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ARCOD - 21 aprile 1991
PRIMAVERA '91/PRIMAVERA '92: LE RAGIONI E IL PERCORSO DELLA RIFORMA DEMOCRATICA.

SOMMARIO: Documento conclusivo del primo congresso dell'ARCOD che si è svolto a Roma, presso l'Hotel Jolly, il 20 e 21 aprile 1991

Crisi mondiale e crisi italiana si intrecciano come non mai. E come non mai si confermano alcune intuizioni radicali: la straordinaria necessità della presenza, oggi, di una forza transnazionale nonviolenta e democratica; la priorità federalista europea; e in Italia in conflitto fra partitocrazia e democrazia.

Nel nostro paese l'illegalità fatta legge ha cassato la sfida dei referendum elettorali. La scomparsa della vera minaccia di una grande riforma democratica ha aperto la strada alla contesa sulle riforme istituzionali, senza tuttavia sfiorare il punto centrale della effettiva funzione dei partiti.

Così, come il 25 luglio 1943 il potere si svegliò Antifascista, in questa primavera il risveglio del potere è Riformista.

I poteri dell'economia e dell'industria, della pubblica amministrazione e del sindacato, della cultura e dell'informazione - chierici sempre più indistinti dei consensi e degli assetti del regime - danno mostra di grande zelo, proponendosi ad un tempo come promotori, attori e garanti del nuovo stato.

Oggi come allora, hanno fretta.

La stessa continuità che garantì una Prima Repubblica antifascista sì, ma che conteneva in sè tutti i germi corporativi, clericali e clientelari è ora invocata a tutela della nuova fase e della vecchia classe dirigente. Oggi non c'è la pressione esterna di una catastrofe bellica ma tutta l'ansia di un mondo nuovo nel quale spicca l'unicità del caso Italia e della sua crisi, più che mai dopo la caduta del Muro. Unico paese del Nord del mondo a non aver vissuto in 50 anni nè mutazioni di sistema nè ricambio di governo, l'apprensione della nomenklatura dilaga insieme alla consapevolezza della propria delegittimazione nella coscienza di milioni di cittadini.

Le parole "Seconda Repubblica" e "Riforma" sono in tal modo gonfiate e trasformate in strumenti del vecchio regime.

Il polverone di poteri costituenti, ingegnerie istituzionali e commissioni non riuscirà tuttavia ad occultare il paradosso della realtà. Il "nuovo governo" è guidato non da un figlio o un prodotto della Prima Repubblica ma dall'uomo che più semplicemente è la Prima Repubblica. A sigillo della novità, l'evento politico dell'ultimo ventennio: una legislatura a scadenza naturale, senza elezioni anticipate.

Il sistema dei partiti ha avuto paura. Ad un passo dal burrone forse tenterà un'improbabile Autoriforma. L'XI Legislatura ed il prossimo Parlamento saranno allora la sede di un duro confronto per la riscrittura delle regole dello Stato, del nuovo patto di cittadinanza. E tanto sarebbe ingiusto scoraggiare i tentativi seri di autoriforma quanto imprudente subire gli eventi,la rimozione certa dei veri nodi di fondo, dallo status quo partitico alla demolizione di ogni certezza del Diritto. La loro Seconda Repubblica rischia di essere peggiore della Prima.

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La sinistra in tutte le sue componenti ha trascinato nel suo fallimento ideale e politico le speranze di alternativa e di rinnovamento. Ma le ragioni della Riforma, di una rivoluzione liberale, democratica e di diritto in Italia sono oggi forti e necessarie come non mai. Occorre perciò affermare che non c'è Riforma senza conquista della certezza della Legge e del Diritto, senza sostituzione di questa classe dirigente, ovvero senza la messa in mora di questo sistema dei partiti. Dinnanzi alla sfida di un Parlamento cui si assegna un ruolo Costituente è perciò necessario che i riformatori si diano un itinerario e un progetto, al di fuori dei quali vi sono solo astrazioni o rendite marginali.

Non basta più, infatti, constatare la presenza di innovatori o riformatori in tutti i partiti e dar vita a iniziative comuni.

I riformatori sono stati battuti come militanti di partito (ogni proposito di rinnovamento interno frustrato), come parlamentari (ogni battaglia di riforma elusa), come cittadini (ogni tentativo di referendum decapitato) nè possono ignorare queste sconfitte, pena la loro credibilità. Non ci si può ormai dire riformatore senza rischiare la propria appartenenza partitica attorno alla battaglia per la Riforma.

Noi vogliamo dare un nome ed un cammino alla Riforma, ed assicurare un impegno e una coerenza. Il nome è quello dei Democratici, intesi come quanti - a prescindere dalla provenienza - intendono fare della transizione dalla partitocrazia alla democrazia la ragione del proprio impegno pubblico. Il cammino è quello dei prossimi dodici mesi, per dare alla Riforma democratica iniziativa nel paese e forza nel Parlamento e nella Legislatura costituenti. L'impegno è quello di chi - come militante radicale - ha dato vita sia ad un modello di partito antitetico al monopartitismo spartitorio e consociativo della Prima Repubblica che ad un patrimonio di lotte civili che hanno trasformato e democratizzato la società italiana. La coerenza è infine quella delle scelte congressuali del Partito Radicale: il rifiuto della presenza elettorale come partito nazionale, mettendosi pienamente e personalmente in gioco per la Riforma ed una nuova visione della politica.

