classe dirigente comunista, soprattutto per quelli che se vuoi ci voglion bene, ci conoscono e ci comprendono. Ma vivono questo rapporto in modo schizofrenico, in modo tardo comunista, o tardo politico o partitocratico. C'è una coerenza ahimé! Flores D'Arcais parla di Partito radicale di massa e questo è interessante e suggestivo come elemento di riflessione. Ma la risposta immediata è »No, ma che partito radicale di massa! . Qualcun altro dice "democratico", "americano, un po' anglosassone" e subito arriva la risposta negativa! Per far venire Occhetto al Consiglio federale per esempio c'è voluta la fatica di mesi...a Budapest non era venuto per un motivo o per un altro...E al Consiglio federale - glielo dissi sorridendo: »all'anima della prudenza! - non aveva mai nominato una sola volta il Partito radicale e diceva »amici federalisti e radicali . Dopo di che Fabio Mussi e gli altri sono tutti scomparsi... E soprattutto ora c'è questo terrore e

la questione aquilana lo dimostra. Darendorf è stato presentato e intervistato fino a maggio, gli si era offerta la candidatura... A marzo io lo dissi: visto che rifate il gioco degli indipendenti di sinistra chiedetelo anche a qualche radicale importante per la sua storia di essere presente anche nelle vostre liste. Terrore! Terrore! Questa storia delle iscrizioni al Partito radicale e al Partito comunista come espressione di una moralità politica, di una intelligenza politica, di una serietà e di una coerenza della persona, viene invece vissuta quasi come una cosa di congiurati...: »dopo vediamo, non lo possiamo fare prima altrimenti perdiamo... A me importava l'scrizione "di massa" di compagni comunisti al Partito radicale, per il Partito comunista, per il salto di qualità, perché il più comprende il meno; se si era capaci di questo atto di generosità dovuta dinnanzi all'obbiettivo dei 5.000 e dei 10.000, per il proprio partito nazionale si era anche capaci di molto rigore e forza. Devo dire che gli uni

ci che hanno il coraggio delle loro non idee sono le Castellina, i Magri, cioè gli antiradicali onesti e coerenti, visceralmente contro... Oggi è quindi ancora più importante verificare fino in fondo questa possibilità di lotta e di rinnovamento attraverso le scelte abruzzesi.

 
Argomenti correlati:
intervista
pci
elezioni
abruzzo
referendum
consiglio federale pr
l'unita'
nr-51
stampa questo documento invia questa pagina per mail