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Gomez Buendia Hernando - 23 marzo 1990
Il dibattito sulla legalizzazione della droga in Colombia
Hernando Gómez Buendía

SOMMARIO: L'autore, direttore del Instituto de Estudios Liberales, illustra le ragioni per le quali vari settori dell'opinione pubblica colombiana, nella convinzione che il loro sia il primo Stato vittima del proibizionismo, si stanno sempre più avvicinando alle tesi antiproibizioniste. Tre influenti personalità della politica colombiana, infatti, si sono dichiarati a favore della legalizzazione delle droghe: Jaime Castro e Ernesto Samper, candidati alla presidenza per il Partito Liberale, e Rodrigo Lloreda, candidato conservatore.

La Colombia è al centro della spirale di violenza criminale scatenata dai potenti narcotrafficanti e da chi nei paesi sviluppati controlla e mette a profitto la distribuzione della droga. E' il primo Stato vittima del proibizionismo. Per questo, le tesi antiproibizioniste vengono avvicinate sempre di più da vari settori dell'opinione pubblica.

L'Istituto di Studi Liberali iniziò questa campagna reclamando il cambiamento di rotta della politica ufficiale verso una alternativa che riunisca le seguenti quattro condizioni:

- la prima è che abbia una validità etica. La depenalizzazione è eticamente valida perché la sua alternativa, il proibizionismo, non solo non è stato in grado di ridurre il consumo (di fatto, il numero di persone che ne fanno uso aumenta ogni anno), ma aggiunge i brutali sovraprezzi della delinquenza nelle strade negli Stati Uniti o in Europa e il terrorismo in Colombia o Turchia.

- la seconda, quella di proteggere dovutamente gli innocenti. La legalizzazione protegge gli innocenti, perchè già il venditore che vende per strada non avrà incentivi per rendere viziosi nuovi clienti; e perché le enormi cifre che oggigiorno si destinano alla repressione (più di 10 miliardi di dollari quest'anno in USA) potrebbero dedicarsi alla prevenzione, alla cura dei tossicodipendenti e alla sostituzione delle coltivazioni.

- la terza, quella di andare alla radice profonda del problema, non solo semplicemente alle sue conseguenze. La decriminalizzazione va alla radice del problema, perché sia la narcocriminalità che il narcoterrorismo sono dovute al fatto che la droga è così tanto proibita e così tanto lucrativa.

Lucrativa, precisamente, perché è proibita. Perché sfrutta la disponibilità di molte persone a pagare tanto denaro per una merce illegale: vi sono nel mondo industrializzato circa 40 milioni di consumatori, che spendono ogni anno tra i 30 e i 50 miliardi di dollari USA.

- la quarta è quella che vi sia una risposta internazionale a una sfida che è internazionale. E' necessaria una risposta internazionale perché non si tratta del fatto che la Colombia decriminalizzi unilateralmente il commercio, ma che la decriminalizzazione venga regolamentata mediante una nuova Convenzione Internazionale.

Influenti personalità della politica Colombiana si sono identificate con tale proposta. Jaime Castro e Ernesto Samper, precandidati alla presidenza per il maggioritario Partito Liberale e Rodrigo Lloreda, candidato conservatore, hanno espresso pubblicamente il loro appoggio alla "depenalizzazione", la "decriminalizzazione progressiva", la "legalizzazione controllata" e la "regolamentazione della produzione", stabilire i procedimenti giuridici, il commercio e il consumo di sostanze psicoattive.

Secondo Jaime Castro, la Dichiarazione di Cartagena, firmata dai Presidenti Bush, Barco, Garcìa e Paz Zamora, non modifica la strategia sinora seguita nella lotta contro il narcotraffico. Non offre nient'altro che le stesse cose: per i paesi produttori, repressione pura e semplice con l'offerta di aiuti economici non quantificati, e per il grande consumatore la ben conosciuta retorica sulla prevenzione e riabilitazione. In altre parole, la Colombia continuerà a portare il maggior peso nella lotta, non importa il prezzo che debba pagare. E' urgente riflettere, allora, sulle diverse strategie che, con minori costi, producano migliori risultati. E' un obbligo che i paesi gravati da questo problema hanno. Devono assumerlo senza tabù, senza falsi moralismi, senza posizioni emotive, con oggettività e serietà. Questo nuovo modo di affrontare il problema non implica rilassamento, assenza di controllo o permissivismo, perché non porta alla liberalizzazione totale dell'offerta, del commercio e del consumo. Sarebbe, sì

, una soluzione concertata tra lo Stato e la Società, che toglie al narcotraffico la sua enorme capacità produttiva, il suo tremendo potere di corruzione, il suo habitat di crimine e violenza.

Ernesto Samper Pizano ha prospettato che lo scenario della guerra contro il narcotraffico non può essere unicamente la Colombia. "Non accettiamo la vietnamizzazione del paese per colpa di 40 milioni di tossicodipendenti". Così, o si fa un compromesso chiaro per controllare il consumo nei paesi ricchi, o si affronta la discussione della legalizzazione internazionale. Nel frattempo, la Colombia non può seguitare a pagare i costi di questa guerra senza reale appoggio esterno. "Ciò di cui abbiamo bisogno non è una squadra militare impetuosa, né pacche di felicitazioni, ma prezzi giusti per il caffé e apertura dei mercati per i nostri prodotti di esportazione.

Infine, Rodrigo Lloreda, candidato presidenziale del Partito Sociale Conservatore, segnala che una cosa è finirla con i narcotrafficanti e un'altra cosa è farla finita con il narcotraffico. Con i trafficanti si può farla finita accettando la loro offerta pubblica e ripetuta di resa, sempre che i responsabili di azioni terroriste siano giudicati sotto supervisione internazionale per la giustizia penale militare e previo indennizzo delle vittime. Con il narcotraffico non si potrà farla finita finché sussisterà nei paesi consumatori un'alta domanda e finché in quei paesi non si applichino le stesse sanzioni drastiche che vengono richieste a noi, o meglio, finché in quei paesi non verrà decriminalizzato il modo di affrontare il problema.

Le precedenti proposte sulla decriminalizzazione mondiale fatte dalla Colombia hanno l'autorità morale di chi ha pagato i più alti costi di terrorismo, perdita di vita umane, perturbazioni istituzionali, limitazioni alla sovranità nazionale, scardinamento del suo apparato giudiziario, alterazione del suo apparato economico, corruzione e deterioramento dei suoi valori morali.

 
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