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Può apparire velleitario, ma in realtà è velleitario chi non comprende che occorre costruire in questi mesi una risposta democratica alla crisi della Repubblica, facendo della Riforma un progetto politico sul quale chiedere consenso al Paese. Occorre subordinare a questa priorità tempi e abitudini, militanze partitiche e gruppi parlamentari. Ed affermare con chiarezza i contenuti della Riforma.

La Riforma per noi poggia su due grandi pilastri, indispensabili l'uno all'altro: sistema elettorale anglosassone e liberazione della cosa pubblica dall'occupazione partitica. Il primo non come bacchetta magica ma perchè unica, efficace misura per scomporre questo sistema partitico, consentire scelta e dunque sovranità agli elettori, imporre la formazione di tre/quattro partiti nuovi, alternativi e di governo. Quanto alla seconda misura, la sua importanza è inversamente proporzionale all'attenzione riservatale in questa crisi: tanto è causa di profonda rivolta civile quanto oggetto di totale rimozione persino nelle parole del Capo dello Stato che ha dovuto darle voce.

Non sono Riforma ma inganno, controriforma i mille tentativi di metter mano alle regole istituzionali senza colpire la reale funzione dei partiti della Prima Repubblica. Ciò vale in particolare per la repubblica presidenziale (se disancorata da un sistema elettorale maggioritario) o per i sistemi tedesco (uninominale che mantiene la proporzionale) o francese, con un mercato partitico fra i due turni elettorali che nella realtà italiana significherebbe una definitiva spinta al degrado e la malaffare.

Il tema delle elezioni politiche per l'XI legislatura, cui si assegna una funzione costituente, non può infine essere eluso.

Ma è proprio in relazione alla gravissima crisi politica e istituzionale della Repubblica e alla necessità di assicurare la più forte risposta democratica e di diritto - in luogo dell'attuale sommatoria di debolezze ed assenze - che appaiono velleitari quanti meccanicamente preparano simboli, candidati, liste, tanto scontati quanto inadeguati ad affrontare il cuore della crisi italiana.

Ogni seria iniziativa elettorale,volta a dare voce e rappresentanza alle istanze di democrazia e di riforma nell'XI legislatura, non può oggi che derivare ed essere correlata alla concreta capacità di iniziativa politica e ai risultati che essa saprà conquistare nei prossimi mesi, nel suo confronto e nella sua sfida con il sistema dei partiti.

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Sulla base di queste considerazioni,proponiamo a quanti intendono operare per la Riforma - e siamo pronti a percorrere nel Paese e in Parlamento - il seguente tracciato di iniziativa politica nei prossimi dodici mesi:

1. Promuovere entro maggio (insieme a forum dei democratici, sinistra dei club, gruppo parlamentare federalista europeo, gruppo parlamentare sinistra indipendente, sinistra liberale, movimento federativo democratico) il convegno su "Riforma delle istituzioni e Riforma dei partiti", per delineare la piattaforma e l'aggregazione della Costituente Democratica, affinchè riprendano le mosse i progetti annunciati e poi abbandonati prima dai socialisti, poi dai partiti laici e infine dal PDS.

2. Sulla base di tale piattaforma, procedere alla formazione dei comitati locali per la Costituente Democratica.

3. Giungere entro la fine del 1991 ad una prima Convenzione per la Costituente Democratica.

4. Promuovere sin d'ora la campagna per il sistema elettorale maggioritario-uninominale ad un turno, con una correzione proporzionale, come indicato sia dal quesito referendario sul Senato che da Dahrendorf e dalla Hansard School, con la disponibilità ad accettare in questo quadro le ipotesi di Repubblica presidenziale.

Tale campagna è la sola adeguata ad imporre al sistema dei partiti un vero confronto sulla Riforma nei residui mesi della X e nella XI Legislatura.

5. La campagna per la Riforma si articolerà in:

a)Manifesto-appello di personalità del mondo politico, economico, culturale,da promuoversi entro maggio.

b)Deposito della proposta di legge in parlamento e manifestazione di lancio entro giugno.

c)Raccolta delle firme per il referendum popolare nel periodo ottobre '91/gennaio '92.

6. Sostenere le iniziative legislative volte a liberare l'amministrazione pubblica dall'occupazione partitica,anche alla luce del nuovo Rapporto Giannini.

7. Elaborare sul modello federalista, libertario, laico, una proposta statutaria di partito democratico, da sottoporre a tutti gli interlocutori della Costituente, siano essi gruppi o partiti tradizionali.

8. L'ARCOD sarà anche luogo di confronto sulle modalità di presenza elettorale dei democratici per la Riforma e dei radicali che sono parte di questo progetto.

 
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