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Consultazione Internazionale sul Tibet - 8 luglio 1990
Tibet: Dichiarazione adottata dalla "Consultazione Internazionale sul Tibet".

SOMMARIO: A conclusione dei lavori della Conferenza Internazionale sul Tibet svoltasi a Londra dal 6 al 9 luglio 1990, i partecipanti, provenienti da 35 paesi del mondo, di tutti i continenti hanno approvato una dichiarazione solenne con la quale si fissano gli obiettivi dell'azione internazionale a sostegno della causa tibetana.

Londra 6 - 8 luglio 1990

QUESTA CONFERENZA formata da Ministri, ex-ministri,parlamentari,da accademici eminenti, giuristi, organizzazioni non governative, e da leaders religiosi provenienti da 35 Paesi di ogni continente del mondo,

INCORAGGIATA

dai recenti avanzamenti drammatici verso la democrazia e la libertà,la decolonizzazione e l' autodeterminazione, la pace e i diritti umani in molte parti del mondo - ivi compresa l'Africa del Sud, l'Europa Orientale, l'America Latina e l'Asia - inclusi gli stati limitrofi del Tibet - la Mongolia e il Nepal;

dalle Conferenze e dalle Udienze tenute per trattare la questione del Tibet a Bonn, New Delhi, Copenhagen, Amsterdam, Dharamsala e Tokio negli ultimi due anni;

dalla presenza di onorevoli rappresentanti di molti paesi alcuni dei quali hanno condotto nella propria patria una lotta per la libertà,

PRENDE ATTO CON GRANDE PREOCCUPAZIONE DELLA SITUAZIONE CRITICA NEL TIBET

dove si continuano a negare gli inalienabili diritti all'autodeterminazione del popolo tibetano e dove permane la violazione dei fondamentali diritti umani e della libertà del popolo tibetano, ivi compresi tanto i diritti economici, politici e civili quanto i diritti sociali e culturali da parte della Repubblica Popolare Cinese;

EVIDENZIATA DA

un massiccio trasferimento dei colonizzatori cinesi nel Tibet e dalle politiche di sinizzazione condotte dalla Cina in materia, per esempio, di lingua e istruzione, occupazione e prospettive economiche, iniziative sanitarie e legislative, che minacciano il perpetuarsi dell'esistenza dei tibetani come nazione e popolo distinti, il che equivale ad azioni di genocidio culturale;

una continua violazione dei diritti umani con uccisioni, torture, e incarcerazioni politiche;

una continua occupazione militare del Tibet da parte di ingenti quantità di truppe cinesi e di polizia armata dislocata in tutto l'altipiano,la presenza di basi misilistiche nucleari cinesi, entrambe le quali costituiscono una minaccia alla pace e alla stabilità regionale;

una distruzione inferta ad un sistema ecologico unico quale quello del Tibet ad opera di un vasto ed illecito sfruttamento delle risorse naturali del paese, sfociato in un grave disboscamento delle alture situate intorno ai fiumi principali dell'Asia con implicazioni catastrofiche per il futuro del continente;

TENUTO CONTO

dell'inalienabile diritto di tutti i popoli alla autodeterminazione, il pieno esercizio del quale è un presupposto al pieno espletamento di ogni altro fondamentale diritto umano e di libertà;

dell'affermazione del diritto all'autodeterminazione di tutti i popoli, come previsto dai Patti delle Nazioni Unite sui diritti politici e civili nonchè sociali, economici e culturali che sanciscono nell'Art.1 di entrambe:

"Tutti i popoli hanno diritto all'autodeterminazione.

In virtù di questo diritto, essi determinano liberamente il

proprio status politico e perseguono liberamente il loro

proprio sviluppo economico, sociale e culturale".

dell'esplicita determinazione del popolo tibetano ad esercitare questo diritto, riconosciuto nei confronti del Tibet nella Risoluzione 1723 (XVI 1961) dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riaffermata nella 2079 (XX 1965), e a ricostruire la loro unica eredità spirituale e culturale in un Tibet libero e democratico.

DICHIARA SOLENNEMENTE IL PROPRIO IMPEGNO

per la piena attuazione dei diritti del popolo tibetano in tutto il Tibet, non soltanto nella "Regione Autonoma del Tibet" recentemente creata, ma anche in tutte le zone storicamente riconosciute come parte dello stesso Tibet;

per il formale riconoscimento del Governo Tibetano in esilio e di S.S. il DALAI LAMA, capo di stato del Tibet in esilio, come gli unici rappresentanti legittimi del popolo tibetano;

per l'instaurazione di un governo libero e democratico nel Tibet in conformità ai desideri del popolo tibetano;

a sostegno degli sforzi dei tibetani volti a riacquistare la libertà per mezzo di un'azione nonviolenta sotto la leadership di S.S. il DALAI LAMA Premio Nobel per la Pace 1990;

per il Piano di Pace in Cinque Punti presentato da S. S. il DALAI LAMA nel 1987 che chiede:

- la trasformazione di tutto il Tibet in una zona di pace

- la cessazione della politica di trasferimento della popolazione

cinese

- il rispetto dei fondamentali diritti umani e delle libertà

democratiche del popolo tibetano

- il ripristino e la tutela dell'equilibrio ambientale naturale

del Tibet e la rinuncia da parte della Cina ad utilizzare il

Tibet come luogo di produzione di armi nucleari e luogo di

scarico delle scorie nucleari

- l'avvio di leali negoziati sul futuro status del Tibet e sui

rapporti tra i popoli tibetani e cinesi

SOLLECITA

il Governo della Repubblica Popolare Cinese:

ad avviare, senza ulteriore indugio, effettivi negoziati con i rappresentanti designati da S.S. il DALAI LAMA per un pacifico trasferimento del potere teso al raggiungimento dell'indipendenza del popolo tibetano in ottemperanza ai suoi diritti inalienabili e basato sul Piano di Pace in 5 punti;

a cessare ogni azione che nega al popolo tibetano i suo diritti umani e le sue libertà individuali, ivi compreso il diritto alla vita, alla libera circolazione, al credo religioso, alla libertà di parola e di riunione;

a cessare ogni azione che viola i diritti dei tibetani alla autodeterminazione ed in particolare ad abbandonare la politica di trasferimento della popolazione cinese nel Tibet ed ogni altra azione riconducibile al genocidio culturale in atto.

INVITA CON FORZA

I Governi dei Paesi rappresentati alla Consultazione Internazionale sul Tibet e gli altri Governi a:

esigere la cessazione delle esecuzioni ed il rilascio di tutti i prigionieri politici;

assumere tutte le misure necessarie nelle loro relazioni bilaterali e multilaterali con la Repubblica Popolare Cinese per

avanzare le rivendicazioni espresse nella presente Dichiarazione per assicurare l'attuazione dei diritti del popolo tibetano;

trattare attivamente la questione dei diritti del Tibet in tutte le sedi delle Nazioni Uniti e della Comunità Europea, del Movimento dei paesi nonallineati, dell'Organizzazione dell'Unità Africana, dell'Organizzazione degli Stati Americani, dell'Associazione Sud Asiatica per la Cooperazione Regionale (SARC), dell'Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico (ASEAN) ed altri appropriati fori internazionali a sostegno di questi diritti;

prendere atto e laddove sia conforme alla prassi di stato riconoscere il governo tibetano in esilio e S.S. il DALAI LAMA come i soli e legittimi rappresentanti del popolo tibetano;

adottare altre misure appropriate a sostegno della lotta non violenta tibetana;

DELIBERA

di dotarsi di mezzi effettivi per migliorare e coordinare gli sforzi dei Parlamentari e dei gruppi interessati in tutto il mondo a sostenere i principi,gli scopi e gli obiettivi delineati in questa Dichiarazione;

di creare una Commissione Internazionale Permanente formata da autorevoli personalità per promuovere i principi,gli scopi e gli obiettivi delineati in questa Dichiarazione;

di incoraggiare e coadiuvare l'organizzazione di missioni informative parlamentari ed indipendenti nel Tibet e diramare comunicazioni sui loro esiti;

di trasmettere questa dichiarazione ai governi e parlamenti, agli enti inter-governativi, alle organizzazioni regionali e non governative di tutto il mondo.

 
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